Carlos Sastre e Bjarne Riis pedalano sugli Champs-Élysées al termine del Tour de France 2008 © Patrick Hertzog

Vent’anni di Riisate e qualche lacrima

Prima parte del racconto della storia della formazione: da Jalabert a Basso, da Cancellara a O’Grady, da Sastre agli Schleck

Come d’abitudine, ogni stagione che si avvia al crepuscolo presenta corridori che, più o meno di propria sponte, optano per il ritiro ed altri che fanno il loro debutto a livello internazionale. Il medesimo processo vale per le formazioni; alcune vedono la luce (di loro si è parlato nella scorsa settimana), altre evolvono di categoria, altre ancora ridimensionano il proprio impegno e, infine, alcune chiudono i battenti. Ed è proprio di una di queste, decisamente la più famosa, che si parlerà nelle prossime due giornate.

1996-2000: gli inizi e le prime gioie
La data di nascita a livello amatoriale in patria risale al 1996, il debutto internazionale al 1998: la denominazione del team danese è Home-Jack & Jones con undici atleti in rosa. I più noti sono Brian Holm, il vincitore di tappa a Giro, Tour e Vuelta (e sfortunato protagonista su Koppenberg alla Ronde van Vlaanderen 1987) Jesper Skibby e l’olandese Danny Nelissen, campione del mondo fra i dilettanti nel 1995 ma afflitto da problemi cardiaci. Il primo successo arriva già il 5 febbraio, con Christian Andersen che conquista a Nîmes la seconda tappa dell’Étoile de Bessèges; seguiranno altre cinque affermazioni, conquistate tutte da atleti diversi.

Nel 1999 vede aumentare sia l’organico con, fra gli altri, Michael Blaudzun (colonna del team fino al 2008), Michael Sandstød e il toscano Federico Colonna sia il numero di vittorie, che raggiungono la notevole cifra di ventisei: le più prestigiose le regala proprio il pistard Sandstød portandosi a casa la cronometro e la classifica alla Quatre Jours de Dunkerque. I risultati sono così positivi che permettono al team di venire promosso per l’annata seguente nella massima categoria, l’ormai defunta GS I.

Con l’abbandono del main sponsor cambia il nome del sodalizio, che diventa Memory Card-Jack & Jones: il mercato porta in dono come capitano Bo Hamburger, vincitore nel 1998 della Flèche Wallonne, e come valido supporto il pavearo Tristan Hoffman. Proprio costoro partono con il piede giusto: il danese fa sua a Saint-Étienne la terza tappa della Paris-Nice mentre l’olandese, grazie ad un colpo da finisseur ai meno 500 metri, conquista la Dwars door Vlaanderen davanti a Van Petegem. Tali risultati, sommati ad una nuova doppietta (tappa con il lettone Arvis Piziks e classifica con lo svedese Martin Rittsel) alla Quatre Jours de Dunkerque e al tris (due tappe e generale) di Michael Sandstød al Tour de Picardie, convincono ASO ad invitare la squadra al Tour de France, dove non lascia il segno. La squadra termina diciannovesima nella classifica di fine anno dei GS I, che permette loro di rimanere al massimo livello.

Tristan Hoffman vince la Dwars door Vlaanderen 2000 © Photonews
Tristan Hoffman vince la Dwars door Vlaanderen 2000 © Photonews

2001-2002: Riis arriva al comando mentre Jajà fa il mattatore
All’inizio dell’avventura, a possedere la metà delle quote della società di gestione era un corridore ancora in attività e che, a tutt’oggi, è di gran lunga il ciclista danese più famoso di sempre: quel Bjarne Riis che nel 1996 aveva conquistato il Tour de France. E proprio quel Riis che, nell’anno seguente, viene accusato di doping; la conseguenza è la cessione delle azioni di proprietà dell’ex Ariostea e Gewiss.

Che però rientra prepotentemente in ballo a fine 2000 quando il nativo di Herning viene nominato dalla dirigenza team manager della squadra. I due patrocinatori hanno nel frattempo deciso di non rinnovare la sponsorizzazione; a sostituirli arrivano però due marchi ben più prestigiosi, che si affiancano formando la CSC-Tiscali. Il budget, aumentato in maniera consistente, permette una rosa di ventiquattro elementi, con l’acquisto di un corridore di peso, seppur in là con gli anni. Sbarca in Danimarca, accompagnato dal fratello minore Nicolas, nientemeno che Laurent Jalabert, trentaduenne e reduce da stagioni sfavillanti alla ONCE. Si aggregano anche un altro vecchietto dal palmares non indifferente come Rolf Sørensen e due giovani di belle speranze, vale a dire Michael Rasmussen e Nicki Sørensen.

Nelle due annate in squadra Jaja tiene altissimo l’onore del team: due tappe, maglia à pois e premio della combattività al Tour de France 2001, con le due graduatorie bissate nel 2002. Anche una prova di Coppa del Mondo come la Clásica de San Sebastián viene vinta in entrambe le stagioni. Nel 2002 giungono altre quattro affermazioni, l’ultima delle quali, alla Coppa Agostoni, al termine di una splendida cavalcata. Ma non si vive di solo degli spunti del campione di Mazamet, visto che nel 2001 ci sono i cinque successi di Jakob Piil, fra cui il campionato danese in linea, ed ulteriori otto affermazioni.

La campagna acquisti del 2002 porta in dote due corridori per le corse a tappe, entrambi gregari di lusso nelle precedenti formazioni: si tratta dello statunitense Tyler Hamilton, valletto di Armstrong alla US Postal, e lo spagnolo Carlos Sastre, preziosissimo elemento della ONCE. Il nativo del Massachusetts arriva ad un soffio dal colpaccio al Giro d’Italia dove vince la cronometro di Numana e si piazza secondo in classifica, pur avendo corso con una clavicola fratturata nelle ultime, decisive tappe. Importante è il rendimento del solito Piil, che alla Paris-Tours batte Durand in uno sprint a due dopo oltre 250 km di fuga e vince altre tre corse fra cui il Tour of Denmark, e dell’esperto Michael Sandstød, con quattro successi fra cui i due titoli nazionali.

Laurent Jalabert prima dell'ultma tappa del Tour de France 2001 © AFP Photo - Patrick Kovarik
Laurent Jalabert prima dell’ultma tappa del Tour de France 2001 © AFP Photo – Patrick Kovarik

2003: Hamilton stellare fra Ardenne e Tour
L’anno seguente parte con l’abbandono come cosponsor della compagnia telefonica italiana, portando ad una diminuzione del budget tanto che il ritirato Jalabert non viene rimpiazzato; viene invece migliorato il reparto del pavè con l’approdo di Andrea Tafi, vincitore l’anno prima della Ronde van Vlaanderen, mentre viene promosso lo stagista Fränk Schleck.

Alla fine della stagione saranno ventuno i successi distribuiti fra dieci atleti; il bottino più ricco con cinque è quello del neozelandese Julian Dean, quello più pesante è senza dubbio quello raccolto da Tyler Hamilton. Lo statunitense diventa, a fine aprile, il primo non europeo a vincere una delle cinque grandi classiche, ossia la Liège-Bastogne-Liège con un attacco nel finale. Si ripete una settimana più tardi conquistando crono e generale al Tour de Romandie, ponendosi con ottime credenziali per il Tour de France, grande obiettivo dell’anno.

Come alla Corsa Rosa 2002 deve fare i conti con una caduta, stavolta nella prima tappa; diagnosi, altra rottura della clavicola. Che non gli impedirà di terminare quarto in classifica e di vincere la tappa di Bayonne dopo una fuga solitaria. Per la formazione danese la Grande Boucle è assai produttiva: arrivano i successi di Piil a Marsiglia e di Sastre ad Ax 3 Domaines, per un anno sicuramente da ricordare.

Tyler Hamilton vince la Liège-Bastogne-Liège 2003 © Yuzuru Sunada
Tyler Hamilton vince la Liège-Bastogne-Liège 2003 © Yuzuru Sunada

2004: l’arrivo e la consacrazione di Basso. Julich e Voigt valorose spalle
Ma non è tutto rosa e fiori, perché Hamilton decide di andarsene (direzione Phonak) sbattendo la porta, lamentandosi per la poca considerazione da parte del team manager. Riis non si perde certo d’animo, e costruisce una squadra con i fiocchi: come leader per le corse a tappe arriva Ivan Basso dalla Fassa Bortolo e, dalla formazione veneta, proviene anche Michele Bartoli, deciso a fare un ultimo anno di carriera da protagonista. Rinforzano il team fra gli altri il norvegese Kurt Asle Arvesen, l’italiano Fabrizio Guidi, lo statunitense Bobby Julich, il britannico Maximilian Sciandri e i tedeschi Jörg Jaksche e Jens Voigt.

I risultati danno ragione: diciannove delle ventuno vittorie stagionali arrivano dai volti nuovi (le eccezioni sono i titoli danesi di Sanstød e Blaudzun. Jaksche inizia benissimo portandosi a casa il Tour du Méditerranéen e la Paris-Nice mentre Voigt (plurivittorioso a quota sette) conquista fra le altre il Critérium International e la Bayern Rundfahrt. Ottimi sono i risultati conquistati da Basso: il varesino si presenta al Tour per fare classifica e vi riesce, salendo sul terzo gradino del podio e vincendo a La Mongie. L’annata dell’azzurro si chiude con il successo al Giro dell’Emilia e con il terzo posto al Giro di Lombardia, secondo podio in una delle grandi classiche dopo la piazza d’onore di Tristan Hoffman alla Paris-Roubaix.

Ivan Basso vince la tappa di La Mongie al Tour de France 2004 © ANP
Ivan Basso vince la tappa di La Mongie al Tour de France 2004 © ANP

2005: Basso fallisce l’assalto alla doppietta, Andy Schleck diventa pro’
Se il 2004 è stato positivo, il 2005 lo è ancor più: salutano, fra gli altri, Bartoli, Guidi, Jaksche e Sandstød, arrivano Giovanni Lombardi, Christian Vandevelde, David Zabriskie e un teenager di nome Andy Schleck. Le vittorie, nel primo anno di Pro Tour (di cui la squadra fa parte), diventano addirittura quaranta. Ben undici giungono nel massimo circuito, con il vecchietto Julich particolarmente pimpante dato che conquista Paris-Nice ed Eneco Tour (a cui aggiungere pure il Critérium International).

Arrivano vittorie in tutti e tre i grandi giri: con Sørensen alla Vuelta, con Zabriskie nelle cronometro al Tour e al Giro e con Basso per due volte consecutivamente alla Corsa Rosa. Dove, però, il varesino ha dovuto abbandonare il grande sogno causa problemi di saluti emersi con prepotenza sullo Stelvio mentre vestiva la maglia rosa. Alla Grande Boucle “Ivan il terribile” ha compiuto un ulteriore passo in avanti, andando a piazzarsi alle spalle di Armstrong e pronto a raccogliere l’eredità del ritirato statunitense nell’anno seguente. La stagione, che ha visto anche la piazza d’onore di Voigt alla Liège-Bastogne-Liège dopo una storica cavalcata a due con Vinokourov, si conclude positivamente con i terzi posti di Sastre alla Vuelta e del più vecchio degli Schleck al Giro di Lombardia.

Jens Voigt battuto da Alexandre Vinokourov alla Liège-Bastogne-Liège 2005 © Imago
Jens Voigt battuto da Alexandre Vinokourov alla Liège-Bastogne-Liège 2005 © Imago

2006: Roubaix, Amstel e il Giro. Ma poi c’è OP
Il mercato che porta al 2006 è incentrato a rafforzare il settore delle classiche: per le Ardenne dentro Karsten Kroon, per il pavè Stuart O’Grady e il giovane e promettentissimo Fabian Cancellara. Che centra subito il bersaglio grosso, dominando la Paris-Roubaix. In primavera giunge un altro successo prestigioso, quello colto da Fränk Schleck all’Amstel Gold Race, in una stagione da cinquantuno (!) affermazioni.

Fra cui il primo grande giro nella storia del team, ossia il Giro d’Italia, grazie ad un Basso straripante con tanto di tre tappe in saccoccia e margine extralarge su tutti gli avversari. Quando il varesino si approssima, con i favori del pronostico dalla sua, al Tour de France, prendono sempre più piede gli spifferi riguardanti un suo coinvolgimento in Operación Puerto. Che portano ad una sua clamorosa esclusione, assieme ad altri colleghi di spicco, da parte degli organizzatori della prova francese. Il solido rapporto costruito fra team manager e atleta si rompe con il passare dei mesi, così come il legame contrattuale.

Alla Grande Boucle il capitano diventa l’esperto Sastre, che va vicino al sogno giungendo al terzo posto e facendo sua una tappa (così come Voigt e Schleck sr, costui sull’Alpe d’Huez), disputando poi un’ottima Vuelta piazzandosi quinto. La stagione procede dunque nonostante tutto in modo proficuo ed è tra le più proficue del team, con diciotto corridori su trenta capaci di tagliare il traguardo a braccia alzate.

Fränk Schleck vince l'Amstel Gold Race © Tim De Waele
Fränk Schleck vince l’Amstel Gold Race © Tim De Waele

2007: nuova Roubaix con O’Grady, Andy Schleck piazza il primo colpo
Il divorzio con Basso ha come immediata conseguenza una promozione ai ruoli di leader delle corse a tappe per Sastre e Fränk Schleck. Ma se lo spagnolo è la solita garanzia (quarto al Tour de France e addirittura secondo alla Vuelta a España, seppur distanziato dal vincitore Menchov), non altrettanto vale per il lussemburghese, che delude in Francia (ma si rifà nelle classiche, con un terzo alla Liège e la vittoria al Giro dell’Emilia). A scompaginare, in positivo, i piani è però l’altro Schleck, il ventunenne Andy, che con grande sorpresa è capace di classificarsi al secondo posto al Giro d’Italia, dando filo da torcere al ben più esperto Di Luca.

A contribuire in maniera fondamentale ai successi è il settore delle classiche: il team riesce a riconfermare la vittoria alla Paris-Roubaix, ma non tanto con capitan Cancellara quanto con il veterano O’Grady, favorito dal gioco di squadra e bravo a cogliere l’occasione della vita. Per l’elvetico il 2007, che si chiuderà con un nuovo mondiale a cronometro, vede cinque vittorie di cui due al Tour, vale a dire il prologo londinese e la splendida azione a Compiègne, con tanto di colpo da finisseur. In un 2007 da trentacinque successi si mettono in luce Kurt Asle Arvesen, con una tappa al Giro e il Post Danmark Rundt, e il neoarrivato Alexandr Kolobnev: il russo, secondo al mondiale in linea, fa sue una tappa della Paris-Nice e l’edizione inaugurale della Monte Paschi Eroica.

Stuart O'Grady solleva il trofeo dopo la vittoria alla Paris-Roubaix 2007. © EPA - Oliver Weiken
Stuart O’Grady solleva il trofeo dopo la vittoria alla Paris-Roubaix 2007. © EPA – Oliver Weiken

2008: Tirreno, Sanremo, Harelbeke e arriva finalmente il Tour
Il mercato del 2008 porta modifiche minime (fuori Vandevelde e Zabriskie, dentro Gustav Larsson e Bradley McGee) in una primavera che, extra agonisticamente parlando, annuncia una notizia negativa, ossia il disimpegno a fine stagione dello storico sponsor CSC. Riis riesce trovare un nuovo patrocinatore nella banca danese Saxo Bank, che entra in qualità di cosponsor dal Tour per poi subentrare come primo contribuente a fine anno.

Per una squadra dalla storia assai vincente, il 2008 rimarrà comunque scolpito come una delle annate migliori. Merito diviso fra molti atleti, a cominciare da Cancellara: il marzo del bernese è da antologia. Prima la vittoria alla Monte Paschi Eroica, poi la conquista della crono e della generale alla Tirreno-Adriatico e infine il capolavoro alla Milano-Sanremo, conquistata con un colpo di mano nel finale. In aggiunta alle due settimane indimenticabili, Spartacus vince in altre sette occasioni, fra cui la consueta tappa al Tour (stavolta ex post, con la squalifica di Schumacher) e la cronometro olimpica in maglia rossocrociata.

Nelle quarantotto vittorie, fra cui le otto in prove minori dell’argentino Juan José Haedo, le cinque del promettente danese Matti Breschel (impostosi anche a Madrid alla Vuelta, in un finale di stagione culminato con il bronzo al mondiale varesino) o le due dello scalatore Chris Anker Sørensen al Dauphiné (a La Toussuire) e all’Österreich Rundfahrt (sul Kitzbüheler Horn), si segnala il consueto Voigt che, a trentasette anni suonati, vince una bagnatissima tappa al Giro d’Italia, fa suo per l’ennesima volta il Critérium International e mette la ciliegina conquistando il Tour de Pologne. Solo due ma dall’importante peso specifico le gioie di Arvesen, che stacca tutti alla E3 Harelbeke e si impone in fuga al Tour de France.

Il picco stagionale arriva però a luglio, che quindi vuol dire Grande Boucle: oltre alle due tappe vince con Arvesen e Cancellara ne arriva una terza, sull’Alpe d’Huez, per merito di Carlos Sastre. Il quale, in quel 23 luglio, trova la giornata decisiva della sua lunga ed onorata carriera: indossa infatti la maglia gialla, strappandola dalle spalle del capitano designato Fränk Schleck (poi sesto, mentre il fratello Andy sarà miglior giovane), riuscendo valorosamente a difendersi nella cronometro finale, potendo così salire sul gradino più altro sugli Champs-Élysées coronando il sogno iniziale del team.

Fabian Cancellara conquista la Milano-Sanremo 2008 © Getty Images
Fabian Cancellara conquista la Milano-Sanremo 2008 © Getty Images

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