Tutta la felicità di Gioele Bertolini all'arrivo del Tricolore cross 2017 © Bettiniphoto
Tutta la felicità di Gioele Bertolini all'arrivo del Tricolore cross 2017 © Bettiniphoto

Spallate e derapate, il Tricolore di Gioele Bertolini

Con le buone e con le cattive il valtellinese batte Marco Aurelio Fontana a Silvelle di Trebaseleghe. Podio completato da Luca Braidot

Non c’era la neve e non c’era il fango; c’era il ghiaccio, però, e soprattutto c’era tanta, tanta, tanta adrenalina. Soprattutto nel finale del Campionato Italiano di ciclocross, in quel di Silvelle di Trebaseleghe. Una gara vissuta a lungo – nella fase centrale – sul dualismo tra Marco Aurelio Fontana e il campione uscente Gioele Bertolini, e poi riarricchitasi nell’ultimo giro di altri protagonisti, a rendere il tutto più incerto.

Ma è inutile girarci intorno, quel che ha entusiasmato la folta platea sul circuito di gara è stato il duello rusticano che si è consumato, proprio all’ultimo giro, tra i due dominatori annunciati, appunto Fontana e Bertolini. Due crossisti forti e imperfetti, che hanno osato e sbagliato in egual misura, e alla fine ha vinto uno (Gioele) così come avrebbe potuto vincere l’altro; certo per il valtellinese si tratta di un successo pieno di sostanza, una di quelle vittorie che danno gioia non solo per quel che rappresentano (in questo caso, un titolo tricolore élite), ma anche e soprattutto per come vengono ottenute.

 

Bertolini e Fontana protagonisti annunciati
La corsa è iniziata nel segno di Luca Braidot, che nel primo giro ha allungato andando a prendere un margine che ha conservato fino all’inizio del quarto (nove le tornate in totale). Alle spalle del friulano si è composta abbastanza presto una coppia inseguitrice formata da Fontana e Bertolini, mentre più indietro prendeva corpo una discreta prestazione di Stefano Capponi.

Al quarto giro Braidot ha tentato di saltare in bici una coppia di ostacoli artificiali ma si è disunito sul primo ed è andato giù sul secondo: così facendo (anzi, così cadendo) ha permesso a Bertolini e Fontana di chiudere il gap e di staccarlo sullo slancio. I due hanno proceduto con un buon accordo, poi Gioele al sesto giro è scivolato perdendo qualche metro (era inciampato pure nel primo giro), ma è riuscito a rientrare sull’avversario nella tornata successiva.

I due non hanno però affondato il colpo a quel punto, guardandosi un po’ troppo e facendo prevalere il tatticismo. Buon per chi inseguiva, che infatti è riuscito a chiudere sui battistrada. Nella fattispecie, prima i fratelli Braidot nel corso dell’ottavo giro, poi anche Capponi proprio alla fine della tornata.

 

Un ultimo giro al cardiopalma
L’ultimo giro, come ampiamente anticipato, è stato una storia di fratelli e di coltelli. I fratelli (Braidot) si sono staccati insieme a Capponi nella prima metà del circuito; i coltelli (metaforici) sono volati tra gli altri due. Tre momenti hot: chicane prima dell’argine del fiume Dese, prime spallate tra Bertolini e Fontana che era in testa.

Subito dopo, MAF ha tentato un allungo con un forcing perentorio, ma Gioele non si è fatto intimidire. Tutt’altro: secondo momento hot, dopo che i due erano rimasti soli in seguito al precedente forcing: al termine di un rettilineo erboso, curva a sinistra, Bertolini da dietro si è infilato all’interno affiancando Fontana e spingendolo inevitabilmente (ma senza scorrettezze) verso l’esterno, quasi al di là delle fettucce che delimitavano il percorso.

Marco Aurelio è rimasto in piedi ma ha dovuto impegnarsi per chiudere il piccolo gap che si era formato rispetto all’avversario. Troppo importante prendere in testa l’ultima scalinata prima dell’asfalto conclusivo: e allora, terzo momento hot, stavolta è stato Fontana a forzare in un tornantino, tentando l’entrata interna con staccata al limite o anche oltre. Il Bertolini di uno o due anni fa forse avrebbe mollato, lì, avrebbe lasciato spazio. Il Gioele di quest’anno invece, conscio della propria forza, ha tenuto il punto, s’è fatto di marmo e Fontana gli ha letteralmente sbattuto contro, mentre il valtellinese chiudeva legittimamente la propria traiettoria all’ingresso in curva.

 

Vince Gioele e vincono pure gli organizzatori
MAF è rimbalzato, praticamente cadendo e lasciando campo libero all’altro. Si è rialzato subito ma ormai i buoi erano andati. Vano l’inseguimento disperato, e alla fine un moto di delusione ha preso il bronzo MTB di Londra 2012, tanto che in palese rallentamento in vista dell’arrivo Fontana stava per essere superato da Luca Braidot; il quale però non ha voluto approfittare della situazione, ha rallentato a sua volta e con una pacca sul sedere del blasonato collega gli ha lasciato via libera per l’argento mentre entrambi tagliavano il traguardo. Bertolini, incontenibile nella sua soddisfazione ma quasi incredulo per quanto combinato, era già sommerso dagli abbracci dello staff Selle Italia-Guerciotti.

Giù dal podio, alle spalle di Gioele-Marco Aurelio-Luca, ecco Daniele Braidot, Capponi, Cristian Cominelli, Enrico Franzoi, Thomas Paccagnella, Nicolas Samparisi e Marco Ponta.

Un gran bel finale per una gara organizzata in maniera ottima dalla Silvellese di Mauro Zamprogna, con tanto di diretta streaming sul sito della manifestazione (con commento a tre voci): una novità, quest’ultima, che ci auguriamo non rimanga isolata perché permette – in assenza di diretta televisiva Rai – una diffusione delle immagini anche al di là dei confini nazionali. E chi, dall’estero, oggi si dovesse essere imbattuto nel Campionato Italiano, avrà pensato che la distanza del nostro movimento rispetto a quelli leader d’Europa si sta assottigliando almeno un po’.

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