Nairo Quintana alza il Trofeo Senza Fine © Youtube
Nairo Quintana alza il Trofeo Senza Fine © Youtube

La letterina di Nairo: «Vorrei Giro e Tour…»

Il colombiano conferma la sua presenza al Giro d’Italia 2017: l’analisi di una scelta coraggiosa

Nella Vigilia di Natale Nairo Quintana fa un regalo tanto prelibato quanto desiderato a Mauro Vegni: il colombiano ha infatti dichiarato, in un’intervista apparsa sul quotidiano di Bogotà El Tiempo, la sua presenza al prossimo Giro d’Italia. E che non sarà presente nello Stivale solo come comparsa, ma cercherà di bissare il titolo ottenuto nel 2014, provando al contempo a succedere a Marco Pantani nel ristretto club di quanti hanno portato a casa le due corse a tappe più importanti nel medesimo anno.

Due stelle colombiane al via, per ora
Ebbene, il dado pare tratto: Quintana punta anche sul Giro. Una notizia fondamentale per RCS Sport, che fa felice l’azienda milanese che, anche per il 2017, potrà contare su almeno due (ci sarà anche Fernando Gaviria, in attesa che i piani di Esteban Chaves e Rigoberto Urán vengano rivelati) dei talenti del ciclismo sudamericano, con il relativo aumento di interesse che ne deriva nei paesi latinoamericani, mercato mai fino in fondo coccolato dagli organizzatori europei nonostante l’estrema popolarità delle due ruote al di là dell’Atlantico.

La concorrenza è ampia e qualificata: Aru e Nibali in testa, ma non solo
Il nativo di Tunja ha rivelato di essere stato convinto nell’intraprendere tale scelta anche dalla simbolica celebrazione prevista dalla Corsa Rosa, la cui prossima edizione è la centesima. Nella quale il cast di partenti che si sta delineando, almeno in termini di lotta per la classifica, sarà assai vasto, forse come quello maggiormente qualificato per quanto riguarda gli appuntamenti del terzo millennio. E, Quintana escluso, si tratta di elementi che puntano la propria stagione soprattutto sul Giro.

Hanno già confermato la presenza e la loro volontà di battagliare per il podio Fabio Aru, Steven Kruijswijk, Mikel Landa, Bauke Mollema, Vincenzo Nibali, Thibaut Pinot e Ilnur Zakarin, a cui aggiungere i vari Leopold König, Domenico Pozzovivo, Pierre Rolland e Tejay van Garderen a quanti ambiscono ad occupare le posizioni immediatamente seguenti. Il tutto in attesa di ulteriori possibili presenze, fra le quali i già citati Chaves e Urán oltre a Rui Costa, Tom Dumoulin, Bob Jungels e Louis Meintjes.

Froome continua a negarsi; al Tour parte ancora da favorito
Tra chi non ci sarà vi è Christopher Froome, il quale ha di recente comunicato il ridottissimo calendario che lo porterà al Tour de France: prima della Grande Boucle il keniano dovrebbe gareggiare per meno di trenta giorni, come da consuetudine nelle ultime cinque stagioni, vale a dire quelle in cui si è imposto sulla ribalta internazionale. Durante la pausa autunnale il team manager del Movistar Team Eusebio Unzué aveva provato a solleticare l’arcirivale a tentare l’accoppiata Giro-Tour, riservata solo ai grandi della storia del pedale. L’ipotesi non è stata mai presa in considerazione dalle parti albioniche, con il trentunenne che si è limitato ad un estemporaneo tweet di gradimento per l’italico percorso e nulla più.

Diverso, come detto, l’atteggiamento di Quintana che sin da subito aveva lasciato aperta la strada per il doppio appuntamento, e che, se alle parole seguiranno i fatti (e non abbiamo elementi per non credervi), punta a percorrere ciò che in anni recenti non è riuscito né ad Alberto Contador né a Vincenzo Nibali. Il rovescio della medaglia per il colombiano è il medesimo che hanno sperimentato gli avversari: dopo la Campagna d’Italia, qualunque sia l’esito, presentarsi oltralpe in posizione subordinata rispetto a chi ha saltato la Corsa Rosa sarà inevitabile. In poche parole, le forze fisiche non saranno per forza di cose le medesime di Froome.

La squadra sarà fondamentale: Amador per il Giro, Valverde per il Tour. E l’esperienza di Bennati
Come fare in modo di sopperire a tali mancanze? Indubbiamente un apporto non secondario lo deve garantire la squadra: il Movistar Team 2017 non prevede due elementi di primo livello come Ion Izagirre e Giovanni Visconti, che avrebbero potuto fornire un preziosissimo aiuto. Se al Tour de France è già sicura la presenza del gregario extralusso Alejandro Valverde (che poi guiderà la formazione alla Vuelta), per il Giro le opzioni sono ancora da valutare.

Assai probabile rivedere Andrey Amador, che alla Corsa Rosa si è sempre ben comportato: ma potrà essere il costaricano l’uomo su cui Quintana potrà contare nei momenti decisivi? Probabilmente sì, in un panorama che prevedibilmente non dovrebbe vedere squadroni così tanto superiori alla concorrenza. Sarà senza dubbio fondamentale la presenza di un ulteriore elemento di sicura garanzia fra i vari Rubén Fernández, Jesús Herrada, Daniel Moreno, oltre al fidato Winner Anacona. Non saranno da sottovalutare neppure le frazioni considerate meno difficili perché, come la storia del Giro insegna, le insidie sono dietro l’angolo: ecco che il neoarrivato Daniele Bennati potrebbe proprio essere l’elemento imprescindibile su cui costruire una squadra di rango.

In sei hanno colto la doppietta. I fattori che sorridono a Quintana
Il grande obiettivo, come detto, si chiama doppietta. Tale accoppiata è stata conquistata in passato da Eddy Merckx (tre volte), Fausto Coppi, Bernard Hinault e Miguel Indurain (due volte) e da Marco Pantani e Stephen Roche. Senza nulla togliere all’irlandese, ma gli altri cinque nomi rappresentano il gotha delle grandi corse a tappe. Entrare in un club così ristretto stuzzica e non poco l’appetito di Quintana, che per caratteristiche fisiche (un minuto scalatore vecchio stampo) e tecniche (predilezione per lunghi rapporti) assomiglia più a un Pantani rispetto a uno degli altri cinque citati.

E la disputa dei due grandi giri potrebbe essere paradossalmente benevola per Quintana stesso in diversi casi: dovesse vincere, la pressione con cui approccerebbe il Tour sarebbe indubbiamente minore, permettendo così una tattica meno conservativa rispetto a quelle viste nelle ultime due stagioni. In caso di sconfitta, il quadro potrebbe cambiare, pur tuttavia potendo utilizzare l’argomentazione di aver programmato il picco della forma per la Grande Boucle (come peraltro rivelato nelle dichiarazioni alla stampa). Dal punto di vista biomeccanico, il colombiano è un diesel che ha bisogno di carburare prima di raggiungere il top della forma: nei sei grandi giri corsi da leader e portati a termine il cambio di ritmo è avvenuto nel corso della terza settimana.

E al Giro 2017 le principali salite sono per l’appunto predisposte, ancor più rispetto al recente passato, nell’ultimo terzo di gara, fattore che potrebbe prevedere di programmare al meglio il doppio appuntamento (fra le due corse intercorrono 32 giorni). Se riuscisse nell’intento, entrerebbe nell’Olimpo dei grandi campioni delle corse a tappe; se fallisse, le bocciature non sarebbero di certo più sonore rispetto a quelle ricevute nel caso di nuova non vittoria francese. Sperando che prima o poi questa sfida possa venire raccolta anche da altri, ancora troppo reticenti.

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