"Possibili Scenari" in un ciclismo senza Tadej Pogačar
Qualche riflessione in merito al futuro a breve del ciclismo dopo il ritiro dalla Vuelta a España e il finale di stagione compromesso di Tadej Pogačar

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Il primo ritiro in una corsa a tappe
Sin dalla serata di sabato, i pensieri riguardanti la caduta e il conseguente clamoroso ritiro di Tadej Pogačar vengono accompagnati dalle note di “Possibili Scenari” di Cesare Cremonini, come a presentare su un tavolo dei nuovi interrogativi per nulla attesi. “Possibili scenari si contendono le nostre vite mentre noi le stiamo lì a guardare” scrive il cantautore bolognese. Di certo, queste ipotesi si contenderanno il futuro prossimo del ciclismo che continueremo a guardare, dato che il “capo” ha dovuto prendersi delle ferie forzate a cui nessuno, forse, era preparato. “Possibili Scenari” dà anche il titolo all’omonimo album di Cremonini pubblicato nel 2017 e si dà il caso che proprio in quell’annata il quasi diciottenne Tadej debuttò in una corsa a tappe.
Cominciò a casa, al Giro di Slovenia, che diede il la a una sequela di 34 partecipazioni in gare del genere, tutte portate a termine. Almeno fino alla Vuelta a España 2026, chiaro. Uno così poi non attacca il numero sulla schiena e basta ma, di solito, vince. Per dare la misura: 22 vittorie, 3 secondi e 2 terzi posti. In percentuale dunque, 64,7% di trionfi e 79% a podio. Vabbè, si sta parlando di Pogačar, nessuna sorpresa. Questo score insensato e abbacinante si è però improvvisamente arrestato sull’asfalto spagnolo, complice un sasso, una distrazione, un istante. Fatto sta che la scontata tripla corona che avrebbe dovuto cingergli la testa è stata riposta in una scatola con tanto di ovatta in attesa, chissà quando, di tempi più propizi. Commozione cerebrale, vertebra C7 e clavicola fratturata. Un bollettino di guerra che non lascia spazio a ipotesi peregrine: stagione finita.
La stagione è già conclusa anche per Jonas Vingegaard, il rivale di tante battaglie sulla strada che un bizzarro snodo del destino ha scelto di collocare sullo stesso piano una volta di più. Anche il danese in gara con il dorsale 11, al primo ritiro in carriera ad un Grande Giro (si parla dell’ultimo Tour, ndr), al secondo GT stagionale dopo aver vinto il primo. Un arco narrativo sovrapponibile. Vallo a spiegare, mah.

Remco è pronto a prendersi tutto?
Fra i grandissimi di quest’epoca l’ultimo a dover abbandonare la compagnia anzitempo fu Remco Evenepoel al Giro d’Italia 2023: c’era ancora il covid e gli elicotteri volavano. Potrebbe essere proprio il belga il main character di quest’ultimo scorcio di stagione. Sulla carta, il percorso del Campionato Mondiale di Montréal e quello ormai tradizionale del Giro di Lombardia, in assenza di Tadej, lo rendono il favorito numero 1 di entrambe le gare con, dunque, la possibilità di fare razzia delle corone a disposizione, che il detentore non può più preservare. Un plausibile e inatteso incasso che avrebbe le fattezze dell’esame finale di un percorso di maturità che sembra arrivato alla sua acme, all’indomani di un a dir poco incoraggiante Tour de France, soprattutto da un punto di vista di gestione dell’emotività. Poi, qualche eccesso - spesso esilarante - a questo ragazzo va concesso. Come quando, al termine della sesta tappa della Grande Boucle di quest’anno, avvisò pubblicamente il compagno di squadra Florian Lipowitz che la sera, al suo ritorno in albergo, lo avrebbe atteso un bel cazziatone, oltre al massaggiatore. Un po’ come un padre che fulmina con lo sguardo il bimbo discolo che frigna durante una cena al ristorante e sussurra: “Dopo facciamo i conti a casa”.
Ah, c’è una Vuelta da terminare. Enric Mas ha l’occasione della vita, assolutamente unica e irripetibile con delle gambe niente male. Primož Roglič forse fa in tempo a infilarsi lo smoking per quest’ultimo ballo, ma dovrà tirare fuori una prova a cronometro degna della medaglia d’oro a Tokyo 2020 per superare il record suo e di Roberto Heras. Felix Gall può collezionare il suo secondo podio in un GT, entrambi nello stesso anno e nessuno ha questo obiettivo alla portata. Inoltre, dovesse vincere, dato per fatto il suo imminente passaggio in Lidl-Trek, potrebbe mandare già un messaggio al suo futuro compagno di squadra Juan Ayuso. Come a dire: “Tu quanti Grandi Giri hai vinto?”
In conclusione, si torna sempre da dove si è partiti, ossia a quei “Possibili Scenari” generati dal ritiro del capo Tadej. Un evento spiacevole per lui e forse per tutto il circus, che però riavvicina il campione al suo pubblico essendo anche lui protagonista di un inciampo, di un imprevisto, di una caduta, appunto. Un po’ come accade quotidianamente a tutti, spazzando via quella retorica appiccicaticcia urlata alla televisione, che lo descrive come “un marziano”, un “extraterrestre”. Sarà forse, anche l’occasione per una pacificazione dei suoi detrattori?
(I dati statistici presenti in questo articolo sono a cura di Michele Moretti).