Alejandro Valverde al traguardo di Sant'Anna di Vinadio © Bettiniphoto
Alejandro Valverde al traguardo di Sant'Anna di Vinadio © Bettiniphoto

Valverde, il forzato del podio fa ancora centro

E in un Giro d’Italia con tanta Spagna, Mikel Nieve conquista la maglia azzurra

Sabato 21 maggio, ore 17.15 circa: Alejandro Valverde taglia il traguardo di Corvara 3 minuti dopo (escludendo gli abbuoni) Esteban Chaves e Steven Kruijswijk, con il colombiano che festeggia il primo successo al Giro e l’olandese che conquista la maglia rosa. Accusa anche 2’23” da Vincenzo Nibali, considerato assieme a Landa (uscito di scena prima del tempo per problemi fisici) come il maggior rivale del murciano per la conquista del Giro d’Italia. Sembrava l’inizio della fine per il campione spagnolo, destinato ad essere respinto dalle pendenze delle Dolomiti e da un’ultima parte di corsa rosa che, come spesso accade, non perdona ogni minima distrazione o defaillance, specialmente a coloro che vengono a misurarsi per la prima volta con le strade italiane. Valverde però non è certamente l’ultimo arrivato, è reduce dal primo podio in carriera al Tour de France e vuole regalarsi per la prima volta anche quello al Giro d’Italia.

Per farlo occorre reagire in un modo soltanto: tirar fuori l’orgoglio del campione, approfittando di qualunque battuta d’arresto degli avversari e muovendo bene anche le proprie pedine a disposizione nello scacchiere delle varie tappe. Bastarono solamente ventiquattr’ore dalla crisi accusata sul Falzarego per dare un primo segnale forte sul fatto che El Imbatido fosse in realtà ancor vivo e vegeto: il terzo posto ottenuto nella cronoscalata all’Alpe di Siusi, cedendo 23″ ad un Kruijswijk stratosferico ma guadagnando su tutti gli altri, fu solo il primo segnale di un Valverde disposto ancora a credere nel podio, quindi il successo di Andalo ottenuto dopo il giorno di riposo battendo nettamente allo sprint l’olandese e guadagnando secondi importanti su Chaves e soprattutto Nibali erano stati il segnale che sarebbe occorso ancora fare i conti con lui.

Il Colle dell’Agnello ha poi posto un limite alle ambizioni del murciano, notoriamente in difficoltà quando la corsa si spinge ad altitudini elevatissime ma l’errore fatale costato il Giro a Kruijswijk (menomato anche da una microfrattura ad una costola) ha fatto si che le porte del podio si spalancassero per Alejandro, giunto ad insidiare anche la piazza d’onore di Chaves, che ha prevedibilmente finito col pagare qualcosa in termini d’esperienza e gestione della pressione in un contesto importante come quello di un Giro d’Italia, per cui oltre a rendere tutti gli onori del caso a Nibali ci troviamo ad applaudire in maniera convinta anche un Valverde che, dopo aver compiuto 36 anni lo scorso 25 aprile, centra l’obiettivo di salire sul podio in tutte e tre le maggiori corse a tappe.

Un Valverde per tutte le stagioni, il podio al Giro dopo la quarta Freccia Vallone
Non scopriamo di certo ora la duttilità del leader della Movistar, uno dei pochi e autorevoli esempi di ciclista per tutte le stagioni nel panorama odierno sempre più votato all’iperspecializzazione. Andando a scorrere i risultati ottenuti da Alejandro in questa prima parte di stagione, si può infatti notare come la competitività e la costanza di rendimento l’abbiano caratterizzato anche in questa stagione in cui si ritrova un anno in più sul groppone. Alcuni campioni esattamente come il buon vino finiscono però per migliorare con l’avanzare dell’età ed è per questo che dopo gli esordi al Challenge di Maiorca, trovavamo Valverde a mettere tutti in riga già a metà febbraio, quando per la quarta volta in carriera ha fatto propria la Vuelta a Andalucia. La partecipazione al Giro, già programmata da mesi, passava per forza di cose anche dalla disputa di alcune tra le più importanti gare del nostro Paese ed è per questo che nelle settimane successive abbiamo trovato un Alejandro Valverde protagonista anche alle Strade Bianche (decimo posto), alla Tirreno-Adriatico (per lui due top ten a Pomarance e Cepagatti in una corsa mutilata del Monte San Vicino), quindi il ritorno alla Milano-Sanremo, conclusa in quindicesima posizione nel gruppo di testa.

Da lì è iniziato l’avvicinamento alle classiche predilette sulle Ardenne (per le quali ha rinunciato anche a prendere il via al Giro delle Fiandre), passato attraverso il successo in un’altra breve corsa a tappe come la Vuelta Castilla y Leon a far da prologo al primo capolavoro di stagione: la conquista della quarta Freccia Vallone. Il Muro di Huy nelle ultime stagioni ha esaltato al massimo le qualità del murciano che, calcolando perfettamente i tempi d’azione e favorito dall’eccessivo timore di scoprirsi presto da parte di altri avversari, ha finito col prevalere ancora una volta diventando il primo corridore della storia a conquistare per la quarta volta la prestigiosa classica belga. Una prestazione a cui avrebbe voluto far seguire il numero quattro in termini di successi anche alla Liegi-Bastogne-Liegi, in cui l’eccessivo attendismo, che tante altre volte aveva tradito il murciano, è stato decisivo affinché Poels e soci prendessero il largo, lasciandogli in dote solamente il sedicesimo posto. Archiviate le Ardenne è stato però subito tempo di concentrarsi sul Giro, con l’obiettivo dichiarato di salire sul podio.

Oggi possiamo dire che l’obiettivo è stato centrato, con il corollario di una bella vittoria di tappa e forse con qualche rammarico per quel pomeriggio nero su Falzarego che avrebbe potuto spalancare ben altri scenari, consci però che contrastare il Kruijswijk pre-caduta ed il Nibali visto nelle ultime giornate sarebbe stata dura. Così come ad aprirli poteva essere anche la possibilità di accodarsi a Vincenzo Nibali subito dopo aver scollinato l’Agnello ieri: in quel frangente Valverde aveva da recuperare solamente una decina di secondi e se fosse riuscito nell’aggancio anche il finale avrebbe potuto essere ben diverso. Il podio, comunque, aggiunge ulteriore prestigio alla carriera di un campione che ora punterà al bersaglio grosso anche alle Olimpiadi di Rio (non prima però di essersi schierato al via del Tour de France con l’obiettivo di aiutare Nairo Quintana a giungere in giallo a Parigi). Inevitabile pensare ancora adesso al fatto che un simile corridore non sia riuscito mai a conquistare il campionato del mondo, con ben sei podi distribuiti sui gradini più bassi. Una chimera destinata a trascinarsi, visto che quest’anno il circuito di Doha sarà totalmente inadatto alle sue caratteristiche mentre nelle successive edizioni di Bergen e Innsbruck Valverde, se sarà presente al via, avrà rispettivamente 37 e 38 anni, età che quindi non consentono di prevedere se lo spagnolo possa essere ancora competitivo in certi appuntamenti.

Il ruolo della Movistar e il decisivo incidente di Kruijswijk
Tornando a questo Giro d’Italia però appare evidente come, anche nel caso del murciano, l’importanza del poter contare su una squadra solida e con pedine importanti da poter giocare abbia potuto giocare un ruolo fondamentale nei confronti di squadre che nelle tappe più impegnative (viene da pensare all’Orica-GreenEDGE o alla Lotto NL) non erano in grado di supportare adeguatamente i propri leader. Nonostante la perdita di un preziosissimo gregario come Javier Moreno, fratturatosi una clavicola sulla strada verso Foligno, e con un Carlos Betancur che nonostante gli incoraggianti segnali di ripresa mostrati prima del Giro, non è stato in grado di fornire un apporto adeguato alla causa, anche a causa di malanni fisici che l’hanno costretto ad abbandonare nella giornata di ieri la corsa rosa, Valverde ha potuto contare sull’importante sostegno dei fedeli José Herrada e Joaquim Rojas, oltre all’apporto di passisti come Sutherland e il tedesco Sutterlin, giocati anche in azioni da lontano. Inutile però non sottolineare anche il ruolo avuto da Andrey Amador, che anche grazie al grande Giro disputato lo scorso anno (concluso in quarta posizione), ha potuto fungere da esca nel confronto con i rivali, con la formazione spagnola che poteva così vantare ben due punte per la classifica generale. Una situazione di cui il costaricense ha saputo giovarsi, conquistando anche la maglia rosa al termine della tappa di Cividale del Friuli, prima di mettersi a disposizione del proprio capitano una volta che le pendenze arcigne delle Dolomiti hanno finito per respingere anche lui. La sua grande abilità di discesista unita a quella sul passo ha finito per essere importante per evitare a Valverde il tracollo dopo la crisi patita in cima al Colle dell’Agnello, consentendo al murciano di limitare i danni nell’ascesa finale verso Risoul.

Resta poi Giovanni Visconti, autore di un altro giro da grande protagonista in cui la sua presenza nelle azioni a lunga gittata è stata al solito costante, con il siciliano che ha saputo superare brillantemente anche alcuni difficili momenti come la fortuita caduta causata involontariamente da Damiano Cunego sul Matajur che poteva avere conseguenze decisamente più serie per lui. Nonostante alcune situazioni tattiche avrebbero potuto essere gestite meglio (soprattutto gli ultimi chilometri verso Sestola, in cui Visconti, ormai non in grado di lottare per il successo di tappa, sarebbe stato più utile in appoggio a Valverde), Visconti poteva costituire un’ideale testa di ponte soprattutto in una giornata decisiva come quella odierna, quando la verve di Valverde si era intuita già da un forcing compiuto dalla Movistar sul Vars, in cui il murciano aveva per un breve tratto guadagnato un leggero margine sui propri rivali. Una volta esplosa la bagarre ed essendo nell’impossibilità di seguire Nibali, Valverde si è così concentrato su Chaves, restandogli a ruota e poi riuscendo a staccarlo negli ultimi chilometri del Colle della Lombarda, dove ha potuto contare sulle ultime tirate di Visconti e trovando un alleato anche nel miglior Rigoberto Uran visto in questo Giro d’Italia.

La missione podio si è così concretizzata, con Valverde che negli ultimi chilometri poteva credere anche d’insidiare la seconda piazza di un esausto Esteban Chaves ma riuscito comunque nella missione di distanziare il dolorante e tenacissimo Steven Kruijswijk. L’incidente dell’olandese occorsogli ieri nei primi chilometri giù dall’Agnello ha costituito inevitabilmente l’altro episodio chiave per la conquista del podio del murciano: la gamba mostrata dal capitano della Lotto NL-Jumbo nell’ultima settimana era apparsa più che brillante e senza il suo errore di traiettoria che ha portato conseguenze tangibili, sarebbe occorso veramente inventare qualcosa di straordinario a Valverde e alla Movistar per poter centrare l’obiettivo del podio.

La Spagna sorride anche grazie a Nieve: il basco strappa la maglia azzurra a Cunego
Oltre ad un Valverde più che soddisfatto per il podio e primo tra gli avversari a congratularsi con Vincenzo Nibali una volta tagliato il traguardo, la Spagna può indubbiamente concludere in maniera positiva il bilancio di questo sabato anche grazie a Mikel Nieve, che grazie all’ennesima fuga a lunga gittata è riuscito nell’intento di far propria la maglia azzurra di miglior scalatore, spodestando un volitivo Damiano Cunego che era riuscito a conservarla fino a quest’oggi. Se il veronese può sicuramente rammaricarsi del fatto di aver visto sfumare proprio ad una giornata dal termine quello che era divenuto l’obiettivo primario del suo Giro d’Italia (in cui purtroppo si allunga anche il suo digiuno di vittorie di tappa, fermo ancora alla vittoriosa quaterna del 2004), senza poter tuttavia rimproverarsi nulla sotto il profilo dell’impegno, in considerazione dell’età che avanza e della forza degli avversari diretti, il basco del Team Sky corona nel migliore dei modi un’ultima parte di Giro corsa a livelli eccellenti e totalmente insperata ripensando a come il suo Giro era iniziato.

Vale la pena di ricordare infatti che Nieve inizialmente non avrebbe dovuto far parte del roster destinato a prendere il via da Apeldoorn in supporto del connazionale Mikel Landa. La controversa vicenda concernente i valori del passaporto biologico che ha nuovamente coinvolto Sergio Henao, apparso molto brillante in primavera, ha convinto i vertici del team a ripiegare sul basco, non apparso al meglio della forma al Tour de Romandie (non portato a termine) ma comunque pronto a dare il suo apporto alla causa. L’imprevisto ritiro di Landa, che sembrava uscito alla grande dalla cronometro del Chianti, ha però disegnato nuovi scenari per Nieve che, dopo aver corso il rischio di finire fuori tempo massimo assieme al compagno López García proprio per aspettare Landa nella fase iniziale della tappa conclusasi a Sestola, è divenuto il corridore ideale a cui la formazione britannica ha affidato il ruolo di salvare il bilancio di questo Giro. La risposta è stata la migliore che ci si potesse augurare: dapprima l’attacco decisivo sul Porzus che ha spalancato la strada per il suo secondo successo di tappa alla corsa rosa, dopo quello memorabile ottenuto al Rifugio Gardeccia nel 2011, accumulando anche un buon gruzzolo di punti ai GPM; quindi il capolavoro della due giorni conclusiva con l’attacco lanciato sul Colle dell’Agnello, Cima Coppi della corsa, e la seconda posizione al traguardo di Risoul, battuto solo dallo scatenato Nibali, che gli hanno permesso di approcciare l’ultima decisiva frazione di montagna con un totale di 98 punti nella classifica della maglia azzurra.

Nonostante il vantaggio di Cunego fosse ancora importante, con la possibilità che il leader della Nippo-Vini Fantini si muovesse ancora per difendere la propria leadership, Nieve si è mosso ancora una volta con intelligenza e abilità, transitando in terza posizione in cima al Vars per poi anticipare le mosse degli altri fuggitivi prima del Col de la Bonette, scalato in perfetta solitudine, che gli ha permesso di conquistare i punti decisivi per il sorpasso al veronese nella graduatoria dei grimpeur, respingendo anche i pericolosi assalti di Denifl e Atapuma, divenuti strada facendo i più ardui contendenti per la conquista della maglia azzurra. A completare l’opera l’ottima tenuta sulla Lombarda e il quarto posto all’arrivo di Sant’Anna di Vinadio. Un successo di tappa, la maglia azzurra conquistata matematicamente con 152 punti hanno così confermato l’affidabilità del corridore basco nelle grandi corse a tappe, a dispetto delle poche vittorie conquistate in carriera, ed hanno letteralmente salvato il bilancio di una Sky che, vistasi privata del suo capitano e con Elia Viviani costretto anch’egli a salutare anzitempo il Giro poiché giunto fuori tempo massimo ad Arezzo in balia di problemi fisici, sarebbe stato assolutamente disastroso. Per gli sportivi appassionati magari in serata l’attenzione si sposterà nella finale di Champions League tutta spagnola nella cornice dello stadio Meazza di San Siro ma in terra iberica, tutto sommato, la festa è già iniziata nel pomeriggio, lungo le calorose e appassionate strade del Giro d’Italia, contrapponendosi al triste destino che nelle ore precedenti aveva interrotto il cammino di David Cañada.

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La vignetta di Pellegrini