Demi Vollering vince il Campionato Europeo 2026 © UEC
Demi Vollering vince il Campionato Europeo 2026 © UEC

Se non è questo glorioso 2026 di Demi Vollering la stagione perfetta, allora quale? Sì, ok, qualcuno dirà il 2022 di Annemiek van Vleuten, possiamo ragionarci (andate a cercare il palmares di AVV in quell'anno…), ma davvero l'anno in corso, il trentesimo di vita della splendida atleta di Pijnacker, ha qualcosa da invidiare a quello della sua connazionale? Anche considerando che, nello specifico del ciclismo femminile, ogni stagione ultimamente vale doppio, in quanto ad aumento della competitività del movimento.

E allora riassumiamo. Febbraio: sgambata per scaldare i motori alla Valenciana, due tappe e generale vinte; Omloop Nieuwsblad annessa; a marzo unico passaggio a vuoto in una Strade Bianche negativa; ad aprile la tipa si rifà con tre cosette chiamate Giro delle Fiandre, Freccia Vallone e Liegi-Bastogne-Liegi; tra maggio e giugno si porta a casa il Giro d'Italia; a luglio sbaraglia il Tour de France (peraltro abbastanza memorabile); a settembre si veste per la prima volta d'iride al Mondiale di Montréal, appena una settimana fa. E bagna ottobre con lo champagne del Campionato Europeo, oggi, nella corsa che in qualche modo chiude il calendario stagionale femminile (restano da disputare alcune gare che possiamo definire di non primissima fascia senza che nessuno - a partire da Tre Valli e Veneto Women - si debba sentire offeso).

Demi Vollering è un'atleta nel pieno della sua maturità, ha raggiunto praticamente l'optimum per quanto riguarda la convergenza tra forza, esperienza, freschezza, efficacia. Una gioiosa macchina da risultati e da spettacolo. Supportata certo da squadre di grande livello (la FDJ United-SUEZ come club, i Paesi Bassi come nazionale), ma capace con le sue gambe e la sua testa (e mettiamoci i denti, quella che ha dimostrato di sapere stringere benissimo quando necessario) di raggiungere in pochi anni l'empireo ciclistico. Diciamo pochi anni perché a questo sport ci è arrivata (dal pattinaggio) tardino rispetto a tante colleghe, che era già 22enne.

Questa non precocità fa pensare che Vollering possa avere ancora se non margini di miglioramento (e comunque li ha, c'è da scommetterci), quantomeno ancora un percorso non breve davanti a sé. La notizia non rinfranca certo le sue avversarie, piegate oggi ancora una volta, come sette giorni fa in Canada, come un anno fa all'Europeo, che conquista per la seconda volta di fila, proseguendo una tradizione che ha dell'incredibile per l'Olanda: 11 edizioni disputate, 10 vinte dalle oranje, unica eccezione il 2018 di Marta Bastianelli che battè (tanto per cambiare) Marianne Vos.

Campionato Europeo 2026, la cronaca della corsa

Percorso di 130 km da Lubiana a Sencur per il Campionato Europeo 2026 per un percorso che si sviluppava con un tratto in linea di 79 km a partire dalla capitale slovena, e che culminava con due giri (e un pezzetto) di circuito da circa 22 km l'uno. La fase in linea se la sono smazzata in fuga l'austriaca Carina Schrempf e la belga Margot Vanpachtenbeke, partite dopo 8 km di gara e passate da un vantaggio massimo di 2'15" (al km 40). La nazionale dei Paesi Bassi, schierando una certa Campionessa del Mondo fresca di iride appena sette giorni fa, si è assunta per forza di cose l'onere del controllo della corsa.

La ceca Kristyna Burlova ha tentato di rinvenire sulle battistrada, uscendo a 66 km dalla fine, ma il suo tentativo è appassito nel giro di una quindicina di chilometri. A 39 km dalla fine è stata annullata la fuga, ai piedi della salita di Mozjanca, 2.1 km al 10,4%, ovvero lo strappo pensato per (e destinato a) decidere la corsa.

Al primo passaggio il ritmo olandese ha disintegrato il gruppo, e Karlijn Swinkels ha ridotto a meno di 15 le componenti del drappello di testa. Per l'Italia, solo Elisa Longo Borghini è stata in grado di resistere ai fendenti arancioni, il che non depone troppo a favore di una nazionale scioltasi onestamente troppo presto. Sta di fatto che la selezione di Swinkels ne ha lasciate poche in vita lì davanti, e intorno a Demi Vollering restavano ancora Puck Pieterse e Femke de Vries.

La Germania pure era messa bene, con Antonia Niedermaier aiutata da Franziska Koch, Liane Lippert e Ricarda Bauernfeind; per la Francia Juliette Berthet era supportata da Maeva Squiban; Marlen Reusser-Noemi Rüegg era la coppia svizzera; per la Danimarca, sola soletta Cecilie Uttrup Ludwig; poi le classiche protagoniste delle classiche, anch'esse sole, Kasia Niewiadoma (Polonia) ed Elisa Longo Borghini, di cui già sapete tutto.

Puck Pieterse, Demi Vollering e Marlen Reusser sul podio dell'Europeo 2026 © UEC
Puck Pieterse, Demi Vollering e Marlen Reusser sul podio dell'Europeo 2026 © UEC

La corsa nella fase decisiva con un'Olanda preponderante

Nel tratto finale della salita di Mozjanca, ai -36, Reusser ha preso in mano la situazione e la sua è stata una progressione che ha fatto ulteriore selezione, al punto che alla sua ruota son rimaste solo Niewiadoma, Longo Borghini, Berthet, Niedermaier e Vollering che ancora poteva contare su Pieterse, a conferma della superiorità olandese. Dopo lo scollinamento c'era un tratto in falsopiano, e qui Marlen ha tentato ulteriormente di sgattaiolare via, ma Vollering in prima persona le ha detto di no.

In discesa ai -33 ci ha provato allora Niewiadoma a più riprese, ma non ha trovato spazio. Sicché, tornate sul piano, le sette battistrada hanno cominciato a cincischiare, e allora da dietro son rientrate dapprima (ai -28) Ludwig, Koch e Lippert (e le prime due hanno tirato dritte), quindi ai -26 un'altra decina di atlete, tra cui di nuovo tre olandesi, a confermare una superiorità numerica e tecnica a tratti imbarazzante. Elisa Longo Borghini, sempre sola.

Ludwig e Koch hanno guadagnato mezzo minuto ma i Paesi Bassi hanno fatto il proprio lavoro e hanno annullato l'azione ai -19, si era da poco entrati nell'ultima tornata del circuito. Ci ha provato allora Lippert, tampinata da Rüegg e De Vries, ma la seconda scalata a Mozjanca era lì davanti a fungere nuovamente da spartiacque, e l'azione è presto sfumata, con De Vries che però è rimasta lì davanti a far forcing a beneficio della magnifica capitana.

Gran finale per Demi Vollering

Le martellate olandesi hanno completato quel poco di opera che restava da completare: quando De Vries si è spostata a 15.5 km dalla fine, e toccava a Pieterse fare la propria parte, lo scenario era già tipo deserto del Gobi: nel gruppettino c'erano più solo Vollering, Longo Borghini, Niewiadoma e Niedermaier. Berthet e Reusser si erano appena staccate. Sul tiraggio di Puck hanno mollato pure Elisa e Antonia.

Sicché Vollering ha dovuto solo mettere il punto esclamativo al tutto, spiccando il volo a 600 metri dal Gpm (14.6 dalla fine) e lasciando Niewiadoma a inseguire con Pieterse al mozzo. Mentre Demi prendeva il largo, Longo Borghini e Niedermaier facevano ancora in tempo a rientrare su Niewiadoma-Pieterse ai -12, imitate poco dopo da Reusser. Ma per quanto riguardava la corsa restavano ormai solo da definire i gradini minori del podio.

Negli ultimi chilometri Vollering ha amministrato con scioltezza e serenità il mezzo minuto abbondantissimo che aveva messo insieme, e si è concessa di vincere con soli 5" dopo aver praticamente smesso di pedalare negli ultimi mille metri. Tra le inseguitrici, Niewiadoma è scivolata sull'ultima (insidiosa) curva ai 300 metri, rallentando pure Niedermaier, sicché la volatina dell'argento, a 5" dalla vincitrice, se l'è aggiudicata Pieterse davanti a Reusser, con Longo Borghini rimasta amaramente a pie' del podio. Niedermaier ha chiuso quinta a 15", Niewiadoma sesta a 45"; la top ten l'hanno completata Berthet a 59", Koch a 1'55", stesso ritardo della spagnola Usoa Ostolaza nona, e De Vries a 1'56". La seconda azzurra al traguardo è stata Eleonora Camilla Gasparrini, 23esima a 3'16".

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