Zamparella (a destra) controlla Diego Ulissi negli ultimi metri della volata © Bettiniphoto
Zamparella (a destra) controlla Diego Ulissi negli ultimi metri della volata © Bettiniphoto

Marco Zamparella eroe per un giorno

Vincitore a sorpresa per il Memorial Pantani: il pisano resiste a 145 km di fuga e batte Ulissi allo sprint

Ogni tanto, anche le corse italiane offrono qualche sorpresa, qualche spunto oltre la cortina di prevedibilità che le caratterizza. Ad essere cinici e onesti, a favorire la “corsa pazza” odierna è una cosa non buona, un regolamento della Ciclismo Cup che spinge l’Androni Giocattoli a correre sistematicamente in maniera avulsa al desiderio della vittoria in nome dei punti e della ricerca di un posto al Giro del 2018 (cosa che ormai sembra fatta, tra l’altro): accade dunque che al Memorial Pantani, corsa la maggioranza delle volte decisa in volata, gli attaccanti riesca riescano ad arrivare al traguardo grazie al devoto sacrificio di Egan Bernal e Marco Cattaneo; accade dunque che Diego Ulissi e Marco Zamparella, quest’ultimo reduce da una fuga ancor più lunga, per un totale di 145 km, vengano portati in carrozza al traguardo in volata. La sorpresa è però l’esito finale: non va a vincere il difensore della maglia azzurra qui a Cesenatico e anche a Bergen, nonchè vincitore del Gp Montreal, ma il pisano sconosciuto ai più, quasi 30enne, semiprofessionista che conquista il successo senza dubbio più importante della sua carriera. Mantenendo un certo feeling cabalistico con Marco Pantani, dato che il suo primo successo internazionale è arrivato l’anno scorso alla Vuelta a Venezuela nel giorno del compleanno del campione.

Il “poeta” Zamparella e la sua ballata
Una vittoria così in una gara italiana, dove i corridori che vanno in fuga di solito non hanno le qualità per completare un’azione di 150 km, è più unica che rara, come dicevamo. Accadde quasi 10 anni fa proprio al Memorial Pantani, edizione 2008: si arrivava a Cesena, alla Madonna del Monte, la corsa aveva asperità più vicine al traguardo ed il finale in salita. I compagni di allenamento Enrico Rossi e Luca Celli, corridori locali, andarono in fuga insieme e riuscirono nel tentativo, con Rossi che riusciva da solo a resistere al rientro di Damiano Cunego. Tutt’altra situazione quella odierna, che ha visto protagonista un corridore dalla carriera atipica e condizionata dagli eventi, e anche un personaggio non banale in un panorama spesso popolato da personaggi senza carattere giù dalla bicicletta.

Marco Zamparella è di San Miniato, ed è detto “Il poeta” per la sua velleità nello scrivere poesie. Correva col Pedale Larigiano nel 2009, quando investì in moto un capriolo. Incidente per il quale patì gravi conseguenze alle spalle, che avrebbe recuperato solo dopo un anno. La sua seconda carriera comincia con la Maltinti Lampadari nel 2010, una storia che dura 3 anni e lo porta a conseguire 5 successi, dei quali 4 nel 2012. Non abbastanza per entrare in una grande squadra, ma sufficiente per avere un’occasione nella italio-ungherese Utensilnord di Bordonali. La fiducia è ottimamente ripagata: 4° posto al Gp Nobili, nella terza uscita stagionale, e podio alla Coppa Agostoni, grazie a un ottimo spunto veloce. Ma nel 2014 deve trovarsi un altro ingaggio: sperimenta addirittura la Vuelta a Colombia, con la maglia della Movistar America. Sembra finita, ma la famiglia Fanini gli offre spazio e ritrova stabilità con l’Amore & Vita, della quale è diventato uno dei corridori più importanti. Corridore non al 100%, visto che per arrotondare il buon Marco spesso e volentieri va a fare il pizzaiolo. E la stagione in corso non era finora andata nel migliore dei modi: prima una tonsillite, poi una lussazione alla spalla a giugno.

La fuga parte dopo un’ora
Non è stata una partenza facile, quella da Cesenatico: nella prima ora di gara in molti hanno cercato di evadere, in vista del circuito centrale che prevedeva la salita di Montevecchio da ripetere 3 volte. Dopo 35 km si era formata un’azione molto importante, che vedeva tra gli altri Giulio Ciccone (Bardiani), Romain Hardy (Fortuneo), Francesco Gavazzi e Marco Cattaneo (Androni), e Salvatore Puccio (Italia), tutti uomini molto in forma in questo periodo. Un’azione che non prendeva piede per la resistenza della Bahrain-Merida. Così tutti si son rialzati, meno che uno, Marco Zamparella, che prendeva agevolmente il largo col giovane austriaco Sebastian Schönberger (Tirol Team), fino ad arrivare ad un vantaggio massimo di quasi 5′ al km 77. Nessun problema in questa fase a controllare la corsa per la nazionale italiana, che ha come obiettivo principale portare Elia Viviani al successo in volata: sarebbe un’importante conferma in vista di Bergen. Difatti, nei km successivi la fuga perde spinta, ed il duo già al terzo passaggio sulla salita vede scemare quasi tutto il vantaggio, con Zamparella che è costretto a staccare Schonberger per mantenere vive le speranze di arrivare.

Un’altra mossa del duo Bernal-Cattaneo
Come già visto più volte in questa stagione, sono i due mastini dell’Androni-Giocattoli Egan Bernal e Mattia Cattaneo a fare esplodere la corsa, attaccando prima del terzo scollinamento a più di 50 km dall’arrivo. Alla loro ruota riesce a restare il solo Diego Ulissi: il terzetto si riporta già in discesa su Zamparella, che riesce a restare agganciato. A fine discesa il vantaggio è di un minuto, aumenta fino ad 1’43” sull’ultima salitella di Lonigiano: uno scoglio che, seppur a fatica, Zamparella riesce a superare. Il gruppo invece fatica a riorganizzarsi, l’Italia non tira e stoppa i contrattacchi (De Marchi si riporta su Santaromita e Canuti), le altre squadre non sono particolarmente convinte nell’inseguimento: si alternano formazioni senza velocisti, come Fortuneo, Bardiani e Caja Rural, forniscono supporto anche Nippo Vini-Fantini e Bahrain Merida, non si vede per niente invece la Wilier-Selle Italia, che con Belletti staccato farebbe un favore ai rivali. Davanti negli ultimi 20 km stantuffano senza sosta Bernal e Cattaneo, senza chiedere l’ombra di un cambio a Ulissi e Zamparella: un apparente suicidio tattico, motivato solo dai punti per il piazzamento sicuro nella Ciclismo Cup (ma anche qui, ci sarebbe da discutere sulla necessità di tale eccesso di prudenza, per una squadra che ha il trofeo in tasca), che però garantisce alla fuga di mantenere quel minutino di margine fino all’arrivo.

Volata perfetta di Zamparella, Colbrelli batte Viviani per il 5°
Negli ultimi due chilometri partono comunque gli scattini alternati di Bernal e Cattaneo, ma è più per difendere l’apparenza e tenere alta l’andatura: nessuna difficoltà per Ulissi nel richiudere sugli scatti dei due Androni, ormai affaticati. Anche Zamparella è allo stremo, spesso perdeva metri sulle accelerazioni degli altri fuggitivi, ma ormai e là, si piazza alla ruota di Ulissi e fa valere la sua velocità ai -200 metri. Lo scatto è buono, anzi ottimo, Diego reagisce ma è troppo tardi, e per mezza bicicletta deve subire una forse inaspettata, ma non troppo cocente sconfitta, considerando che per un Ulissi la vittoria odierna sarebbe stata solo un contributo in più all’albo d’oro, per uno Zamparella vale una carriera. Il terzo posto se lo prende Egan Bernal, il quale, ricordiamo, ha solo 20 anni.

Il gruppo arriva a 45″: parte molto bene Sonny Colbrelli, veloce come all’Agostoni, tanto da battere anche Elia Viviani. Al settimo posto Francesco Gavazzi, con Davide Ballerini nono, garantisce altri punti all’Androni, mentre si piazzano in top ten anche il secondo classificato dell’Agostoni, il canadese della Israel Cycling Academy Guillaume Boivin (ottavo), ed il giovane argentino della argentino Nicolas Tivani (decimo).

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