Peter Sagan all'arrivo di Uraidla, sua prima vittoria al Tour Down Under © Santos Tour Down Under
Peter Sagan all'arrivo di Uraidla, sua prima vittoria al Tour Down Under © Santos Tour Down Under

Sagan attacca bottone e conquista il bottino

Tour Down Under, per la prima volta festeggia Peter (che va in ocra). Battuto Impey, Ulissi sfiora il podio di giornata. Bene anche Pozzovivo

Iniziare l’anno con tre secondi posti in sei giorni non è un viatico ideale per la stagione, e in effetti qualcuno potrebbe addirittura considerarlo profetico, se poi succede quello che succede. Tipo che fai secondo alla Sanremo, o che cadi al Fiandre, o che fori quelle 17-18 volte alla Roubaix, o che in un impeto di giustizialismo ti buttano fuori dal Tour de France… poi, proprio perché sei chi sei, alla fine qualcosina vien fuori lo stesso, un terzo Mondiale di fila, ad esempio.

Ma va bene, questo di cui parliamo era il Peter Sagan 2017. Possiamo anche archiviare, vostro onore. Il Peter Sagan 2018 è invece partito con altri intenti dall’Australia. Invece di collezionare piazze d’onore come 12 mesi fa, stavolta è riuscito, alla terza partecipazione al Tour Down Under, a vincere una tappa. E l’ha vinta bene, signori della corte, oh se l’ha vinta bene!

Norton Summit avrà anche un nome da raduno di antivirus, ma è una salitella che – per i canoni della zona di Adelaide – è considerata molto in loco. Quest’anno gli illuminati organizzatori della prima corsa WT stagionale l’hanno messa nel finale di una tappa, e anche se non ha fatto arrivare gli uomini di classifica uno per volta, ha fatto sì che fosse possibile scremare il gruppo dei migliori. Screma screma, il Campione del Mondo restava comunque sempre lì, nelle prime posizioni, e non c’è stato verso, per nessuno, di scrollarselo di dosso. Dopodiché, pur in condizioni in cui tante volte s’è fatto infinocchiare in passato, ha vinto all’arrivo piegando Daryl Impey. Oltre a ciò, si è pure aggiudicato una maglia che mancava alle sue collezioni, quella ocra di leader della classifica. Diciamo che il bilancio di giornata (ma anche “di settimana”) non potrebbe essere più in attivo per lo slovacco. Certe stagioni nascono meglio di altre. Vedremo come proseguiranno.

 

In fuga i volontari di casa
Il teporino dalle parti dell’Australia del sud continua, anche oggi si è andati ben oltre i 40°C, e allora l’organizzazione ha ben pensato di anticipare di un’ora lo svolgimento della quarta tappa del Tour Down Under 2018, la Norwood-Uraidla di 128.2 km. Date le condizioni climatiche, era pensabile che ad andare in fuga fossero giusto degli esponenti del posto, e in effetti così è stato, Zakkari Dempster normalmente è un corridore della Israel Cycling Academy, ma al TDU veste la maglia locale della UniSA, e ha voluto ringraziare per l’ospitalità regalando al sodalizio una giornata all’attacco.

Giusto per non farlo andar via da solo, gli hanno messo accanto anche Alexander Porter, inseguitore appena 21enne (ma già Campione del Mondo col quartetto aussie nel 2016, per di più in casa dei rivali inglesi). La coppia UniSA ci ha messo un bell’impegno, o forse erano quelli dietro a non mettercene per nulla, fatto sta che in poco più di 30 km d’azione il bottino sul plotone ha raggiunto i 10′. Lotto Soudal, Mitchelton-Scott e altre erano piuttosto svagate nella prima fase di gara, per cui giusto spazio ai battistrada.

Dempster ha vinto entrambi i traguardi volanti, e in entrambi i casi il primo del gruppo è stato Elia Viviani, che talmente bene si sente da aver voluto sprintare qua e là anche oggi che all’arrivo non ci sarebbe presumibilmente arrivato coi primi.

Le vicende della fuga si sono presto compiute, Porter si è staccato (in discesa) a poco meno di 50 km dalla fine, quando il margine era sceso a 5′ circa. Dempster ha proseguito da solo per meno di 30 km ancora, poi sempre più fiaccato nell’anima e nello spirito si è fatto riprendere senza colpo ferire, anche perché il gruppo, rispetto all’inizio della tappa, aveva preso tutt’altro ritmo: si avvicinava Norton Summit, e la corsa alle prime posizioni era già in atto.

 

Su Norton Summit nessuno fa la differenza
Che poi, è più un discorso di corredo genetico che altro, visto che la salita in questione non si sviluppava certo su strade strette, tutt’altro. Ma i ciclisti sono fatti così, sono dei tipetti abitudinari: le salite a fine gara devono prenderle sempre forte. Raggiunto Dempster ai -20, abbiamo visto la EF Education First-Drapac tirare il gruppo ai piedi di Norton Summit (6 km e spiccioli di ascesa, ma abbastanza blandi, fino al Gpm), poi anche la Bahrain-Merida, infine la BMC: la strada non si era ancora innalzata, che già il leader della corsa Caleb Ewan si era fatto sapientemente staccare.

Nel momento in cui Miles Scotson (BMC) ha dato la trenata che ha aperto le danze di Norton Summit, il gruppo si è di fatto ridotto a una trentina di unità, e poi si è andati avanti così praticamente fino al Gpm. Tra i big, Nathan Haas (Katusha-Alpecin) non ha evidenziato una gamba troppo buona, e l’ha un po’ salvato Maurits Lammertink, che in questa fase l’ha tenuto agganciato al gruppo. Anche Simon Gerrans ha fatto un bel lavoro (che strano vederlo con la nuova maglia della BMC dopo anni in Orica), poi è passato per primo al Gpm davanti al suo capitano Richie Porte, e poi ha continuato a trenare perché la strada proseguiva a salire, verso una rampetta più dura del primo tratto.

E qui, per un paio di chilometri, abbiamo visto un po’ di spettacolo, con diversi tentativi, anche se nessuno troppo migliore degli altri. Si sono mossi Lars Bak (Lotto Soudal) e Gorka Izagirre (Bahrain), poi Brendan Canty (EF), poi George Bennett (LottoNL-Jumbo), poi Rohan Dennis (BMC) e poi Michael Valgren (Astana), ma ogni volta il gruppetto si ricomponeva.

 

Sagan, un gran finale di tappa
A 4 km dalla fine, proprio in cima allo strappetto, Bennett ci ha riprovato, con Porte, e stavolta sembrava uno scatto più ficcante dei precedenti. Sui due si sono però presto riportati Peter Sagan (Bora-Hansgrohe), Dennis e ancora Izagirre.

In un tratto di saliscendi lo slovacco ha provato a fare un numerino, ha preso margine, poi Porte ha presunto di poter chiudere il buco con una gamba sola e così facendo ha fomentato invece la reazione di Peter che ha insistito per restare davanti con 10 metri… tenendo quei 10 metri per diversi secondi: bella sfida, poi Porte s’è rimesso buono e alla prima curva utile (ai 3.5 km) il quintetto si è ricomposto. Bennett ci ha allora riprovato, ma non ha avuto fortuna. Mancavano 2 km al traguardo, e da dietro sono ricominciati i rientri, prima Diego Ulissi (UAE Emirates), Daryl Impey (Mitchelton), Luis León Sánchez (Astana), Jay McCarthy (Bora), poi ancora Rui Costa (UAE), Dries Devenyns (Quick-Step Floors), di fatto la scrematura offerta dallo strappetto è risultata piuttosto vana. All’ultimo chilometro un’altra infornata di rientri, ed eravamo già pronti per la volata (comunque ristretta a meno di 40 unità).

Il primo a lanciare lo sprint è stato Daryl Impey, il quale ha però mostrato una certa impeyrizia visto che si è portato a ruota il figaccione di Zilina. Certo, a quel punto – mancavano 200 metri – non è che si poteva rialzare sol perché aveva Sagan al mozzo. Ha provato a tenere, memore di più di una volata impostata lunga dall’avversario di turno e risultata indigesta per Peter. Stavolta non è stato così: l’iridato ha scelto benissimo i tempi, è uscito al momento giusto, ha superato il sudafricano proprio quando era il caso di farlo, non prima né dopo: ai 30 metri.

Certo se ci mettiamo nei panni di Daryl, non sarà stato piacevole essere sopravanzato così vicino al traguardo, ma il rischio – con Sagan alle spalle – era da mettere in conto sin dall’inizio, e un corridore esperto come il veterano della Mitchelton l’avrà senza dubbio pianificato. Gli è andata male (e già a Stirling la vittoria gli era sfuggita per poco), forse non avrà altre occasioni in questo Tour Down Under, ma la stagione è ancora lunga lunga.

 

Vittoria e maglia ocra per Peter, Impey colleziona secondi posti
Sagan su Impey, quindi. E a seguire, con lo stesso tempo, Sánchez, Ulissi, McCarthy, Devenyns, Domenico Pozzovivo (anche il lucano della Bahrain è stato tra i più arzilli in salita, ci piace l’approccio che sta avendo al 2018 e alla nuova maglia), Rui Costa, Pierre Latour (AG2R La Mondiale) e Laurent Didier (Trek-Segafredo), con Egan Bernal (Sky) all’undicesimo posto. Haas ha perso quasi un minuto, e se sperava di vincere il TDU dovrà riprovarci nel 2019.

In classifica Peter Sagan guida con soli 2″ su Impey (destino da piazzato d’onore per Daryl in questa settimana), 9″ sul compagno McCarthy, 10″ su Sánchez e 14″ su 28 corridori, drappello aperto da Ulissi su Robert Gesink (LottoNL), Rui Costa, Bennett, Devenyns e Bernal – per restare alla top ten – e comprendente con lo stesso distacco anche Pozzovivo (15esimo) ed Eros Capecchi (Quick-Step Floors, 32esimo).

Nel gruppone ci sono anche quelli che domani faranno fuoco e fiamme (più del meteo?) nella tappa regina della corsa, la McLaren Vale-Willunga Hill, con due scalate all’ormai celebre salita (tanto da meritarsi una nostra rievocazione storica, a questo link). 151.5 i chilometri previsti, attesa per Porte e gli altri. E, sotto sotto, anche per vedere se Sagan si impegnerà per provare a difendere la maglia ocra.

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