La vittoria di Filippo Fortin (Gm Europa Ovini) all'Adria Mobil © Sportida
La vittoria di Filippo Fortin (Gm Europa Ovini) all'Adria Mobil © Sportida

Se prima eravamo in 4 a ballare l’Hully-Gully…

Unieuro all’estero: le Continental italiane l’anno prossimo saranno solo 3. E fa rumore la rinuncia della Colpack

Come degli equilibristi, in bilico tra sopravvivenza e fallimento, i team continental italiani continuano a sopravvivere, diminuendo ogni anno di numero. Partiti in 6 nel 2014, poi diventati 5 nel 2015, 4 nel 2016, saranno 3 nel 2017. Tre formazioni, tutte adriatiche, le marchigiane Mg.Kvis-Norda e D’Amico-Bottecchia, e l’abruzzese GM Europa Ovini, delle quali due appartenenti al gruppo originale, una arrivata nel 2015. Se ne va via quella che negli ultimi 3 anni ha ottenuto i risultati più importanti e portato i corridori più interessanti alla ribalta nazionale, l’Unieuro-Trevigiani, che però non chiude, come la Nankang-Fondriest, e non ritorna al dilettantismo puro, come è toccato a Marchiol e Team Idea, ma fa il passo più amaro, quello del cambio di licenza verso l’estero, che sa di sconfitta per chi, come il presidente della commissione Strada-Pista Ruggero Cazzaniga, ha investito nella credibilità di questo progetto come alternativa a un modo di vedere il ciclismo limitato e limitante.

Un team di alto livello: ma che ne sarà degli azzurrini Trevigiani?
E dire che la terza annata da Continental della veneta Trevigiani era partita con l’ambizione di diventare un team professionistico (ma è mancato l’appoggio del main sponsor) e si è rivelata assai vincente, più delle altre annate, sebbene gli 11 successi arrivati sul calendario UCI siano stati ottenuti per lo più in corse di secondo piano. Più di rilievo le prestazioni generali, per un team guidato dal rilanciato (con successo) Mauro Finetto, il quale l’anno prossimo si troverà di nuovo in una professional, la Delko-Marseille, con un ruolo di punta. Bene anche molti dei giovani: Enrico Salvador con 2 vittorie preziose Trofeo Beato Bernardo e la Berner Rundfahrt, un corridore “rinato” dopo che in Zalf si era trovato chiuso; Marco Tecchio, arrivato tardi alla bicicletta ed in perenne crescita, il migliore del team nelle classiche di primavera ed il vincitore del Giro di Bulgaria; Alex Turrin, che varie voci vogliono nella Wilier-Southeast la prossima stagione; Giovanni Carboni, prospetto sempre più interessante per le corse a tappe che è con un piede (e qualcosa in più) in partenza. E poi Matteo Malucelli, plurivincente velocista della squadra.

Eppure, col cambio di licenza ormai sicuro (a breve si saprà anche per quale nazione: viste le collaborazioni di Rossato, la bandiera più quotata è quella argentina), automaticamente questo gruppo di giovani italiani dovrà ridursi. Con 3 atleti che diverranno professionisti, Dotti (infortunato tutto l’anno) alla Hopplà, Plebani alla Beltrami e Malaguti che si ritira, al più 8 dei 9 restanti potranno continuare l’attività col team (ma saranno verosimilmente meno). Il più quotato per restare è Simone Ravanelli, forte in salita ma reduce da una stagione molto discontinua, nel quale spesso si è mostrato cagionevole di salute.

Norda-Mg.Kvis, una squadra d’Élite
Prosegue invece intatto l’impegno della Norda-Mg.Kvis, la compagine che era partita 3 anni fa con la formazione più debole, e che col tempo ha formato una squadra degna di rispetto, costruita attorno a uno zoccolo duro di atleti non più under 23 ma comunque giovani. Nicola Gaffurini, Michele Gazzara, Michele Scartezzini e da quest’anno anche Paolo Totò, ritornato da una squalifica antidoping, sono quelli che hanno portato risultati quest’anno, assieme a Gianmarco Di Francesco, per il momento non confermato per la prossima stagione. E l’anno prossimo si uniranno al sodalizio altri due atleti esperti, come Simone Bernardini e Davide Orrico, campione nazionale élite. L’idea si direbbe quella di costruire una formazione competitiva nelle piccole corse professionistiche italiane, oltre che nelle nazionali (per chi potrà correrle). Resterebbe comunque povero il roster a livello di under 23, che al momento comprende solo il neo-arrivato Paolo Prandini.

L’annata ha regalato 4 vittorie, tre per il siciliano Gazzara e una per Totò, che ha conseguito anche uno dei due più eclatanti risultati del team: il terzo posto al Memorial Pantani. L’altro è la partecipazione all’Olimpiade e l’argento europeo nell’inseguimento a squadre di Michele Scartezzini, che vede ripagati alla fine i suoi sforzi per inserirsi nell’ambiente della pista. La Norda è una squadra che sembra aver trovato una sua dimensione dalla quale non staccarsi.

D’Amico-Bottecchia, meno radicalità sul dilettantismo
Sin dai suoi esordi, l’Area Zero di Ivan De Paolis, ora nota coi nomi degli sponsor D’Amico-Bottecchia, aveva manifestato un certo scetticismo alla partecipazione a qualunque tipo di corsa dilettantistica, dando l’idea di voler essere un team professionistico a numero di corse e budget ridotto. Ma è un gioco che non può reggere a lungo ed ha troppi contro: è un suicidio rinunciare alle internazionali dilettanti in Italia, che per fattura e cast spesso sono istruttive quanto corse professionistiche. E così quest’anno il team ha registrato un’apertura in tal senso, sebbene gli under 23 della formazione non si siano messi granché in evidenza. I risultati maggiori sono arrivati dagli élite Antonino Parrinello (vincitore della Ronde de l’Oise, corsa a tappe francese) e Marco Tizza, in top ten in diverse corse professionistiche italiane, francesi e belghe. I quali, assieme a Ilitjan Nika (direzione Mastromarco) non saranno più parte della squadra: ciò significa che De Paolis cercherà anche quest’anno atleti ‘da risultato’ rimasti a spasso, e li unirà a vecchi e nuovi giovani di belle speranze: per il momento, nessuno del roster 2016 è certo del posto per l’anno prossimo.

Gm Europa-Ovini, un pericoloso stallo
L’unica formazione “in calo” rispetto all’annata precedente è stata la Gm Europa Ovini, autrice di un’annata non esaltante a livello generale: i risultati non sono mancati, in realtà, ma sono arrivati tutti per mano di Filippo Fortin, velocista da 4 vittorie stagionali ora a caccia di un nuovo contratto da professionista: il resto della squadra ha deluso, o comunque si è dimostrato non all’altezza di confrontarsi coi professionisti; si salvano giusto Antonio di Sante e Davide Pacchiardo, riusciti a raggiungere qualche piazzamento. L’effetto è quello di un repulisti generale, con soli 5 atleti che restano in rosa (con Pacchiardo e Di Sante confermati Andrea Ruscetta, Rossano Mauti e Matteo Rotondi), 7 nuovi arrivi da juniores e dilettanti e 3 acquisti di spessore: l’ex World-Tour danese Sebastian Lander, Parrinello e Tizza, strappati alla D’Amico-Botecchia.

Se da un lato non si può che plaudire alla puntualità del team abruzzese nel pianificare le stagioni successive (è l’unica tra le squadre qui citate che ha un organico definitivo), dall’altro si addensano punti di domanda su come e quanto potrà continuare l’impegno di Gabriele Marchesani, sempre più lusingato da un settore indubbiamente ed enormemente più remunerativo come è il calcio, specie vista la promozione in A del Pescara col quale collabora: tanta poesia nelle due ruote, ma la sostanza vuole la sua parte. Per la propria salvezza, qualcuno in seno al team potrebbe sperare nella retrocessione… [Precisiamo, a beneficio dei tifosi del Pescara calcio che dovessero accidentalmente capitare su queste righe, che quest’ultima frase è una semplice battuta, per cui nessuno si allarmi inutilmente, ndr]

I passi indietro di Colpack e Big Hunter: chi vuole davvero fare una Continental?
Quest’anno, in attesa di capire se un progetto abruzzese-molisano (Team Abmol, questa la dicitura provvisoria) vedrà la luce nel 2018 come hanno lasciato intendere i promotori nella loro unica dichiarazione pubblica in oltre tre mesi, hanno fatto scalpore soprattutto i passi indietro di consorzi che sembravano destinati a costituire un team Continental, e invece hanno ritrattato. Due i casi, profondamente diversi: quello della Big Hunter Seanese, che aveva annunciato l’intenzione della formazione del team in estate, per poi ritrattare nel giro dei pochi mesi, come a dire: “abbiamo scherzato”.

E quello della Colpack, la quale, pianificando per molto tempo, aveva intrecciato rapporti di collaborazione con la Lampre-Merida, che doveva giungere alla sublimazione con la famosa riforma del 2017, coi team World Tour obbligati ad avere un team development di rango continental. La riforma è saltata e la Colpack si è così prontamente svincolata dall’accordo, mantenendo quello che le interessava di più, ossia quello tecnico per le bici Merida. E avendo i bergamaschi effettuato una stagione di altissimo livello, più alto di qualunque continental italiana e di gran parte delle straniere anche a livello internazionale, non si può dire che la loro scelta abbia un perché. Col passare degli anni sembra sempre più evidente che la Continental come puro team development non più è un affare se il team è in un paese ciclisticamente competitivo o non ha prospettive da multinazionale, ma hanno una loro dimensione come “ibrido”, che funzioni anche per il rilancio di élite di seconda fascia.

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La vignetta di Pellegrini