Finlay Tarling, prosegue l'inchiesta sull'incidente mortale alla Volta Portugal
Proseguono le verifiche delle forze competenti, per verificare il rispetto dei protocolli di sicurezza, con un mezzo nel percorso che ha causato la morte di Tarling nell'ottava tappa.

Di pari passo con il cordoglio per la tragica scomparsa, durante l'ottava tappa della Volta a Portugal, di Finlay Tarling, giovanissimo neo professionista della NSN Development, fratello del già atleta del World Tour Joshua, le autorità responsabili si stanno impegnando nella ricostruzione degli eventi. L'incidente mortale è avvenuto venerdì, intorno alle 15 e 30 ora portoghese, nella località di Arconzelo, quando mancavano circa sessanta chilometri all'arrivo di Fafe, dove il gruppo è arrivato senza disputare la vittoria, con la tappa neutralizzata nel finale.
Ogni corsa ha i suoi dispositivi di sicurezza e i suoi protocolli. L'obiettivo della valutazione dei fatti e dell'operato delle autorità responsabili della sicurezza in corsa è capire se, nella sequenza di eventi che ha portato all'impatto mortale del povero Tarling con un furgone lungo il percorso, ci siano stati degli elementi di negligenza e delle carenze.

La ricostruzione della Guardia Nacional
Una prima indagine è stata svolta nelle ore successive dall'autorità competente per la sicurezza pubblica nelle strade, la Guardia Nazionale Repubblicana. Il tenente colonnello Carlos Canatário, portavoce del corpo di polizia, ha risposto alle domande della rete televisiva RTP e ha offerto un quadro dettagliato sullo svolgimento dei fatti con le informazioni raccolte finora. La Guardia Nacional, anche nella tappa di Fafe in cui si è verificato l'incidente mortale, accompagnava la corsa con la quantità di mezzi prevista dai protocolli, con due moto e una macchina, insieme al carro scopa che segna il passaggio definitivo della gara ciclistica.
Tarling si era attardato dal gruppo, in una fase in cui altri due atleti si erano staccati, in momenti diversi. Un interrogativo è relativo alla gestione dei mezzi al seguito, che in quella fase si stavano coordinando per garantire copertura a ciascuno dei tre atleti staccati. Il giovane Tarling era accompagnato dalla macchina della sua squadra, la NSN Development, ma con l'arrivo di un tratto di discesa ha preso velocità e ha distanziato la vettura. Pensando di non dovere dividere il traffico con altri mezzi esterni, ha sfruttato l'interezza della sede stradale e ha trovato sulla strada il furgone, che stava sulla sua corsia, ma in senso contrario alla corsa, oltretutto in un tratto di discesa per gli atleti.
La polizia, interrogando il diretto coinvolto e altri spettatori presenti sul luogo dell'incidente, ha chiarito che l'automobilista ha atteso il passaggio del gruppo in un incrocio con una via secondaria. Dopo una ulteriore attesa, convinto che la corsa fosse già passata e, pare, dopo avere chiesto conferma a qualche spettatore, è entrato nel percorso. L'automobilista è stato sottoposto a verifiche e non è risultato positivo ad alcol o altre sostanze. Al momento non si prevedono capi di imputazione.
L'incrocio nel quale si trovava il furgone, ha dichiarato il portavoce della polizia, era stato valutato non prioritario nella valutazione preliminare del percorso e pertanto non era presidiato da agenti. D'altra parte, la quantità di punti di accesso al percorso in una corsa in linea di ciclismo è così numerosa da rendere di fatto impossibile il controllo materiale degli stessi. Diverso il tema della segnaletica. Pare che non ci fossero irregolarità, ma sono in corso indagini più approfondite in merito a quali cartelli fossero presenti, sia di normale segnaletica stradale che posti dall'organizzazione della Volta.
Le parole dell'organizzazione della Volta
Le difficoltà nella gestione di una corsa sono state ricordate anche dal direttore di gara, l'ex ciclista Ezequiel Mosquera, al primo anno in questo ruolo e chiamato a confrontarsi con un episodio così grave. Mosquera ha escluso in via preliminare pecche nella pianificazione della sicurezza e nella gestione del tema. “È molto difficile controllare uno stadio lungo 1300 chilometri”, ha dichiarato il galiziano, segnalando la pericolosità del ciclismo e l'impegno per ridurre al minimo i rischi. Certo è che il grave fatto ha segnato la Volta a Portugal, che finirà oggi a Porto in un clima inevitabilmente triste, mentre continua il lavoro per stabilire se tutte le precauzioni sono state rispettate, con le prime verifiche che non hanno determinato indizi in tal senso.