Uno sfinito Nairo Quintana a Finhaut-Emosson © Bettiniphoto
Uno sfinito Nairo Quintana a Finhaut-Emosson © Bettiniphoto

#IncuboAmarillo, il giallo non s’ha da fare

Quintana continua a deludere, mentre Froome e la Sky sono quasi perfetti. Aru vivace, Porte brillante

La quinta tappa di montagna di questo Tour de France era forse quella con il finale più impegnativo con l’accoppiata Col de la Forclaz e Finhaut-Emosson ma il copione, purtroppo per gli spettatori, è stato assolutamente lo stesso del Peyresourde, di Andorra, del Mont Ventoux e del Grand Colombier con gli uomini di classifica in gruppo tutti assieme e con la necessità di aspettare gli ultimi 1500 metri per vedere aprirsi qualche piccola differenza. A quattro tappe dalla conclusione del Tour de France ci troviamo quindi con una classifica che vede Chris Froome in maglia forte di un grande vantaggio in termini di impressioni, meno in termini di tempo (2’27” sul secondo), e dietro un folto gruppo di corridori dove il secondo, Bauke Mollema, e il dodicesimo, Joaquim Rodríguez, sono divisi da 4’40”: insomma, il podio sembra ancora alla portata di tanti, e allora perché uno dovrebbe rischiare la posizione quando mancano ancora diverse salite?

Team Sky sopra tutti, Froome non si è ancora spremuto
In questo contesto di grande equilibrio ci si aggiunge ovviamente la straordinaria forza del Team Sky che probabilmente contribuisce a livellare le differenze tra i corridori di classifica: quando tutti i capitani restano isolati in montagna, Chris Froome può ancora salire con la tranquillità di avere al suo fianco Wout Poels, Mikel Nieve e magari anche Sergio Henao. Se escludiamo le volatine di un chilometro o poco più, di veri scontri faccia a faccia in salita non ne abbiamo ancora visto uno e quindi come facciamo a sapere se il questo Tour de France ci sia veramente una parità di valori così estrema da assistere ad un gruppo compatto di dodici corridori a due chilometri dall’arrivo dopo averne fatti venti di salita?

Per avere delle risposte e sperare che le cose cambino nelle tappe di montagna di venerdì e sabato, ecco che la cronoscalata di domani da Sallanches a Megève diventerà uno snodo cruciale: lungo quei 17 chilometri (ma solo 11 sono di “salita”) non si saranno i vari Poels, Nieve o qualsiasi tipo di scia, si tratterà solo di mettere sulla strada tutto ciò che c’è nelle gambe e forse, finalmente, avremo un’idea un po’ più chiara di quelli che sono i reali valori in ballo in questo Tour de France.

Quintana rimanda i sogni di giallo, ora c’è da salvare almeno il podio
Un importante segnale lo abbiamo avuto già oggi, anche se è stata solo una conferma di quello che si era già visto sul Mont Ventoux e nella cronometro di Pont d’Arc: Nairo Quintana non arrivato a questo Tour de France nelle migliori condizioni di forma e ancora stenta a crescere quando ormai siamo nel pieno della terza settimana. Dopo le accuse di attendismo sui Pirenei e i problemi del Ventoux, con due scatti controvento troppo anticipati, in tanti credevano in una rinascita del colombiano sulle salite alpine, come del resto s’era già visto nei Tour del 2013 e del 2015, ma oggi non si è staccato solo da Chris Froome e Richie Porte, ma anche da Yates, Bardet, Aru e Meintjes ed il suo ritardo dal podio è salito a 34″.

Probabilmente è proprio Quintana l’unico uomo che venerdì e sabato potrà cercare un’azione da lontano per far esplodere il Tour de France, magari sfruttando anche il fattore maltempo che secondo le previsioni dovrebbe contribuire a rendere più dure le tappe con alcuni temporali: di un quarto posto Nairo Quintana se ne farebbe poco o nulla e se domani dovesse perdere ancora terreno ecco allora che potrebbero salire le possibilità di inventarsi qualcosa sulle ultime salite.

Gli altri: Mollema non bene, Yates sì. Porte sorprende per la continuità
Per quanto riguarda tutti gli altri bisogna aspettare il risultato della cronoscalata, ma le idee sono ben chiare: Bauke Mollema oggi ha sofferto e ha perso anche più di Quintana, ma è ancora secondo in classifica e farà di tutto per difendere con le unghie e con i denti il suo posto sul podio, a maggior ragione se l’olandese della Trek dovesse non andare bene anche domani. Adam Yates al contrario è stato abbastanza brillante oggi, soprattutto negli ultimi 500 metri, ma anche lui correrà sicuramente in difesa: è giovane, è sul podio e ha la maglia bianca, troppe cose da perdere e troppo difficile pensare di guadagnare qualcosa di concreto.

Interessante sarà invece la situazione dell’australiano Richie Porte che oggi, visto il crollo di Tejay van Garderen, è diventato il capitano unico della BMC: questa è la prima volta in carriera che riesce a fare classifica in un grande giro senza almeno una giornata di crisi e senza quella maledetta foratura sarebbe anche molto più avanti in classifica. Il tasmaniano sia oggi che sul Ventoux ha dimostrato di essere il migliore in salita assieme a Chris Froome ed un quarto o quinto posto, che pure sarebbe il suo miglior risultato in carriera sulle tre settimane, avrebbe il sapore di un’occasione mancata anche perché, a 31 anni, di possibilità di lottare per il podio al Tour dovrebbe non averne più molte in futuro: da lui non ci aspettiamo una mossa da lontano, ma se vuole recuperare posizioni non potrà più limitarsi ad degli scattini negli ultimi due chilometri, ma dovrà muoversi con molto più anticipo e convinzione. Ne sarà capace?

Aru prova qualcosa a costo di saltare. Bardet e Meintjes formichine
La cronometro sarà la prova della verità anche per Fabio Aru che oggi ha recuperato due posizioni in classifica generale e che adesso tallona Alejandro Valverde per il settimo posto: il sardo finora ha mostrato più forza di volontà che di gambe, ma dalla sua ha una squadra che ha dimostrato di non aver paura a provare a giocarsela con la corazzata Sky. E poi onestamente non riusciamo proprio ad immaginarsi una squadra come l’Astana, diretta da uno come Alexandre Vinokourov, accontentarsi di lottare per una settima posizione.

Chiudiamo citando un corridore in crescita, ossia il sudafricano Louis Meintjes della Lampre-Merida che proprio oggi, grazie alla miglior prestazione personale e alle difficoltà di Van Garderen e Kreuziger, è entrato nella top10 della classifica generale: anche lui ha meno di 50″ da Alejandro Valverde, ma purtroppo non lo possiamo inserire nella lista di chi potrà correre all’attacco. In fondo essendo in crescita può puntare a superare ancora chi invece andrà naturalmente in calo e poi per la Lampre questo è un risultato molto importante, come lo è il piazzamento di Romain Bardet per l’AG2R La Mondiale.

Insomma, per vedere un po’ di spettacolo in questo finale di Tour de France non sembrano esserci molti cavalli su cui puntare, anche se il maltempo e potrebbe dare una mano: ma la cronometro di domani potrebbe dare uno scossone importante sia alla classifica che alla testa di qualche corridore.

Archivio

La vignetta di Pellegrini