Guercilena sul Giro d'Italia 2027: "gli atleti devono essere invogliati a venire"
Pellizotti sottolinea l'impronta del nuovo direttore: "Giro non impossibile, Luca ha fatto un ottimo lavoro"; Garzelli elogia il tracciato: "Non cambierei niente"

Al termine della presentazione del percorso del Giro d'Italia 2027 abbiamo intercettato Franco Pellizzotti e Stefano Garzelli per capire come la corsa è stata recepita dalle varie categorie di addetti ai lavori; ovviamente non ci siamo fatti scappare la possibilità di parlare con Luca Guercilena, nuovo responsabile del Dipartimento Ciclismo per RCS Sport, che ha appena firmato il suo primo Giro d'Italia, per comprendere meglio come l'edizione 2027 è stata concepita e quali sono gli obiettivi per il futuro.
Franco Pellizotti: “Si vede una nuova impronta: percorsi non impossibili, finali in circuito, pochi trasferimenti lunghi”
Cominciamo con una domanda banalissima: un pensiero sul disegno di questo Giro
Un Giro impegnativo ma non impossibile: se andiamo a guardare il dislivello totale, non è così “monster”; però ci sono tappe veramente difficili, quindi un percorso adatto a tanti tipi di corridore.
L’ingresso di Luca Guercilena in RCS era pensato appositamente anche per cercare un nuovo rapporto con le squadre, venire incontro alle esigenze dei team: ritrovi questa filosofia nel percorso del Giro di quest’anno?
Mi sembra di sì. Come inizio penso che abbia fatto un ottimo lavoro. Ci sono trasferimenti non lunghissimi tra una tappa e l’altra: a occhio mi sembra che ci siano solo quattro trasferimenti lunghi, adesso volevo vedere bene. E quindi questo dà la possibilità anche ai corridori di recuperare meglio, no? Tra una tappa e l’altra ci sono meno ore in bus, più ore di recupero, si va a mangiare prima, ecc. Penso sia anche dovuto al fatto che non si vada più di tanto a sud, il punto più a sud sarà Napoli. Poi percorsi difficili, ma non impossibili; tante volte arrivi in circuito, quindi anche i corridori hanno modo di vedere i finali, come sono. Quindi sì, secondo me c’è una bella impronta.
Come Bahrain-Victorious, avete già ipotizzato come distribuire i capitani sui principali appuntamenti della prossima stagione?
Un po' tutto da vedere chiaramente. A grandi linee si voleva portare Tiberi al Giro, Martínez al Tour, però volevamo vedere, adesso che il Giro è stato presentato molto in anticipo rispetto agli anni scorsi, [così] possiamo studiarci bene i due percorsi e capire chi è meglio per cosa. Però nello stesso tempo ci vuole anche capire dai ragazzi cosa vogliono loro.

Stefano Garzelli: “Il giro più bello degli ultimi anni”
Cosa pensi di questo tracciato, a grandi linee?
Molto bello, uno dei più belli degli ultimi 10-15 anni. Equilibrato, completo, non manca niente. Non si sono fatti mancare niente quest’anno gli organizzatori, anzi. Due belle cronometro, di cui una cronoscalata, che mancava da un po’ di tempo. Tanti arrivi anche negli autodromi, queste strade storiche dove passa il Giro: molto bello. E poi le salite. La quinta tappa, tra l’altro, ha questa partenza da Filottrano che fa emozionare, perché Michele era Michele. Arrivo a Sassotetto, dove ho lottato con Michele per due anni alla Tirreno-Adriatico: un anno ha vinto lui, un anno ho vinto io. Quindi Sassotetto è una salita bella tosta. Poi c’è la parte centrale, con arrivi in salita importanti, e poi arriviamo soprattutto all’ultima settimana, durissima.
Martedì, la tappa da Sondrio all'Aprica: è una tappa, forse è la tappa delle tappe, ma non di questo Giro d’Italia ma forse degli ultimi anni. Perché quando in un Giro vedi il percorso, il Mortirolo, c’è il Mortirolo, duro […] [passaggio poco comprensibile sul Mortirolo]. Posso assicurare che è una tappa durissima, che segnerà profondamente il Giro. E poi dopo lo Zoncolan. Quindi se nell’ultima settimana c’è […] due volte […] Zoncolan, senza un briciolo di dubbio sarà un Giro […] [passaggio non comprensibile]. Vorrà dire che sarà ancora aperto. Lo Zoncolan è una salita che, se vai in crisi, puoi prendere delle belle sberle, come si dice, e quindi sarà importante gestire le forze nell’ultima settimana, venendo da due settimane che non saranno per niente facili.
La prima tappa, a Trieste, non è così semplice: è una tappa molto tecnica. La Slovenia pure, quindi tutte le giornate saranno impegnative.
C'è qualcosa che cambieresti, eventualmente?
Mi prendi un po’ in contropiede, non saprei. In questo momento devo ancora vedere bene il percorso. Comunque non credo che cambierei niente. Per esempio negli anni scorsi avrei cambiato la partenza dall’estero, ma quest’anno si parte in Italia
Luca Guercilena: “Due o tre anni per portare a regime i miei punti fissi”
Di solito avevamo appuntamento qui con Mauro Vegni per dirgli che gli avevamo spoilerato il percorso e stava al gioco; te cosa pensi di questo nostro hobby un po' particolare?
Siamo nel mondo della comunicazione. Aiutano tutti i contenuti diffusi, vuoi come notizie, vuoi come gossip, vuoi come rumors: hanno sempre un valore. Ci teniamo ovviamente poi a presentare il puzzle completo insieme, ma, come sempre, avere la possibilità di attivare la popolazione, i fan, gli atleti su quelli che possono essere i percorsi è sempre utile, per tutti.
Con Mauro sopravviveva ancora la figura del direttore di corsa “vecchio stampo”. Il tuo ruolo in RCS invece qual è esattamente?
Non è lo stesso, sicuramente è più sviluppato dal punto di vista dirigenziale, non vincolato esclusivamente alla corsa. Ovviamente il mio ruolo è quello di coordinare tutto il Dipartimento Ciclismo, in modo specifico il Giro d’Italia Women, il Giro d’Italia uomini e il Giro Next Gen; però esattamente è una visione più a 360 gradi, tutto quello che è il ciclismo all’interno di RCS. Fortunatamente, la squadra che Mauro Vegni ha lasciato, che si occupa della corsa sul campo, è affiatata e affidabile, per cui loro vanno avanti a fare il lavoro che Mauro aveva impostato; io mi occupo di una strategia generale all’interno del gruppo.
A tal proposito, in questa prima esperienza, dovendosi anche confrontare con le esigenze economiche – e d’altronde parliamo di un’azienda di grandi proporzioni – sei riuscito comunque a dare l’impronta che volevi a questo percorso?
Credo di sì. Credo che i colleghi abbiano fatto un buon lavoro: è un Giro impegnativo, senza dubbio, ma aperto a più soluzioni, per più atleti. Sicuramente il lavoro fatto è stato importante. Magari ci vorranno due, tre anni prima di arrivare a regime, in toto, su quelli che vorrebbero essere i miei punti fissi a favore di atleti e team, che io ritengo siano sicuramente centrali. Per garantire loro tutte le agevolazioni possibili, noi dobbiamo studiare un Giro che sia, in realtà, il focus unico e ultimo, e gli atleti devono essere invogliati a venire, perché garantiamo un’assistenza adeguata, sia ai team che agli atleti, a prescindere da come sia il percorso.
Abbiamo visto alcune delle altimetrie ufficiali sono scarne di località; ci immaginiamo che possano essere modificate nelle prossime settimane
No, indicativamente sono quelli. Poi, come sempre, ci sono variazioni, magari dettate dall’ultimo momento. Però a grandi linee soprattutto le salite e gli arrivi saranno quelli, siamo confidenti che non ci saranno grandissime variazioni.
Tappa di Madonna di Campiglio: questa scelta un po’ particolare del Daone - non come penultima, a ridosso del traguardo, ma a metà - è una scelta tecnica o legata ad altri aspetti?
No, una scelta tecnica, nel senso che - essendo poi la tappa di Madonna di Campiglio in mezzo a due tappe, diciamo, importanti di salita, anche se non ravvicinate [Aprica e Zoncolan, ndr.] - volevamo cercare comunque di mettere una salita a metà, perché pensiamo che la tappa di per sé possa garantire le fughe, quindi una competizione abbastanza serrata, per poi lasciare agli uomini di classifica magari solo la salita finale. Allo stesso tempo fare una tappa che, come se non ce ne fosse bisogno, affatichi ancora un pochino gli atleti in vista del gran finale.