Nibali e l'Astana tirano in pianura © Bettiniphoto
Nibali e l'Astana tirano in pianura © Bettiniphoto

Astana-Resto del Mondo 0-0

Gruppo portato a spasso dalla Sky per tutto il giorno, I kazaki gli unici pronti a far saltare il banco. Confusionaria Movistar, BMC non pervenuta

A fine giugno si presentava davanti agli appassionati di ciclismo il Tour de France più intrigante degli ultimi anni. Poche volte nell’ultimo decennio il parco iscritti era livellato verso l’alto come in questa circostanza: a parte sir Bradley Wiggins (ormai del tutto prestato alla pista) erano presenti tutti i vincitori di Tour in attività, a partire dal favorito, Chris Froome. Il guanto di sfida era gettato da quattro formidabili coppie pronte a tutto pur di vincere (o almeno così si sperava). L’Astana Pro Team presentava il vincitore del Tour 2014, nonché vincitore in stagione del Giro d’Italia, Vincenzo Nibali, in appoggio al più giovane Fabio Aru, concentratosi in stagione esclusivamente sulla Grande Boucle. In casa Movistar Team, situazione molto simile: l’esperto Alejandro Valverde, ottenuto il podio al Tour 2015 ed al Giro 2016, era pronto a dedicarsi alla causa del colombiano Nairo Quintana. La Tinkoff aveva invece come unico capitano Alberto Contador, accompagnato però da un luogotenente di altissimo livello come il ceco Roman Kreuziger. Più bilanciata la coppia del BMC Racing Team, con due corridori fortissimi ma non ancora capaci di esprimere al massimo il proprio potenziale: Tejay Van Garderen e Richie Porte. A questi andavano aggiunti poi outsider e come lo spagnolo Joaquim Rodríguez e l’olandese Bauke Mollema o i soliti giovani francesi rampanti (Julian Alaphilippe, Romain Bardet, Pierre Rolland, Alexis Vuillermoz, Thibaut Pinot, Tony Gallopin e compagnia pedalante).

Corazzata Sky in difesa del primato
Come prevedibile dopo la prima metà di Tour il britannico si è trovato in maglia gialla con un buon vantaggio sui rivali, potendo impostare il Tour con la sua tattica preferita: grande ritmo imposto dai gregari per sfiancare gli avversari ed impedire azioni meno regolari da parte degli scalatori puri. Tattica attuabile soltanto da squadre ben attrezzate, ed ovviamente accanto a Froome era stata costruita dal Team Sky una formazione spaziale: in primis il basco Mikel Landa Meana che fino a pochi mesi fa era per alcuni il favorito del Giro d’Italia, giro nel quale il suo connazionale Mikel Nieve ha conquistato il tappone friulano di Cividale. Poi il colombiano Sergio Henao, uno dei migliori scalatori della sua generazione, al netto dei ricorrenti problemi con il passaporto biologico, ed il gallese Geraint Thomas, a scuola di GT in seno al Team Sky. Gli altri britannici al via, Luke Rowe e Ian Stannard, erano poi gli uomini deputati a trainare il gruppo in pianura assieme al campione del mondo a cronometro Vasil Kiryenka. Dulcis in fundo il vincitore della Liège-Bastogne-Liège 2016, l’olandese Wouter Poels, fino ad ora tra i più in forma in salita in questo Tour.

Attacchi inesistenti e no contest per il primato
Ottima notizia per Froome è stato poi il ritiro di Contador, tra i corridori più pericolosi per un leader di una corsa a tappe poiché dotato nei suoi attacchi di fantasia e coraggio ai limiti della follia. Aggiungiamo poi che i due degni complici di Contador, Nibali e Rolland, si sono ritrovati per diversi motivi privi della gamba giusta per poter impensierire il leader. Inoltre dopo il Mont Ventoux e la seguente cronometro il più immediato inseguitore di Froome era Bauke Mollema, al miglior piazzamento in carriera e dunque più orientato a difendere la piazza d’onore che a rischiare tutto per vincere. Infine in seno alla BMC era presente l’ex gregario Sky Richie Porte, che sembra aver dimenticato il cambio casacca correndo in perfetta sincronia con il precedente capitano. La palla potrebbe passare quindi alla Movistar, nelle cui fila è presente il naturale rivale di Froome, Nairo Quintana. Ma anche la formazione di Unzué ha sferrato soltanto alcuni evanescenti attacchi, quasi punturine di zanzare per il primo in classifica.

Sola Astana attiva all’attacco, e gli altri?
La tappa di oggi dunque, a fronte di un disegno entusiasmante e ben congegnato, avrebbe offerto una lunga processione dei migliori 10 della generale. Avrebbe, dicevamo, se non fosse intervenuto l’unico top team rimasto, l’Astana dell’esperto direttore Giuseppe Martinelli. Nibali è entrato nella fuga di giornata con l’estone Tanel Kangert, mentre sul Col du Grand Colombier hanno forzato il ritmo Diego Rosa ed il danese Jakob Fuglsang. I due fuggitivi (intanto ripresi) e Fuglsang hanno poi sparato le ultime cartucce prima dell’ultima salita dei Lacets du Grand Colombier, ed il forcing nelle prime rampe dell’inesauribile Rosa è stato il preludio dell’attacco puntuale di Aru. Il sardo è stato ripreso prima da Valverde poi dagli altri uomini di classifica, ma (oltre ad un’altra azione di Bardet) ha portato l’unico scossone ad una tappa altrimenti banalizzata dal trenino Sky e dalla calma piatta tra gli altri big. Sarà per una tendenza diffusa al greggismo ed alla difesa delle posizioni già acquisite, oppure mancano le gambe a tutti? La risposta verrà data nell’ultima settimana. A furia di aspettarla, anche quest’anno è arrivata la settimana finale, e Froome non ha avuto ancora grattacapi. Scopriremo sulle Alpi se qualcuno avrà testa e gambe per attaccare il kenyano in giallo.

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