Mikel Landa e Alberto Contador impegnati nella Saint Girons-Foix © ASO - Pauline Ballet
Mikel Landa e Alberto Contador impegnati nella Saint Girons-Foix © ASO - Pauline Ballet

Mikel, Nairo, Alberto e il piacere dell’eversione

Landa, Quintana, Contador: tre attaccanti di lusso, tre scenari diversi per il prosieguo di Tour

Un gregario per forza ma non per scelta; un capitano che puntava alla storia ma che si ritrova con un pugno di mosche; un vecchio leone, agli ultimi ruggiti, che non vuole smettere di lottare. Mixate un po’ e avrete l’identikit dei tre protagonisti della tappa odierna. Mikel Landa, Nairo Quintana e Alberto Contador non sono, con varie sfumature, certo, soddisfatti di come sia trascorsa la prima metà di Tour de France. E ora che si sta per entrare nella settimana conclusiva vogliono, disperatamente, lasciare una traccia, per dire, al proprio team in un caso o al proprio morale negli altri due, “io ci sono”.

Landa, il ribelle usato come arma tattica
Partiamo dalla fine. Durante la sessione di interviste con gli inviati delle radio spagnole, all’affermazione del giornalista «Ti vedo come leader del Team Sky», lui risponde «Vedi male». La motivazione? La rivela sempre lui: «La gamba è quella buona. Quello che mi manca sono i gradi di capitano». Mikel Landa è così, uno spirito libero che non ha timore dei rimbrotti. Già alla vigilia del Giro d’Italia si era distinto in tal senso, affermando di non voler più ripetere quanto successo nella penultima tappa del Giro 2015, quando si fermò diligentemente per attendere il compagno di squadra Aru, perdendo la possibilità di conquistare la tappa e, contemporaneamente, di salire sul secondo gradino del podio.

Due anni dopo, stessa storia, ma maglia (e corsa) diversa per il basco. Che pare essere il miglior scalatore di questa Grande Boucle, quantomeno appaiato all’ex compagno (e magari prossimo? chissà) sardo. Utilizzato in apertura in marcatura su Contador (non asfissiante come Gentile su Maradona, ma quasi), l’alavese non fornisce cambi fino a metà del Col d’Agnes; è qui, allo scollinamento, che si instilla il barlume del sogno giallo. Il gruppo transita con quasi 2’40” di ritardo; ciò vuol dire che lui, settimo al mattino a 2’55” dal capoclassifica, rientra prepotentemente in gioco per l’obiettivo massimo.

Sfiora la virtuale maglia gialla, mentre dietro inseguono proprio i suoi
E la situazione potrebbe farsi ancor più rosea, dato che in discesa il terzetto in cui veleggia il compagno di squadra Michal Kwiatkowski quasi li raggiunge. Ma il collega d’avventura Contador la pensa diversamente, dando così sfogo ad una delle sliding doors di giornata: come si sarebbe comportato il polacco (o meglio, che cosa avrebbe deciso l’ammiraglia), in caso di rientro? Tirare a tutta o stare a ruota? Il dubbio ce lo teniamo, con Landa che prosegue e, dopo essere stato raggiunto dalla coppia di inseguitori, si impegna a fondo in discesa per tenere alta l’andatura.

Tutto bene, ma con un “ma” grande come una casa: se Landa davanti tira, perché dietro compie il medesimo lavoro Kwiatkowski? La risposta logica è che altrimenti si sarebbe rischiato di riportare prepotentemente in classifica Quintana, lo spauracchio numero uno della vigilia. E ci può tranquillamente stare. Quello che stona riguarda il fatto che, davanti, non è il colombiano a sobbarcarsi la mole maggiore, quanto il basco stesso.

Rientra in classifica, ma sempre a disposizione di Froome (vero, Mikel?)
Il risultato è che Landa, giunto quarto al traguardo, rientra a far parte dell’avanguardia della classifica, quinto con soli 69″ di distacco da Aru. E Froome sempre a 6″, dando così alla formazione più forte della corsa la possibilità di giocare con due pedine. Che, al di là di quanto ufficialmente viene affermato, non partono sullo stesso piano: da una parte il leader unico, già tre volte vincitore della corsa e capitano, con stipendio di quasi 5 milioni di € fino al 2020.

Dall’altro uno che in dieci grandi giri disputati è giunto solamente una volta in top 10 (come detto 3° al Giro 2015) e che quasi certamente leverà le tende dopo due stagioni con poca affinità con il modo di essere e di pensare della rigidissima armata britannica. Quel che è certo è che da domani l’ex Euskaltel non può più essere lasciato andar via tranquillo, senza accenno di reazione. Il Team Sky gongola, per ora. Ma se Froome in uno di questi giorni sarà al gancio, cosa verrà deciso: tutti per Chris e Chris per tutti, oppure libertà di far da sé? La risposta di Landa, neanche velatamente, già la si conosce.

Quintana c’è, almeno. Ma non darlo per morto prima di Parigi
Ieri sembrava la resa definitiva, con quell’emblematica uscita dalla fila sul Peyresourde quando erano ancora tre i vagoncini a disposizione dell’allora maglia gialla. Oggi, invece, Nairo Quintana ha mostrato carattere e voglia di riprendersi dalla mazzata morale della prima sfida pirenaica, dopo quella subita nella frazione del Giura. Perso il treno buono Barguil-Contador-Landa, il colombiano decide di passare all’attacco nelle prime rampe del Col d’Agnes, sfruttando il lavoro di Carlos Betancur (il meno peggio di una Movistar francamente insufficiente). Con lui altri elementi, ma è il solo Kwiatkowski che riesce a rimanere con lui.

Dopo aver ripreso, in momenti separati, Barguil e Contador-Landa, Naironman dà un contributo al buon esito dell’azione. Nello sprint, di certo non il pezzo forte della casa, riesce ad acciuffare il secondo posto, che vuol dire 6″ di abbuono. Le cose in classifica sono cambiate fino ad un certo punto, visto la posizione (l’ottava) rimane sempre la stessa; è sceso il distacco, ora di 2’07” da Aru.

Ma quali sono le prospettive per il prosieguo di Tour in chiave vittoria finale? Analizzando i dati effettuali, Quintana si è staccato in tre delle quattro tappe di montagna disputate. Anche oggi, pur con lo spirito volitivo, non è certamente sembrato quel feroce dominatore delle salite che è nei giorni migliori. La situazione di classifica è ancora decisamente aperta, e le frazioni alpine paiono discretamente adatte alle caratteristiche del boyacense. (Molto) probabilmente non sarà lui a vincere la corsa, e, a quanto si è visto sinora, anche un posto sul podio appare non così scontato. Mai, però, tagliarlo fuori prima del previsto.

Contador, ovvero gli anni passano, il fisico sfiorisce, la voglia resta
Per lui, invece, la speranza di salire sul podio è andata a farsi benedire ancora una volta. Esattamente per la quinta volta consecutiva. Ma l’Alberto Contador visto nella minitappa pirenaica ha mostrato quelle doti che anche i detrattori più incalliti gli attribuiscono: il coraggio di provare da lontano, la tenacia nel cercare di ribaltare le situazioni avverse, la grinta nel non mollare mai. Non si alza sui pedali come faceva un tempo, e probabilmente el baile non sarà mai più vibrante come in passato. Però, oh, questo non si arrende.

Salta su dal gruppo pochi metri prima dello scollinamento sul Latrape; poi, con Landa incollato alla sua ruota, pedala a testa bassa sull’Agnes (dove il connazionale inizia a dare qualche cambio) e anche già dall’Agnes. Qui fa di tutto, riuscendovi, per impedire il rientro del trio di inseguitori; due di essi vi rientreranno nella parte conclusiva del Mur de Péguère, lì dove il madrileno pare con il fiato corto.

Nel finale punta tutto, ovviamente, a conquistare il successo; entra per primo nel tornantone finale, ma all’esterno lo scaltro Barguil lo supera, così come Quintana sulla linea bianca. Terzo posto che gli permette di rientrare in top 10, agguantando l’ultima posizione, a 5’22” da Aru. Sul podio ci è salito, per ritirare il meritatissimo numero rosso di combattivo. E, davanti ai flash dei fotografi, era emozionato. Perché sa anche lui che il Tour rimane, anche quest’anno, il sogno proibito. E di occasioni per riprovarci non ce ne saranno più.

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