Hamza Amari e quella capacità di vincere senza vincere
Dopo il Tour d'Algèrie dell'anno scorso, il portacolori della Madar ha vinto un'altra corsa a tappe, portandosi a casa il GP Chantal Biya 2026: in entrambi i casi non ha conquistato alcun successo parziale

Ventiseiesimo appuntamento dell’anno con Mondo Continental. In questa puntata: Grand Prix d’Ongola, Grand Prix Chantal Biya, Volta Ciclística de Santa Catarina, Tour of South Bohemia, Tour of Shanghai, Dhofar Classic, Tour of Salalah, Sauerlandrundfahrt, Campionati Venezuelani e Hamza Amari, campione nazionale algerino in carica.
Le corse della settimana
GP d’Ongola e GP Chantal Biya

In Camerun, dopo un anno di assenza, è tornato a disputarsi il Grand Prix d’Ongola, corsa di un giorno la cui prima (e fino a quest’anno unica) edizione internazionale risaliva al 2024. Ai nastri di partenza erano presenti due Continental (la slovacca Dukla Banska Bystrica e la ruandese May Stars), sei formazioni dilettantistiche e cinque selezioni nazionali, per un totale di tredici squadre, scese, in realtà, a dodici perché i corridori del Burkina Faso non hanno preso il via.
Il percorso misurava poco meno di 120 km e non prevedeva grosse asperità. La volata di gruppo sembrava l’opzione più probabile e, effettivamente, si è verificata, anche se il gruppo di testa era composto da meno della metà dei corridori al via. Sulla carta la nazionale algerina era la compagine meglio attrezzata per gli sprint ed è riuscita a confermare i pronostici.
A vincere è stato Yacine Hamza, uno dei grandi nomi del circuito africano. Il ventinovenne ha battuto il francese Guillaume Deurweilher (Saint Louisien) e il neerlandese Mark van Kleef (Global). Denis Hoza (Dukla Banska Bystrica) si è dovuto accontentare di un piazzamento ai piedi del podio, appena davanti al giovanissimo Exodus Saïzonou (Nazionale Benin), che ha centrato un risultato importantissimo per la sua nazione, soprattutto in prospettiva futura.
Il giorno successivo è cominciato il classico Grand Prix Chantal Biya, corsa a tappe di cinque giorni dedicata alla First Lady del paese africano, da vent’anni presente nel calendario internazionale. Al via c'erano le stesse dodici squadre che avevano preso parte al Grand Prix d’Ongola.
La gara si è aperta con una tappa altimetricamente abbastanza semplice: erano presenti diversi strappi, due dei quali categorizzati come GPM, ma tutti molto brevi. I pronostici sono stati rispettati e tutto si è deciso con una volata di gruppo, che ha visto il dominio della nazionale algerina, autrice di una doppietta. Yacine Hamza ha centrato il secondo successo consecutivo, superando il compagno di squadra Mohamed Nadjib Assal e l’etiope Amanuel Tesfay. In assenza di abbuoni, la classifica generale ha ricalcato l’ordine d’arrivo.
La seconda frazione era molto simile alla prima, con diversi strappetti, tutti abbastanza brevi, ma il finale tendeva a salire. È stata una giornata buona per la fuga, con otto uomini che si sono giocati il successo allo sprint: il più veloce è stato lo svizzero Wanja Russenberger (Hucare Factory), che ha avuto la meglio su Hamza Amari (Nazionale Algeria) e Thomas Devez (Auvergne-Rhône-Alpes), e ha conquistato anche la maglia di leader.
La terza tappa era un po’ più impegnativa, con tantissimi saliscendi e pochissima pianura, anche se le salite non erano particolarmente difficili. In cinque sono stati cronometrati con 2” di margine su una trentina di rivali. La vittoria è andata a Maximilian Weber (Hucare Factory), che si è messo alle spalle Hamza Amari e Florian Smits (Global). Clovis Kamzong (SNH Vélo) è passato in testa alla classifica generale.
La quarta frazione prevedeva un finale abbastanza ostico, con diversi strappi nel finale e l’ultimo km che tendeva decisamente a salire. In quattordici sono stati cronometrati con lo stesso tempo e il più forte è stato Mohamed Nadjib Assal, che ha preceduto il compagno di squadra Hamza Amari, passato in testa alla generale, e Amanuel Tesfay.
L’ultima tappa presentava diversi strappetti, l’ultimo dei quali era piazzato a soli 5 km dal traguardo. Non c’è stata grande selezione e il gruppo è arrivato sostanzialmente compatto nel finale. Lo sprint per la vittoria ha premiato Guillaume Deurwilher, che ha messo la sua ruota davanti a quella di Mark van Kleef. In terza posizione si è piazzato il leader della generale Hamza Amari.
Hamza Amari ha conquistato il successo finale, con Clovis Kamzong che si è dovuto accontentare del secondo posto, tradito dalla somma dei piazzamenti. Wanja Russenberger, miglior giovane della corsa, ha completato il podio a 2”. La nazionale algerina ha vinto anche la classifica a punti con Mohamed Nadjib Assal e quella dei GPM con Anes Riahi. La SNH Vélo, infine, si è aggiudicata la graduatoria a squadre.
Volta Ciclística de Santa Catarina

In Brasile è andata in scena la Volta Ciclística de Santa Catarina, corsa a tappe di cinque giorni, tornata in calendario nel 2025 dopo quindici anni di assenza (nel 2010 si chiamava Tour de Santa Catarina). Al via erano presenti diciotto squadre: quattro Continental, dieci formazioni dilettantistiche e quattro selezioni regionali brasiliane.
La prima giornata di gara era abbastanza semplice e presentava la difficoltà altimetrica più importante nella prima parte. Nonostante un percorso tutt’altro che difficile, solo quaranta uomini sono rimasti nel gruppo di testa. Lo sprint per la vittoria ha visto il dominio della Plus Performace-ZEO Sport, che ha messo a segno addirittura una tripletta: Francisco Kotsakis si è imposto davanti ai compagni di squadra Cristobal Baeza e Tomas Quiroz, conquistando anche la prima maglia di leader.
La seconda tappa era caratterizzata da due salite abbastanza lunghe piazzate a metà percorso. Il traguardo, inoltre, era situato in cima a uno strappo di 900 metri al 15%. Javier Jamaica (Nu Colombia) è riuscito a staccare tutti e ha conquistato la maglia di leader. Il trentenne ha chiuso con 14” di vantaggio sul compagno di squadra Rodrigo Contreras e 15” su un terzetto regolato da Diego Camargo (Medellín-EPM).
La terza frazione era divisa in due semitappe. La prima era abbastanza ondulata, con diverse salite, ma senza asperità davvero proibitive. Circa quindici uomini si sono giocati il successo allo sprint e si è imposto Euller Magno Rebelo (Andbank), abile a mettere la sua ruota davanti a quelle di Cristhian Montoya (Emthos) e di Javier Jamaica. La seconda era una cronosquadre pianeggiante di 20 km: la Localiza Meoo/Swift ha fatto segnare il miglior tempo, battendo di 16” la Nu Colombia e di 20” il Team Medellín-EPM. Javier Jamaica è rimasto in testa alla classifica.
La quarta tappa prevedeva l’arrivo più difficile della corsa. Il traguardo era situato, infatti, a Bom Jardim da Serra, in cima a una salita di 10 km, con pendenza media dell’8% e diversi tratti in doppia cifra. Javier Jamaica ha legittimato la sua leadership, conquistando il secondo successo parziale. Il portacolori della Nu Colombia ha battuto Diego Camargo in volata, mentre Rodrigo Contreras ha completato il podio di giornata, con 5” di ritardo. Tutti gli altri hanno pagato più di 1’.
L’ultima frazione prevedeva partenza e arrivo a Florianópolis. Dopo un tratto in linea privo di asperità, la tappa si concludeva con quattro giri di un circuito di 5,5 km completamente pianeggiante. Come prevedibile, l’esito della frazione è stato uno sprint di gruppo, con Igor Teodoro Molina (Andbank), già secondo lo scorso anno sullo stesso traguardo, che ha fatto il colpo grosso. Il brasiliano ha beffato la Plus Performace-ZEO Sport, che si è dovuta accontentare delle piazze d’onore, con Francisco Kotsakis e Tomas Quiroz.
Javier Jamaica ha conquistato il successo finale (e la maglia dei GPM), con 30” di margine su Diego Camargo e Rodrigo Contreras, trascinando anche la Nu Colombia al trionfo nella graduatoria a squadre. Francisco Kotsakis ha vinto la classifica a punti, mentre il titolo di miglior giovane è andato a Guilherme Freitas (Avaí F.C - FME Florianópolis).
Okolo jižních Čech / Tour of South Bohemia

In Repubblica Ceca si è disputato il Tour of South Bohemia (Okolo jižních Čech in lingua originale), una corsa a tappe di quattro giorni. Al via dell’edizione 2026 si sono presentate ventisei squadre: tredici Continental, la nazionale del Lussemburgo e dodici formazioni dilettantistiche.
La gara si è aperta con una frazione dal profilo ondulato, ma senza salite troppo dure. Nonostante l’ultimo GPM fosse situato a soli 6,5 km dal traguardo, non c’è stata selezione e il gruppo è rimasto compatto. La volata per il successo ha visto prevalere Rait Ärm (Energus), primo leader della corsa, che ha avuto la meglio su Nicola Schleuniger (Run & Race-Solarpur) e Maximilian Kerl (Fany Gastro_Intergray_L27).
La seconda tappa presentava un’altimetria non troppo diversa da quella precedente, anche se gli ultimi 600 metri salivano al 9%. È stata una giornata buona per la fuga e il giovanissimo Flavio Astolfi (Nazionale Lussemburgo) è riuscito nel colpo doppio, conquistando tappa e maglia. Il diciottenne, che solitamente veste la maglia della Aran Cucine Vejus, ha staccato di 3” Štěpán Zahálka (Kasper crypto4me) e di 5” Barnabás Vas (United Shipping).
La terza frazione era la più impegnativa della corsa, con diverse salite, l’ultima delle quali, la più dura, terminava a meno di 5 km dal traguardo. Piotr Pękala (ATT Investments) ha staccato tutti e ha tagliato il traguardo in solitaria. Il ventottenne ha rifilato 42” al compagno di squadra Mateusz Gajdulewicz, e a Iver Tildheim Andersen (Ringerike). Flavio Astolfi ha pagato più di 5’ e, così, la maglia di leader è passata sulle spalle di Gajdulewicz, anch’egli protagonista della fuga del giorno precedente.
L’ultima tappa prevedeva le principali asperità nella prima parte e diventava molto più agevole in seguito. Anche se il finale non era totalmente pianeggiante, non c’è stata selezione ed è stata volata. Il più rapido è stato Barnabás Vas, che ha trovato la prima vittoria internazionale su strada. Il ventenne ha preceduto Nicola Schleuniger e Maximilian Kerl.
Mateusz Gajdulewicz ha conquistato il successo finale, con 57” di vantaggio sul miglior giovane della corsa, Štěpán Zahálka, e 1’06” su Barnabás Vas, che ha vinto sia la classifica a punti che quella dei GPM. La ATT Investments, infine, si è aggiudicata la graduatoria a squadre.
Tour of Shanghai

In Cina è andato in scena il Tour of Shanghai, corsa a tappe di tre giorni che ha esordito lo scorso anno nel calendario internazionale, dopo essere stata una gara dilettantistica in precedenza. Al via erano presenti ventuno squadre: quattro ProTeams (la Solution Tech-Vini Fantini, la Bardiani CSF 7 Saber, l’Euskaltel-Euskadi e il Team Novo Nordisk) e diciassette Continental.
Le tre tappe in programma condividevano lo stesso profilo, interamente pianeggiante, e la lunghezza limitata, sempre inferiore ai 100 km. A differenza dello scorso anno, però, solo una si è conclusa in volata e la classifica generale è stata decisa dalle fughe.
Con i suoi 95 km, la prima frazione era la più lunga e ha visto due reduci di un attacco molto più numeroso riuscire a resistere alla rimonta del plotone. Si è imposto l’ex professionista Karl Patrick Lauk (Wheeltop Rotor Chengdu), primo leader della corsa, che ha superato il compagno di fuga Victor Ocampo (Medellín-EPM). Kurt Eather (CCACHE x BODYWRAP), primo del gruppo, ha tagliato il traguardo senza distacco rispetto ai due attaccanti.
Anche la seconda tappa era lunga circa 95 km, ma per qualche centinaio di metri era più breve della precedente. Anche in questo caso, due superstiti della fuga hanno resistito alla rimonta del gruppo, ma in maniera più netta. Manuele Tarozzi (Bardiani CSF 7 Saber) ha tagliato il traguardo con 9” di vantaggio su Zeb Kyffin (Terengganu) e 19” sul plotone, regolato allo sprint da Alexander Salby (Li Ning Star).
L’ultima frazione era la più breve: misurava, infatti, soltanto 92 km. Per la prima volta, la volata di gruppo ha assegnato la vittoria e il più veloce è stato il neerlandese Jesper Rasch (China Anta-Mentech), terzo sullo stesso arrivo lo scorso anno. Kurt Eather si è piazzato al secondo posto, davanti al neozelandese Luke Mudgway (Li Ning Star).
Manuele Tarozzi ha conquistato il successo finale, regalando anche la graduatoria a squadre alla Bardiani CF 7 Saber. Il romagnolo si è imposto con 13” su Zeb Kyffin e 16” su Kurt Eather. Jesper Rasch ha vinto la classifica a punti.
Dhofar Classic e Tour of Salalah

In Oman si è disputato il Tour of Salalah, una corsa a tappe di quattro giorni che fa parte del calendario UCI per il quarto anno consecutivo. Come nella scorsa stagione, la gara è stata anticipata da una prova di un giorno, la Dhofar Classic. Al via di entrambe erano presenti le stesse quindici squadre: otto Continental, quattro nazionali (Algeria, Arabia Saudita, Bahrein e Oman) e tre formazioni dilettantistiche. Al Tour of Salalah era presente anche una sedicesima compagine: si trattava di un’ulteriore Continental, il Team Amani.
La Dhofar Classic presentava un percorso lungo meno di 100 km, ma con un’altimetria abbastanza adatta agli scalatori. Dopo 75 km praticamente pianeggianti, infatti, si saliva negli ultimi 23. La scalata finale era molto irregolare, con ampi tratti di respiro e alcune sezioni in contropendenza, ma quando la strada andava all’insù c’erano anche delle pendenze in doppia cifra. A imporsi è stato l’argentino Eduardo Sepúlveda, che è riuscito a staccare tutti e a tagliare il traguardo in solitaria. Il trentacinquenne, professionista in Europa per tredici stagioni, ha conquistato la prima vittoria con la maglia della Li Ning Star, Continental cinese per la quale corre dall'inizio del 2026.
Alle spalle dell’ex corridore della Lotto, si è piazzato un altro ex professionista, il brasiliano Nícolas Sessler (Victoria Sports), staccato di 35”. Il podio, interamente sudamericano, è stato completato dal colombiano Edison Alejandro Callejas (Roojai Insurance Winspace), che ha pagato 52”. In quarta posizione si è piazzato il primo degli europei, lo svizzero Simon Pellaud (Li Ning Star), a 1’17”, mentre al quinto posto è arrivato il migliore degli asiatici, il mongolo Tegshbayar Batsaikhan (Roojai Insurance Winspace), con un ritardo di 1’39”.
Il giorno successivo è iniziato al Tour of Salalah, che si è aperto con una tappa piuttosto semplice, la cui asperità più impegnativa era situata nei primi chilometri. Si poteva pronosticare uno sprint di gruppo, ma così non è stato perché sette uomini sono riusciti ad anticipare il plotone di 31”. La volata per la vittoria ha premiato Jeroen Meijers (Victoria Sports), primo leader della corsa, bravo a mettersi alle spalle Carter Bettles (Roojai Insurance Winspace) e Simon Pellaud.
La seconda frazione era decisamente più dura, con una salita di 5,2 km al 9,5% di pendenza media, che si concludeva a poco più di 20 km dal traguardo, a rappresentare la principale insidia. Nove uomini sono rimasti davanti e la Li Ning Star è riuscita a sfruttare la superiorità numerica, conquistando il successo con Simon Pellaud, che è passato anche in testa alla classifica generale. Lo svizzero ha battuto in volata Edison Alejandro Callejas e Antoine Huby (7Eleven Cliqq).
La terza tappa era la più difficile della corsa: l'asperità più dura era situata a metà percorso, ma dopo non c'era quasi più pianura. Anche gli ultimi 6 km erano in salita, anche se le pendenze non erano impossibili. Dopo il successo alla Dhofar Classic, Eduardo Sepúlveda si è confermato lo scalatore più forte del lotto e ha staccato tutti. L'argentino ha tagliato il traguardo con 5" di vantaggio su Edison Alejandro Callejas e 11" su Adne van Engelen (Terengganu), vincitore del Tour of Salalah 2025. Quinto a 24", Simon Pellaud ha conservato la maglia di leader.
L'ultima frazione era decisamente la più semplice: non prevedeva, infatti, alcuna difficoltà altimetrica e la distanza, di poco superiore ai 100 km, non preoccupava nessuno. Volata doveva essere e così è stato: a vincere è stato un altro portacolori della Li Ning Star, l'australiano Cameron Scott. L'ex corridore della Bahrain-Victorious ha preceduto gli indonesiani Yosandy Oetomo e Terry Kusuma, entrambi tesserati per la Jakarta.
Simon Pellaud ha conquistato il successo finale (e la classifica a punti), con 15” su Eduardo Sepúlveda e 21” su Tegshbayar Batsaikhan. Dimas Nur Fadhil Rizqi (Jakarta), decimo, è stato il miglior giovane della corsa. Senza sorprese, la Li Ning Star si è aggiudicata la graduatoria a squadre.
Sauerlandrundfahrt

In Germania è andata in scena la Sauerlandrundfahrt, una corsa a tappe di quattro giorni che faceva quest’anno il suo esordio nel calendario internazionale, dopo diverse edizioni come prova dilettantistica. Al via erano presenti diciassette squadre: tredici Continental, una selezione nazionale tedesca e tre formazioni dilettantistiche.
La gara si è aperta con una cronometro individuale di 13,7 km, dal profilo piuttosto ondulato. A far segnare il miglior tempo è stato Ben Zwiehoff, corridore della Red Bull-BORA, per l’occasione in corsa con il Devo Team. Il trentaduenne, alla prima vittoria internazionale su strada, ha fatto meglio di 7” rispetto a Miguel Heidemann (REMBE|rad-net) e di 9” rispetto a Eñaut Urkaregi (Lidl-Trek Future). Ovviamente Zwiehoff ha indossato la prima maglia di leader.
La seconda tappa era abbastanza impegnativa, con quattro giri di un circuito caratterizzato da uno strappo di 2 km al 7%. All’ultimo passaggio sulla principale asperità di giornata, Max Bock (Red Bull-BORA Rookies) è rimasto solo al comando ed è riuscito a resistere fino alla fine. Il ventunenne ha tagliato il traguardo con 7” di vantaggio sul compagno di squadra Paul Fietzke, che è passato in testa alla classifica, e su Alexandre Trouvain (Development Picnic-PostNL).
Anche la terza frazione era piuttosto dura. Erano previsti, infatti, dieci giri di un circuito di 12 km, caratterizzato da uno strappo di 2400 metri, con pendenza media superiore all’8%. La REMBE|rad-net è riuscita nella grande impresa di staccare tutti con due corridori. Miguel Heidemann, plurimedagliato europeo e mondiale nella staffetta mista, ha trovato la prima vittoria individuale a livello internazionale, scortato dal compagno Johannes Adamietz. A 28”, Eike Behrens (Lotto-Kern Haus) ha regolato Paul Fietzke, che è rimasto leader della generale, nella volata per il terzo posto.
Anche l’ultima tappa prevedeva un profilo molto ondulato, con diversi strappi lungo il percorso e l’arrivo al termine di una salita di 1500 metri al 5%. Il lussemburghese Arno Wallenborn (Lotto-Kern Haus) si è mosso in anticipo e sull’erta finale si è difeso benissimo, resistendo per 4” alla rimonta di Noah Lindholm Møller Andersen (Red Bull-BORA Rookies). A 10” dal vincitore, Giacomo Ballabio (Vorarlberg) ha regolato il gruppetto dei big.
Paul Fietzke ha conquistato il successo finale (e la classifica a punti), con 27” su Max Bock e 30” su Finn O’Brien (Development Picnic PostNL). Lennart Lein (Nazionale Germania) ha vinto la maglia di miglior scalatore, mentre la graduatoria a squadre è andata alla Red Bull-BORA Rookies.
Campionati Venezuelani

Previsti a fine giugno e poi annullati a causa del devastante terremoto che aveva colpito il paese proprio in quel periodo, i campionati nazionali del Venezuela sono stati recuperati la scorsa settimana. Orluis Aular (Movistar), vincitore di entrambe le prove nel 2025, era assente perché impegnato alla Vuelta a España e, quindi, il paese era alla ricerca di un nuovo re.
Senza il corridore più titolato, è stato l’altro professionista del paese a dominare la cronometro: Francisco Peñuela (Caja Rural-Seguros RGA) ha rifilato, infatti, grandi distacchi a tutti i rivali. Sul podio con lui sono saliti Luis Guillermo Mora, che ha pagato 2’22”, e Julio Cesar Blanco, finito addirittura a 4’14”. Tra gli under 23 c’è stata, invece, grande battaglia: Jesus Goyo, in passato stagista dell’Astana, e Arley Cuadros hanno realizzato lo stesso tempo, ma il primo ha avuto la meglio per questione di centesimi. Sul terzo gradino del podio è salito Miguel Peña, con un ritardo di 37”. Tutti e tre hanno fatto segnare un tempo migliore di quello che ha regalato a Blanco il terzo gradino del podio della prove élite.
La prova in linea élite è stata decisamente più equilibrata di quella contro il tempo, con quattro corridori che sono arrivati a giocarsi il successo in volata. Il vincitore, però, non è cambiato: Francisco Peñuela ha dimostrato uno spunto nettamente superiore e si è imposto facilmente, davanti a Luis Pinto e Luis Guillermo Mora. Tra gli under 23, impegnati su un percorso più breve, il più forte è stato Arlex Mendez, che ha staccato di 3” Arley Cuadros e di 6” Samuel Lopez.
Le Continental tra i big

Otto Continental hanno preso parte al Tour of Britain, insieme a una nazionale britannica ricca di rappresentanti del ciclismo di terza divisione. È stato proprio uno degli uomini della Gran Bretagna a fare le cose migliori: Elliot Rowe, tesserato per la Visma|Lease a Bike Development, ha chiuso al sesto posto in classifica, aggiudicandosi la maglia di miglior giovane, mentre, fra i team in gara, la Storck MRW Bau ha ottenuto il miglior risultato con Edgar Cadena, che ha terminato in quattordicesima posizione. Anche il Team United Shipping si è portato a casa una classifica secondaria: Michal Schuran, infatti, è stato il re degli scalatori. La Lucky Sport, invece, si è presa un bel podio di tappa con Axel Källberg, terzo nella terza frazione.
Sono state sei, invece, le compagini di terza divisione al via dello ZLM Tour. A fare le cose migliori è stata la BEAT p/b Saxo, grazie a David Dekker: il ventottenne, infatti, si è piazzato tredicesimo in classifica, dopo aver ottenuto un terzo e un quarto posto di tappa. Meglio di lui, in realtà, hanno fatto alcuni corridori dei Devo Teams, in gara con i rami WorldTour delle loro squadre: Henry Hobbs (Visma|Lease a Bike Development) ha vinto l’ultima frazione, mentre Héctor Álvarez si è piazzato in sesta posizione nella generale, aggiudicandosi anche la maglia di miglior giovane.
Ben dieci Continental hanno partecipato al Tour of Istanbul. Le formazioni di terza divisione hanno avuto la loro grande occasione nella terza frazione, quando la fuga è andata in porto: a sfruttarla al meglio è stata la Vino-North Qazaqstan Region, che ha conquistato il successo con Daniil Pronskiy. Ha potuto festeggiare anche la Spor Toto, grazie alla maglia dei GPM vinta da Mustafa Tekin. La XDS Astana Development, invece, ha ottenuto il miglior piazzamento in classifica generale con Artem Fofonov, ottavo.
La Mg. K Vis Costruzioni e Ambiente ha partecipato alle due gare toscane disputate negli ultimi giorni, accompagnata in un caso da General Store-Essegibi e Gragnano e nell'altro dalla Vega-Vitalcare. Al GP Industria & Artigianato di Larciano, il miglior rappresentante dei ciclismo di terza divisione è stato Andrii Ponomar: l’ucraino della General Store-Essegibi ha chiuso ventesimo. Al Giro di Toscana la Mg. K Vis Costruzioni e Ambiente ha ottenuto il quarantunesimo posto con Francesco Parravano, ma il miglior Continental è stato Toralf Rydningen Martinsen, tesserato per la Drali-Repsol, ma stagista della Uno-X Mobility, che ha concluso in trentottesima posizione.
Ben quindici Continental erano al via del Tour of Binzhou, che presentava una start list simile a quella del Tour of Shanghai. A sorpresa la Huansheng-Vonoa ha conquistato il successo, grazie all'ucraino Serhii Sydor, che, se si escludono i campionati nazionali, aveva due noni posti come migliori risultati UCI. È salito sul podio anche il Team Medellín-EPM, con Álvaro José Hodeg, secondo sul traguardo.
La principale novità di ciclomercato della settimana arriva dalla Cina: l’estone Lauri Tamm, vincitore del Baltic Chain Tour quest’anno, si è accasato alla China Anta-Mentech. Il ventiduenne ha già esordito con i suoi nuovi colori al Tour of Shanghai. Interessante movimento in entrata per la CCACHE x BODYWRAP, che ha riportato un singaporiano nel mondo Continental, ingaggiando il campione nazionale Eamon Lim Bing Yi.
Il ritratto della settimana: Hamza Amari

Qualche anno fa, Hamza Amari sembrava il principale candidato a riportare l’Algeria tra i professionisti, a diversi anni dalla fine dell’esperienza ai massimi livelli di Youcef Reguigui (la cui ultima stagione con la Dimension Data risale al 2017). L'attuale corridore della Madar, però, non è riuscito a fare quel salto di qualità che serviva per proiettarsi al piano superiore, ma ha saputo, comunque, ritagliarsi uno spazio importante nelle gare dell'Africa Tour, affermandosi come uno dei migliori corridori del continente, grazie alle sue caratteristiche di uomo veloce, in grado di superare salite non troppo lunghe.
La scorsa settimana, il ventitreenne ha conquistato il Grand Prix Chantal Biya grazie alla sua grande regolarità: con tre secondi e un terzo posto di tappa, la somma dei piazzamenti lo ha portato alla vittoria finale, anche in assenza di successi parziali. Quest'anno, l'algerino si è laureato anche campione nazionale nella corsa in linea, in quello che, di fatto, è stato quasi un campionato sociale della Madar, che ha piazzato sei uomini ai primi sei posti. In precedenza era stato terzo nella prova a cronometro. Da segnalare anche il diciottesimo posto nella prova in linea dei Giochi del Mediterraneo, in cui è stato nettamente il miglior africano.
Hamza Amari cominciò ad andare in bici a sei anni, seguendo le orme del padre, anch'egli ciclista. Si fece notare già al primo anno da junior, con il terzo posto nel campionato nazionale di categoria e un paio di vittorie in gare locali. Attivo anche su pista, conquistò la medaglia d'oro nella corsa a punti dei Campionati Arabi Juniores, evento in cui si prese anche due argenti. L'anno successivo fu medaglia di bronzo nel keirin e nella corsa a punti dei Campionati Africani di categoria, ma le sue possibilità su strada furono praticamente azzerate dallo scoppio della pandemia.
Nel 2021 sbarcò tra gli under 23 con la maglia del Groupement Sportif des Pétroliers Algèrie. A livello UCI disputò soltanto i campionati nazionali, raccogliendo un incoraggiante decimo posto nella prova in linea e il dodicesimo nella cronometro. Partecipò, invece, a diverse gare del calendario nazionale, riuscendo anche a togliersi qualche soddisfazione, come la vittoria della Classique Tipaza-2.
Nella stagione successiva, Amari iniziò a farsi notare nel calendario internazionale: dopo la medaglia di bronzo ai Campionati Africani (che gli valse anche il titolo under 23), riuscì a conquistare le prime vittorie, imponendosi nella prima tappa e nella classifica generale dell'International Syrian Tour. Si laureò anche campione algerino under 23 a cronometro e partecipò sia al Tour de l'Avenir che ai Campionati del Mondo (in cui disputò la staffetta mista con il Centre Mondiale du Cyclisme e le due prove under 23 con la sua nazionale). Conquistò anche la medaglia di bronzo nella prova di MTB cross-country ai Campionati Arabi.
Nel 2023 ebbe la possibilità di esordire nel mondo Continental, con il Devo Team della Q36.5. Ottenne, però, i migliori risultati con la maglia della nazionale: fu, a sorpresa, secondo nella classifica finale della Tropicale Amissa Bongo e conquistò la medaglia d'argento nella prova in linea dei Campionati Arabi. Vinse anche il titolo africano nella cronometro a squadre, centrando altre due medaglie nelle prove under 23 (argento a cronometro e bronzo in linea), e disputò nuovamente i Campionati del Mondo. Con la Q36.5 Continental, invece, fu terzo in una gara dilettantistica italiana, la Coppa Città di Castiglion Fiorentino.
L'anno seguente, l'algerino tornò in patria, firmando con la Madar. Ritrovò la vittoria individuale a livello UCI, aggiudicandosi una tappa del Tour du Bénin e, poche settimane dopo, conquistò il GP de la Ville d'Alger. Salì sul podio dei campionati nazionali élite per la prima volta in carriera (fu terzo) e vinse la classifica dei giovani al GP Chantal Biya. Si aggiudicò anche una corsa del calendario dilettantistico del suo paese.
Lo scorso anno, sempre in maglia Madar, ha ottenuto due terzi posti nelle due frazioni più importanti del Tour d'Algérie, riuscendo, così, a conquistare la vittoria finale senza successi parziali (mentre i suoi compagni di squadra hanno vinto otto tappe su dieci). È stato anche terzo nella prova in linea dei campionati algerini e ha vinto a più riprese nel calendario dilettantistico nazionale. Tornato a gareggiare su pista, ha centrato l'argento nell'americana e i bronzi nello scratch e nell'omnium ai Campionati Africani.
È inverosimile che la vittoria finale al Grand Prix Chantal Biya possa aprirgli le porte del professionismo, ma Hamza Amari ha dimostrato una volta in più di sapere come si vince, anche senza successi parziali. A ottobre compirà ventiquattro anni, quindi ha ancora tanti anni di carriera davanti a sé e il sogno del professionismo non è ancora svanito. Se un giorno qualche squadra a caccia di punti dovesse decidere di pescare in Algeria, lui sarà sicuramente una delle opzioni più valide.