Alzini, Guazzini e fratelli Consonni: la giornata del quasi a Shanghai 2026
Quarto posto per Martina nell'Inseguimento, Simone fa quinto nell'Omnium dopo una partenza a marce ridotte. Seste (ma il podio era a un passo) Chiara e Vittoria nella Madison

Giornata senza gioie per l'Italia ai Mondiali su Pista 2026 di Shanghai. I tifosi azzurri aspettavano con speranza tre prove in particolare, la Madison e l'Inseguimento individuale femminili e l'Omnium maschile. L'esito non è stato felicissimo, buoni piazzamenti ma non ottimi per le forze schierate dai ct Marco Villa e Dino Salvoldi.
Nulla di grave, il livello resta molto alto e le prove di situazione in particolare sono sempre legate - appunto - alle situazioni, per cui tra finire secondi o sesti (per dire) a volte è davvero questione di dettagli. Del resto l'obiettivo per gli azzurri in questa rassegna iridata non era fare il pieno di medaglie, ma semmai soprattutto mettere insieme punti buoni per le qualificazioni olimpiche, e da questo punto di vista i piazzamenti di Consonni-Guazzini nella Madison e di Consonni (ma Simone) nell'Omnium assolvono abbondantemente. Il quarto di Alzini nell'Inseguimento - che non è disciplica olimpica - lascia alla bergamasca un po' d'amaro in bocca ma al contempo la consapevolezza che non fosse per nulla facile battere un'avversaria solida come Lisa Klein. Non era manco così scontato approdare alla finalina, figurarsi.
Martina Alzini quarta nel dominio britannico dell'Inseguimento
Martina Alzini scendeva in pista per la finalina dell'Inseguimento individuale forte del terzo tempo strappato in qualifica, 4'30"619. Di fronte a lei, la tedesca Lisa Klein, che nel turno precedente aveva fatto segnare un 4'30"979. La sfida per il bronzo è stata però a senso unico, in favore di Klein, che sin dal primo giro ha cominciato a mettere in chiaro le cose, aumentando progressivamente il vantaggio sull'azzurra, a parte un breve passaggio intorno al terzo dei quattro chilometri, laddove Alzini ha recuperato qualcosina (ma quando il distacco ammontava già a oltre due secondi).
L'ultimo chilometro ha però visto Klein riallungare in maniera netta, fino al 4'28"274 finale (oltre due secondi e mezzo meglio della mattina), mentre Martina non ha fatto meglio di 4'32"749, peggiorandosi di due secondi rispetto alla qualificazione. Ci stava soccombere alla forte tedesca, non troppi rimpianti dovranno accompagnare il ritorno a casa dell'azzurra, che comunque una medaglia se l'è giocata con onore.
Per quanto riguarda l'oro, era affare privato delle britanniche (che in qualifica avevano già scavato un solco rispetto a tutte le altre): Millie Couzens contro Josie Knight è stata pure questa una sfida che non ha mai cambiato leader, la prima ha chiuso in 4'21"505 (peggiorando di quattro decimi il tempo della qualifica), alla seconda non è bastato migliorarsi di quasi un secondo rispetto al turno precedente, né rimontare in maniera netta nell'ultimo chilometro: 4'22"002 il tempo finale per lei, valevole per l'argento. Di sicuro il dominio britannico nell'endurance è totale: vittorie (quasi sempre nettissime) nell'Inseguimento a squadre e individuale (con doppietta oro-argento), nella Madison e nell'Omnium (sempre nel segno di Anna Morris), difficile per il ct di settore Cameron Meyer essere più soddisfatto di questo Mondiale di Shanghai 2026.
Madison, Chiara Consonni e Vittoria Guazzini sfumano sul più bello
Piccola delusione per l'Italia nella Madison femminile, non tanto per il risultato (un senso posto tutto sommato ci può stare, soprattutto in uno scenario di fortissima competitivà) ma per come la medaglia, palpabile fino a due giri dalla conclusione, è sfumata proprio nel finale. Nel complesso la prestazione di Chiara Consonni e Vittoria Guazzini è stata ottima, con le due a ben presidiare le prime posizioni per gran parte della prova e a sprintare con profitto in sei volate su dodici, sebbene nessuna sia stata vinta dalla coppia schierata da Marco Villa.
Consonni-Guazzini non sono riuscite a conquistare il giro, impresa riuscita solo a Gran Bretagna e Francia, che non a caso hanno chiuso al primo e al secondo posto. Erin Boothman e Anna Morris, due sprint vinti e piazzamenti in altri quattro, hanno totalizzato 40 punti mostrando peraltro anche ampi margini di miglioramento, dato che non sono mancate le sbavature tecniche nei cambi; 33 per Marion Borras e Clara Copponi, per le quali contano anche due sprint vinti e uno al secondo posto.
Per il bronzo la lotta era quantomai aperta: la Nuova Zelanda (Bryony Botha-Prudence Fowler) era partita fortissimo, tre vittorie in volata e altri due piazzamenti nei primi sette sprint (totale 18 punti), ma poi era totalmente uscita di scena, mentre l'Italia, passin passetto, si era portata a quota 15 con la prospettiva che potesse bastare un terzo posto finale (coi punteggi doppi per l'ultimo sprint sarebbero stati 4 punti) per centrare il bronzo. Il Belgio di Lotte Kopecky e Shari Bossuyt, abbastanza pallido, era dietro (10 punti); idem l'Olanda priva di Lorena Wiebes (12) e l'Australia (2), mai realmente in gioco. Insidiosi Giappone (Maho Kakita e Tsuyaka Uchino) a 12 e Danimarca (Amalie Dideriksen e Ida Fialla) a 7.
Proprio la Danimarca, subito dopo il penultimo sprint, è partita in caccia a 9 tornate dalla conclusione. La coppia scandinava non ha conquistato il giro ma l'attacco le è bastato per prendere i 10 punti in palio nella volata d'arrivo, balzando a 17 davanti alle azzurre. Le quali, però, fino a tre giri dalla conclusione erano con margine davanti a tutte le avversarie, posizione nella quale Guazzini ha dato l'ultimo cambio a Consonni. Il secondo posto al traguardo non era utopia (e sarebbe stato bronzo a 21 punti), ma a Chiara è mancato forse qualcosa, fatto sta che è stata prima superata dall'irresistibile spunto di Uchino, e poi risucchiata dal resto del gruppo, con Belgio e Olanda che sono andati a prendere i restanti punti in palio per il terzo e il quarto posto, mentre Gran Bretagna e Francia più indietro si limitavano a controllarsi.
I 6 punti conquistati al traguardo hanno permesso al Giappone di raggiungere la Nuova Zelanda a quota 18; il miglior piazzamento nell'ultima volata ha permesso alle nipponiche di agguantare il sospirato bronzo; la Danimarca, con 17 punti, ha chiuso quinta; sesta l'Italia a 15, davanti a Belgio e Olanda a 14.
L'Omnium ha un solo padrone, Iuri Leitão. Buon quinto Simone Consonni

L'Eliminazione, terza prova dell'Omnium maschile, ha un po' rimesso in sesto Simone Consonni, che dopo le prime due gare era appena dodicesimo e invece nella specialità più amata dagli italiani (i risultati parlano) il bergamasco ha portato a casa un grintoso quinto posto che gli ha permesso di rosicchiare punti su una serie di avversari, risalendo fino all'ottava posizione della generale.
La gara è stata vinta dal britannico Henry Hobbs, che ha piegato il tedesco Tim Torn Teutenberg, dopo che entrambi avevano messo nel sacco il portoghese Iuri Leitão, terzo; al quarto posto si è piazzato il belga Fabio van den Bossche, eliminato subito dopo Consonni; male in questa gara il danese Tobias Hansen, undicesimo.
Le posizioni in campo a questo punto vedevano Leitão al comando con 112 punti contro i 106 di Teutenberg, i 100 di Hobbs e i 98 di Van den Bossche; più indietro lo spagnolo Sebastian Mora (86), Hansen (80), il ceco Adam Krenek (78) e per l'appunto Simone Consonni (76), molto lontano dalla zona medaglie.
La Corsa a punti finale è stata quantomai battagliata, e Consonni non ha certo tirato indietro la gamba, tutt'altro. Il bergamasco è stato tra i primi a tentare l'attacco per prendere il giro, una prima volta in solitaria a 75 (su 100) tornate dalla conclusione (ma in questo caso il concomitante attacco di Leitão ha bagnato le polveri all'azzurro), e una seconda volta in una lunga fase centrale in cui Simone si è mosso insieme a Mora, al francese Oscar Nilsson Julien, all'australiano Conor Leahy, al turco Ramazan Yilmaz e a Van den Bossche, con quest'ultimo che - intanto che gli altri guadagnavano il giro (ci hanno messo 25 tornate per farlo) ne conquistava addirittura due, andando a insidiare Leitão (anzi proprio scavalcandolo temporaneamente in classifica).
Il portoghese naturalmente ha poi reagito e s'è preso il suo bravo giro che l'ha riportato al comando dell'Omnium (intanto faceva punti agli sprint), mentre Consonni ha avuto un'ultima bella fiammata con una caccia (con annessi punti sprint) ai -22 grazie alla quale si è proiettato verso il quinto posto conclusivo, risultato tutt'altro che disprezzabile e soprattutto poco preventivabile in particolare dopo le prime due prove.
La classifica conclusiva vede Iuri Leitão vincitore dell'Omnium con 143 punti, seguito da Van den Bossche a 129, Teutenberg (il vero sconfitto della Corsa a punti, anche se per il rotto della cuffia - leggasi: l'ultima volata - è riuscito a salvare il podio) a 115, Mora a 113 e Consonni a 105, quinto davanti a Hobbs (sesto a 102 e pure lui scornato quanto Teutenberg).
Shanghai 2026 parla inglese, ma nella Velocità c'è sempre un Lavreysen che incombe
La quarta giornata del Mondiale di Shanghai 2026 era completata dalla prima parte del torneo della Velocità maschile. Dopo i primi turni (in cui un buon Mattia Predomo era arrivato fino agli ottavi, dove si era arreso al polacco Maksym Rudyk), i quarti di finale non hanno avuto troppa storia, nel senso che tutte e quattro le sfide si sono concluse per 2-0. A uscirne vincitori nell'ordine l'australiano Leigh Hoffman sul britannico Harry Ledingham-Horn, il neerlandese Harrie Lavreysen sull'australiano Daniel Barber, il trinidense Nicholas Paul sul tedesco Henric Hackmann e il giapponese Kaiya Ota su Rudyk. Le semifinali domani vedranno contrapposti Hoffman e Ota, Lavreysen e Paul.
Il medagliere segna il dominio della Gran Bretagna, 6 ori, 3 argenti e 2 bronzi per un totale di 11 medaglie; seguono Olanda (4-1-1), Cina (2-0-1) e Italia, che nonostante lo zero odierno a referto resta quarta col suo oro, i suoi due argenti e il suo bronzo. Domani gran finale con il completamento della Velocità maschile, il torneo del Keirin femminile, la Corsa a punti femminile, l'Eliminazione e la Madison maschili.