Il gusto antico del percorso del Tour de France 2027
Nel bene e nel male, sembra di essere tornati indietro nel tempo, con un percorso ben equilibrato e variegato, non privo di difetti: analizziamo tutto questo nel dettaglio

La presentazione del percorso del Tour de France 2026 lasciò il sottoscritto piuttosto interdetto di fronte ad alcune scelte veramente incomprensibili da parte di ASO: il tutto si tradusse in un editoriale abbastanza cattivo - (Il movimento vorticoso dei marrons glacés è) in crescendo - in cui ponevo l'accento su certi difetti oggettivamente insopportabili che avevano l'effetto di togliere fascino ad alcune tappe invece molto belle. Riparto da qui e soprattutto da un passaggio specifico di quell'articolo:
Il Tour de France è da qualche tempo l'emblema della schizofrenia, che si palesa attraverso percorsi che sembrano concepiti ogni anno da una persona diversa, mentre invece se ne occupano sempre le stesse persone da 20 anni. […] Negli ultimi anni si è visto tutto e il contrario di tutto e le uniche due cose che continuano a restare più o meno costanti sarebbero anche le prime a dover cambiare: una riduzione perenne delle distanze e delle prove a cronometro. Entro questi binari per le ultime due edizioni [2024 e 2025] erano stati comunque costruiti dei percorsi accattivanti, in grado di affiancare l'innovativo al tradizionale e che in effetti, nonostante l'ingombrante presenza di un cannibale come Pogacar, sono stati piacevoli da seguire quantomeno per una buona parte. Per il 2026 la manualistica è stata sacrificata sull'altare di uno dei concetti più odiosi del ciclismo contemporaneo: l'incertezza fino all'ultimo minuto.
Riparto da qui perché il percorso del Tour de France 2027 si può ancora inserire in questo filone, ma al tempo stesso anche intravederci una risposta a scoppio ritardato alle esigenze attuali, soprattutto se si guarda ad un fatto: la presenza di due cronometro individuali quasi prive di salite per un totale di 71 km; in pratica è il Tour in cui le cronometro hanno maggior peso almeno dal 2013 (cronosquadre da 25 km e due crono da 33 e 32 km).

Il senso dell'equilibrio
Parliamo di 13 edizioni in cui di cronometro individuali non ce n'erano, oppure ce n'era una sola e se erano in maggior numero erano spesso più adatte agli scalatori che agli specialisti. Che con Remco Evenepoel in circolazione fosse il caso di ritrovare questa abitudine per fare almeno finta che Tadej Pogacar abbia un contendente, si era già capito da qualche anno ed era, soprattutto, il difetto più evidente dell'edizione 2026, reso ancor più esplicito dal fatto che poi il belga è effettivamente arrivato secondo con ottime prestazioni anche in salita, senza trovare sulla sua strada lo spazio per allontanare Pogacar sull'unico terreno in cui riesce a batterlo. Non per niente col percorso del 2027 sembrano aver riconquistato la partecipazione di Evenepoel, a cui RCS stava facendo la corte proprio inserendo 2 cronometro in cui potesse fare la differenza prima di salite a lui potenzialmente indigeste (come potrebbe essere il Mortirolo).
Dobbiamo specificare una cosa: come ben sa chi ci segue costantemente per gli spoiler del Giro d'Italia, le tappe non si disegnano soltanto su base tecnica; al contrario molto spesso una volta contrattate le sedi di tappa c'è pochissimo margine d'azione per scegliere il percorso da tracciare da un punto all'altro. Se si guarda al Tour del 2026, il fatto che alcune tappe fossero concepite male ha dipeso molto da questo aspetto e non sarebbe di per sé un problema. Ma sul tema delle cronometro l'organizzazione ha una forte influenza e risulta inconcepibile, per esempio, che tra Périguex e Bergerac non si potesse fare una bella crono di 50 km anziché una tappa per velocisti, che avrebbe consentito di fare promozione turistica della zona quasi in egual misura.
Per queste ragioni il percorso del 2027, che pur non è perfetto, non si può bocciare in alcun modo. La priorità assoluta di un GT e di mettere sul menù tutte le portate con il giusto equilibrio. È inutile fare sempre finali scoppiettanti se poi la costruzione del Tour nel complesso non regge. Dunque innanzitutto questo è un percorso buono perché ha da una parte 71 km a cronometro favorevoli agli specialisti e dall'altra 5 tappe di montagna mediamente ben disegnate (alcune meglio, altre peggio) in cui lo scalatore ha tutto il terreno che serve per poter attaccare, talvolta più a ridosso del traguardo, talvolta da molto lontano. Inoltre al netto di 1000 metri di dislivello in meno rispetto all'anno scorso, è evidente che quasi niente dei 53450 metri complessivi verrà sprecato in tappe da “fritto misto” (come quella di Orcières-Merlette dell'anno scorso), ma al contrario concentrato nelle tappe che fanno la classifica.

Le imperfezioni
Come detto fin dall'inizio, questo Tour torna indietro nel tempo tanto nel bene quanto nel male. Non trovare tappe di montagna fino alla nona e chiudere la corsa con due tappe per velocisti, per esempio, non è entusiasmante. C'è però da dire che a differenza di certi Tour di molti anni fa non tutte queste frazioni sono semplicemente da volata. Nella prima settimana ce ne sono almeno 4 con difficoltà più o meno pronunciate molto vicine al traguardo, un po' come accaduto nel 2025, quando anche senza montagne vedemmo dei bellissimi finali in moltissime tappe della prima metà di Tour; inoltre con il passaggio da Montmartre confermato per la tappa finale anche l'ammosciamento degli ultimi due giorni è sicuramente inferiore rispetto al passato. Certo è che i giochi per la classifica saranno probabilmente già fatti al venerdì e l'ultima tappa pirenaica richiede peraltro molto coraggio per ribaltare la corsa.

In quest'ultimo aspetto però non vedo necessariamente un problema: disporre le tappe di un blocco (in questo caso i Pirenei) in ordine di difficoltà decrescente è sempre una buona soluzione, perché agevola lo spettacolo dal momento che non si teme mai la tappa successiva, ma si pensa prima al giorno stesso. È lo scotto che potrebbe pagare la tappa di Sallanches, veramente intrigante per come è stata pensata a metà tra una classica ed una vera tappa di montagna, ma che potrebbe vivere dell'attesa per la tappa regina (quantomeno pensando alle Alpi) del giorno seguente. Quindi è corretto che sui Pirenei si affronti prima la tappa più dura con arrivo in salita (nonché la più lunga tra quelle di montagna) e poi quella da interpretare ma comunque ricca di salite in doppia cifra dove far confusione lontano dal traguardo.

Proprio nei chilometraggi rimane il maggior limite di questo Tour, che comunque presenta una media di 179.4 km per le tappe in linea, ovvero ben 6 km in più rispetto al 2026; inoltre al netto di questa media se l'anno passato c'era una sola tappa oltre i 200 km (di 205 per l'esattezza), quest'anno ci sono ben tre tappe di oltre 220 km. Resta il fatto, per niente secondario, che le tappe decisive vengono tenute più corte, forse per esigenze televisive: le più lunghe saranno Sallanches (171 km) e Col de Portet (174 km).