Sander Armée vince la diciottesima tappa della Vuelta a España 2017 © Photo Gómez Sport
Sander Armée vince la diciottesima tappa della Vuelta a España 2017 © Photo Gómez Sport

L’Armée della gloria. Aru da applausi, Nibali si allontana

Vuelta a España, fuga in porto con vittoria belga. Terzo Visconti, bene De Marchi e Trentin. Il sardo attacca da lontano, il siciliano cede 21″ a Froome

Sempre più indecifrabile, questa Vuelta a España. C’è chi va in netta difficoltà e poi, il giorno seguente, torna alle più consuete cadenze e posizioni. C’è chi è ai titoli di coda di un’avventura bella e ricca di soddisfazioni, ora lontana dalla luna di miele di poche settimane fa, ma vuole mostrare una volta ancora il suo carattere, da orgoglioso e determinato qual è. E c’è chi, dopo un insperato recupero, deve placare il sogno di tornare a vivere quelle stesse emozioni vissute sette anni fa.

L’unico elemento comune della ronda spagnola, ormai, è il buon esito della fuga. Ben nove le azioni partite nei primi km di giornata e terminate con le braccia al cielo per uno dei coraggiosi. Ad essere premiato oggi un gregario di medio cabotaggio, che di soddisfazioni personali non ne aveva finora mai avute.

Primo grande giro non concluso per Monfort. La fuga tarda a partire
Una delle frazioni meno “da Vuelta” dell’edizione 2017 è quella odierna. La Suances-Santo Toribio de Liébana di 169 km non presenta, di fatto, alcun lungo tratto di pianura. Pur avendo solo quattro gpm, tre dei quali di terza e uno di seconda, posizionati tutti nella parte terminale di giornata, la fatica odierna si somma a quelle già accumulate nelle due settimane e mezzo sinora affrontate.

Un solo non partente dalla località marittima cantabrica, vale a dire Maxime Monfort. Il belga della Lotto Soudal interrompe così, per colpa di uno stato febbrile, a diciassette la striscia di grandi giri affrontati e terminati in carriera. Partenza data alle 13.23, con l’ormai classico ritardo che non manca mai. Sin dall’inizio si susseguono gli scatti e i controscatti, con Richard Carapaz (Movistar Team) e Bob Jungels (Quick Step Floors) unici a guadagnare momentaneamente qualche secondo.

In venti all’attacco, ci sono De Marchi, Trentin e Visconti
Per vedere partire l’attacco di giornata bisogna attendere sino al km 50, dopo che la prima ora è trascorsa via a 46.5 km/h di media. Addirittura venti quanti riescono ad avvantaggiarsi. L’iniziatore è Julian Alaphilippe, che trova il compagno di squadra in Quick Step Floors Matteo Trentin. Presenti anche Alessandro De Marchi (BMC Racing Team), Magnus Cort Nielsen (Orica-Scott), José Joaquín Rojas e Marc Soler (Movistar Team), Patrick Konrad (Bora-Hansgrohe), Clément Chevrier e Alexis Gougeard (AG2R La Mondiale), Toms Skujins (Cannondale-Drapac), Antwan Tolhoek (Team LottoNL-Jumbo), Matej Mohoric (UAE Team Emirates), Alexey Lutsenko (Astana Pro Team), Sander Armée (Lotto Soudal), Giovanni Visconti (Bahrain Merida), Jérémy Maison e Anthony Roux (FDJ), Stéphane Rossetto (Cofidis, Solutions Crédits), Aldemar Reyes (Manzana Postobón) e Sergio Pardilla (Caja Rural-Seguros RGA).

Il gruppo, immediatamente, si disinteressa della situazione e lascia carta bianca. Al km 65 il margine è di 5’30”, che sale a 9’15″al km 80 e tocca gli 11′ tondi al km 90. Il trend non cambia minimamente e, all’imbocco del primo gpm di giornata, la ventina di testa possiede 12’55”. In vetta alla Collada de Carmona (km 109.5) transita per primo Rojas. Il gruppo se la prende ancor più comoda, e il gap supera per la prima volta la barriera dei 13′.

Il Team Katusha-Alpecin prova l’azzardo da lontano, ma dura lo spazio di un paio di km
Nella discesa prova ad allungare Maison mentre due connazionali perdono terreno: sia Rossetto che Alaphilippe rimangono attardati, riuscendo a riportarsi sotto poco prima dell’inizio dell’ascesa seguente, la Collada de Ozalba. Tra i battistrada non succede nulla, e Trentin transita per primo (vetta al km 126) con la volontà di aumentare l’andatura in discesa. Ben diversa, invece, la sceneggiatura in gruppo.

Nelle prime rampe di salita, il Team Katusha-Alpecin passa in blocco nelle prime posizioni ed accelera il ritmo, tanto che cinque elementi della compagine di matrice russa guadagnano alcune decine di metri. Fra di loro vi è, ovviamente, Ilnur Zakarin, che prova così a fiaccare la resistenza dell’avversario diretto per il terzo gradino del podio, ovvero sia Wilco Kelderman. Ma la mossa degli uomini di José Azevedo appare subito mal calcolata, data la distanza dal traguardo e la mancanza risposta delle altre formazioni. E così, i russi, vengono riassorbiti da un gruppo che viaggia finalmente a buona velocità.

Aru attacca e se ne va, Contador ci prova ma viene marcato
E nel quale fa molta fatica Esteban Chaves. Il colombiano, attorniato dai compagni della Orica-Scott, vive il terzo giorno critico di fila, perdendo subito le ruote e pedalando in maniera poco consona alle sue caratteristiche. I movimenti nella parte anteriore del plotone non cessano, con Luis León Sánchez (Astana Pro Team) che si avvantaggia di qualche metro. E poco dopo si capisce il motivo dell’azione del murciano.

A circa 45 km dal traguardo attacca Fabio Aru, al quale si incollano Alberto Contador (Trek-Segafredo) e Michael Woods (Cannondale-Drapac). Il Team Sky, come ampiamente prevedibile, non lascia via libera ad un tentativo in cui si trova lo spagnolo e, grazie al lavoro di Gianni Moscon, riporta sotto il gruppo. Aru, però, non ci sta e rilancia l’azione; in quest’occasione al sardo non si accoda nessuno, e anche l’armata britannica non trova obiezioni, dando così un tacito via libera.

Sulla Collada de la Hoz Contador cerca di proseguire la tradizione. Ma Moscon lo ricaccia in gruppo
Di circa 30″ il margine del campione d’Italia allo scollinamento, che aumenta vieppiù con in discesa, raggiungendo rapidamente il minuto. Davanti, nel frattempo, inizia l’ascesa alla Collada de la Hoz, con Armée e Gougeard che vengono raggiunti da Soler, mentre gli altri inseguono poco distante. È proprio lo spagnolo che conquista i 5 punti in palio (km 139.7) dell’unica asperità di seconda categoria.

In gruppo si muovono David De la Cruz (Quick Step Floors) e diversi gregari come Antonio Nibali (Bahrain Merida), Jarlinson Pantano (Trek-Segafredo) e il già citato Sánchez. La presenza del colombiano si spiega con il subitaneo scatto di Contador; il campione di Pinto, al quartultimo giorno di “lavoro” della carriera, ci prova proprio lì dove, nel 2012 ribaltò la Vuelta e dove nel 2002 si fece vedere tra gli under 23 al Circuito Montañes. Con lui prova ad andare via Miguel Ángel López (Astana Pro Team). La risposta, però, è una sola: no pasarán, e a pronunciarla è un Gianni Moscon versione trattore. Il noneso, i cui limiti paiono sempre più sconosciuti, riprende ancora il baldo Contador, garantendo il via libera all’innocuo (e dall’anno prossimo compagno di squadra) De la Cruz.

Aru guadagna, davanti rimangono in due
I battistrada aumentano di numero in discesa: prima si riportano davanti Alaphilippe e Lutsenko, quindi è la volta di De Marchi, Rojas e Trentin. Aru continua a pedalare tutto solo a bagnomaria con un margine che si riduce in salita ma che aumenta in discesa. Questo per l’andatura del gruppo, fattasi più dolce una volta varcato il gpm e ripreso De la Cruz; hanno così possibilità di rientrare diversi staccati, fra cui Chaves e Meintjes.

Aru torna a possedere oltre 1′ di margine sui rivali, toccando all’altezza dei meno 10 km i 90″ di vantaggio. Proprio a questa distanza, 10′ prima, i fuggitivi si sono ulteriormente separati: davanti rimangono i soli Alaphilippe, Armée e Lutsenko, con gli altri che non trovano l’accordo per rientrare. E il trio diventa duo ai meno 4 km, quando il francese della Quick Step Floors, per la seconda volta nello spazio di 60 km, si fa trovare poco attento. Ma se prima era riuscito a rientrare, in questo caso il copione non si ripete.

Armée sfianca Lutsenko e coglie il primo successo in carriera
Formalmente, l’ascesa conclusiva misura 3200 metri. Niente di più falso, dato che per la prima metà si tratta di un semplice falsopiano. La parte dura è l’ultimo km, con pendenza media superiore al 10%. Ed è qui che Armée inizia la sua azione volta a fiaccare la resistenza di Lutsenko. Il belga si alza sui pedali, aumentando sempre più; il kazako prova a tenere, ma ai meno 750 metri cede definitivamente.

È così una parata verso la gloria per Sander Armée, umile lavoratore impiegato dalla Lotto Soudal (a proposito, tre vittorie – tutte di giovedì – senza avere i capitani. Complimentoni) a supporto dei capitani. Per questo ex pattinatore trentunenne è il primo successo da professionista, ottenuto al termine di una stagione in cui si è messo in luce a Dunkerque (secondo in classifica), in Norvegia (quarto in classifica) e al Romandia (sua la graduatoria degli scalatori).

Visconti terzo, nei 10 anche De Marchi e Trentin. La Sky lavora, in tre guadagnano
Secondo posto a 31″ per Alexey Lutsenko (Astana Pro Team) che, per una volta, trova un fuggitivo più in forma di lui (ed è merce rara). Terzo a 46″ un bravissimo Giovanni Visconti (Bahrain Merida), che sta crescendo di condizione. Quindi Alexis Gougeard (AG2R La Mondiale) a 1’02” e il solito José Joaquín Rojas (Movistar Team) a 1’06”. Sesto a 1’19” l’inesauribile Alessandro De Marchi (BMC Racing Team), settimo a 1’21” l’inarrestabile Matteo Trentin (Quick Step Floors), che guadagna pochi ma preziosi punti in chiave maglia verde. Chiudono la top 10 Sergio Pardilla (Caja Rural-Seguros RGA), giunto a 1’21”, Antwan Tolhoek (Team Lotto NL-Jumbo), che paga 1’38”, e Anthony Roux (FDJ), decimo a 1’42”.

Dietro Aru continua la sua bella azione solitaria, ed inizia l’ascesa con 1’10” sul gruppo, nel quale la Trek-Segafredo prova a dare, senza successo, uno scossone. Per qualche centinaio di metri lavora ancora il solito, spettacolare Moscon, prima di passare la mano a Wout Poels. L’olandese seleziona il drappello e lo riduce a pochi elementi, favorendo la frullata di capitan Froome ai meno 700 metri. Con lui rimangono solo in due; se Contador era prevedibile, altrettanto lo era Michael Woods, che su queste pendenze vale i primissimi.

Non c’è Nibali, che paga 21″. López perde 37″. Domani altra fuga?
Chi manca all’appello è Vincenzo Nibali. E anche Froome se ne accorge, e con lui Contador. Il britannico rimane dunque in testa al terzetto prima di ricevere un cambio dallo spagnolo, e assieme vanno fino sul traguardo. Nel rettilineo finale riescono financo a vedere Aru sullo sfondo tagliare la linea bianca in ventesima posizione a 9’56” dal vincitore. Contador, Woods e Froome vi arrivano 10’08” dopo Armée.

Non perdono molto i gemelli diversi Kelderman e Zakarin, che terminano a 10’12”, così come Poels che giunge a 10’15”. Kruijswijk, in crescita in questi ultimi giorni, passa a 10’21” mentre Nibali, raggiunto negli ultimi metri da De la Cruz, vive una giornata difficile, tagliando il traguardo a 10’29”. Il che vuol dire 21″ lasciati sul piatto, esattamente la metà di quelli guadagnati ieri. Ultima salita difficile anche per López, che conclude a 10’45”.

La classifica ora vede Chris Froome comandare con 1’37” su Nibali, 2’17” su Kelderman, 2’29” su Zakarin, 3’34” su Contador, 5’16” su López, 6’33” su Woods e Aru, 6’47” su Poels e 10’26” su Kruijswijk. Domani tracciato interessante nella Caso-Gijón di 149.7 km ma che, verosimilmente, sarà nuovo bottino di caccia per i fuggitivi. Questo perché lo spauracchio Angliru mette paura a molti, se non a tutti. Ma in una Vuelta segnata dall’imprevedibilità, chi si sente di escludere qualche tentativo in uno dei quattro gpm del percorso?

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