Tomasz Marczynski vince a Sagunt alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport
Tomasz Marczynski vince a Sagunt alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport

A Sagunt Marczynski inserisce il rapporto giusto

Vuelta a España, per il secondo giorno va in porto la fuga. Contador va all’attacco, Froome non cede mai. Bardet esce di classifica

La sesta tappa della Vuelta a España sembra offrire il terreno ideale per un arrivo in volata a ranghi più o meno ristretti considerando i 36 chilometri che separavano l’ultimo gran premio della montagna dal traguardo, altrimenti poteva nuovamente esserci spazio per una fuga da lontano tenuta a bada senza grossi patemi dal gruppo: alla fine invece è uscita fuori una tappa combattutissima, anche più di quanto avrebbero potuto giustificare le strategie tattiche, e corsa a tutta fin dal primo chilometro; anche i big si sono mossi e ci sono stati anche alcuni cambiamenti in classifica. Alla fine a Sagunto la vittoria se la sono giocata tre fuggitivi in volata: ad esultare è stato l’esperto polacco Tomas Marczynski, 33enne della Lotto Soudal che era uscito bene dal Giro di Polonia e che oggi ha colto il successo più importante della sua carriera.

Grande bagarre, vanno in fuga in 37
Fin dalla partenza si respirava aria di fuga e quindi, come sempre accade in queste situazioni, era lunghissima la lista di coloro che hanno provato a centrare l’azione giusta. I primi 30 chilometri della tappa sono stati una lunga e veloce sequenza di scatti e controscatti che non hanno portato a nulla: in un paio di tentativi appena più concreti hanno visto come protagonisti prima Valerio Agnoli (Bahrain-Merida) e poi Daniel Oss (BMC), ma il gruppo è tornato sotto molto rapidamente.

Un leggerissimo dislivello nel passaggio dall’abitato di Onda al chilometro 32 è stato il trampolino che serviva agli attaccanti per mettere spazio tra loro ed il gruppo: inizialmente sono andati via in 11, ma nel tempo in cui si sono contati erano già diventati 18. Avendo letto le intenzioni del gruppo, nei chilometri successivi molto corridori si sono lanciati all’inseguimento del gruppo di testa che quindi strada facendo è diventato sempre più folto: al gran premio della montagna di terza categoria dell’Alto de Alcudia de Veo (km 48) il drappello dei battistrada era quindi diventato di ben 37 unità. Nella lista dei nomi si contavano ben quattro uomini dell’Astana, poi Jarlinson Pantano (Trek), Giovanni Visconti (Bahrain), tre Movistar, Damiano Caruso (BMC), Jungels, Mas e Trentin per la Quick-Step, Cesare Benedetti (Bora), Davide Villella (Cannondale), Tomasz Marczynski (Lotto), George Bennett (LottoNL), David Arroyo (Caja Rural) e tanti altri.

La Sky controlla ma non lascia spazio
Tra i fuggitivi il più vicino alla maglia rossa di Chris Froome era il murciano Luis León Sánchez dell’Astana che era 28° a 3’24”, un ritardo non particolarmente elevato ma certo una grossa minaccia anche nel caso in cui avesse preso la testa della classifica con un paio di minuti di margine. Il Team Sky però si è messo davanti e ha tenuto un ritmo elevato ma regolare: in salita perdevano qualcosa, in pianura ed in discesa tornavano a guadagnare sensibilmente e per questo Sánchez non è mai neanche riuscito ad essere maglia rossa virtuale.

Sulla salita del Puerto de Eslida, mentre Villella si andava a prendere il secondo gran premio della montagna rafforzando la propria leadership nella classifica della maglia a pois, il gruppo di testa ha perso qualche vagoncino tra cui il vincitore di ieri Lutsenko e gli italiani Caruso e Trentin: davanti erano rimasti in 28, ma dopo aver avuto anche tre minuti di vantaggio, lungo la discesa il Team Sky si era riavvicinato a soli due minuti.

Ci provano Jungels e Monfort
La terza salita di giornata era l’Alto de Chirivilla con Atapuma che in cima è riuscito ad anticipare Villella. Lo scenario di corsa, però, è cambiato dopo il gran premio della montagna perché, poco oltre metà percorso, Bob Jungels (Quick-Step Floors) e Maxime Monfort (Lotto Soudal) si sono avvantaggiati sul resto della fuga: approfittando di un terreno tutto in leggera discesa i due hanno avuto anche 55″ di vantaggio sugli inseguitori con il gruppo sempre tirato dalla Sky a 2’10”.

Al plotone sarebbe bastata un’accelerazione decisa per andare a prendere i 26 uomini del secondo gruppo, ma invece sono stati proprio loro a cambiare passo grazie al lavoro dell’Astana e di Chernetsky in particolare: ai piedi del Puerto del Oronet a 68 chilometri la fuga si è ricompattata, seppur con qualche pezzo in meno (tra cui Villella), ed il plotone era stato ricacciato indietro a 2’25”.

Alberto Contador fa esplodere la corsa
Sulla salita del Puerto del Oronet il copione è stato lo stesso di quelle precedenti: la Sky con il suo ritmo regolare ha perso terreno rispetto ai battistrada scivolando nuovamente a tre minuti, poi in discesa Stannard, Knees e Puccio si sono andati a riprendere i 40″ lasciati per strada in precedenza. E così si è arrivati al punto chiave di questa sesta tappa, il Puerto del Garbí: complessivamente la salita misurava 9.3 chilometri al 5.3% di pendenza media, ma all’inizio era poco più di un falsopiano, ma dal quinto al settimo chilometro le rampe erano costanti al 12%, un vero e proprio muro.

Sul Puerto del Garbí ci si aspettava selezione viste le pendenze, ma non una battaglia tra gli uomini di classifica vista la tanta pianura che poi avrebbero incontrato per andare al traguardo. Ma quando in gruppo c’è Alberto Contador non si può mai sapere: il madrileno della Trek-Segafredo ha fatto fare un piccolo forcing al suo compagno di squadra Peter Stetina, poi sul muro è entrato in azione lui in prima persona con una progressione che ha sgretolato il gruppo. L’azione di Contador ha fatto più male del previsto, sia perché inaspettata, sia perché non è stato uno scatto secco a cui i rivali avrebbero potuto anche non rispondere lasciando fare: Chris Froome si è incollato alla sua ruota, ma nelle prime posizioni c’erano anche Esteban Chaves, Vincenzo Nibali, Tejay Van Garderen e un ottimo Carlos Betancur; non c’era invece Fabio Aru che subito si è fatto sorprendere un po’ arretrato e poi è apparso abbastanza sofferente nel tentativo di chiudere il piccolo buco che si era creato.

Solo Froome tiene Contador, sfortunati Van Garderen e Betancur
Sul finire del muro Contador ha trovato al suo fianco il compagno di squadra Jarlinson Pantano e la coppia della Trek-Segafredo ha piazzato un’altra brutale accelerazione: assieme a loro sono rimasti solamente Chris Froome, Tejay Van Ganrderen, Carlos Betancur e lo sloveno Jan Polanc che faceva parte della fuga e che poi è stato molto bravo a resistere. Stavolta anche Chaves e Nibali sono stati costretti ad alzare bandiera bianca, o forse più saggiamente hanno evitato di fare un fuorigiri troppo intenso che tanto non avrebbe portato a molto: dietro al gruppetto Contador-Froome gli altri uomini di classifica si sono ricompattati, hanno perso una quindicina di secondi al massimo, ma si sono tenuti al loro fianco forze fresche.

Prima del gran premio della montagna c’è stato spazio ancora per un grande colpo di scena: in tratto in leggera contropendenza Tejay Van Garderen è finito a terra rovinosamente trascinando con sé anche il colombiano Carlos Betancur, Chris Froome che era subito davanti all’americano è stato solo sfiorato. Una caduta stranissima quella di Van Garderen, probabilmente dovuta ad una buca che l’ombra degli alberi aveva reso meno evidente: poco prima nello stesso identico punto erano caduti anche Domont e Hansen che erano in fuga. Sfortunato in salita anche lo spagnolo David De La Cruz, caduto pure lui.

I big di classifica si ricompattano
All’inizio della discesa, quindi, con Contador e Froome c’erano solo più Pantano e Polanc: a 15″ il gruppo degli uomini di classifica senza De La Cruz, Van Garderen e Betancur che comunque erano riusciti a riprendere. In testa alla corsa a quel punto, però, c’era ancora la fuga: Enric Mas, Tomasz Marczynski e Pawel Poljanski hanno scollinato davanti a tutti seguiti ad una decina di secondi da Luis León Sánchez ed Antonio Pedrero, il gruppetto maglia rossa invece era distante poco meno di un minuto.

In discesa Contador e Froome hanno ripreso alcuni ex fuggitivi, ma nessuno che potesse dar loro una mano a tenere a distanza gli altri uomini di classifica. Il gruppo dei big si è quindi ricompattato fino a contare una ventina di unità: con Froome c’era solo Poels, Nibali aveva al suo fianco Visconti, Aru era loro ma con Sánchez poco davanti e pronto a fermarsi all’occorenza mentre la Orica-Scott era presente in forze con Esteban Chaves, Adam Yates e Jack Haig. David De La Cruz era nel primo gruppo inseguitore ad una trentina di secondi dai big, ma doveva fare tutto da solo visto che né Miguel Ángel López né Simon Yates potevano dargli una mano; più indietro c’era invece il gruppo di Tejay Van Garderen, un dolorante Carlos Betancur invece è finito con lo sprofondare a quasi dodici minuti.

Poco accordo in gruppo, la fuga resiste
Negli ultimi 20 chilometri in testa alla corsa se ne sono viste di tutti i colori con scelte tattiche e strategiche che in alcuni casi sono apparse davvero poco comprensibili per non dire di peggio. In testa si era formato un quintetto con Enric Mas (Quick-Step), Tomasz Marczynski (Lotto), Pawel Poljanski (Bora), Luis León Sánchez (Astana) e Antonio Pedrero (Movistar), ma il gruppo maglia rossa era distante appena 10″: improvvisamente però l’accordo tra gli inseguitori è venuto a mancare, nonostante un generosissimo Alberto Contador richiamasse vistosamente tutti gli altri motivato dalla possibilità di guadagnare terreno su alcuni rivali.

La fuga ha quindi ripreso un po’ di respiro, ma ai meno 15 chilometri abbiamo vissuto di nuovo la stessa scena dopo il Team Sunweb aveva rimesso i fuggitivi nel mirino: Luis León Sánchez ha tentato un improbabile rilancio ma subito dopo lui e Pedrero si sono fatti riprendere dal gruppetto. A quel punto Marczynski, Mas e Poljanski hanno continuato a spingere anche quando ormai sembravano spacciati, dietro è tornata a regnare la disorganizzazione e così ai meno 10 chilometri il terzetto di testa aveva di nuovo 35″ di vantaggio. Intanto più indietro il gruppo Van Garderen aveva ripreso quello di De La Cruz e soci guadagnando anche sul gruppo maglia rossa: per loro questo finale di tappa poteva essere una mazzata, ma i rivali li hanno graziati e così al traguardo il gap è stato minimo.

Marczynski vince in volata, gli staccati limitano in danni
Alla fine i terzetto di testa è rimasto davanti fino alla fine e si è giocato tutto in volata: i due polacchi non hanno provato ad anticipare Mas, ma giocando d’esperienza hanno costretto il giovane spagnolo ad affrontare in testa tutto l’ultimo chilometro. Nelle ultime centinaia di metri è stato proprio Mas a lanciare la volata, Marczynski non si è fatto sorprendere e lo ha saltato abbastanza agevolmente andando a conquistare la vittoria: Mas ha subito anche la rimonta di Poljanski che ha completato quindi la doppietta polacca al traguardo. In quarta posizione è arrivato un assai confuso Luis León Sánchez che negli ultimi chilometri aveva attaccato nuovamente assieme a Jan Polanc: una gestione assolutamente incomprensibile da parte del murciano che è rimasto beffato per 8″.

Il gruppo maglia rossa è arrivato a 26″ dai primi con Warren Barguil che ha vinto la volata senza niente in palio davanti a Giovanni Visconti, Chris Froome e Fabio Aru, solo undicesimo invece un corridore rapido come José Joaquín Rojas, sicuramente stanco dopo la lunga fuga di giornata. Alla fine chi era rimasto staccato è riuscito a limitare i danni: il gruppetto è arrivato a 43″ da Marczynski regolato da David De La Cruz, in classifica generale si traduce quindi in un distacco di 17″ che sicuramente poteva essere evitato ma che, per come si erano messe le cose ad un certo punto, poteva anche essere molto superiore. Tejay Van Garderen è stato classificato con 3″ in più, ma il suo finale di tappa merita di essere messo in evidenza: come se la caduta non fosse stata abbastanza, l’americano della BMC è stato prima vittima di una foratura, poi mentre stava rientrato è finito nuovamente a terra in una rotonda; di certo quella di oggi non era la sua giornata.

La nuova classifica generale recita quindi Chris Froome ancora in maglia rossa, ma ora secondo è Esteban Chaves a 11″ e Nicolas Roche è salito sul podio provvisorio a 13″; Tejay Van Garderen è scivolato, è proprio il caso di dirlo, in quarta posizione a 30″ seguito da Vincenzo Nibali a 36″, David De La Cruz a 40″ mentre Fabio Aru è settimo a 49″. Sparisce completamente dai piani alti della classifica l’AG2R La Mondiale: anche oggi Domenico Pozzovivo è rimasto accanto a Romain Bardet, ma i due hanno tagliato il traguardo a 6’52” dai battistrada.

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