Van Vleuten e Van der Breggen affiancate nel finale de La Course © Velofocus
Van Vleuten e Van der Breggen affiancate nel finale de La Course © Velofocus

Una stagione, due regine

Le pagelle del 2018 del ciclismo femminile: Annemiek van Vleuten e Anna van der Breggen le migliori, Marta Bastianelli tiene in alto l’Italia

Annemiek van Vleuten – 10
È difficilissimo scegliere un’unica numero 1 al termine di questa stagione. La prima parte di stagione di Van Vleuten è stata relativamente tranquilla e ha lasciato spazio alla compagna Spratt perché sapeva che per lei le sfide più importanti erano da luglio in poi. E qui non ha sbagliato nulla: al Giro Rosa è stata indiscutibilmente un gradino sopra a tutta la concorrenza e si è presa il successo finale che avrebbe meritato già nel 2017, la vittoria a La Course è stata una delle più memorabili di tutta la stagione ciclistica, poi ha conquistato anche il Boels Ladies Tour e si è ripetuta al Mondiale a cronometro. Sperava di fare il bis nella prova su strada, ma una Van der Breggen superlativa e una caduta in gara l’hanno rallentata: ma nonostante il dolore per un ginocchio a pezzi, nel finale di corsa ha comunque staccato tutte le altre rivali del gruppo delle big per andare a pizzarsi settima.

Anna van der Breggen – 10
Se Van Vleuten è stata pressoché infallibile nella corse a tappe, Van der Breggen è stata straordinaria nelle corse di un giorno andando a colmare alcune lacune del proprio incredibile palmarès. Ha vinto per la prima volta in carriera la Strade Bianche, il Giro delle Fiandre e ovviamente il Campionato del Mondo, questo con un numero fantastico: per il resto si è ripresa la Liegi-Bastogne-Liegi e per la quarta volta consecutiva la Freccia Vallone. Ha saltato il Giro Rosa, ha conquistato ben tre medaglie d’argento a cronometro a Mondiale, Europeo e Campionato Nazionale. A proposito di Europeo: una leggera bacchettata sulle mani per la gestione non proprio impeccabile (eufemismo) per la gestione della gara su strada a livello di tattiche di squadra, e non è la prima volta che le accade.

Marianne Vos – 9
Marianne è tornata? Forse non vedremo più la cannibale che fino al 2014 ammazzava le corse ottenendo successi a ripetizione, ma l’atleta ammirata quest’estate ci andava sicuramente molto vicina. Dopo l’anno nero 2015, Vos continua ad evitare un calendario troppo intenso e infatti tra marzo e aprile ha corso relativamente poco ottenendo comunque un podio a Cittiglio. Da giugno, come detto, la svolta: seconda all’OVO Energy Women’s Tour, terza al Campionato Nazionale, un tappa vinta al Giro Rosa, prima al BeNe Ladies Tour, seconda a Londra, seconda all’Europeo di Glasgow, prima sia a Vargarda in Svezia che poi in Norvegia (con tre tappe vinte su tre) ed infine seconda anche a Plouay: in pratica per tre mesi non è mai scesa dal podio.

Amanda Spratt – 8.5
La piccola gregaria australiana della Mitchelton-Scott è quasi sicuramente l’atleta che più è migliorata in questa stagione. È stato soprattutto l’affiatamento in corsa con Van Vleuten che le ha permesso di ottenere grandi risultati, correndo in maniera aggressiva e sfruttando la copertura della forte e generosa compagna di squadra: l’Emakumeen Bira, la tappa vinta al Giro ed i podi a Liegi-Bastogne-Liegi e Amstel Gold Race sono tutti arrivati così. Ma non dimentichiamoci che l’attacco da distanza l’ha portata anche all’argento al Mondiale (e lì non c’era Van Vleuten ad aiutarla) e che poi al Giro Rosa ha chiuso in terza posizione: insomma, atleta intelligente, forte e anche un pizzico fortunata quando serviva.

Ashleigh Moolman – 7.5
Come sempre, la scalatrice sudafricana è praticamente una presenza fissa nelle prime 10 posizioni nelle gare che contano, ma come vittorie ci sono solo due gare minori a Plumelec in Francia. Merita comunque un voto alto per il primo podio in carriera al Giro Rosa, con la magnifica prestazione sullo Zoncolan dove è stata l’unica a tenere fin quasi alla fine il ritmo una scatenata Van Vleuten. Ottimo è stato anche il Giro della giovane danese Cecilie Uttrup Ludwig che dal prossimo anno sarà leader della Bigla: riuscirà a reggere la pressione?

Katarzyna Niewiadoma – 7
Da un paio di stagioni la 24enne polacca sembra aver interrotto la sua crescita e fa fatica a raggiungere quei livelli che ci poteva immaginare quando si mise in mostre le prime volte in maglia Rabobank: anche il passaggio alla Canyon non sembra essere servito a fare un più deciso salto di qualità. Ma comunque resta sempre vicina alle migliori al mondo: sul podio alla Strade Bianche, bellissima la vittoria a Cittiglio con una fuga decisa sotto la pioggia, poi a fine stagione stagione ha fatto suo anche il Tour de l’Ardèche; peccato per l’ennesima prestazione un po’ sottotono al Giro Rosa. In casa Canyon un voto positivo lo merita anche Elena Cecchini che a crono ha vinto Campionato Italiano e Giochi del Mediterraneo.

Chantal Blaak – 6.5
Correre con il peso della maglia iridata non è mai facile, figuriamoci per chi ha costruito molti dei suoi successi con il gioco di squadra ed una grande capacità tattica nel sorprendere le avversarie: i cinque successi ottenuti quest’anno da Chantal Blaak, tutti nei Paesi Bassi tra cui l’Amstel Gold Race, rendono positivo il bilancio della sua stagione da campionessa del mondo in carica ma le sue migliori annate sono sicuramente state altre.

Coryn Rivera – 6.5
L’annata della statunitense della Sunweb non può essere paragonata a quella precedente, ma alla fine è comunque tolta belle soddisfazioni. Ha inizio stagione è andata male nelle classiche, poi a giugno si è ripresa con due tappe ed il quarto posto in Turingia ma soprattutto con la vittoria a suon di abbuoni all’OVO Energy Women’s Tour. Il passaggio a vuoto nelle gare di un giorno pesa parecchio per una come lei e fa strano vedere che i migliori risultati li abbia ottenuti nelle corse a tappe (Norvegia e Madrid anche) seppur dai percorsi non certo impegnativi.

Marta Bastianelli – 9
Indiscutibilmente la miglior ciclista azzurra del 2018: a undici anni dal trionfo iridato di Stoccarda torna sul gradino più alto del podio con la maglia azzurra della nazionale vincendo il Campionato Europeo di Glasgow al termine di una grande prestazione di squadra; ma oltre all’Europeo, nel suo bottino stagionale figurano altre otto vittorie tra cui la Gent-Wevelgem. Negli ultimi anni Marta ha recuperato le sue caratteristiche di ottima velocista che l’avevano contraddistinta negli anni giovanili e le ha affinate in Alé Cipollini: in termini di sprint puro può avere diverse atlete davanti, ma al termine di una classica lunga e con qualche difficoltà le può giocare con tutte.

Elisa Longo Borghini – 5.5
La vittoria ai Giochi del Mediterraneo ed il terzo posto alla Strade Bianche sono stati i migliori risultati del 2018 di Elisa Longo Borghini che non è mai riuscita a trovare il colpo di pedale migliore, né nelle classiche, né nelle corse a tappe visto che al Giro Rosa è finita a più di 13 minuti da Annemiek van Vleuten. Certo, molte altre atlete avrebbero messo più una firma per uguagliare i suoi piazzamenti stagionale, ma Elisa ci ha abituati bene e da lei ci si aspetta sempre molto: probabilmente non è stata aiutata da qualche difficoltà della Wiggle che poi infatti ha chiuso a fine anno, vedremo se il prossimo anno riuscirà a tornare protagonista con la nuova Trek-Segafredo.

Giorgia Bronzini – 6.5
Alzare le braccia al cielo nell’ultimo giorno di gara della carriera è un’impresa inusuale ma che dimostra le grandi qualità di questa campionessa. Stimata e rispettata da tutto il gruppo, Bronzini ha chiuso con la vittoria di Madrid che era stata preceduta da un altro acuto in Cina al Tour of Chongming Island: avrebbe sognato di lasciare un segno anche al Giro Rosa, magari nella tappa con arrivo nella sua Piacenza ma proprio quel giorno la sfortuna l’ha presa di mira e così si è dovuta accontentare del secondo posto di Ovada. Se la stagione è da 6.5, la carriera è da 10 e lode: e dal prossimo anno come direttore sportivo potrà aiutare molto la nuova Trek.

Tatiana Guderzo – 7.5
Fino al 28 settembre si poteva parlare di una stagione deludente per Tatiana Guderzo che, tra qualche malanno ed un cambio di squadra per le difficoltà economiche della Hitec, non è mai riuscita a trovare a condizione migliori, neanche al Giro dove in passato spesso riusciva a trasformarsi. Ma in maglia azzurra Tatiana non tradisce mai ed ecco che da Innsbruck torna a casa con un’impronosticabile, almeno per quanto visto fin lì medaglia di bronzo: e con questa, completa la collezione dei metalli in palio ai Campionati del Mondo. Davvero niente male!

Sofia Bertizzolo – 7
Tre stagioni tra le élite ed una crescita costante: la 21enne veneta corre con grande determinazione e non è una di quelle che si fa intimorire dalle avversarie. Quest’anno ha vinto la classifica giovani del Women’s World Tour: la conquista di questa maglia azzurra non è arrivata attraverso singoli ed isolati exploit (ma un ottavo posto alla Freccia non si butta via), ma grande ad una notevole costanza di rendimento che soprattutto nelel classiche l’ha portata sempre ad essere vicino alle migliori. Nel 2019 con il cambio di squadra arriverà anche una svolta vincente?

Erica Magnaldi – 7
Nel ciclismo femminile attuale, sono poche le atlete che possono essere catalogate sotto la voce “scalatrice pura”, la 26enne piemontese è senza dubbio una di queste. Scoperta dalla BePink nel mondo delle granfondo, Magnaldi ha dovuto fare molta esperienza nella prima parte di stagione ma ha imparato in fretta e nelle corse più adatte a lei ha saputo farsi vedere: quinta in Yorkshire, quarta in California, terza al Giochi del Mediterraneo, poi ancora bene al Giro Rosa e a La Course fino al colpaccio al Tour de l’Ardèche dove è addirittura riuscita a vincere una tappa, appena 12 mesi dopo aver debuttato tra le élite proprio nella corsa francese.

Letizia Paternoster – 7.5
Il suo obiettivo è Tokyo 2020 per quanto riguarda la pista (ma vedendo il percorso, anche su strada potrebbe dire la sua) e quindi fino ad allora l’idea è di centellinare le apparizioni su strada. Ma quest’anno quando ha indossato la maglia dell’Astana ha impressionato: la vittoria al Liberazione, il podio all’Europeo U23 e le top10 a Gent-Wevelgem e Vargarda sarebbero già stati ottimi risultati per una ragazza di appena 19 anni, ma la vera e propria perla è stato il Festival Elsy Jacobs dove, con grande autorevolezza, vincendo l’ultima tappa ha conquistato anche la classifica generale della corsa lussemburghese.

Marta Cavalli – 6.5
In questo pagellone di fine anno, una menzione non si può non dedicare alla campionessa italiana Marta Cavalli, 20enne della Valcar che quel giorno a Rivoli si è accodata all’allungo nel finale di Sofia Bertizzolo e poi l’ha saltata sullo strappo conclusivo. Marta è una delle tante giovani di talento che stanno crescendo sotto la direzione di Davide Arzeni: pensiamo anche agli ottimi risultati di Elisa Balsamo, Maria Giulia Confalonieri e Chiara Consonni, tutte atlete da seguire con grande attenzione negli anni a venire.

Ellen van Dijk – 7
Per la terza volta in carriera si è laureata campionessa europea a cronometro mentre in precedenza aveva conquistato il quarto titolo nazionale sempre a nella prova contro il tempo, inoltre sono arrivati il bronzo mondiale e due successi in gare di un giorno in Belgio: stagione molto regolare, senza acuti clamorosi. In casa Sunweb da segnalare il sorprendente quarto posto di Lucinda Brand nella classifica finale del Giro Rosa.

Amy Pieters – 8
Per certi assomiglia molto a Chantal Blaak come caratteristiche: non è una delle campionesse più appariscenti, ma soprattutto nelle gare di un giorno riesce ad esprimersi a ottimi livelli e sa approfittare delle occasioni in cui le viene lasciato spazio. Quest’anno Pieters è riuscita a vincere due belle classiche del Women’s World Tour: subito è andata a segno alla Ronde van Drenthe poi si è ripetuta a Plouay, in mezzo altri risultati prestigiosi come le vittorie al Healthy Ageing Tour o il podio al Fiandre.

Jolien D’Hoore – 7
Complici gli impegni su pista e qualche problema fisico durante l’anno, la sprint belga ha vinto meno rispetto al passato ma lo ha fatto sempre in corse del calendario Women’s World Tour: due centro al Giro Rosa, uno in Inghilterra, la gara di La Panne. Nel 2019 passerà alla corazzata Boels-Dolmans e con tante campionesse al suo servizio nei finali di corsa potrebbe avere gioco facile ad aumentare a dismisura il numero di vittorie stagionali.

Kirsten Wild – 7
A ottobre ha compiuto 36 anni ma è sempre dura far i conti con lei quando si arriva in volata: cinque vittorie nel 2018, compreso il criterium World Tour nel centro di Londra e la tappa di Ovada al Giro Rosa, senza dimenticare tutti i successi ottenuti in pista. In ottica Tokyo 2020 si concentrerà sempre di più alle gare nei velodromi ed è forse questo che le sta allungando la carriera anche su strada.

Arlenis Sierra – 7
Quella appena conclusa è stata appena la sua seconda stagione con una squadra UCI ed è stata in grado di conquistare le sue prime vittorie nel Women’s World Tour, prima una tappa al Tour of California, poi il Tour of Guangxi con un bello sprint sotto la pioggia. Riesce a combinare un ottimo spunto veloce ad una notevole resistenza in salita, soprattutto se non eccessivamente lunghe: con l’esperienza e l’abitudine a correre ad alti livelli potrà migliorare ancora i suoi risultati.

Emilia Fahlin – 6.5
A 30 anni la ciclista svedese si rende protagonista forse della migliore stagione della sua carriera. Le cinque vittorie (tre tappe e classifica al Gracia Orlova più il Campionato Nazionale) passato quasi in secondo piano rispetto ai piazzamenti da agosto in avanti: al Ladies Tour of Norway il successo le viene negato solo da una Marianne Vos tornata cannibale, al Lotto Belgium Tour è quarta, poi sesta alla Madrid Challenge e poi sfiora il podio al Mondiale di Innsbruck chiudendo quarta dopo una gara d’attacco. Si confermerà a questi livelli nel 2019?

Lorena Wiebes – 8
Il debutto tra le élite della 19enne velocista neerlandese, già campionessa europea tra le juniores nel 2017, è stato favoloso: quattro vittorie e altri nove piazzamenti sul podio in corse del calendario UCI, a cui si aggiunge la fiducia che le ha dato la sua nazionale all’Europeo dove però si è ritrovata senza gambe al momento dello sprint (ma ha fatto comunque nona). I Paesi Bassi hanno già trovato la velocista in grado di prendere il posto di Kirsten Wild, magari già prima del ritiro di quest’ultima.

Lotta Lepistö – 5.5
La veloce atleta finlandese non è riuscita a ripetere il buon 2017 in cui aveva vinto in Belgio (Gent-Wevelgem e Dwars door Vlaanderen) e anche una tappa al Giro Rosa: una vittoria di tappa al prestigioso OVO Energy Women’s Tour, il prologo del Giro della Toscana ed un Mondiale corso in maniera aggressiva le fanno aumentare un po’ il voto che comunque resta di poco sotto al 6. Il prossimo anno alla Trek-Segafredo può andare in cerca di un salto di qualità.

Chloe Hosking – 5
La velocista australiana della Alé Cipollini ha sofferto molto la crescente concorrenza interna di Marta Bastianelli e l’effetto sui risultati si è visto, soprattutto nella seconda parte di stagione: le uniche vittorie le ha ottenute in Australia (Commonwealth Games compresi) ed in Europa i podi alla Ronde van Drenthe e a La Panne non possono bastare a rendere sufficiente il bilancio complessivo della stagione.

Nikola Noskova – 5
Vince in casa un durissimo Campionato Europeo Under23 e si piazza dodicesima a La Course by le Tour, ma in tutto il resto della stagione non si fa quasi mai vedere ed i risultati non sono all’altezza della talentuosa scalatrice ammirata nel 2017 in giro per l’Europa. Ha solo 21 anni e sicuramente tutto il tempo per rifarsi, ma il prossimo anno con il passaggio alla Bigla non potrà permettersi troppi passaggi a vuoto.

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