6,8 kg. Ma non basta: il peso in una bicicletta non racconta tutto
Abbiamo inseguito la leggerezza per decenni, ma è solo una parte del problema: una bici da gara deve attraversare l'aria, aderire alla strada, entrare in simbiosi con il corridore

È luglio. La strada sale. Dietro a Jonas Vingegaard sono rimasti in pochi. L'asfalto si piega verso l'alto. La velocità è quella che hanno le biciclette quando smettono di correre e cominciano a salire.
Vingegaard pedala seduto, il busto raccolto, lo sguardo fisso sulla strada. Poi la telecamera gli passa accanto. Per un istante si vede bene la bicicletta. Il telaio è enorme, scolpito, profondo. Il tubo di sterzo sembra costruito per affrontare l'aria prima ancora che il corridore possa sentirla. Ogni forma sembra raccontare la stessa cosa: velocità.
È una Cervélo S5. Una bici aerodinamica. E Vingegaard la sta portando in cima a una montagna. Non è che questa cosa sia sorprendente. Oggi le bici aerodinamiche sono una presenza abituale anche nelle tappe di montagna. Sorprende quel che restituisce la bilancia. La S5 di Vingegaard al Tour de France 2026 pesava 6,8 chilogrammi. Esattamente il peso minimo consentito dall'UCI nelle competizioni internazionali.