Borut Bozic, Vincenzo Nibali e Andrea Guardini si coprono dalla sabbia al Tour of Oman 2015 © Bettiniphoto
Borut Bozic, Vincenzo Nibali e Andrea Guardini si coprono dalla sabbia al Tour of Oman 2015 © Bettiniphoto

Quale futuro per il World Tour? Tutto in alto mare

Nel 2017 nuove corse faranno parte del calendario, non tutte meritevoli. E persiste l’incognita del numero di squadre: chi resta col cerino in mano?

Dopo aver passato in rassegna quanto è avvenuto nell’appena conclusasi edizione del World Tour è già tempo di analizzare quanto accadrà nel prossimo futuro del massimo circuito ciclistico internazionale; un avvenire nebuloso a causa dei troppi dietrofront di cui l’UCI si è resa responsabile per cercare di non scontentare nessuno e, al tempo stesso, per non veder diminuire i propri benefici economici in materia di tasse versate da organizzatori e formazioni.

Dieci gare in più, ma poche aggiungono qualcosa
La tanto annunciata (e rimandata) riforma del World Tour dovrebbe entrare in vigore nel 2018: ma, visto i precedenti, ci sentiamo di essere altamente pessimisti su tale data. Per quanto riguarda il 2017 vi saranno comunque delle modifiche: la più evidente riguarda il calendario che aumenta di oltre un terzo. Dalle 27 prove del 2016 si passa alle 37 del 2017: entrano nel massimo circuito la australiana Great Ocean Road Race, le mediorientali Tour of Qatar e Abu Dhabi Tour, le fiamminghe Omloop Het Nieuwsblad e Dwars door Vlaanderen, l’affascinante Strade Bianche, il traballante Tour of Turkey, il teutonico Gp di Francoforte, lo statunitense Tour of California e la britannica RideLondon Classic.

La partecipazione a tali eventi non sarà obbligatoria per le squadre del massimo circuito, in un affollamento di gare mal posizionate: basti pensare che, nell’ultimo weekend di luglio, sono in programma la Clásica di San Sebastián, il Giro di Polonia e la già citata RideLondon Classic. In quanti saranno della partita Oltremanica? E quanti, in piena settimana delle Ardenne, andranno a farsi una gita in Anatolia in una prova che nel 2016 ha visto al via solo due squadre World Tour (Lampre-Merida e Lotto Soudal, per la precisione)?

E a pagarne le conseguenze sono anche i piccoli team: il caso del California
Se per alcune, vedi Het Nieuwsblad e Strade Bianche, la promozione è pienamente meritata, qualche dubbio in più sorge per altre manifestazioni: detto dell’azzardo Giro di Turchia, anche la RideLondon Classic (per lo meno in tale slot temporale) e la Great Ocean Road Race (prova alla terza edizione e che si disputa una settimana dopo il termine del Tour Down Under, comportando per le squadre interessante un aumento non indifferente dei costi legati al vitto e all’alloggio) paiono improvvide.

E un effetto boomerang lo sta già causando il Tour of California: non tanto per la contemporaneità col Giro d’Italia che vedeva già diverse stelle al via (nel 2016 sono stati nella West Coast Alaphilippe, Boonen, Cavendish, Degenkolb, Kristoff, Sagan e Van Avermaet, solo per citare i principali) quanto per l’impatto che si sta già facendo sentire nell’asfittico movimento ciclistico statunitense del panorama UCI (quello nazionale, fatto soprattutto di criterium, va a gonfie vele). Nella prova californiana potevano partecipare le formazioni Continental a stelle e strisce (quattro lo hanno fatto nel 2016 e ben sei nel 2015); ora, con la promozione al massimo livello della corsa più prestigiosa del paese, non potranno più. È dunque un fatto che ben tre (Astellas Cycling Team, Lupus Cycling Team, Team Jamis) delle dieci squadre yankee chiudano i battenti a fine stagione? Questo non credo, direbbe un noto imitatore di un controverso Senatore della Repubblica.

17 team nel World Tour 2017; Giant salva per un pelo
Un altro aspetto caldo delle prossime settimane riguarda il numero di team: secondo le intenzioni dell’UCI dalle 18 formazioni attuali si dovrebbe scendere a 17. Due squadre del World Tour 2016 (IAM Cycling e Tinkoff) chiudono a fine stagione mentre sono altrettante (Bahrain-Merida e Bora-Hansgrohe) quelle desiderose a fare il gran salto. A restare con il cerino in mano è, attualmente, la Dimension Data: questo perché le migliori 16 formazioni del 2016 hanno una sorta di qualificazione automatica a cui aggiungere un team, fra il diciassettesimo e il diciottesimo di quest’anno e altre formazioni interessate, con il miglior punteggio derivante dalla campagna acquisti.

Le ultime due prove del World Tour 2016 hanno mandato ripetutamente all’aria i calcoli: prima l’ottima prestazione di Oliver Naesen all’Eneco Tour che ha riportato l’IAM Cycling tra le migliori 16, facendo scendere tra le pericolanti il Team Giant-Alpecin. Questi ultimi si sono poi salvati a Il Lombardia grazie a Warren Barguil: il francese, giunto ottavo, ha racimolato 20 punti necessari per il controsorpasso, con la graduatoria finale che vede i tedeschi sedicesimi a 435 punti e gli svizzeri diciassettesimi a 418 punti.

Bora sicura con Sagan, Bahrain quasi con Nibali
Dei 16 posti assicurati in base al ranking ne verranno utilizzati 15, vista la chiusura della Tinkoff; per cui rimangono 2 licenze ancora da distribuire fra le 3 formazioni interessate. Quella che ha meno problemi, dato l’arrivo di Peter Sagan, è la Bora-Hansgrohe che dovrebbe essere sicura del posto; nelle scorse settimane era emersa, da fonti francesi, l’ipotesi che il team tedesco accettasse di restare Professional visto che comunque la partecipazione alle corse di spicco sarebbe stata garantita dalla presenza dell’attuale campione del mondo. Tale voce non è stata però né smentita né confermata né ulteriormente riportata alla luce, per cui parrebbe inverosimile che gli importanti sponsor accettino di non far parte del massimo circuito.

Vi è poi il neonato Bahrain-Merida: il sodalizio emiratino ha come capofila in tutti i sensi Vincenzo Nibali che porta una dote di punti non indifferente. Oltre a quelli del messinese sono di vitale importanza i risultati conseguiti nelle prove del massimo circuito da Heinrich Haussler, Giovanni Visconti e Kanstantsin Siutsou (il cui decimo posto al Giro d’Italia, tanto per fare un esempio, vale ben più delle due vittorie di tappa di Magnus Cort Nielsen alla Vuelta a España).

Per avere l’imprimatur definitivo mancherebbe un ulteriore elemento, identificato dal general manager Brent Copeland in Ion Izagirre: il basco del Movistar Team, legato anche per il 2017 con la squadra spagnola, è in fase di negoziazione avanzata con la formazione araba che, a sua volta, sta trattando economicamente con Eusebio Unzué per la cifra della penale con cui liberare il ventisettenne. Tuttavia giova ricordare che, formalmente, il regolamento UCI vieta severamente il pagamento di penali per rompere contratti in essere. Ma si sa, anche nel ciclismo vale il detto “fatta la legge, trovato l’inganno”, per cui in qualche maniera la situazione dovrebbe risolversi positivamente per tutti.

Tagliata fuori la Dimension Data?
Tagliata fuori pare, al momento attuale, la Dimension Data che sul mercato si è mossa ancora in maniera tranquilla, ingaggiando tre corridori (King, Morton e Thwaites) non utili per il calcolo. Si mormora che i sudafricani siano interessati ad acquistare, anche con uno sforzo economico non indifferente, Sergio Luis Henao che permetterebbe loro di fare un gran balzo ma non ancora sufficiente. Servirebbe dunque qualcun’altro (magari che porti solo punti come il ritirato Joaquim Rodríguez, avvicinato anche al Bahrain-Merida ma che ha finora smentito ogni possibilità).

Tuttavia i soldi non crescono sulle piante e non cadono giù dal cielo, sfortunatamente. E anche la squadra che può contare in rosa Boasson Hagen e Cavendish non è tra le più ricche del circuito; per un corridore uno sforzo potrebbe venir fatto, ma per due è praticamente impossibile. Per determinare i piazzamenti fanno fede i contratti depositati entro e non oltre il 20 ottobre prossimo, per cui il tempo per mettere mano alla rosa (e al portafoglio) si fa sempre più ridotto.

Ma non è detta l’ultima parola
Certo, lasciar fuori dal World Tour 2017 la squadra che ha vinto più tappe all’ultimo Tour de France è un controsenso, così come non avrebbe motivazione logica privarsi dell’unica compagine africana, assai impegnata nel sociale e che permetterebbe di vendere meglio il prodotto World Tour (marketing nell’UCI? buona questa!).

D’altronde l’unica comunicazione della riduzione a 17 squadre è scritta su un comunicato stampa mentre sui regolamenti ufficiali che fanno fede non è stata ancora introdotta tale modifica; ma, per una volta, non sarebbe più comodo per tutti mantenere lo status quo e avere ancora un World Tour a 18 squadre?

 

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