Il trentanovesimo numero di Muri è appena arrivato nella vostra casella di posta con due pezzi che, partendo da angolazioni diverse, parlano entrambi di processi: quello personale di un’atleta che ha imparato a credere in sé stessa, e quello collettivo di un movimento che qualcosa sta costruendo, anche quando il bersaglio grosso continua a sfuggire. Per iscrivervi, basta cliccare qui.

Martina Alzini: “Abbiamo preso la direzione giusta, ma non ci si accontenta. La maglia azzurra su strada, obiettivo della vita”

Il primo pezzo è un’intervista a Martina Alzini, raccolta a caldo dal velodromo di Shanghai nell’ultima giornata dei Mondiali su pista 2026. Argento nell’inseguimento a squadre, quarta nell’individuale dopo la finale per il bronzo persa contro Lisa Klein: due piazzamenti pesanti, chiusi con la consapevolezza di chi sa esattamente dove si trova e dove vuole arrivare. Alzini parla delle sensazioni dopo l'argento: “eravamo consapevoli, non tristi”, si promette la determinazione di puntare al risultato massimo, la convinzione che l'ha portata ad essere un elemento fondamentale del quartetto e ragiona su cosa significhi perdere una finale di quattro secondi rispetto a perderne una di un millesimo. Racconta la stagione su strada più bella della carriera, costruita su continuità e fiducia in sé stessa che “è un lavoro che parte dalla testa”. E chiude con un obiettivo che definisce «di vita»: essere convocata in nazionale su strada prima di chiudere la carriera. 

Martina Alzini impegnata nell'Inseguimento individuale © FCI
Martina Alzini impegnata nell'Inseguimento individuale ai mondiali di Shanghai ©FCI

Tra dati e speranze, le sentenze sulla stagione azzurra

Il secondo pezzo è un bilancio della stagione italiana 2026, numeri alla mano. La sentenza più pesante è quella che si ripete: decimo anno consecutivo senza vittorie nei Grandi Giri, quinto senza un Monumento. Ma allargando lo sguardo emergono segnali diversi: 74 vittorie totali tra i professionisti, ventidue in più del 2025, trentuno corridori a segno contro ventitré, quattordici nuovi vincitori contro sette. Jonathan Milan ancora trascinatore con nove successi, Filippo Ganna con tre, Davide Piganzoli rivelazione dell’anno. E poi i nomi su cui costruire il futuro: Lorenzo Finn, Giulio Pellizzari, Tommaso Dati, Alessio Magagnotti. Un movimento che continua a faticare nel centrare il bersaglio nei momenti che contano, ma che qualcosa sta seminando. Il processo, appunto.

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