Ryder Hesjedal solleva il Trofeo Senza Fine del 95° Giro d'Italia © Reuters - Alessandro Garofalo
Ryder Hesjedal solleva il Trofeo Senza Fine del 95° Giro d'Italia © Reuters - Alessandro Garofalo

Cala il sipario su Hesjedal, Péraud e Schleck

Ritirati del 2016, prima parte: ad inizio stagione stop per Popovych e Rogers, salutano anche tante meteore

Ogni anno si vedono tanti volti nuovi comparire nel plotone; giovani più o meno affermati, chi dal cognome pesante e chi da paesi esotici o quantomeno inconsueti. Per permettere a loro di entrare deve avvenire per forza di cose un turnover, con corridori non necessariamente in là con gli anni che terminano la propria carriera. E questo articolo è dedicato a dodici di loro che, ritiratisi negli ultimi mesi, hanno lasciato più o meno il segno nella loro carriera ciclistica.

Gli italiani d’adozione: Popo ha detto stop dopo la Roubaix, problemi al cuore fermano Rogers
Nel corso della stagione diversi atleti hanno annunciato il ritiro: è il caso, ad esempio, di Yaroslav Popovych. L’ucraino trapiantato in Toscana ha chiuso una carriera durata quindici anni al termine della Paris-Roubaix. Il trentaseienne della Trek-Segafredo si è subito riconvertito in direttore sportivo della compagine statunitense, ruolo che ricoprirà anche nel 2017. Per Popo un bilancio che, a conti fatti, non rispecchia le incredibili aspettative che lo hanno circondato al debutto in Landboukrediet: solo sette le vittorie, la più importante delle quali a Carcassonne al Tour de France 2006. Il terzo posto al Giro d’Italia 2003 è stata la sua unica comparsa sul podio nei grandi giri, prima di diventare a tempo pieno gregario (tra i migliori al mondo) di Armstrong e Cancellara, giusto per citare i due leader serviti con maggior dedizione. Al Giro 2004 ha vestito per tre giorni la maglia rosa, dovendosi arrangiare praticamente da solo contro una Saeco dominante.

Yaroslav Popovych firma autografi al Giro d'Italia 2004 © leroyaumedelapetitereine.com
Yaroslav Popovych firma autografi al Giro d’Italia 2004 © leroyaumedelapetitereine.com

Ad aprile aveva annunciato il ritiro un altro straniero da tempo trapiantato in Italia, vale a dire Michael Rogers. Nel suo caso la ragione dell’abbandono risiede nei problemi cardiaci emersi nei primi mesi del 2016, che gli impedivano di continuare l’agonismo ad alto livello. L’australiano è stato per alcune stagioni l’incontrastato dominatore delle cronometro, portandosi a casa tre maglie iridate della specialità fra 2003 e 2005 (la prima a seguito della squalifica di David Millar). La riconversione a uomo da grandi giri non è andata a buon fine, con il sesto posto (ex post) al “dealpinizzato” Giro d’Italia 2009 come apice. Tuttavia quel giovane visto per la prima volta con la maglia Mapei si è costruito un palmares di tutto rispetto: oltre alle gioie mondiali sono arrivate ulteriori diciannove vittorie, fra cui il Tour Down Under e la Deutschland Rundfahrt. L’anno migliore il 2014 dove ha fatto sue due tappe al Giro (Savona e Zoncolan) e una al Tour (Bagnères-de-Luchon). Sempre considerato fra gli intellettuali del gruppo, Rogers gestisce il Riis-Seier Project che, fra le altre cose, punta a far rientrare il plurititolato tecnico danese nel World Tour.

Michael Rogers in posa con la terza maglia iridata © Tim De Waele
Michael Rogers in posa con la terza maglia iridata © Tim De Waele

Vansummeren e quella benedetta Roubaix, Sergent e quella maledetta Ronde
Il medesimo problema che ha afflitto l’aussie ha costretto allo stop definitivo Johan Vansummeren: il belga, fermatosi al Tour of Oman, ha invano provato per tutta la primavera a rientrare con la maglia AG2R La Mondiale prima di annunciare in conferenza stampa il ritiro. Il lugagnone fiammingo è ricordato soprattutto per la sorprendente vittoria alla Paris-Roubaix 2011 nella quale ha sfruttato alla perfezione il gioco di squadra in casa Garmin, con Hushovd a coprirgli le spalle; la classica francese è stata una delle quattro affermazioni da professionista del trentacinquenne, con l’accoppiata tappa e classifica al Tour de Pologne 2007 e la Duo Normand 2011.

Johan Vansummeren bacia la pietra della Roubaix © Getty Images
Johan Vansummeren bacia la pietra della Roubaix © Getty Images

Sempre nel team savoiardo ha smesso anzitempo Jesse Sergent: il ventottenne neozelandese ha visto la carriera, nella quale si è mostrato come specialista delle cronometro, rovinata alla Ronde van Vlaanderen 2015, quando venne buttato a terra da un’ammiraglia tecnica Shimano. Si frattura “solo” una clavicola, ma da allora non è più capace di ripetere il rendimento mostrato precedentemente. Attivo anche come pistard, Sergent da professionista su strada ha vinto in otto occasioni; l’anno più prolifico è stato il 2011 quando si impose cinque volte, ossia nella crono all’Eneco Tour, nella crono e nella generale della Driedaagse van West Vlaanderne e nella crono e nella generale del Tour du Poitou Charentes.

Jesse Sergent impegnato in nel Mondiale 2014 a cronometro © Graham Watson
Jesse Sergent impegnato in nel Mondiale 2014 a cronometro © Graham Watson

Tjallingii solido gregario, Coppel capitano mai sbocciato
Ha voluto focalizzare gli ultimi mesi della sua lunga carriera sulla corsa che più ha amato, ossia il Giro d’Italia. Se poi la gara passa per le strade di casa, l’occasione di mettersi in mostra è ancor più ghiotta. E così ha fatto Maarten Tjallingii, gregario vecchio stampo ma con qualche vittoria in saccoccia come tappa e classifica al Tour de Belgique 2006. Il trentanovenne vegetariano, a lungo colonna del Team LottoNl-Jumbo, può vantare anche il terzo posto nella pazza Paris-Roubaix 2011 già sopra menzionata con Vansummeren. La sua ultima immagine da ciclista è stata allo ZLM Toer di giugno, terminato varcando a piedi il traguardo finale.

Maarten Tjallingii conclude così la carriera allo Ster ZLM Toer © Twitter
Maarten Tjallingii conclude così la carriera allo Ster ZLM Toer © Twitter

Con il Tour de l’Ain di metà agosto ha concluso la propria attività Jérôme Coppel: il francese ha smesso a soli trent’anni a causa di un problema (la sindrome di Kienböck) al polso sinistro, che lo ha condizionato negli ultimi tempi. Passato professionista con il fardello di corridore da Tour (ma alla Grande Boucle non è mai andato oltre il tredicesimo posto del 2011), il suo exploit è stata la conquista del bronzo al Mondiale a cronometro 2015, nell’anno in cui si è laureato campione nazionale della specialità. I suoi ultimi timbri nel 2016, trascorso in maglia IAM Cycling, sono stati la cronometro e la generale dell’Étoile de Bessèges; peccato, senza il malanno fisico avrebbe potuto dire ancora qualcosa.

Jérôme Coppel bronzo mondiale 2015 © Tim De Waele
Jérôme Coppel bronzo mondiale 2015 © Tim De Waele

Gli ex biker: Hesjedal e la sorpresa Giro, Péraud e la costanza al Tour
A fine anno ha smesso con l’agonismo Ryder Hesjedal: per tracciare il bilancio del trentacinquenne è inevitabile partire dalla vittoria al Giro d’Italia 2012, dove ha saputo cogliere alla perfezione l’occasione della vita, divenendo il secondo non europeo a vincere la Corsa Rosa. L’ex biker ha caratterizzato la sua carriera per la condotta di gara spavalda, diversamente da quel accade in quest’epoca storica, elemento che ha contribuito a ricevere i favori del pubblico. Per lui una lunga esperienza alla Cannondale prima di una sfortunata annata con la Trek-Segafredo; il bilancio parla di due vittorie alla Vuelta a España, una al Tour of California e del titolo canadese a cronometro nel 2007, oltre a diversi piazzamenti nelle corse a tappe (soprattutto al Giro, sua corsa preferita) e nelle grandi classiche.

Ryder Hesjedal vince a Camperona nella Vuelta a España 2014 © Tim De Waele
Ryder Hesjedal vince a Camperona nella Vuelta a España 2014 © Tim De Waele

Come il personaggio precedente anche Jean-Christophe Péraud si è dedicato con profitto alle ruote grasse, vincendo Mondiali, Europei e titoli nazionali. Il momento di svolta della carriera avviene nel giugno 2009 quando, da trentaduenne amatore, vince il titolo francese a cronometro, e conseguentemente arriva la chiamata nel massimo circuito da parte della Omega Pharma-Lotto prima e poi dell’AG2R La Mondiale, con il quale ha disputato sei stagioni. Il risultato di maggior prestigio è il secondo posto ottenuto a trentasette anni suonati al Tour de France 2014 grazie ad una condotta di gara accorta. Numerosi i piazzamenti nelle corse di una settimana e cinque vittorie complessive, tutte nella madrepatria: due Critérium International (con una tappa) e due frazioni al Tour du Méditerranéen, entrambe sul Mont Faron.

Jean-Christophe Péraud sugli Champs-Élysées © AFP
Jean-Christophe Péraud sugli Champs-Élysées © AFP

Schleck, da gregario a spalla a invisibile. Fédrigo e il fiuto per le vittorie
La sua è stata una (lunga) carriera segnata dal “vorrei ma non posso”: Fränk Schleck verrà ricordato di più come “fratello di” piuttosto che come atleta dai risultati più che buoni. Un Amstel Gold Race nel 2006, un Tour de Suisse nel 2010, un Giro dell’Emilia nel 2007, cinque titoli nazionali in linea, due tappe al Tour de France, una alla Vuelta a España ed altre otto vittorie per il trentaseienne lussemburghese, che con Andy ha rappresentato una coppia temibilissima nelle prove vallonate e alla Grande Boucle, salendo sul terzo gradino del podio sugli Champs-Élysées in compagna del fratellino, evento mai successo prima del 2011. Nelle ultime stagioni, inframezzate da uno stop di un anno per una discussa positività, pochissimi squilli e tantissime controprestazioni e cadute, elemento costante della sua carriera (particolarmente paurosa quella al Tour de Suisse 2008, fortunatamente senza alcuna conseguenza).

Fränk Schleck vince l'Amstel Gold Race © Tim De Waele
Fränk Schleck vince l’Amstel Gold Race © Tim De Waele

Il più noto transalpino, Péraud a parte, a dire adieu è Pierrick Fédrigo: presenza fissa del plotone internazionale dal 2000, il quasi trentottenne ha spesso animato le frazioni interlocutorie degli undici Tour de France a cui ha preso parte, raccogliendo quattro affermazioni. Facilmente riconoscibile anche per il vistoso naso adunco, Fédrigo ha regalato soddisfazioni ai propri datori di lavoro, con la Fortuneo-Vital Concept come approdo finale. Il titolo nazionale in linea 2005, il GP de Plouay 2008 (beffando in uno sprint a due Ballan), il Critérium International 2010 ed altre diciotto successi tutti in patria, con l’eccezione di una frazione alla Volta a Catalunya 2008.

Pierrick Fédrigo vince a Pau nel Tour de France 2010 © Luke Laissac
Pierrick Fédrigo vince a Pau nel Tour de France 2010 © Luke Laissac

Le meteore: Goss e la Sanremo in faccia a Cancellara, Zaugg e la sparata al Lombardia
Ha brillato per pochissimo, ma in questo frangente è stato capace di costruirsi una bacheca invidiabile: parlare di Matthew Harley Goss vuol dire inevitabilmente iniziare dalla clamorosa vittoria alla Milano-Sanremo 2011 dove, da spalla di Cavendish, sfrutta le circostanze venutesi a creare precedendo Cancellara e Gilbert. Il feeling con il Belpaese si è riscontrato anche al Giro d’Italia, con una vittoria nel 2010 (Cava de’ Tirreni) e una nel 2012 (Horsens), alla Tirreno-Adriatico, dove nel 2012 a Indicatore ha fatto sua l’ultima vittoria della carriera, e prim’ancora da dilettante nel 2006 quando vinse il GP Liberazione e tappe al Giro Baby e al Giro delle Regioni. Da non dimenticare per il trentenne, visto a sprazzi nel 2016 con la ONE Pro Cycling, anche la conquista della Paris-Bruxelles 2009 e del GP de Plouay 2010.

Matthew Goss vince la Milano-Sanremo 2011 © Tim De Waele
Matthew Goss vince la Milano-Sanremo 2011 © Tim De Waele

Se Goss è stata una meteora, che dire allora di Oliver Zaugg? Probabilmente nella storia non vi è alcun corridore che in tredici anni di carriera abbia vinto una classica monumento e nient’altro. Dopo una carriera da onesto gregario fra Saunier Duval, Gerolsteiner, Liquigas, è nel 2011 con la Leopard-Trek che lo svizzero vive la giornata più indimenticabile. Nel Giro di Lombardia ricordato anche per l’attacco da lontano di Nibali, Zaugg scatta attorno ai meno 10 km, iniziando una cavalcata incredibile solitaria verso Lecco. Proprio la Classica delle foglie morte è stata la sua ultima esibizione, con un ritiro a trentacinque anni dovuto agli scarsi risultati degli ultimi anni (nei quali è stato anche condizionato da vari problemi fisici).

Oliver Zaugg esulta al Giro di Lombardia 2011 © Riccardo Scanferla
Oliver Zaugg esulta al Giro di Lombardia 2011 © Riccardo Scanferla

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