Il variopinto gruppo di Londra 2012 © Wikipedia
Il variopinto gruppo di Londra 2012 © Wikipedia

Rio 2016, solo l’Italia fa il pieno su strada

Ufficializzati anche i contingenti femminili: Italia e Olanda a forza quattro, ma nei criteri di qualificazione ci sarebbe tanto da rivedere

Negli ultimi dodici mesi la migliore compagna di viaggio di molte atlete è stata la calcolatrice, che ha permetteva di avere sempre sotto controllo la situazione aggiornata dei punti UCI validi per la qualificazione ai prossimi Giochi Olimpici nel ciclismo femminile su strada. La stagione della caccia si è chiusa ufficialmente il 31 maggio e ieri l’UCI ha comunicato il dettaglio dei posti disponibili per ciascuna nazione regalando una piccola soddisfazione all’Italia: a Rio potremo schierare quattro cicliste che, unite ai cinque posti già conquistati tra gli uomini, renderanno il contingente azzurro quello più numeroso del ciclismo su strada con un totale di nove atleti, il massimo possibile; Australia, Belgio, Germania, Gran Bretagna e Olanda si sono tutte fermate a quota otto.

Come l’Italia, saranno al via con quattro atlete solo la fortissima Olanda, gli Stati Uniti, l’Australia e la Germania, le prime cinque nazioni del ranking internazionale, mentre la Gran Bretagna dell’iridata in carica Lizzie Armitstead, la Svezia di Emma Johansson e la Polonia di Katarzyna Niewiadoma avranno squadre composte da tre elementi come anche Belgio e Canada: ma la lista delle nazioni iscritte annunciata ieri ha messo in evidenza tutte le enormi distorsioni di un criterio di qualificazione che, viste anche le esperienze passate, aveva già destato grosse perplessità al momento della sua pubblicazione.

Il numero di atlete in gara va aggiornato
Il primo punto a non convincere è il numero totale di atlete in gara, fissato appena in 67 che è sempre rimasto uguale dall’edizione di Atene 2004: in 12 anni, però, il ciclismo femminile è cresciuto e ha decisamente allargato i proprio orizzonti e questo numero di partecipanti è ormai diventato anacronistico. Capiamo bene la necessità di dover contere i costi per gli organizzatori e che nonostante gli sforzi il movimento non sia ancora seguitissimo, ma ad Atene le nazioni in gara erano 30 mentre in Brasile saranno addirittura 38, un nuovo record per il ciclismo femminile: di queste 38, però, ben 24 potranno gareggiare con un sola atleta rendendo ovviamente la gara più povera di contenuti tecnici. Vedere in gara tante maglie diverse è sicuramente bello ma i Giochi Olimpici sono pur sempre la più alta competizione sportiva e bisogna tenere il giusto compromesso tra quantità e qualità.

Evidente è la sproporzione con il mondo maschile, alla cui gara prenderanno parte 144 corridori (il 115% in più!) in rappresentanza di 61 nazioni con un rapporto è di 2.36: il dato è paragonabile a quello che si ebbe ad Atene tra le donne, a Rio de Janeiro invece nella gara femminile ci saranno 1.76 rappresentati per ogni nazione. Per riequilibrare un po’ la situazione, in futuro basterebbe aprire le porte ad una quindicina di atlete in più magari allargando da quattro a cinque i posti per le squadre più forti e adeguando il resto di conseguenza. In questo modo di avrebbe una gara di livello molto più alto ed una nazionale come l’Olanda, con sei rappresentanti nella top20 del ranking mondiale individuale, non sarebbe costretta a fare scelte dolorose lasciando a casa atlete che cambiando passaporto sarebbero tranquillamente qualificate per i Giochi.

Da rivedere anche i criteri dei punti
Un altro punto probabilmente da rivedere è il come si è arrivati ad avere un totale di 38 nazioni qualificate. Il periodo di conteggio di punti dal 1° giugno 2015 al 31 maggio 2016 ha fatto sì che alcune corse che hanno cambiato date da un anno all’altro comparissero due volte nel ranking, come ad esempio l’Emakumeen Bira (spostato da giugno ad aprile) o la Vuelta a Costa Rica (da giugno a maggio), ma non è questo il problema più grande riguardante i calendari. La distorsioni più grandi sono create dal fatto che nell’anno olimpico, alcune federazioni hanno iscritto nel calendario UCI una o più gare per permettere ai propri atleti di marcare punti importanti: emblematico è stato il caso delle tre gare in Israele nel mese di marzo con appena un trentina di iscritte e grazie alle quali le padrone di casa hanno staccato un biglietto per Rio assieme alle dirimpettaie di Cipro. Ma non sono state le uniche.

Dal momento che il calendario internazionale femminile non è certo foltissimo, anche una o due gare nuove possono fare la differenza e consentire ad alcune atlete di entrare tra le prime 100 della classifica UCI e qualificarsi così per i Giochi togliendo posti a chi invece era entrata più a fatica dalla classifica per nazioni. Il ranking finisce quindi per non rispettare i valori reali e gare organizzate un anno sì e tre no non aiutano in nessun modo lo sviluppo del ciclismo femminile che avrebbe bisogno di progetto più a lunga scadenza: magari da Tokyo 2020, se non ci saranno rivoluzioni a breve termine, si potrebbero considerare validi solo i punti conquistati in gare esistenti da almeno due anni.

L’Italia punta su Elisa Longo Borghini
Ma intanto Rio è alle porte e diamo uno sguardo un po’ a ciò che sarà. Le azzurre guidate la ct Dino Salvoldi sono già state in Brasile nel mese di maggio per visionare l’impegnativo tracciato di gara che misurerà in totale 141 chilometri: decisivo sarà quasi sicuramente il passaggio sulla salita di Vista Chinesa, ascesa di quasi nove chilometri con un breve tratto di discesa a metà che andrà affrontata una sola volta (tre per gli uomini) e dalla cui vetta mancheranno al traguardo di Copacabana meno di 17 chilometri. Ma attenzione perché quella non sarà l’unica insidia del giorno: nella fase centrale ci saranno due giri sul circuito di Grumari con diversi strappi impegnativi e con un tratto di 2800 metri di pavé, le discesa sono molto tecniche e correndo quasi sempre lungo la costa anche il vento può essere un fattore. Un percorso per atlete al top della condizione e che, almeno tra le azzurre, sembra sposarsi alla perfezione con le caratteristiche di Elisa Longo Borghini.

Pauline Ferrand-Prévot con una sola compagna
Dei posti a disposizione di alcune delle altre nazioni principali abbiamo già detto, ma è giusto segnalare anche la situazione difficile che dovranno vivere alcune delle possibili candidate ad una medaglia: la francese Pauline Ferrand-Prévot, che punterà anche alla mountain bike, avrà al suo fianco una sola compagna di squadra, stessa situazione per la sudafricana Ashleigh Moolman mentre la bielorussa Alena Amialiusik, vincitrice l’anno scorso della medaglia d’oro ai Giochi Europei, sarà addirittura da sola pur trovandosi al 16° posto delle liste mondiali. Al via con due atlete ci sarà anche il Lussemburgo: tutto merito di Christine Majerus, non certo una stella assoluta, ma un’atleta solida che al 31 maggio è riuscita addirittura a piazzarsi all’ottavo posto assoluto nella classifica individuale.

Scelte difficili per molti commissari tecnici

In altri lidi invece ci saranno tecnici alle prese con grossi grattacapi sulle scelte da fare. Partiamo dalla Svizzera dove Nicole Brändli aveva deciso di tornare alle competizioni dopo sei anni di stop allettata dal duro tracciato carioca: la 36enne di Lucerna è in crescita, però non ha convinto del tutto in questi primi mesi e dovrà far fronte alla concorrenza interna della compagna di squadra alla Servetto-Footon Jolanda Neff, una delle favorite per la gara di mountain bike che però ha dimostrato di poter essere una possibile medagliata anche su strada. Spinosissima la situazione in Russia dove, dalla prospettiva di portare tre atlete, si è finiti col poter schierare una sola atleta per strada e cronometro: la maggior parte dei punti portano la firma di Tatiana Antoshina, ma quest’anno è tornata alla competizioni dopo una squalifica Olga Zabelinskaya, doppio bronzo a Londra 2012 e subito capace di andare forte mettendo in così in crisi il selezionatore.

In tema di cronometro dovranno essere fatte valutazioni importanti in casa Stati Uniti. Le americane hanno due posti a disposizione tra coloro che correranno anche su strada: la 42enne Kristin Armstrong, oro a Pechino e Londra, è arrivata solo terza agli ultimi campionati nazionali abbastanza staccata da Carmen Small e Amber Neben, ma nel lotto delle candidate ci può rientrare anche Evelyn Stevens che può essere favorita dalla durezza del tracciato. Non semplicissima anche la situazione in Ucraina dove in extremis, grazie alle corse di gara, è arrivato anche il posto per la cronometro: la specialista Anna Solovey, dopo la rottura dell’anno scorso con il suo allenatore, ha perso in confronto diretto con le connazionali Valeriya Kononenko e Tetyana Riabchenko, e proprio l’atleta della Inpa-Bianchi potrebbe esserle preferita dovendo fare anche la gara su strada.

Beffa amara per Dideriksen e Sablikova
Tra 38 nazioni diverse qualificate, segnaliamo però anche due esclusioni di un certo livello. La talentuosa 20enne danese Amalie Dideriksen, già protagonista con ottimi risultati in gare di buon livello, ha mancato l’accesso alla top100 della classifica individuale per l’inezia di un punto ma in futuro avrà modo di rifarsi. Grande invece è stata la beffa per la Repubblica Ceca della fenomenale Martina Sablikova: la tre volte campionessa olimpica nel pattinaggio di velocità su ghiaccio si era guadagnata un posto per la cronometro grazie al risultato del Campionato del Mondo di Richmond (dodicesima) ma, come detto, chi fa la cronometro deve essere iscritta anche alla gara su strada per cui lei non si è qualificata. Sfuma così il sogno di Sablikova di partecipare anche alle Olimpiadi estive: ci riproverà a Tokyo 2020 quando avrà 33 anni?

Il dettaglio delle nazioni qualificate, tra parentesi i posti per la cronometro:
Quattro posti: Olanda (2), Stati Uniti (2), Italia (1), Australia (2), Germania (2)
Tre posti: Belgio (2), Canada (2), Gran Bretagna (1), Polonia (1), Svezia (2)
Due posti: Brasile, Francia (1), Lussemburgo (1), Sudafrica (1)
Un posto: Austria, Azerbaijan, Bielorussia (1), Cile, Colombia, Cuba, Cipro, Spagna, Finlandia, Israele, Giappone (1), Corea del Sud, Lituania, Messico, Namibia, Norvegia, Nuova Zelanda (1), Russia (1), Slovenia, Svizzera, Thailandia, Taipei Cinese, Ucraina (1), Venezuela

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