Geraint Thomas impegnato nella cronometro del Sagrantino © LaPresse
Geraint Thomas impegnato nella cronometro del Sagrantino © LaPresse

Geraint, altro che game over!

Il grande orgoglio di Thomas può aprire nuove prospettive

Una cronometro è come una boa che si staglia nel mare della gloria. Superarla brillantemente e veleggiare con il giusto favor di vento può condurre verso lidi dolcemente agognati. Una cronometro va bevuta come un bicchiere di buon vino, con la giusta capacità di gustarne il sapore in maniera appropriata senza esagerare nell’atto, per evitare che il sacro dono di Dioniso si riveli infido e soprattutto totalmente privo di piacere. Negli scorsi anni le cronometro enologiche ce le siamo gustate ubriacandoci di pura adrenalina agonistica ed anche quest’anno non si è sfuggiti all’appuntamento, concedendo la scena al Sagrantino.

Sapevamo che Tom Dumoulin i 40 chilometri da Foligno a Montefalco se li sarebbe bevuti senza patemi, con quella leggiadria mischiata a devastante potenza che caratterizza alla perfezione colui che tutti chiamano ormai “la farfalla di Maastricht”. Un volo spensierato quello di Tom, a riprendersi quella maglia rosa già assaggiata lo scorso anno, con la voglia di mollarla (se proprio dovrà accadere, a questo punto) il più tardi possibile. O non mollarla affatto. Una prova stratosferica da dio delle lancette, che ha finito con il ridurre tutti gli altri alla dimensione di comuni mortali. Ci ha esaltato la prova di Dumoulin ma al contempo quasi ci ha fatto dispiacere per aver relegato al secondo posto colui che nell’entusiasmante pomeriggio umbro si stava regalando la rivincita perfetta, che seppur non rimettendo a pari i conti nella classifica generale, almeno sarebbe andata quasi a pareggiare quelli con la sorte. Una cronometro d’autorevolezza e di rabbia quella di Geraint Thomas, da cuore di drago (in omaggio al vessillo gallese) pronto ad incenerire tutto e tutti con le fiamme del cronometro amico. Sarà stato lo scoramento del momento, col sogno di una maglia rosa e di un possibile podio spazzato via in un istante ma da quel “game over” pronunciato a caldo nel tardo pomeriggio di domenica sembra già trascorsa un’eternità.

Thomas fa prevalere l’orgoglio sulla depressione

Proprio quelle parole, “game over”, pronunciate alla conclusione della dura frazione del Blockhaus sembravano il segnale inequivocabile della resa su ogni possibile ambizione residua del gallese sul Giro d’Italia numero 100, che rappresentava per lui il primo vero test da capitano in una grande corsa a tappe. Tanto più che Geraint dopo le prime giornate e i rumors circa la sua condizione, stava iniziando a diventare il vero e proprio spauracchio in vista dell’inizio della fase più calda, agonisticamente parlando, della corsa rosa. Attentissimo già a Tortolì, quando nel finale concitato si era gettato nella mischia dello sprint terminando ottavo; ancor più abile ad approfittare del no contest sull’Etna, vincendo la volata degli immediati inseguitori che gli fruttò 4” di abbuono; sempre sul pezzo nelle successive frazioni da Terme Luigiane a Peschici, concluse in top ten o immediatamente a ridosso di essa, pronto a sfruttare ogni minimo buco o incertezza dei rivali.

Poi il patatrac: l’urto di Kelderman con la moto della polizia stradale, Geraint e vari suoi compagni (Landa compreso) travolti inevitabilmente dalla carambola innescata, i minuti che iniziano a scorrere inesorabili con la spalla ed il fianco destro doloranti. Il Blockhaus trasformato in una gara ad inseguimento all’incontrario, scherzo beffardo proprio a lui che della specialità su pista è stato conclamato fuoriclasse, premiato con maglie iridate e oro olimpico. Eppure proprio lì, prima delle parole dettate dalla comprensibile delusione per un distacco pesante non preventivato, ha iniziato a venir fuori tutto l’orgoglio di Geraint, che quest’occasione non vuole proprio bruciarsela prima che sia la strada ad emettere definitivamente il proprio verdetto.

Scortato da Deignan e dai pochi compagni rimasti integri finché si è potuto, Thomas ha cercato di aggredire la salita come se i Quintana, Pinot, Nibali e compagnia fossero appena lì davanti ad un tiro di schioppo, provando a difendersi come meglio non avrebbe potuto, tanto da lasciare il distacco dai primi costante per gran parte dell’ascesa conclusiva. I 5’08” pagati al traguardo hanno rappresentato una difesa altamente dignitosa, lì dove probabilmente altri avrebbero accusato un quarto d’ora o addirittura venti minuti e più, come successo all’ugualmente sventurato compagno Mikel Landa. Proprio quel cercare strenuamente di stare a galla senza affondare ha rappresentato il primo segnale di voler vendere letteralmente cara la pelle in questa edizione del Giro.

Una grande cronometro per cominciare un nuovo Giro
A quel punto, con la seconda delle tre giornate di riposo di mezzo, ci si chiedeva: cosa farà Thomas ora? Sarà in grado ugualmente di affrontare una cronometro impegnativa con l’ideale condizione psicofisica oppure i 40 chilometri umbri rappresenteranno l’anticamera della resa definitiva? Mai risposta sarebbe giunta più convinta: esaurita la prima parte di gara con il compagno Vasil Kiryienka, anch’egli coinvolto nella caduta ai piedi del Blockhaus, in ottima evidenza (e terminato di nuovo a terra nella penultima curva, giusto per non farsi mancar niente), Geraint si è lanciato convintissimo fin dalle prime pedalate di poter realizzare una grande prestazione e lottare così per la conquista del successo parziale. A testimonianza di ciò anche il finale migliore (prendendo anche qualche rischio nell’affrontare le ultime curve) condotto rispetto a Bob Jungels, che era riuscito a sopravanzarlo negli intertempi precedenti ma che rispetto al gallese ha finito con il pagare lo sforzo nel tratto finale.

Una cronometro che quindi ha confermato come la giornata di ieri avrebbe potuto rappresentare uno snodo cruciale del Giro d’Italia di Thomas, soprattutto alla luce della prestazione monstre di Dumoulin, da cui alla fine ha accusato 49”. Proprio i distacchi inflitti a tutti gli altri pretendenti al successo finale dimostrano che il leader della Sky per questo Giro sarebbe uscito decisamente rafforzato dai primi veri test della corsa, rappresentando così un osso molto duro da scalfire soprattutto per i principali scalatori presenti a questa edizione.

Cosa ci ha detto in sostanza questa prova contro il tempo? Sicuramente che Thomas e la Sky sono ben lungi dall’aver sbaraccato e che, seppur il distacco dai primi rimane importante, ora può iniziare una nuova corsa tutta da vivere e in cui pensare anche a qualche colpo a sorpresa. A cominciare dalla tappa odierna, con l’Appennino Tosco-Emiliano a rappresentare l’ideale terreno ove ordire qualche beffardo tranello alla concorrenza, cercando così l’ulteriore e ideale rivincita sulla passata edizione dove proprio su quelle strade si spensero le speranze di successo di Landa.

Considerando poi che Thomas di prendere del vento in faccia non ha mai avuto timore, data l’abilità nella guida e la competitività avuta nelle classiche del Nord nelle passate stagioni, si può star certi che prima di farsi eventualmente staccare il gallese proverà a battere qualche altro bel colpo e che non è neppure così peregrina la possibilità di concludere la corsa nelle prime 5 posizioni (più realisticamente in top ten). Sarebbe il modo migliore per riconciliare ulteriormente anche la Sky con un Giro d’Italia, il cui rapporto in termini di sorte e risultanze continua ad essere più amaro che dolce. L’ammirazione della gente nei confronti di Geraint, alla luce delle ultime giornate, può invece dirsi già conquistata e questo chi ama in maniera sconfinata questo sport sa bene che vuol dire già molto. Se non tutto.

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