Tom Boonen, un gigante tra storia e leggenda

Parigi-Roubaix 2002
Un Tom Boonen 22enne stupisce tutti conquistando un podio nel fango della Parigi-Roubaix: è l'inizio di un'epopea indimenticabile © Tim De Waele
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Tom e Cicloweb, 15 anni di viaggio insieme

.. 10 aprile 2002, sul web fa capolino un sito, un certo sito ics, per ora lo guardiamo solo io, Paolo Fabiani che l’ha realizzato (inventandone anche il bel logo) e boh, forse nessun altro. La mia fidanzata, i miei coinquilini, qualche amico che ho avvisato della novità. Il nome l’ho scelto perché mi pareva fosse libero, il .com non c’era, il .org neanche, il .it era non utilizzato, poi scoprirò che avrei dovuto guardare pure il .net… ma non importa.

Cicloweb è nato perché non c’era un sito internet soddisfacente sul ciclismo, “allora lo faccio io”, mi ero detto. Solo che ora è un casino, chi ci si ritrova in questo nuovo linguaggio astruso, HyperText Markup Language, HTML appunto, quanto ci vorrà per imparare? Anche perché nel frattempo bisogna inserire i contenuti in questo scatolone ancora vuoto. La prima news è Cipollini che vince la Gand. Il primo articolo parla invece della Regina. Si intitola “Ed ora, Roubaix!”, è pieno di entusiasmo nuovo e antico, è aperto da una foto distorta di Johan Museeuw sulle pietre, e quella cui assisterò la domenica sarà una corsa destinata a segnare per me un’epoca.

La prima Roubaix del neonato Cicloweb. La pioggia, il fango, la sfida, non si potrebbe chiedere di più. La seguo su Eurosport perché la Rai si collegherà un bel po’ dopo, e Andrea Berton nomina un corridore giovane, nuovo, mai sentito prima, lo chiama Bunen perché anglicizza la doppia o. Impareremo tutti presto la pronuncia esatta di quello che sarà un idolo per tre lustri, un simbolo per un paio di generazioni di appassionati, un vincente strepitoso, un uomo capace di sondare le proprie debolezze, e di riemergerne. Il ciclismo, così com’è, per 15 anni intensi ed entusiasmanti, o anche esigenti e complicati.

Siamo nati insieme, noi e lui, per il ciclismo d’élite. Siamo cresciuti di pari passo, cioè, lui molto più di noi, ci mancherebbe. Siamo passati da bufere e difficoltà, ne siamo in qualche modo usciti, siamo ancora qui.

Quella domenica, Cicloweb vagiva da tre-quattro giorni, Tom saliva per la prima volta sul podio della Roubaix. Avremmo fatto tanta strada insieme, a distanza certo, ma legati a doppio filo da quella comune genesi e fortunata (per noi). Tom ieri si è ritirato. Cicloweb oggi entra nel suo 16esimo anno di vita. Sognando di continuare a spaccare tutto sull’impervio pavé della rete, come lui ha fatto sin dal primo giorno e fino a poche ore fa nelle sue corse.

Marco Grassi

L’urlo ancora fermo in gola

10 aprile 2016. Carrefour de l’Arbre, facciamo la conta: Cancellara, caduto. Sagan, irrimediabilmente attardato. Kristoff, disperso. Thomas, assente. Van Avermaet, a casa con la clavicola rotta. Chi rimane dunque di pericoloso? Stannard e Vanmarcke. Che infatti ci sono e sono vispi, bontà loro. Assieme a Boasson Hagen, ma appare affaticato, e ad un vecchietto australiano in fuga da 160 km reduce da un’operazione al gomito che stantuffa da un bel po’. Come vuoi che sia possibile che qualcuno di questi possa mettersi di traverso? Qui si sta per scrivere la Storia del ciclismo, la Storia della Roubaix!

Chissà dove finirà questa quinta pietra: stanza dei trofei o nel salotto, in bella vista? Magari prima di metterla giù la facciamo vedere ben bene a quel simpaticone di De Vlaeminck, che sarà teso come non mai. L’indirizzo lo fornirà Eddy, che tanto i due si amano come Montero e Neqrouz e quindi lo sa di sicuro. Cavolo, vuoi mettere chiudere la carriera lì dove tutto è iniziato? Cinque Roubaix, tre Ronde, tre Gand, cinque Harelbeke, tre Kuurne, due Scheldeprijs, una Dwars. In più altre quisquilie e pinzillacchere come mondiale, tappe di qui e tappe di là. Talmente tante che non me le ricordo più.

Passa Gruson e si riprende Vanmarcke; dove diavolo volevi andare Paperino, che cosa volevi metterti in mezzo? Da bravo, lascia fare per questo giro; dall’anno prossimo tutto questo sarà tuo, e, magari, ci aggiungo pure Lefevere, Peeters e il resto della truppa come fossero una batteria di pentole in acciaio inox 18/10. Tenace sto qui, anche troppo, dato che anche ad Hem non vuole saperne di star fermo. Ma ‘ndo vai, se il palmares non ce l’hai?

Si va sull’asfalto e ci prova Stannard; pure te, questa non è l’Omloop, prendi il biglietto e aspetta il tuo turno. Mo’ vi mostro come si fa. Ma ‘sto australiano cos’ha in mente? Lui, che avrà vinto si o no la corsa dei canguri, viene a riprendere Tom Boonen all’entrata a Roubaix?!? E va bene, sarà volata; Boasson Hagen è veloce ma ha la lingua che gli penzola, Stannard è battibile, Vanmarcke è Vanmarcke, l’australiano non ne parliamo. Aspetto e li frego.

Già mi vedo sul podio, baci e abbracci, solite interviste e poi stop, finito per sempre. Mi gusto la pensione, mi godo la vita, faccio un po’ di pubblicità e magari do una mano a Lefevere, dopo tutto se lo merita. Bene, facciamo ‘sta volata e non se ne parla più.

Alberto Vigonesi

Quel ricordo dei 20 anni: le vacanze “mondiali”

Il 25 settembre 2005 ero a Madrid in compagnia di un gruppetto di amici di Cicloweb.it: avevamo 20 anni e avevamo deciso di regalarci una vacanza nella capitale spagnola cogliendo l’opportunità di vedere dal vivo sia l’ultima tappa della Vuelta, sia la settimana iridata dei Campionati del Mondo. Quel giorno è in programma la gara più attesa di quei Mondiali, la gara in linea dei Professionisti in cui l’Italia schiera Alessandro Petacchi che quell’anno ha vinto la Sanremo, quattro tappe al Giro d’Italia e cinque alla Vuelta, compresa quella di Madrid che finiva proprio sul circuito iridato.

Già all’alba, o forse anche prima, ci muoviamo per andare a prendere posto e ci piazziamo sul Paseo de la Castellana dove i corridori passano sia in discesa che in salita: siamo praticamente a 75 metri dalla linea d’arrivo e proprio a fianco al foglio firma per vedere ed incitare i nostri idoli fin dalle operazioni preliminari della corsa.

Alcune facce sono inevitabilmente molto tese, altre sono rilassate solo in apparenza ma comunque nonostante l’importanza della giornata molti corridori trovano qualche attimo da dedicare ai tifosi. Noi ci arrampichiamo sulle transenne per fare foto e per chiedere qualche autografo. Sono passati più di 11 anni da quel giorno, ma ricordo che uno di quelli che si intrattenne un po’ con i tifosi fu Tom Boonen: lo ricordo perché una signora belga che non arrivava a sporgersi dalle transenne più alte quasi mi tirò giù per una gamba per chiedermi di porgere carta e penna da parte sua per un autografo al grande campione fiammingo.

Nella primavera del 2005 Boonen aveva vinto Harelbeke, Fiandre, Roubaix e tanto altro, poi dopo due vittorie di tappa al Tour de France era rimasto a secco nell’avvicinamento a quel Campionato del Mondo: è senza dubbio tra i principali favoriti, ma noi abbiamo Petacchi che in volata sembra praticamente imbattibile.
Il circuito di Madrid è facile, ma forse alla distanza non è così facile come si sarebbe potuto pensare.

In corsa vediamo spesso in testa al gruppo maglie insolite, poi all’ultimo giro vediamo dal lato opposto della carreggiata che davanti a tutti c’è un drappello con Bettini e Vinokourov nelle prime posizioni, mentre dietro è proprio il Belgio di Boonen a tirare e di Petacchi non c’è più traccia: le nostre speranze di italiani si infrangono poco dopo quando lo speaker annuncia un gruppo compatto pronto a giocarsi la vittoria in volata. Quando i corridori ci passano davanti per l’ultima volta la volata è lanciata ed e vediamo praticamente un testa a testa tra Boonen e Valverde.

Ma quel lunghissimo rettilineo in leggera salita esalta la potenza del belga che si prende con margine e merito quella che sarà la sua prima e unica maglia iridata della carriera. Da tifosi italiani siamo delusi e anche i tifosi di casa devono mandare giù il rospo di una medaglia d’argento che fino a pochi metri prima dell’arrivo sembra potesse essere qualcosa di più. Però già allora non si poteva non essere coinvolti per la vittoria di un corridore come Boonen che emana un’aura da campionissimo solo camminando verso il foglio firma: e se ricordo ancora bene quella lunga vacanza a Madrid il merito è anche suo.

Sebastiano Cipriani

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