Domenico Pozzovivo vince a La Punt al Tour de Suisse © Tim De Waele
Domenico Pozzovivo vince a La Punt al Tour de Suisse © Tim De Waele

Salita, discesa, pioggia e un super Pozzovivo

Il lucano dell’AG2R vince il tappone di La Punt ed è il nuovo leader del Tour de Suisse a pari tempo con Damiano Caruso

Nell’ultima settimana del Giro d’Italia uno dei corridori più brillanti del gruppo era stato Domenico Pozzovivo che però non riuscì a cogliere un successo di tappa e alla fine non andò oltre un comunque buon sesto posto in classifica generale: il 34enne lucano dell’AG2R-La Mondiale era uscito bene dalla corsa e lo aveva già dimostrato nelle prime tappe del Tour de Suisse dove si era presentato al via come uno dei possibili favoriti per la vittoria finale. Per regalare alla sua AG2R la prima vittoria stagionale del World Tour, unica ancora a secco tra le 18 formazioni di prima fascia, e per interrompere un digiuno di successi personali che durava da poco più di due anni Domenico Pozzovivo ha scelto una tappa insolita per le sue caratteristiche: la sesta tappa del Giro di Svizzera era sì una frazione di montagna, ma l’arrivo era posto in discesa con i corridori che l’hanno dovuta affrontare sotto un autentico nubifragio. Ma Pozzovivo oggi è stato più forte di tutto.

La prima ora senza fuga
La tappa di oggi, lunga 166.7 chilometri, era partita senza il più illustre dei reduci del Giro d’Italia: l’olandese Tom Dumoulin, infatti, aveva provato a schierarsi al via di questo Tour de Suisse ma in occasione del primo arrivo in salita è stato evidente per lo stato di forma del capitano della Sunweb non era quello di qualche settimana fa e così ha preferito fermarsi. Ancora una volta la partenza è stata molto veloce e c’è voluta praticamente un’ora di battaglia per assistere alla nascita della fuga.

Dopo una media di 46 km/h nel tratto iniziale in pianura, gli attaccanti sono riusciti ad evadere dal gruppo sfruttando le primissime rampe della salita Hors Catégorie del San Bernardino: a prendere il largo sono stati Jan Bakelants (AG2R), Tomasz Marczynski e Bart de Clercq (Lotto Soudal), Simone Petilli (UAE Team Emirates), Antonio Pedrero (Movistar), Michael Woods (Cannondale), Ondrej Cink (Bahrain), Carlos Verona (Orica) e Philip Deignan (Sky), poco dopo poi è rientrato anche il russo Matvey Mamykin (Katusha). Al gran premio della montagna posto al km 66.5 il ritardo del gruppo maglia gialla, ristretto ad una sessantina di unità, era di 1’55”.

Bakelants minaccia la maglia gialla
I dieci battistrada hanno toccato il loro massimo vantaggio lungo in falsopiano in discesa del San Bernardino quando al rifornimento fisso posto al chilometro 90 il gruppo principale è stato cronometrato a 2’40”: questo ha portato il belga Jan Bakelants a pedalare alcuni chilometri come leader virtuale del Tour de Suisse visto che ad inizio giornata occupava il 14° posto in classifica generale a 2’21” da Damiano Caruso.

Proprio la presenza la davanti di Jan Bakelants, che poteva anche svolgere il punto d’appoggio per due uomini d’alta classifica come Pozzovivo e Frank ha spinto il gruppo a non lasciare troppo spazio: ecco quindi il motivo per cui la fuga non è riuscita a guadagnare terreno. In gruppo è stata la BMC del leader Damiano Caruso a mettersi in testa per tenere i fuggitivi sotto controllo e questo è costato diverse energie ai rossoneri che poi non sono riusciti a rendere come speravano nei momenti topici della tappa. Intanto a 30 chilometri dall’arrivo Bakelants, Cink, De Clercq, Deignan, Mamykin, Mareczynski, Pedrero, Petilli, Verona e Woods aveva solo un minuto e mezzo di vantaggio, un gap che poi è sceso ancora a 1’15” ai meno 27 chilometri.

Woods stacca tutti gli altri fuggitivi
A quel punto davanti hanno rotto gli indugi e Simone Petilli è stato il primo ad accelerare approfittando di un tratto più ripido poco prima che iniziasse la salita vera e propria verso l’Albulapass: al giovane scalatore italiano della UAE Team Emirates hanno risposto Jan Bakelants, Ondrej Cink e Michael Woods, e proprio il canadese della Cannondale-Drapac ha poi allungato da solo in contropiede dando il via ad una sorta di cronoscalata individuale che l’ha visto resistere alla grande nel confronto diretto con il gruppo dei migliori.

Da dietro intanto c’è stato il contrattacco di Jan Hirt (CCC Sprandi), prima con Tao Geoghegan Hart (Sky) e poi da solo, che uno ad uno è andato a riprendere e superare tutti i componenti della fuga iniziale ad eccezione di Woods. La BMC intanto ha proseguito con il suo ritmo regolare in testa al gruppo maglia gialla senza badare molto a ciò che le avveniva attorno: in questa fase il gruppo dei migliori ha addirittura perso 30″ nei confronti di Woods che, solitario al comando della tappa, era riuscito a portare il suo vantaggio a 1’45”.

Caruso da solo marca tutti gli attacchi
Quando l’ultimo uomo della BMC ha esaurito il proprio lavoro in appoggio di Damiano Caruso mancavano ancora 19 chilometri al traguardo, quasi 10 di salita, ma la cosa peggiore per il ragusano era che il gruppo dei migliori era ancora forte di una ventina di corridori: per la maglia gialla il rischio era quindi quello di ritrovarsi invischiata nella stessa situazione che pochi giorni fa è costata a Richie Porte la vittoria finale al Criterium del Delfinato quando il tasmaniano, costretto a fare tutto da solo, ha avuto un attimo di appannamento e non è riuscito a seguire gli attacchi dei rivali.

Caruso ha quindi deciso di prendere l’iniziativa in prima persona ed è stato lui stesso a tentare un allungo per scremare il gruppetto e poter quindi controllare la situazione con più facilità: Marc Soler e Domenico Pozzovivo sono stati i più lesti a rispondere ma in poche pedalate si sono riaccodati anche tutti gli altri ed il drappello dei migliori è rimasto abbastanza numeroso. Lo scatto di Caruso, però, ha dato il via ad una fase di corsa fatta di tanti cambi di ritmo a cui però nessuno è riuscito a dare continuità: uno dei più attivi è stato lo spagnolo Ion Izagirre che nell’arrivo in salita di Villars-sur-Ollon aveva detto addio alle ambizioni di vittoria finale a causa di problemi di allergia, ma che oggi aveva tanta voglia di riscattarsi.

Questi chilometri di accelerazioni e rallentamenti, con Caruso sempre pronto a seguire tutti, hanno fatto soffrire lo sloveno Simon Spilak la cui condizione fisica oggi non era la stessa del precedente arrivo in montagna: lo sloveno della Katusha-Alpecin ha perso contatto una prima volta ai meno 15 km assieme a Matthias Frank ma è riuscito a rientrare dopo un breve inseguimento, un chilometro più avanti però è stato uno scatto molto deciso di Steven Kruijswijk a mettere in croce le gambe di Spilak che stavolta si è trovato costretto a gestire il resto della salita da solo.

Pozzovivo fa il vuoto a 3 km dalla vetta
A poco più di 12 chilometri dall’arrivo ed a tre dal gran premio della montagna, è arrivato l’allungo di Domenico Pozzovivo quando Michael Woods era ancora in testa con 40″ di vantaggio sugli inseguitori che intanto avevano raggiunto anche Hirt: l’azione del 34enne lucano non ha lasciato scampo ai rivali, nessuno dei quali è riuscito a tenergli la ruota. Il vantaggio di Pozzovivo sugli altri uomini di classifica è cresciuto pedalata dopo pedalata ed allo stesso tempo è calato il distacco nei confronti di Woods la cui pedalata era comunque ancora molto buona nonostante la lunga fuga ed il fatto che fosse da solo in testa da una quindicina di chilometri.

Domenico Pozzovivo è riuscito ad andare a prendere il canadese della Cannondale proprio al gran premio della montagna dove il ritardo degli inseguitori, compreso Spilak che a fatica era riuscito a tornare sotto, era stato cronometrato in 28″: a questo punto il lucano era il leader virtuale del Giro di Svizzera, anche senza bisogno di andare a guadare gli abbuoni. I primi tre chilometri di discesa in realtà erano soprattutto un falsopiano con la strada che scendeva in maniera impercettibile, ma per Pozzovivo sono stati importanti un paio di cambi ricevuti da Woods per non far avvicinare troppo gli inseguitori tirati soprattutto da Caruso e Kruijswijk, gli unici due corridori che a inizio giornata precedevano Pozzovivo in classifica generale.

Pozzovivo stacca Woods in discesa e va a vincere
Quando è iniziata la vera discesa sulla corsa si è abbattutto un vero e proprio nubifragio che ha reso molto più difficile un strada che già di suo era abbastanza tecnica tra curve e tornanti. Woods ha palesato tutti i limiti di un corridore che si è avvicinato in tarda età al ciclismo e sul bagnato ha sofferto tantissimo staccandosi da Pozzovivo, non proprio un discesista modello, e finendo poi arrittura decimo superato dagli altri uomini del gruppo inseguitori. Pozzovivo invece si è difeso molto bene e non solo ha staccato Woods, ma è anche riuscito a difendersi dalla rimonta di Ion Izagirre, Rui Costa e Matthias Frank che si erano avvantaggiati nel tratto più tecnico.

Alla fine Domenico Pozzovivo ha tagliato il traguardo con 4″ di vantaggio su Rui Costa, Izagirre e Frank nell’ordine, a 12″ sono arrivati Simon Spilak e Steven Kruijswijk, mentre Damiano Caruso nel finale ha pagato un po’ di stanchezza non riuscendo a rilanciare l’andatura e ha perso 15″ nei confronti di Pozzovivo. Al distacco al traguardo si sono aggiunti i 10″ di abbuono conquistati dal leader dell’AG2R La Mondiale, e così i due italiani si sono ritrovati in testa alla classifica con lo stesso: in questi casi la discriminante è rappresentata dai centesimi di secondo del prologo a cronometro che hanno premiato Pozzovivo che così oltre alla vittoria di tappa ha conquistato anche la maglia gialla.

Domani si arriva a Sölden
Dietro ai due italiani la classifica resta comunque apertissima: Steven Kruijswijk è a 13″, Simon Spilak a 22″, Matthias Frank a 23″, Marc Soler a 35″, Rui Costa a 54″, Mikel Nieve a 1’19”, Pello Bilbao a 1’42” e Valerio Conti a 3’02”. Domani in programma c’è un’altra tappa fondamentale in ottica classifica perché l’arrivo sarà posto in cima alla durissima salita che condurrà i corridori ai 2780 metri del ghiacciaio di Sölden, in Austria: gli scalatori puri come Domenico Pozzovivo dovranno approfittarne per non rischiare di arrivare alla cronometro finale in una situazione sfavorevole.

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