Giro d'Italia 2027: percorso da pagellino, aspettando i prossimi
Mentre il Giro Women si conferma una gara identitaria e meravigliosa, la gara maschile è ancora in cerca di punti fermi che Guercilena avrà tempo di proporre ed affermare: diamo insieme una lettura dettagliata del percorso appena presentato

È un Giro d'Italia che vive in altalena quello del 2027. Se, spoilerandolo (e approfittiamo per ricordare che lo abbiamo spoilerato correttamente, pure due volte se vogliamo), il percorso sembrava avere tutte le caratteristiche - al netto dello Zoncolan all'ultimo giorno che è una pecca da dichiarare subito e che non dipende dal tutto da scelte tecniche - per essere un Giro con le tappe importanti veramente ben fatte e un certo equilibrio, una volta visto su carta nel disegno ufficiale lascia un po' perplessi, ma comunque non interdetti. E questo perché anche le 21 tappe stesse si vivono su un'altalena, con un alternarsi di momenti altissimi di tracciatura ad altri decisamente meno convincenti: le prime tre tappe sono assolutamente intriganti soprattutto se al via ci fossero corridori da classiche in grado di fare confusione; viceversa nessuna delle tappe appenniniche si è svincolata dall'essere focalizzata sull'ultima salita (mentre possiamo dire che Zum Zeri doveva essere ben più intrigante, ma è stata alleggerite, forse per scaricare un po' il peso complessivo del Giro); la tappa dell'Aprica è la cosa più bella vista negli ultimi anni (almeno negli anni '20, in cui Vegni non era più libero di fare i percorsi alla vecchia maniera ); viceversa le altre tappe alpine sembrano uscite dalla Vuelta.
Come si esce da questo frullatore?
Il primo di Guercilena
Chiaramente il punto da cui si deve partire è che siamo in una fase di transizione: Luca Guercilena è entrato in RCS quando probabilmente le contrattazioni per le sedi di tappa erano già abbondantemente avviate e quindi solo in parte possiamo attribuire alla sua mente la costruzione di questo tracciato. Lui stesso ci ha detto che probabilmente “ci vorranno due o tre anni prima di arrivare a regime” sugli aspetti che vuole curare con l'obiettivo di “studiare un Giro che sia il focus unico e ultimo” per cui “gli atleti devono essere invogliati a venire […] a prescindere da come sia il percorso” (qui l'intervista completa).
Tra questi punti fissi abbiamo capito che c'è quello di stemperare la durezza complessiva (dandoci però già prova di non ammosciare le tappe più epiche con la Sondrio-Aprica), quello di ridurre i trasferimenti (tanto per il recupero degli atleti, quanto per i costi logistici dei team), quello di mettere un occhio in più sulla sicurezza (come dimostrano i finali in circuito, a maggior ragione quelli nei circuiti motoristici). Si può senz'altro dire che il primo punto sia stato rispettato: lasciando da parte la discussione su come le singole tappe sono tracciate, è un dato di fatto che ci sia un'alternanza quasi perfetta tra tappe per uomini di classifica e tappe di cuscinetto, oltre al fatto che il dislivello complessivo è abbastanza contenuto nonostante una tappa regina da 6000 metri di dislivello.
Un Giro gattopardesco?
Per quanto riguarda gli altri due elementi la sensazione è che se ne parli più per un pregiudizio positivo nei confronti di Guercilena, che non per reale osservazione dei fatti. Premesso che la stima nei confronti di Luca Guercilena è altissima e siamo sicuri che non possa far altro che del bene al Giro d'Italia, bisognerebbe però forse evitare di raccontare qualcosa che non esiste: è verissimo che in fase di costruzione del percorso ha cercato con forza di caratterizzarlo secondo la sua visione (sappiamo per certo che in alcuni tavoli RCS ha cercato di imporsi per scegliere sedi che non si erano candidate ma che erano più comode per mantenere l'idea di tracciato che si voleva portare in campo), ma è pur vero che le ultime settimane hanno visto un netto arretramento e sono apparsi trasferimenti molto lunghi ed elementi nuovi che hanno portato - come si diceva prima - ad alleggerire tappe che erano state pensate diversamente.
Per questo motivo in verità questo Giro d'Italia è perfettamente paragonabile a quelli di Vegni: questo vuol dire che si debbano muovere critiche a Guercilena? Non necessariamente; ma magari è già il momento di ripensare l'astio che un pezzo del nostro movimento aveva nei confronti dell'ex-direttore. E proprio i trasferimenti ce lo mostrano chiaramente, se facciamo un confronto tra i km totali da percorrere da ciascun arrivo alla partenza della tappa successiva (escluso il mega trasferimento verso Roma all'ultimo giorno): l'ultimo Giro che è partito dall'Italia e possiamo usare come termine di paragone è quello del 2024; quell'anno risultano circa 1250 km da coprire tra una tappa e l'altra, soltanto una trentina nei giorni di riposo; per il 2027 sono invece previsti addirittura 1900 km da percorrere di cui circa 200 nei giorni di riposo.

Insomma se noi dovessimo ascoltare il giubilo che si propaga per le vie di tutto il mondo rispetto al percorso appena presentato, verrebbe da pensare di essere nel novembre del 2023. È la dimostrazione dell'esistenza di un vero e proprio “effetto Guercilena” che sta coinvolgendo tutto il movimento. Di per sé va detto che questa è a sua volta una notizia positiva e corrisponde in realtà al suo intento più alto: dimostrare a tutti gli attori in campo di ascoltare le esigenze di ciascuno per fare in modo che il Giro sia attrattivo a prescindere dal percorso. Il fatto che si applauda un percorso che rispetto agli ultimi (sicuramente quello del 2024 se continuiamo ad usarlo come confronto) ha più trasferimenti, più arrivi in salita e meno tappe per velocisti dimostra che effettivamente questo meccanismo diplomatico sta funzionando, proprio a prescindere dal percorso.
E anche il fatto dei circuiti è in verità da capire meglio, perché si tratta sì di un elemento che è stato chiaramente messo in campo, ma che non appare poi di assoluta novità. Dire che i finali in circuito sono chiesti dai corridori da una parte perché più facili da mettere in sicurezza e dall'altra perché consentono più agevolmente di essere visionati, cozza con l'esperienza dell'anno passato in cui proprio i due finali in circuiti sono stati ampiamente i più discussi: da una parte non tutte località sono adatte a comporre circuiti sicuri; dall'altra è inutile tutto questo ragionamento se da parte del gruppo non vengono effettivamente visionati e discussi per tempo e ci si accorge che non sono adeguati ad un finale per velocisti nel momento stesso in cui vengono percorsi in gara. Non erano forse in circuito anche i gran finali del Tour e della Vuelta del 2026 a Parigi e Granada?
Veniamo al sodo
Ancora abbiamo letto molto poco il Giro sul piano tecnico: tutti questi argomenti sono interessanti, ma è anche vero che quando si parla del Tour de France non vengono minimamente toccati, proprio perché tanto ASO può fare quello che vuole ed avrà sempre il meglio del ciclismo ai nastri di partenza. In questo si spera che l'effetto Guercilena possa funzionare, così da concentrarsi sulle questioni più rilevanti, che come sapete ci stanno molto a cuore.
Intanto i 3418.9 km sono prodotti da una lunghezza media delle tappe in linea di circa 177 km, clamorosamente meno che al Tour de France. La differenza più sostanziale è però nelle frazioni decisive: se sia la Grande Boucle che la Corsa Rosa presentano tre frazioni sopra la quota dei 200 km (e per entrambe le corse mai meno di 218 km in nessuna di queste), è però vero che mentre la più lunga tappa di montagna in terra di Francia sarà quella del Col du Portet di 174 km, al Giro quasi tutte le frazioni decisive saranno più lunghe (180 km per Monte Livata, 173 per Zum Zeri, 187 per Piani di Bobbio, 192 per l'Aprica e 180 per lo Zoncolan).
Il Tour vince anche il confronto sui km a cronometro, essendo 71 quasi completamente pianeggianti; in ogni caso i 56.9 km proposti dal Giro non sono pochi, anche perché divisi tra una cronoscalata pedalabile, dove comunque uno scalatore poco avvezzo alla disciplina può perdere da un corridore da tre settimane più completo, e una cronometro totalmente piatta di 37.3 km che può comunque equilibrare le salite, che sono tante ma nemmeno tantisisme.
Qualcuno pensi ai velocisti
Nessuno ha notato in questo Giro una cosa che accennavamo poco più su: l'assenza quasi totale di frazioni da volata propriamente dette. In sé per sé la presenza di troppe volate scontate sarebbe un aspetto negativo, ma è pur vero che lasciarli così tanto a bocca asciutta è forse un eccesso per il verso opposto. Di tappe indiscutibilmente da volata ci sono in pratica soltanto Misano (che pure quella ha però molte ondulazioni anche vicino al traguardo), Reggio Emilia e Roma; potrebbero finire in volata Lanciano (che finisce quasi in salita), Scarperia (dove Vetta le Croci può fare molta confusione) e Sacile (dove anche in questo caso qualche muro rischia di rovinare i giochi). Ufficialmente sono segnate pianeggianti le tappe di Napoli, che però arriva in cima a una salita di 3 km, e Vo, dove Passo Roverello, il muretto di Siesa e la salita di Castelnuovo (4 km al 7%) rendono impossibile la vittoria di un velocista.

Bello che ogni giorno ci sia qualcosa da raccontare, ma forse un po' strano - sempre ricordando che siamo entrati in una nuova fase storica di diplomazia con i team - questo totale bistrattamento dei velocisti puri che a potrebbero anche mancare in massa di fronte ad un percorso di questo tipo: si rischia fortemente che la maglia ciclamino vada addirittura ad un uomo di classifica a seconda di chi sarà al via.
Tiriamo le somme
C'era tanto da dire e commentare, ma, giunti a questo punto, quale giudizio dare al percorso del 2027? Riprendiamo come avevamo iniziato: l'altalena che suscita questo percorso non può in alcun modo tradursi in una bocciatura. La presenza di un buon numero di cronometro, i tanti finali intriganti e il clamoroso tappone tra Valtellina e Valcamonica sono una totale esaltazione dell'essenza stessa del Giro d'Italia. C'è da dire che però con qualche tappa tracciata in modo diverso si poteva forse mantenere il disegno complessivo ed avere qualche tappa di montagna disegnata con uno schema diverso senza dover appesantire la durezza delle tre settimane: inserendo il Passo Mistadella prima di Zum Zeri, oppure collocando il Daone dove doveva stare (come penultima salita a ridosso del finale verso Madonna di Campiglio), si potevano con dislivelli e distanze assolutamente paragonabili trasformare due tappe che comunque saranno da classifica in frazioni che possono stuzzicare movimenti più da lontano.

Peraltro se abbiamo detto che l'effetto Guercilena funziona a prescindere dal percorso, potevamo caricare quasi all'infinito. Ovviamente resta il difetto più vistoso: lo Zoncolan da Ovaro come ultima salita dell'ultima tappa da classifica è un rischio gigantesco, dal momento che, se bloccherà la corsa, avremo un Giro pessimo; se non la bloccherà, il Giro rischia di essere già deciso al martedì senza possibilità di essere ribaltato. Ma questo dipende dagli accordi commerciali, presi peraltro prima dell'arrivo di Guercilena, e non ha a che fare con le scelte dello staff tecnico di RCS.
Il Giro deve trovare una linea da seguire che confermi la sua identità con i giusti compromessi e tornare ad essere le gara, com'è stato fino a poco tempo fa, che propone ogni anno il miglior percorso dei Grandi Giri. Quello che per intenderci sta riuscendo a fare Giusy Virelli con il Giro Women, che ormai sta assumendo connotati zomegnaneschi, ma piace molto perché è assolutamente calato nel contesto di un ciclismo femminile che alza sempre più l'asticella e merita di avere percorsi sempre più simili nel disegno e nella durezza complessiva a quelli che corrono i colleghi uomini. Peraltro a tal proposito spicca proprio la somiglianza di certe tappe del Giro femminile con certe tappe viste in passato al Giro maschile. Ma d'altronde un anno fa proponemmo proprio nell'editoriale post-presentazione di assegnare a Giusy Virelli il compito di tracciare anche il percorso degli uomini, quindi non siamo stupiti: abbiamo avuto “soltanto” una piacevolissima conferma. Per Guercilena non resta che rimandare il giudizio: è salito su un treno già in corsa e questo è stato il Giro d'Italia del pagellino; l'esame di maturità sarà questione dei prossimi anni.
