L'urlo "cattivo" di Mathieu Van der Poel a Diegem. E lo sconforto di Wout Van Aert © SuperprestigeCyclocross.be
L'urlo "cattivo" di Mathieu Van der Poel a Diegem. E lo sconforto di Wout Van Aert © SuperprestigeCyclocross.be

Anche di sera Van der Poel vede bene l’obiettivo

A Diegem quinta vittoria in sei prove del Superprestige per Mathieu; e quinto secondo posto per Wout Van Aert. Brava Arzuffi tra le donne

Wout Van Aert starà iniziando a porsi qualche domanda. Perché diventano numerose le occasioni in cui il Campione del Mondo torna a casa con le pive nel sacco dopo un faccia a faccia (sportivamente parlando) col suo alter ego Mathieu Van der Poel. Tanto per restare all’ambito del Superprestige, challenge di cui oggi si è disputata la prova notturna di Diegem, con quella odierna siamo a 5 vittorie in 6 gare per l’olandese; e a 5 concomitanti secondi posti per il rollingstone di Herentals.

Qualcosa non va nel motore dell’iridato, o semplicemente l’altro ne ha di più? Mentre lo stesso WVA si arrovella nel tentativo di trovare una spiegazione che non bruci troppo, noi possiamo passare alla descrizione di una gara che è stata molto incerta, forse anche più di quanto lasciassero presupporre le sensazioni che da essa promanavano.

 

La solita gara a due con Pauwels terzo uomo
Inutile dire che la coppia d’oro del ciclocross si è involata praticamente subito, andando a fare come al solito corsa a sé. Riassumiamo tutto il resto in tre righe: ottimo Toon Aerts per tutta la gara, bella la sua sfida per respingere il consueto crescendo di Kevin Pauwels, un crescendo che si è rivelato ancora inesorabile, portando quest’ultimo a issarsi sul terzo gradino del podio proprio a spese del giovane Campione Europeo.

Alle spalle dei due, Gianni Vermeersch stava vivendo una delle rare giornate di grazia di quest’anno, quando un guaio meccanico alla terz’ultima tornata l’ha costretto a fare quasi un intero giro a piedi, sicché il ragazzo è uscito di scena, lasciando il quinto posto al regolare Jens Adams (un altro che, come Pauwels, è bravo a emergere alla distanza). E questo è quanto, nel giorno in cui Tom Meeusen non ha mai ingranato, e in cui in top ten c’è stato spazio – dal sesto al decimo posto – per David Van der Poel, Tim Merlier, il citato Meeusen, Klaas Vantornout e Laurens Sweeck.

Torniamo ai due discoli. Al secondo giro è stato Van der Poel a tentare di staccare il rivale, poi le parti si sono invertite alla tornata successiva, in particolare sul breve settore in sabbia. Nulla di fatto. Al quarto giro MVDP, quasi a voler innervosire il belga, ha praticamente sprintato su un leggero falsopiano (non un punto decisivo del circuito), e più in generale ha confermato di trovarsi più a proprio agio sul fango.

Pungolato in maniera così plateale, WVA non ha potuto esimersi dallo sprintare pure lui nel medesimo punto in cui l’aveva fatto il quasi coetaneo poco prima. Schermaglie da grandi rivali e grandi combattenti, il tutto per la gioia degli appassionati (presenti numerosi sul percorso di gara, ma questa non è certo una novità).

 

Alla lunga vale la legge di Van der Poel
Il sesto giro è iniziato con ripetuti tentativi di break da parte di Van Aert, ma è finito con Van der Poel che ha preso un minimo margine. Chiuso il buco in apertura di settimo (e terz’ultimo) giro, l’iridato ha pensato che fosse giunto il momento dell’o la va o la spacca, e ha tentato un contrattacco che l’ha portato a guadagnare qualche metro, vantaggio con cui si è presentato sul settore sabbioso.

Qui – malfunzionamento del pedale o acido lattico nelle orecchie? – a WVA si è sganciato uno scarpino, fatto che l’ha obbligato a scendere di bici mentre Mathieu rientrava su di lui e lo superava senza tanti complimenti. Wout ha superato presto il momento critico, e a metà ottavo giro è pure riuscito a rientrare su MVDP, ma a quel punto pareva chiaro nelle mani di chi dei due fosse il bastone del comando.

Van der Poel ha tirato finché a metà dell’ultimo giro, su un rettilineo scorrevole accanto al campo di calcio di Diegem, non è riuscito a fare il buco che sarebbe poi risultato determinante. Van Aert non ha mollato neanche per un secondo, ma il suo avversario dimostrava di non avere problemi a difendere quel minimo ma prezioso vantaggio.

In particolare, si notava come sul fango Mathieu riuscisse a pedalare un tantino in più rispetto a Wout: differenze minime, ma a questi livelli sicuramente decisive. Proprio l’ultimo pezzetto di fango – coi suoi due passi in più fatti a piedi rispetto all’olandese – è costato a Van Aert quei due metri che alla fine sarebbero risultati fondamentali.

 

Mathieu guida la challenge. Tra le donne riecco Vos, e bene Arzuffi
Van der Poel è uscito benissimo dalla scalinata di immissione al rettilineo conclusivo (in leggera ascesa), lì Van Aert ha messo in campo tutta la cattiveria di cui poteva disporre e con uno sprint rabbioso è arrivato a chiudere il gap dal rivale (il quale però gestiva, va detto a onor del vero) e quasi a superarlo in dirittura d’arrivo.

Sarebbe stata una discreta beffa per MVDP, visto che ai punti avrebbe comunque meritato lui di vincere. Gli varrà come monito per il futuro: mai sottovalutare neanche per un istante l’agonismo estremo che Van Aert è capace di mettere sul piatto.

Appaiati i due in termini di tempo, Pauwels ha chiuso a 24″, Aerts a 40″ e via via sono arrivati gli altri, al termine di una prova parecchio selettiva. In classifica Van der Poel si riprende quel punto che Van Aert gli aveva rosicchiato a Francorchamps, e ora guida con 89 punti contro gli 85 di Wout. Un abisso, e a 67 troviamo il terzo, Laurens Sweeck.

Il Superprestige va ora in letargo, lo ritroveremo il 5 di febbraio con la prova di Hoogstraten (la penultima della challenge). In compenso tra qualche giorno (precisamente il 26) a Heusden-Zolder sarà di nuovo tempo di Coppa del Mondo.

In chiusura, ci piace segnalare che nella prova femminile di Diegem abbiamo registrato il ritorno al successo di Marianne Vos (su Sanne Cant e Katerina Nash); e – quel che più conta per i tifosi italiani – che Alice Arzuffi si è ancora una volta disimpegnata molto bene a livello internazionale, conquistando un soddisfacente sesto posto. Era in gara anche sua sorella Allegra (di tre anni e mezzo più giovane), alla fine 28esima.

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