Perché Paula Blasi ha lasciato UAE per Movistar: "C'è più delusione che rancore"
I problemi con la dirigenza, le difficoltà per uscire dal contratto, il bel rapporto con Longo Borghini, la prima conversazione con Reusser: la spagnola racconta la sua decisione

Pochi minuti dopo l'annuncio della firma di Paula Blasi con Movistar, comunicata il 21 ottobre dalla squadra spagnola, la giornalista e commentatrice di Eurosport Laura Álvarez ha pubblicato sul proprio canale YouTube un'intervista esclusiva con la vincitrice dell'ultima Vuelta, che è entrata nel dettaglio della sua decisione e di quello che ha vissuto nella scorsa stagione in UAE Team L'IMAD, specialmente durante il Tour de France.
La decisione di Paula Blasi
L'annuncio del trasferimento alla Movistar è arrivato un po' più tardi del previsto, una volta risolte tutte le questione burocratiche e arrivata l'approvazione dell'UCI, ma Blasi aveva già preso da tempo la sua decisione. “In Movistar potrò correre in casa in una squadra spagnola, mi hanno aperto la porta completamente" spiega la catalana. Nella sua prossima squadra dovrà dividere il ruolo di capitana con Marlen Reusser, con cui ha confermato di aver già avuto una prima conversazione in vista della nuova stagione.
“Potrò imparare molto da Marlen e avere il mio spazio. Ne ho già parlato con lei e abbiamo chiaro in mente come distribuire il tutto e collaborare. La conversazione vera con la squadra sarà a dicembre e lì definiremo il calendario. Credo che la differenza di età mi permetta di essere un po' più ambiziosa e correre di più, mentre Marlen ha chiesto di correre un po' meno. Penso che inizierò un po' prima, già a gennaio, poi probabilmente io riproverò La Vuelta e lei il Giro. La squadra dovrà approvarlo e dovremo parlarne ancora, ma penso che possiamo divederci bene i ruoli”, ha rivelato Blasi. La svizzera era presente oggi alla presentazione del percorso del Tour de France, corse a cui entrambe puntano ad arrivare nella miglior forma possibile. "Se entrambe stiamo bene penso che l'obiettivo debba essere puntare su entrambe, perché è così che possiamo essere più pericolose, ma se una è più forte dell'altra non avrei problemi a correre per lei e anche per lei è lo stesso."
L'addio a UAE Team L'IMAD
Blasi aveva un altro anno di contratto rimanente con UAE Team L'IMAD, ma ha deciso di non proseguire a causa di una serie di dinamiche interne. La classe 2003, passata al ciclismo su strada dal triathlon solo qualche anno fa, era arrivata nel 2024 con un contratto Development, ma già a maggio 2025 era stata promossa nella squadra World Tour. “Sono arrivata alla UAE che ero molto giovane e onestamente quasi non sapevo correre, e crescere così velocemente è stato difficile per me e per il pubblico, ma anche per la squadra non è stato facile avere fiducia in una Devo che di colpo vince la Vuelta, per cui ho fatto fatica a trovare spazio. Al Tour si è visto che c'è molto potenziale nella UAE e le ragazze sono molti forti, ma credo che il problema fosse più in alto, nella dirigenza della squadra, non hanno saputo prendere certe decisioni e mettere le cose in chiaro. Quando si è in tre, quattro o cinque che possono vincere e nessuno dà una direzione chiara diventa più una lotta che una corsa di squadra, e questo non mi è piaciuto molto.”

La sorprendente vittoria della Vuelta ha cambiato completamente la traiettoria della stagione di Blasi, che inizialmente non avrebbe dovuto partecipare al Tour de France, ma a corse decisamente poco adatte alle sue caratterisitche come Copenhagen Sprint o Tour de Pologne, come lei stessa ha confermato in questa intervista. Alla fine è riuscita a ritagliarsi un posto nella selezione per il Tour, ma non con il ruolo che chiunque si sarebbe atteso dopo i risultati ottenuti nel resto della stagione. “In una squadra c'erano molto ruoli da capitana già promessi da contratto ed è una cosa che non mi piaciuta molto, per me una leader se lo deve guadagnare in corsa e non in una trattativa. Per gli spettatori invece si dava per scontato aspettarsi che potessi vincere il Tour dopo La Vuelta, che mi stessero chiudendo e che non avessi la possibilità di vincere, ma so che anche se fossi stata leader la cosa più probabile era non vincere, perché era il mio primo Tour e il Tour è il Tour, l'ambizione è sempre quella di vincere ma non tutto viene così automatico.”
Inizialmente era stata la stessa Blasi a dichiarare prima della partenza del Tour che le leader sarebbero state Elisa Longo Borghini e Dominika Włodarczyk, versione confermata dalla direttrice sportiva Cherie Pridham. Di fronte all'inevitabile reazione mediatica per una scelta sportivamente discutibile, con le discussioni sul suo futuro già iniziate da tempo, UAE ha cercato di minimizzare la questione, ma Blasi ha confermato che già prima della partenza c'era stato un confronto interno alla squadra, in cui tutte avevano espresso la necessità di mettere le cose in chiaro. “Abbiamo trovato una soluzione perché l'esperienza delle corritrici ha messo l'ordine che non era arrivato dall'alto. Le cose sono andate al loro posto, come ha detto Cherie doveva parlare la strada, anche se forse non come lei si aspettava, e da quel momento siamo state tutte molto oneste, mi sono emozionata per come abbiamo lavorato bene insieme sul Mont Ventoux.”

Il riferimento è alla sua intesa con Longo Borghini, riuscita a salire sul podio finale, mentre Blasi ha chiuso al quinto posto in classifica generale. La spagnola ha avuto parole positive per tutte le sue ex compagne di squadra, ma in particolare nei confronti dell'italiana: “Sono molto grata per la professionalità che ha avuto Elisa durante il Tour, ho imparato molto da lei. È stata lei a proporre di sedersi a parlare di come stava andando la situazione e di metterci un po' di testa. Siamo state molto sincere tra noi, per me era chiaro che avevo più fiducia in lei che in me come capitana perché era il mio primo Tour, e penso si sia visto chiaramente che ne abbiamo parlato e che l'obiettivo di tutte era vincere, e quando ho visto che Elisa stava così bene siamo andate per lei e ci siamo capite. Ho avuto brutti momenti e tendo a chiudermi in me stessa quando le cose vanno male, ne ho parlato con lei e mi ha detto che era così anche per lei e mi ha dato dei consigli per aprirmi un po' di più. Con Elisa le cose sono andate bene e mi ha dato tranquillità per gli ultimi giorni.”
Alla fine la scelta è stata quella di andare avanti e cambiare aria, ma le trattative sono state più complicate del previsto. “Non ho nessun rancore verso la UAE, è stato tutto molto naturale e hanno capito la mia situazione, ma è vero che in certe squadre c'è molto orgoglio e non mi hanno lasciato andare facilmente. Ci sono stati molti movimenti, e quando così tante persone se ne vanno da una squadra c'è un motivo, e anche perché era chiaro. Pur pagando la clausola di uscita hanno cercato di trattenermi, chiedevano molti più soldi, e guadagnando il minimo con il contratto che avevo non potevo pagare di più. Non è stato facile, ma più che rancore c'è delusione, perché mi piace pensare che anche se il ciclismo è lavoro e business ha bisogno della parte umana più di altri lavori, che le persone siano contente. Quello che dicevo è che anche se mi avessero pagato 4 milioni per trattenermi non sarebbe cambiato niente, non vedevo il senso di quello che stavano cercando di fare. Mi ci vorrà un po' per superarlo, ma sono contenta che ci siano stati problemi solo con la dirigenza e non con le compagne”, conclude Blasi. Secondo quanto riportato da Marca, l'offerta economica di Movistar era inferiore, ma altri fattori hanno avuto un peso maggiore sulla sua decisione.