Jarlinson Pantano (IAM) batte Rafal Majka (Tinkoff) a Culoz © Bettiniphoto
Jarlinson Pantano (IAM) batte Rafal Majka (Tinkoff) a Culoz © Bettiniphoto

Pantano fulmina Majka, la Sky cripta il Tour

Fuga vincente per il colombiano, ma fa sensazione il modo in cui la squadra di Froome ammutolisce tutti gli avversari

Jarlinson Pantano è entrato quest’anno nella maturità piena. A 27 anni sta finalmente mettendo a frutto quanto seminato nel triennio precedente, stagioni spese a fare esperienza d’Europa, prima con il Team Colombia, poi, dal 2015, con la IAM Cycling. Dopo tanti attacchi e tante fughe in montagna, oggi il ragazzo pare più concreto, tanto da aver fatto ottima classifica al recente Tour de Suisse, impreziosito da un bel successo di tappa; e tanto da risultare un elemento di prim’ordine della stirpe dei fuggitivi oggi al Tour.

Il colombiano ha ottenuto a Culoz un gran successo, dimostrando tenacia e capacità di gestirsi, e soprattutto una notevole lucidità di lettura del percorso e della corsa. Non si è finito quando in salita è stato staccato da altri, ha sempre confidato nelle sue eccellenti doti da discesista, e ha tenuto per il finale quanto gli è servito per gestire il vantaggio sugli inseguitori, e per sconfiggere nella volata a due Rafal Majka.

E poi? E poi sarà come morire, se dobbiamo parlare per canzonette. Se ci esprimiamo in linguaggio ciclistico, un altro no contest di classifica, con l’aggravante (per chi sogna un po’ di spettacolo) che la squadra della maglia gialla oggi ha dato una netta impressione di inscalfibilità. Se nelle altre tappe di montagna era mancata proprio la materia prima (ovvero gli scatti degli avversari di Chris Froome), stavolta qualcosa c’è stato (vedi alla voce Aru, vedi alla voce Valverde, vedi alla voce Bardet), ma la Sky ha messo la sordina a qualsiasi nota diesis, riportando sempre tutto su un monocorde tono bemolle. Uomo del giorno, senza alcun dubbio, Wout(er) Poels.

 

Toh chi si vede, Nibali in fuga!
Chi si aspettava una partenza di 15esima tappa da coltello tra i denti è stato accontentato a metà: c’era in avvio subito l’impegnativo Col du Berthiand, ma i principali rivali di classifica di Chris Froome sono rimasti a guardare, lasciando che fossero alcuni dei più forti luogotenenti a prendere in mano la situazione. Tra questi, Vincenzo Nibali (in quota Fabio Aru per l’Astana) è stato uno dei più impegnati a provare a portar via la fuga. Col siciliano, ovvi protagonisti dell’inizio della tappa anche alcuni degli uomini coinvolti nella lotta per i Gpm: ben 6 quelli disseminati lungo i 160 km della Bourg en Bresse-Culoz, per cui è stato inevitabile vedere un Rafal Majka (Tinkoff) lancia in resta, pronto ad approfittare della giornata negativa della maglia a pois Thomas De Gendt (Lotto Soudal), staccata sin dalle prime battute e quindi impossibilitata a difendere il primato nella speciale classifica.

Intorno a Nibali e Majka si è coagulata, lungo il Berthiand, la fuga del giorno, composta dalla bellezza di 30 anime, e le citiamo tutte: Domenico Pozzovivo e Alexis Vuillermoz (AG2R), Tanel Kangert con Nibali (Astana), Bartosz Huzarski (Bora), Pierre Rolland, Tom-Jelte Slagter e Dylan Van Baarle (Cannondale), Daniel Navarro (Cofidis), Serge Pauwels (Dimension Data), Romain Sicard e Thomas Voeckler (Direct Énergie), Julian Alaphilippe (Etixx), Steve Morabito e Sébastien Reichenbach (FDJ), Stef Clement, Jérôme Coppel e Jarlinson Pantano (IAM), Kristijan Durasek, Tsgabu Grmay e Jan Polanc (Lampre), Ion Izagirre e Nelson Oliveira (Movistar), Rubén Plaza (Orica), Tom Dumoulin (Giant), Alberto Losada e Ilnur Zakarin (Katusha), George Bennett (LottoNL), Haimar Zubeldia (Trek) e il suddetto Majka.

Il più vicino in classifica era Reichenbach (17esimo a 11’41”), abbastanza distante perché il gruppo si affannasse a tenere a tiro la fuga. La Sky, del resto, ha ben badato a non disperdersi già sulla prima salita: alle prime avvisaglie di gregari staccati (Luke Rowe e poi Vasili Kiryienka), la maglia gialla Chris Froome ha dato mandato ai suoi di non forzare troppo l’andatura, onde permettere a tutti i suoi uomini di rientrare in discesa.

Majka ha preso i 10 punti in vetta al Berthiand, poi si è limitato all’ordinaria amministrazione sui successivi colli, lasciando agli scatti di Voeckler sul Sappel e di Pauwels sul Pisseloup e sulla Rochette (di 2a e 3a categoria) il massimo dei punti, e mirando al colpo grosso del Grand Colombier.

Il vantaggio dei 30 ha raggiunto i 7′ al traguardo volante di Hauteville-Lompnes (posto ai -88.5) e si è poi stabilizzato su quell’ordine di grandezza.

 

Nibali nel pieno della lotta
Sulla salita di Hotonnes, non contrassegnata da traguardo Gpm, Van Baarle ha rotto l’armonia del gruppo dei 30, e ha dato il la al contrattacco di Dumoulin prima e Nibali poi: mancavano 70 km alla fine. Al siciliano si sono quindi accodati Pozzovivo e Pantano, e il terzetto (Van Baarle era ormai andato per funghi) ha raggiunto Dumoulin sulla successiva discesa. A questo punto della corsa il margine sul gruppo era salito a 8’30”.

I migliori tra gli altri fuggitivi però non erano lontani, e al terzo chilometro del Grand Colombier sono rientrati con gran furia, con Dani Navarro che ha subito imposto un cambio di ritmo che ha fatto malissimo a Nibali. Vincenzo, staccato a questo punto da una dozzina di avversari, ha continuato a salire a un ritmo ridotto, immalinconendosi via via ma conscio di poter dare una mano alla causa Aru, visto che – come avremmo visto di lì a poco – nella pentola Astana qualcosa bolliva.

Zakarin ha piazzato un allungo a metà salita, Majka gli è andato dietro senza evidenti difficoltà ed è passato in testa al Gpm cuccandosi i 25 punti previsti (era un colle Hors catégorie) e rinsaldando la fresca leadership virtuale nella classifica della maglia a pois.

Verso la cima anche Alaphilippe ha allungato dal drappello dei fuggitivi, e Pantano dopo di lui, ed entrambi sono rientrati su Zakarin e Majka in discesa: quartetto ben assortito alle spalle del quale Reichenbach (a quel punto virtualmente quinto della classifica) si impegnava per chiudere il gap.

 

Sul Grand Colombier prende corpo il piano Astana
Ma in tutto ciò, cosa accadeva tra gli uomini di classifica? Fino a metà Grand Colombier, nulla di nulla. Quando le dita di chi scrive erano pronte a scatenare tuoni e fulminacci contro il classico attendismo da Boucle, ecco che l’Astana (come suggerivamo più su) ha finalmente deciso di cambiare marcia e spartito, con Diego Rosa che ha accelerato di colpo l’andatura. Il lavoro del piemontese ha dato frutti immediati, selezionando il drappello dei migliori fino a una quindicina di unità, e costando caro a mezza Sky (facendo staccare Mikel Landa e Sergio Henao); il punto è che accanto a un tranquillo Froome restavano Mikel Nieve, Wouter Poels e Geraint Thomas: come dire, la goccia scaverà pure la roccia, ma ci mette troppo tempo e troppa fatica.

I big hanno scollinato insieme e insieme sono scesi dal Grand Colombier; solo Thomas ha perso contatto lungo la picchiata, mentre riusciva a rientrare Jakob Fuglsang, secondo gregario Astana con Rosa. Inoltre, strada facendo il gruppetto ha raggiunto Nibali e poi Kangert, e a questo punto il disegno dell’ammiraglia kazaka ha assunto contorni più nitidi. Vincenzo ha tirato nel fondovalle fino al primo passaggio da Culoz, dando a Rosa il modo di respirare.

A questo punto Froome, forse sorpreso da tanta altrui baldanza, è andato a farsi una chiacchierata con Aru: per sondare il terreno dalle parti di Kazakistan? Per proporre un patto di alleanza giornaliera ai danni di altri uomini di classifica? Per un confronto sulla situazione geopolitica internazionale?

 

Aru ci prova sui Lacets, ma nulla scalfisce la Sky
L’impegno della formazione di Vinokourov prevedeva giocoforza una finalizzazione da parte di Fabio Aru. Al secondo dei 9 km di scalata ai Lacets du Grand Colombier, ultimo colle di giornata (in realtà un altro versante, più scenografico, della salita precedente), il sardo è partito.

Alejandro Valverde, intuendo che quella mossa poteva avere ottimi risvolti anche per la Movistar (o almeno per sé, se non proprio per un Nairo Quintana anche oggi poco spumeggiante), è corso ad accodarsi ad Aru. Ma la coppia non ha fatto troppa strada: senza guadagnare più di qualche decina di metri, i due sono stati presto rimessi nel mirino dalla Sky, tirata da qui in avanti in maniera inesorabile da Poels.

Il ritmo dell’olandese ha stroncato le voglie di chiunque, in pratica; solo Romain Bardet (AG2R), più avanti, ha tentato una sortita, ma si è fatto un paio di chilometri (forse meno) con 50 metri di vantaggio, ed è stato raggiunto al Gpm (in compenso sull’onda della sua azione si è staccato dai migliori Tejay Van Garderen, sesto della generale). Dopodiché, più niente: in discesa è caduto Nieve (senza conseguenze), gli altri sono arrivati a Culoz tutti insieme a 3’07” dal vincitore; Van Garderen ha chiuso a 4’35” (1’28” dal gruppo maglia gialla); Henao a 9’06” (quasi 6′ dal suo capitano).

Froome, in tutto ciò, lo abbiamo visto in azione – oltre che nella già descritta chiacchierata con Aru – solo in un mezzo scatto (nel vero senso della parola: mezza parola all’amico Porte, mezzo scarto e mezza frullata) nel finale dei Lacets, quasi a voler spaventare gli avversari, o forse un po’ anche a irriderli; e poi, nell’ultimo chilometro della tappa, l’abbiamo rivisto commentare amabilmente la tappa col preziosissimo Poels.

La sua maglia gialla è più che mai calda, nessuno si è avvicinato in classifica e la prova di squadra è rassicurante sotto tutti i punti di vista. Bauke Mollema (Trek) corre di conserva e resta secondo a 1’47”, Adam Yates (Orica) terzo a 2’45”, i due Movistar Quintana e Valverde sono quarto e quinto a 2’59” e 3’17”, Bardet sale in sesta posizione a 4’04”, Richie Porte scavalca l’altro BMC Van Garderen (4’27” e 4’47” i rispettivi distacchi), Daniel Martin (Etixx) è ancora nono a 5’03” e Aru chiude sempre la top ten a 5’16”.

Per la generale se ne riparla mercoledì, visto che domani c’è una tappa insulsina (Morains en Montagne-Berna, 209 km per sconfinare in Svizzera verso un traguardo su strappetto) e dopodomani ci sarà il secondo giorno di riposo. Le Alpi torneranno nella 17esima tappa, con bel finale verso Finhaut-Emosson. La speranza – ai fini dello spettacolo – è sempre quella: che qualcosa venga a scalfire (sportivamente, s’intende) la solidità di Froome e riapra i giochi. Chi lo sa.

 

Il duello finale tra Pantano e Majka
Avevamo lasciato – mentre parlavamo di big della classifica – i big della tappa sulla discesa del Grand Colombier. Nel quartetto Alaphilippe-Majka-Pantano-Zakarin, quest’ultimo si è presto staccato (a quanto pare se l’è dovuta vedere con una lente a contatto che gli si è spostata e non gli ha più permesso di avere piena consapevolezza del mezzo: certo che è abbastanza nato con la camicia, il ragazzo); il primo, Alaphilippe, ha invece allungato, ma è finito col cadere al termine della discesa, facendosi nuovamente superare da Majka e Pantano.

Pauwels, Reichenbach e Vuillermoz hanno raggiunto Zakarin, e superato (anche loro) Alaphilippe, ma i due battistrada avevano 50″ di vantaggio a 20 km dalla fine: riprenderli non sarebbe stato certo facile.

Majka ha provato in tutti i modi a staccare Pantano, ci è riuscito una prima volta al terzo chilometro di salita, poi di nuovo al quarto, e si è involato verso la conquista dell’ennesimo Gpm di questo suo Tour; il colombiano, a sua volta, è stato raggiunto da un Reichenbach emerso fortissimo dal secondo gruppetto, e animato dal progetto di rientrare nella top ten, un sogno a lungo accarezzato nel corso della tappa (alla fine però l’austriaco della FDJ sarebbe risalito solo dalla 17esima alla 14esima posizione).

I due inseguitori hanno scollinato a 25″ da Majka, e nella discesa si è scatenata la furia di Pantano, che ha subito staccato Reichenbach (non certo un fulmine di guerra su questo terreno) e a 8 km dalla fine è piombato su Majka (il quale nel frattempo non si era neanche fatto mancare una leggera – quanto pericolosa – uscita di strada, sbagliando una curva).

Reichenbach è stato a sua volta raggiunto da Vuillermoz, e ha tirato come un ossesso per ridurre il margine (che era di 28″ a fine discesa) dai battistrada. Ci è pure riuscito (al traguardo appena 6″ hanno diviso i primi due da Vuillermoz terzo e il citato austriaco quarto), ma non è bastato a riprendere la coppia al comando.

All’interno da tale coppia Pantano ha cantato e portato la croce, visto che Majka gli ha dato ben pochi cambi. Il polacco si sentiva evidentemente battuto in volata, e dobbiamo dire che ne aveva ben donde: allo sprint infatti Jarlinson non gli ha dato scampo, andando a conquistare il successo di tappa e pure i complimenti del presidente colombiano, che si è manifestato telefonicamente al corridore.

Majka secondo, di Vuillermoz e Reichenbach terzo e quarto abbiamo detto; quindi nell’ordine d’arrivo ritroviamo Alaphilippe al quinto posto a 22″ (il francese si è scatenato anche sull’ultima discesa), Pauwels e Rolland sesto e settimo a 25″, Zakarin e Navarro ottavo e nono a 1’30”, quindi a 2’08” Slagter, Durasek e – un paio di secondi più indietro – Huzarski. A 3’07”, in 13esima posizione, è stato Poels il primo del gruppo dei big. Un piazzamento simbolico che dice tutto della grande giornata del gregarione di Froome.

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