Diego Ulissi batte Amador e Jungels ad Asolo @ Ansa
Diego Ulissi batte Amador e Jungels ad Asolo @ Ansa

Ulissi, continua la stagione della caccia (alle tappe)

La maglia rosa Jungels e Amador scappano nel finale, Diego li raggiunge e li infilza ad Asolo

Una salita breve e ripida vicino all’arrivo, uno scatto secco e via verso un traguardo di tappa da tagliare a braccia alzate: Diego Ulissi aveva già vinto così la frazione di Praia a Mare la scorsa settimana, oggi il toscano della Lampre-Merida s’è ripetuto ad Asolo conquistando la sua sesta vittoria in carriera sulle strade del Giro d’Italia, più di ogni altro corridore attualmente in gara nella corsa rosa visto che Vincenzo Nibali e André Greipel sono entrambi a quota cinque. Per Ulissi un’altra vittoria ottenuta con un numero di grande classe, quella che tutti gli riconoscono fin da quando era juniores ma che purtroppo poche volte è riuscito a mettere in evidenza fuori dai confini nazionali: sembra incredibile che un corridore capace di queste azioni non sia ancora riuscito a vincere una bella classica durante la sua carriera ed il discorso del calo oltre un certo chilometraggio può valere solo fino ad un certo punto visto che i suoi ultimi tre successi al Giro sono arrivati in tappe da 263 chilometri (Fiuggi 2015), 200 chilometri (Praia a Mare) e 227 chilometri oggi.

Partenza a razzo, Dumoulin si ritira
La Lampre-Merida oggi aveva messo bene in chiaro le intenzioni del proprio capitano fin dai primi chilometri quando era stata la formazione più attiva nell’andare a chiudere sulla prima fuga che si era formata dopo appena 6 chilometri: davanti c’erano il solito Giacomo Berlato (Nippo), Manuele Boaro (Tinkoff), Leigh Howard (IAM), Roger Kluge (IAM), Moreno Moser (Cannondale), Filippo Pozzato (Wilier), Manuel Quinziato (BMC), Anton Vorobyev (Katusha) e Eugert Zhupa (Wilier), nove corridori tutti molto forti sul passo che sarebbero potuti arrivare a giocarsi il successo di giornata se gli fosse stato lasciato un po’ di spazio. Il vantaggio massimo di questi battistrada però non è arrivato a toccare il minuto e con un grande sforzo la Lampre era riuscita a ricompattare il plotone al chilometro 44.

Gli scatti in testa al gruppo hanno continuato a susseguirsi ma nessuno è riuscito a fare la differenza vista anche una velocità media superiore ai 51 km/h nella prima ora di corsa. Alla fine l’azione buona è partita al chilometro 72 con un terzetto abbastanza controllabile da parte di chi oggi voleva puntare a fare la tappa: rispetto alla prima fuga è tornato ad essere protagonista Vorobyev, ma stavolta assieme al russo della Katusha c’erano Liam Bertazzo della Wilier-Southeast e Vegard Stage Laengen della IAM. Questi corridori sono arrivati a toccare dieci minuti e mezzo di vantaggio proprio quando in gruppo c’è stato il ritiro dell’ex maglia Tom Dumoulin, sofferente già da qualche giorno.

Caduta ai meno 30, Nibali perde Agnoli
I primi 200 chilometri della tappa erano completamente pianeggianti, quindi una volta partita la fuga era quasi impossibile chiedere grandi emozioni prima dello scoppiettante finale con la Forcella Mostaccin e lo strappo di Asolo. Ai due traguardi volanti di giornata Arnaud Démare (supportato dalla squadra in blocco) e Matteo Trentin si sono dati un po’ di battaglia per i punti, ma in seguito il primo fatto rilevante di cronaca è stata purtroppo una caduta che ha spezzato il gruppo: a circa 30 chilometri dall’arrivo infatti sono finiti giù parecchi corridori, tra questi anche Domenico Pozzovivo che è stato aspettato dai compagni di squadra dell’AG2R La Mondiale (che sempre per una caduta aveva già perso Péraud) ma che non è riuscito a riprendere il gruppo dei big e ha finito col perdere 1’17” dai grandi favoriti. Tra gli altri sono finiti a terra anche Arnaud Démare, Nicolas Roche e ben cinque uomini dell’Astana, Fuglsang, Scarponi, Kangert, Capecchi e Agnoli con quest’ultimo che ha riportato una frattura ad un gomito e non potrà più essere utile alla causa Nibali in questo Giro.

Solo i big davanti in salita, Nibali attacca in discesa
Il gruppo è arrivato ai piedi della Forcella Mostaccin con circa 40″ di ritardo dalla testa della corsa, composta dal solo norvegese Laengen che sulle prime rampe della salita era riuscito a staccare i compagni di avventura. Anche il destino del corridore della IAM Cycling era segnato e neanche è riuscito a transitare in testa al gran premio della montagna: proprio sul finire della salita, infatti, Steven Kruijswijk ha come sprintato per prendere in testa la discesa, ma alla sua ruota sono rimasti sono gli altri uomini di classifica. Con Kruijswijk c’erano infatti solo Nibali, Valverde, Chaves, Majka, Zakarin, Urán, Formolo e la maglia rosa Jungels.

La discesa si è rivelata essere molto più tecnica del previsto e allo Vincenzo Nibali ha provato ad approfittarne ed è stato lui a mettersi in testa a forzare l’andatura per vedere la reazione degli avversari: i più lesti a reagire sono stati Alejandro Valverde e il sorprendente Esteban Chaves, dietro al quale s’è formato un buco. Terminata la discesa Nibali non ha trovato a collaborazione che sperava e così sulla salitella di Monfumo a 13.3 chilometri dal traguardo gli inseguitori, su cui si era riportato Andrey Amador, sono riusciti a rifarsi sotto: proprio il costaricense della Movistar è partito in contropiede riuscendo subito a guadagnare metri importanti. Con il secondo della classifica all’attacco, a quel punto si è mossa anche la maglia rosa di Bob Jungels che è scattato dal gruppetto e in poche pedalare s’è riportato su Amador, ma i due anziché rialzarsi hanno continuato nella loro azione.

Amador e Jungels davanti, Ulissi si raggiunge e li batte
Kruijswijk ha provato ad imitare Jungels ma non ha avuto fortuna, così il drappetto dei favoriti s’è come fermato e ha aspettato che da dietro rientrasse un’altra ventina di uomini. Grazie soprattutto a delle paurose trenate di Jungels, la coppia al comando ha toccato un vantaggio massimo di 13″ ma il lavoro combinato di Simone Andreetta e Damien Howson aveva dimezzato il ritardo degli inseguitori. A 4500 metri dalla conclusione, nel tratto più duro dello strappo di Asolo, è scattato Diego Ulissi che si è riportato velocemente su Amador e Jungels dando nuova linfa all’attacco: in cima allo strappo i tre avevano 8″ di vantaggio che erano diventati 10″ a metà discesa e hanno continuato a crescere perché Bob Jungels ha tirato a tutta per guadagnare più secondi possibili.

Il lussemburghese della Etixx-QuickStep ha quindi sacrificato la possibilità di giocarsi una vittoria di tappa per rinsaldare la propria maglia rosa: operazione riuscita perché sul traguardo ha tirato la volata a Ulissi e Amador, ma ha anche staccato tutti gli altri di 13″ a cui si sono aggiunti i 4″ di abbuono per il terzo posto. Lo sprint invece non ha avuto storie e Amador, che già in alcuni frangenti era sembrato in difficoltà a seguire lo scatenato Jungels, s’è inchinato allo strapotere di Diego Ulissi che ha portato a quattro il numero di vittorie italiane in questo 99° Giro d’Italia.

Adesso tra Bob Jungels e Andrey Amador ci sono 24″ di differenza, Alejandro Valverde e Steven Kruijswijk sono a 1’07”, Vincenzo Nibali a 1’09”; Domenico Pozzovivo è sceso in 14esima posizione a 4’01” ma ha perso tempo e posizioni anche Jakob Fuglsang, anch’esso attardato nella caduta ai meno 30, che ora è 12°a 3’39” dalla testa della classifica.

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