Fernando Gaviria vince la prima tappa del Tour of Guangxi 2017 © Bettiniphoto
Fernando Gaviria vince la prima tappa del Tour of Guangxi 2017 © Bettiniphoto

Gaviria vince la volata invisibile

Tour of Guangxi, il colombiano fa sua la prima tappa su Groenewegen. Polemiche per la corsa non trasmessa all’estero

Dopo due anni di assenza, il panorama World Tour torna a chiudere la stagione in Estremo Oriente. Al dimenticabilissimo Tour of Beijing ha fatto ora spazio il Tour of Guangxi, una sei giorni nata dal maxi accordo firmato tra UCI e il colosso dell’intrattenimento sportivo Wanda Sport. Tale partnership, voluta fortemente dall’ormai ex presidente Brian Cookson, si allarga anche ad altri aspetti (corsa femminile, organizzazione del galà annuale della federazione internazionale, sviluppo del ciclismo nel paese tramite la costruzione di un centro di formazione, ecc.).

Stringendo il campo di analisi alla corsa, poco da dire sull’organizzazione, curata di fatto dal gruppo di lavoro responsabile del Giro di Svizzera. Il percorso non appare intrigante, ma su tale aspetto lo si può sorvolare dato che si tratta dell’ultimo appuntamento stagionale con il ciclismo di massimo livello. Quello che stona, anzi, è da mani nei capelli, è la promozione internazionale dell’evento.

Niente trasmissione internazionale per la corsa: bella promozione!
Il Tour of Guangxi può fregiarsi del poco ambito riconoscimento come unica gara del World Tour… invisibile. Già, la corsa viene trasmessa solamente dalla tv pubblica cinese sul canale sportivo CCTV5. Il resto del mondo, come si suol dire, si attacca al tram. Questo è il colmo per due aspetti: 1) con che logica può essere oscurato l’ultimo appuntamento di un circuito? Se gli vuoi dare lo slancio per farlo conoscere, accidenti, promuovilo a livello globale!

E, soprattutto, questo tema è ancora più imbarazzante pensando che Wanda Sport sia la proprietaria di Infront, la prima azienda mondiale in materia di commercializzazione di diritti tv. Chi si occupa di riprendere tutte le partite della Serie A di calcio, nonché della vendita dei diritti a livello internazionale? E della Bundesliga, di tutte le Coppe del Mondo (e Mondiali) delle discipline invernali all’aperto, dei Mondiali di hockey su ghiaccio, del Giro di Svizzera e della Coppa del Mondo su pista? Sì, proprio Infront, che ovviamente possiede i diritti del Tour of Guangxi.

La stessa Infront che non riesce a vendere neppure un prodotto di proprietà della casa madre. Almeno pensare di proporre uno livestreaming ufficiale sul sito della corsa; ma evidentemente tale scelta, adottata anche da corse decisamente meno ricche come il Tour de Tochigi o il Tour of Mersin, bè, è alquanto ridicolo.

Quattro in fuga in una tappa molto corta
Passando alla cronaca, sotto un cielo soleggiato parte la prima tappa a Beihai, prefettura di oltre un milione e mezzo di abitanti, non troppo distante dal confine col Vietnam. 107.4 i km da affrontare, in un tracciato sostanzialmente pianeggiante di 53.7 km da ripetere due volte. Una sola difficoltà nel circuito, si fa per dire, ossia la salitella di Guantou Hill, con il secondo scollinamento (se si può dire, data la formidabile elevazione a 94 metri slm) posto a 13 km dal traguardo.

Non appena il direttore di corsa abbassa la bandiera e dà il via, si susseguono gli scatti. Il primo a provarci è l’eterno Adam Hansen (Lotto Soudal), ma l’australiano non riesce a evadere. Maggior fortuna ha un tentativo a quattro che si forma al km 9. Protagonisti il francese Rémi Cavagna (Quick Step Floors), lo svizzero Silvan Dillier (BMC Racing Team), il sudafricano Nic Dougall (Team Dimension Data) e l’ucraino Andriy Grivko (Astana Pro Team).

Il gruppo controlla, Cavagna stacca tutti
Il gruppo lascia fare, ma alquanto relativamente. Orica-Scott e soprattutto Team Lotto NL-Jumbo si incaricano di tirare, transitando al km 20 con soli 30″ di ritardo. Il margine massimo viene toccato al km 45, quando ammonta a 1’15”. Al gpm (km 40.2) Dillier è passato in prima posizione, seguito da Dougall, Grivko e Cavagna; il campione elvetico si era inoltre aggiudicato il primo sprint intermedio (km 23.9) e così farà con il secondo (km 53.7), posto al termine della prima tornata di gara.

L’accordo tra i quattro prosegue, così come quello in gruppo, subito tornato sotto il minuto di gap. Lo scenario muta immediatamente dopo il terzo e ultimi traguardo volante (km 77.9), vinto ancora da Dillier. Il vincitore della tappa di Terme Luigiane all’ultimo Giro d’Italia e Cavagna accelerano, lasciando sul posto Dougall e Grivko. Ma non è finita, perché il giovane francese, a circa 25 km dall’arrivo, si sbarazza del più esperto avversario, marciando in solitaria con circa 55″ sul plotone.

Lastra rientra, ma l’azione viene annullata
Il ventiduenne mantiene lo stesso vantaggio al cartello dei meno 20 km, fattore che porta alla decisione della Bahrain Merida di aggiungersi alla lista dei team impegnati a lavorare. L’andatura del plotone non è però infernale, tanto che permette a Jonathan Lastra (Caja Rural-Seguros RGA) di andare al contrattacco. Il ventiquattrenne spagnolo riesce a riportarsi su Cavagna (che passa primo al gpm al km 94.2), iniziando con lui gli ultimi 10 km con soli 18″ sul plotone.

Anche la Cannondale-Drapac inizia a lavorare, e le tirate di van Baarle e Vanmarcke hanno il loro effetto: i due fuggitivi vengono ripresi a 4 km dal traguardo. Per Cavagna il meritato premio di combattivo di giornata. Si arriva così al previsto sprint finale, con i vari treni delle squadre interessati a portare nella miglior posizione di sparo possibile il rispettivo velocista.

Ennesima vittoria di Gaviria (e della Quick Step). Sesto Guardini, bene Nizzolo
A mettere tutti d’accordo, al termine di uno sprint disputato su una larga carreggiata, è Fernando Gaviria. Il colombiano porta quindi a undici le affermazioni stagionali, cifra niente affatto banale considerato lo stop a cui è stato costretto in estate. La sua Quick Step Floors tocca invece l’astronomica cifra di cinquantatré successi nel 2017, uno in meno di quelli ottenuti nel 2016. E con un Gaviria simile le possibilità di eguagliare, se non di superare, quel bottino sono alte.

Al secondo posto si è classificato l’olandese Dylan Groenewegen (Team Lotto NL-Jumbo), staccato di oltre mezza bicicletta. Terzo il tedesco Pascal Ackermann (Bora Hansgrohe), che ha preso il posto di un Matteo Pelucchi persosi nella bagarre finale. Seguono il tedesco Max Walscheid (Team Sunweb), l’olandese Wouter Wippert (Cannondale-Drapac), l’azzurro Andrea Guardini (UAE Team Emirates) buon sesto, l’olandese Danny van Poppel (Team Sky), lo svizzero Dylan Page (Caja Rural-Seguros RGA), il tedesco Rick Zabel (Team Katusha-Alpecin) e l’olandese Moreno Hofland (Lotto Soudal).

Più che incoraggiante l’undicesimo posto ottenuto da Giacomo Nizzolo. Il lombardo della Trek-Segafredo era al rientro dopo un lungo periodo ai box, e tale piazzamento non è affatto da scartare. Appare invece ancora molto lungo il cammino di Beñat Intxausti: il basco del Team Sky, che nel 2017 si era sinora visto solo alla Clásica di San Sebastián, ha chiuso al centoventiduesimo e ultimo posto, distante 7’29” dal gruppo e oltre 4′ dall’avversario più vicino. Domani nuova esibizione per le ruote veloci nella Qinzhou-Nanning di 156.7 km.

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