Essere il più forte - Isaac Del Toro al Gran Piemonte 2026
Favorito assoluto della corsa, capace di creare le precondizioni per vincere eppure in grado di sperperare tutto per troppa sicumera

Quando Isaac Del Toro si alza sui pedali, mancano poco meno di 200 metri allo scollinamento della salita di La Morra e meno di 15 chilometri per il traguardo di Bra. Dietro di lui una sagoma con la maglia Red Bull Bora si scompone nel tentativo di resistere.
Gran Piemonte 2026: l’attacco di Isaac Del Toro a La Morra
L’edizione 2026 del Gran Piemonte sembrava largamente nelle mani del campione messicano, quando, nel punto più duro della salita, aveva messo a segno una staffilata delle sue. La progressione in fuori-sella, la forsennata oscillazione corporea e il rapporto lunghissimo: Isaac Del Toro in persona.
Alla sua ruota, fortuitamente, c’era proprio Finn Fisher-Black. Ed erano subito rimasti soli, con margine in crescita e rassicurante. Il neozelandese aveva resistito con tenacia alla sfuriata di IDT, e sebbene fosse chiaramente al limite delle sue possibilità, al diminuire della pendenza aveva trovato la forza e determinazione per collaborare attivamente all’attacco.
Poco prima c’erano state schermaglie che non avevano insidiato la compattezza del gruppo. La salita di La Morra non è così dura per i professionisti e molti passisti veloci erano ancora in piena corsa per la vittoria. Allora era stata la tipica mossa UAE a scardinare la situazione. Un forte gregario prepara il colpo del capitano con una progressione febbrile. Narváez per Del Toro. E Del Toro sembrava proprio il Pogacar della situazione: subito il vuoto, il vantaggio che si dilata, il traguardo che si avvicina.
La discesa e il ritorno di Finn Fisher-Black
Quindi nell’abitato di La Morra Del Toro rinuncia ad un prezioso aiuto per andare in azione solitaria. Appare sicuro. Superiore al calcolo. Allunga, si dondola sui pedali. Fisher-Black cede. Del Toro inizia la discesa con circa 30 secondi sul gruppo, mentre il neozelandese a poche decine di metri, sembra arrendersi.
Le qualità acrobatiche di Del Toro in discesa sono note ed eccolo pennellare le linee, dinoccolato e svelto. Sembra fatta. Del Toro che vince l’ennesima gara italiana con il piglio del predestinato di classe. Però FFB, a sorpresa, non ha mollato e a nove chilometri e mezzo dal traguardo si riaggancia alla ruota di Isaac con uno sprint prolungato. Forse Del Toro non è così superiore oggi, o forse si poteva attendere l’arrivo di Bra, in leggera salita, per risolvere la questione con Fisher-Black. Si poteva ragionare, invece di aprire solamente il gas.
Intanto la discesa è quasi finita, il gruppo dietro ancora 30 secondi. Sui lunghi rettilinei in leggera pendenza, mentre il grosso si organizza all’inseguimento, il messicano deve tirare a lungo da solo. Il ciclista della Red Bull recupera il fiato dopo l’inseguimento feroce e resta a ruota. E fa bene. Del Toro si è svestito dei panni dell’alleato per indossare quelli del nemico quando il traguardo era ancora lontano. Ora ne deve accettare le logiche conseguenze: FFB recupera le forze e gli lancia un messaggio chiaro: non sono la tua vittima sacrificale, ora te la smazzi da solo fino a quando le tue forze si saranno consumate abbastanza per ridarmi una chance di vittoria. Non fa una grinza. È solo il ciclismo.

Gran Piemonte, l’errore tattico che costa la vittoria
Ai due battistrada bastano 2-3 chilometri senza un buon accordo per dissipare quasi metà del vantaggio. Il gruppo arriva come una fucilata.
Fisher-Black torna in testa, ma ora con solo 17 secondi di margine e nel gruppo a tirare ci sono corridori di almeno 4 squadre.
Sebbene Del Toro e Fisher-Black non si risparmino più, l’inerzia della corsa è cambiata. Il gruppo ha ristabilito un buon contatto visivo e si avvicina, inesorabile e misurato.
Il ricongiungimento è sotto lo striscione dell’ultimo chilometro. Il gruppo passa accanto ai due fuggitivi quando ormai pensa da un bel pezzo alle strategie per lo sprint. La corsa è stata persa soprattutto a La Morra e l’ha persa il più forte corridore in gara.
Certo, nessuno ci garantisce che senza quella sparata il gruppo non sarebbe tornato sotto. Ma Del Toro ci sarebbe andato vicino. Bastava non sperperare l’accordo con il compagno di fuga. Bastava pensare a vincere bene la corsa, non a stravincerla. Bastava rispettare la forza degli avversari senza sottostimarla. Bastava un’indicazione chiara dall’ammiraglia (che forse non c’è stata, o non è stata accolta – Colle delle Finestre be like). Avrebbe dato al suo compagno di fuga una buona situazione per continuare a credere nell’azione di comune accordo. Avrebbe risparmiato energie e sarebbe probabilmente arrivato ai meno 3 chilometri con un vantaggio ancora vicino ai 30 secondi. Il gruppo avrebbe perso certezze e lui avrebbe potuto destinare le energie del secondo attacco a La Morra, per la progressione finale verso il traguardo. Insomma, si sarebbe giocato carte migliori, più logiche.
Isaac Del Toro e la necessità di leggere meglio la corsa

Invece no. Ci sono dei passi da fare nella consapevolezza agonistica di questo corridore dal talento cristallino. Abituato da tempo a gareggiare nella dicotomia da solo/con la squadra più forte del mondo, appare carente nella capacità di leggere la complessità delle diverse situazioni di gara. Il destino di “Il più forte in gara” che la natura gli ha portato in dote, comporta il rischio di essere accerchiato dagli avversari e dalla gara stessa.
Forse deve imparare a pensare al di là del fatto di avere una grande gamba, perché nelle sue future stagioni di corsa, verrà chiamato a confrontarsi con le classiche monumento e i Grandi Giri, dove le occasioni per non sbagliare sono poche e vanno riconosciute al volo.
Essere il più forte sulla strada è una cosa bella. Anche gratificante. Ma se non sei il più forte in modo chiaro e con margini di sicurezza (ovvero se non ti chiami Tadej Pogacar), allora può diventare potenzialmente pericoloso. E conviene imparare dagli errori, prima che questi diventino una triste consuetudine.