La vittoria di Lukas Pöstlberger (Bora-Hansgrohe) a Olbia © Bettiniphoto
La vittoria di Lukas Pöstlberger (Bora-Hansgrohe) a Olbia © Bettiniphoto

Pöstlberger, un nome che da oggi impareremo

Primo austriaco in maglia rosa, il corridore della Bora beffa tutti e vince la prima tappa del Giro d’Italia 2017

Già ce la vediamo, la scena, tra qualche anno, se il ragazzo dovesse fermarsi più o meno a questo successo di Olbia: “come si chiamava quel tipo che vinse la prima tappa del Giro 2017?”… “ce l’ho sulla punta della lingua!”… “era un nome composto…”. Il classico nome che non resta in mente, in pratica.

Lui è Lukas Pöstlberger, corridore della Bora-Hansgrohe che oggi ha raggiunto l’apice della carriera, almeno per il momento. Gli auguriamo di continunare così, per evitare che si producano scenette come quella che abbiamo abbozzato qualche rigo più su. Laddove “continuare così” significa trovare altre maniere per mettere nel sacco un gruppo lanciato, o vincere altre gare importanti, significative e simboliche, o confermare di avere nelle gambe un duechilometri come quello esibito oggi in Sardegna, al termine della frazione d’apertura del Giro d’Italia numero 100.

Perché il finale di Lukas, ragazzi, è stato da urlo. È stato indubbiamente favorito dal fato, presentatosi in forma di buco lasciato da Luka Mezgec; però capita a tanti di trovarsi con 5 metri di vantaggio rispetto al gruppo, a due chilometri dal traguardo; viceversa, sono pochi quelli che riescono a dilatare pian pianino (sì, proprio con l’andatura del fagiano, classicissimo ritorno che oggi ci ha riempiti di gioia ornitologica) quel margine, e portarlo fino alla linea d’arrivo. Pöstlberger oggi ci è riuscito, e l’impresa è degna di nota se non altro per un elemento: il 25enne di Vöcklabruck è il primo austriaco della storia a vestire la maglia rosa. Nonché il secondo in assoluto a guidare un GT, laddove il primo fu Max Bulla al Tour del 1931 (anche se varie fonti lo riportano come di nazionalità tedesca).

Al secondo anno da professionista, il corridore della Bora-Hansgrohe ha vissuto un momento di protagonismo una quarantina di giorni fa, conquistando un promettente quinto posto alla E3 di Harelbeke. Oggi ha dimostrato che quel risultato non era occasionale, e a questo punto siamo molto curiosi di scoprire quale sarà il suo prossimo step.

 

Fuga di sei e Benedetti protagonista
Aspettavamo il vento (che pure c’è stato, ma in misura poco incidente) e abbiamo avuto la Bora. Il semplicistico gioco di parole si sostanzia sulla vittoria di tappa di Pöstlberger ma anche sulla presenza in fuga di Cesare Benedetti, un ragazzo al cui spirto guerrier si vuol bene a prescindere. Poi quando arrivano anche i risultati, tutti sono più contenti: e oggi quei risultati sono arrivati ai tre traguardi Gpm di giornata, sui quali è transitato per primo sempre lui, a conquistare e consolidare subito il primato nella classifica della maglia azzurra. Sia per lui – che per il team tutto – si può dire che è bastato un giorno di Giro per sistemare tutti i bilanci. Da qui in avanti, potranno badare solo a divertirsi.

La fuga del giorno, nella Alghero-Olbia di 206 km, è partita al km 2 con Benedetti, appunto, e con altri 5 uomini: Eugert Zhupa (Wilier-Triestina), Marcin Bialoblocki (CCC Sprandi Polkowice), Daniel Teklehaymanot (Dimension Data), Pavel Brutt (Gazprom-RusVélo) e Mirco Maestri (Bardiani-CSF), già forzato della fuga all’ultima Tirreno-Adriatico, e oggi partito all’attacco forse anche per simboleggiare la voglia di riscatto del team che ha subìto l’appiedamento (tramite antidoping) di due suoi corridori proprio alla vigilia della partenza sarda.

La vicenda di Stefano Pirazzi e Nicola Ruffoni (GH per entrambi in un test a sorpresa dalle parti del 25 aprile scorso) ha ovviamente tenuto banco in questa giornata d’esordio della corsa rosa. Non succedeva da un po’ di tempo che un caso di doping oscurasse parzialmente i fatti della gara all’avvio di un GT, speriamo solo che non ne vengano fuori altri da qui a Milano.

 

La fuga finisce, la volata si avvicina
La fuga dei sei ha conquistato un margine massimo di 7’05” a 170 km dalla conclusione, poi il lavoro congiunto di Lotto Soudal (per André Greipel) e Quick-Step Floors (per Nando Gaviria), a cui poi si è aggiunto il contributo della Orica-Scott di Caleb Ewan, ha riportato rapidamente il gap del gruppo al di sotto dei 3′, e lì, a quella distanza, i fuggitivi sono stati tenuti per lunghissimo tempo, praticamente un bagnomaria allargato.

Sul secondo Gpm di giornata (Trinità d’Agultu, km 90) Maestri è saltato, poi Zhupa e Teklehaymanot si sono divisi i due traguardi volanti (Santa Teresa di Gallura e Cannigione), quindi sulla salita di San Pantaleo, la più attesa della giornata, non è successo praticamente nulla (solo che Bialoblocki ha perso contatto davanti, mentre in gruppo si staccavano i velocisti meno adatti agli strappi, Matteo Pelucchi – un altro della Bora – in testa).

In cima, a 21 km dalla fine, agli attaccanti restavano meno di 50″, troppo poco per sperare di difendersi dal ritorno del gruppo, che si è compiuto inesorabilmente a 3.6 km dalla conclusione. A quel punto era roba da velocisti, abbiamo pensato tutti. E in effetti i treni hanno iniziato a sgomitare, su una curva a destra ai 3200 metri un restringimento ha provocato una mezza caduta di Silvan Dillier (BMC) e José Costa Mendes (Bora), con conseguente perdita di contatto di chi era dietro, e tra questi pure alcuni uomini potenzialmente da classifica.

 

La fagianata di Lukas Pöstlberger
Ai 3 km la UAE Emirates ha preso in mano la situazione con Marco Marcato, poi ai 2500 metri si è messo davanti Lukas Pöstlberger, e qui possiamo riallacciarci alla storia che narravamo in apertura: alle spalle dell’austriaco c’era Luka Mezgec, fin lì inappuntabile nel tenere il compagno Caleb Ewan nelle prime posizioni; solo che a quel punto lo sloveno della Orica ha accusato un passaggio a vuoto, ha perso una pedalata, quindi un metro, e il battistrada si è ritrovato ad avere del margine.

Ci ha messo un po’ a capacitarsi della possibilità di fare il colpaccio, Pöstlberger, infatti potrebbe aver battuto pure il record di retrovisione, visto che si sarà voltato 26-27 volte in 300 metri. Poi però, favorito anche dalla tortuosità del finale, ha guidato ottimamente e ha cominciato a incrementare il margine curva dopo curva. Ai 600 metri, quando la Quick-Step Floors ha tentato il tutto per tutto, il gruppo si è reso conto che era ormai tardi. Sicché Lukas è arrivato a braccia alzate, degno domatore di un finale scoppiettante.

Alle sue spalle, il secondo posto di Ewan ha incrementato i sensi di colpa di Mezgec (vittoria e maglia rosa sfumate insieme per la Orica!), quindi terzo ha chiuso André Greipel davanti a Giacomo Nizzolo (Trek-Segafredo), Sacha Modolo (UAE Emirates), Kristian Sbaragli (Dimension Data), Jasper Stuyven (Trek), Ryan Gibbons (Dimension Data), Sam Bennett (Bora) e Phil Bauhaus (Sunweb).

In classifica valgono gli abbuoni, visto che non sono stati cronometrati distacchi al traguardo; e Pöstlberger guida con 4″ su Ewan, 6″ su Greipel, 8″ su Brutt (che ha raccolto qualche bonus nel corso della fuga), 10″ su Nizzolo, Modolo, Sbaragli e tutti gli altri in ordine di piazzamento.

A 23″ dalla maglia rosa (quindi a 13″ dagli uomini di classifica), i primi attardati del finale, tra cui Steven Kruijswijk (LottoNL-Jumbo), Wilco Kelderman (Sunweb) e Michael Woods (Cannondale-Drapac). Domani la seconda tappa porterà il gruppo da Olbia a Tortolì, e saranno 221 km di saliscendi, ben più tortuosi e imprevedibili di oggi. Tappa abbastanza impegnativa per essere appena al secondo giorno di Giro: vedremo chi tra i big saprà interpretarla meglio.

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