Tom Dumoulin © Bettiniphoto
Tom Dumoulin © Bettiniphoto

Dumoulin vince il Giro? Forse no

Sei considerazioni per smontare le certezze di chi vede Major Tom già in rosa a Milano

Iniziamo col dire che Tom Dumoulin non solo è fortissimo, stiloso, gentile, positivo, confidente, ma è anche una manna per il ciclismo dei grandi giri, perché uno così bravo a cronometro, e al contempo in grado di tenere in salita ma senza ammazzare la corsa (alla Armstrong o alla Froome), è un ottimo stimolo per gli scalatori, i quali – si suppone – dovrebbero attaccarlo tra le montagne. Da cui, grande spettacolo amici ascoltatori.

Continuiamo col sottolineare che ogni tanto emerge un corridore del genere, uno che poi diventerà imbattibile, e qui i paragoni con Miguel Indurain si sprecano. C’è una percentuale di probabilità che ci troviamo effettivamente di fronte a un simile caso, per cui tra una settimana e un po’ staremo celebrando la consacrazione di un nuovo supercampione del ciclismo. Tale percentuale, va da sé, cresce un pochino di giorno in giorno, man mano che ci si avvicina a Milano. Ma resta comunque bassa bassa, perché un supercampione del ciclismo, un Indurain, non è che nasca così spesso: calma e gesso.

Detto quindi che il bravo Dumoulin potrebbe pure vincerlo, il Giro d’Italia 2017, esponiamo qui qualche controdeduzione rispetto al clamore degli applausi di chi vede l’olandese già trionfatore della corsa rosa.

 

1 – Due settimane vs. tre settimane
Quante volte la classifica di un GT al termine della seconda settimana diceva tutt’altro rispetto alla classifica di quello stesso GT al termine della terza? Azzardiamo (ma prima o poi ci faremo una statistica): non meno del 50% dei casi, forse anche di più. O forse meno, ma siamo lì: limitatamente al Giro, nelle ultime 20 edizioni in 9 occasioni contro 11 il vincitore finale non era in maglia rosa al termine della 14esima tappa.

Le tre settimane di gara sono tutto un altro sport rispetto alle due settimane, e non è infrequente che un dominatore sui 15 giorni poi si afflosci nel prosieguo, così come capita spesso di vedere corridori emergere prepotentemente nell’ultima settimana, quando le doti di fondo e resistenza diventano preminenti sulle altre.

In tal senso, sul piano della tenuta sulle tre settimane, Tom Dumoulin deve ancora darci delle garanzie.

 

2 – Tanti avversari, e soprattutto: che avversari!
La qualità dei rivali dell’attuale maglia rosa è indiscutibile. Lasciamo perdere l’errore di focalizzarci sull’oggi come se fosse l’assoluto. Oggi era oggi, Oropa era Oropa, ma quel che è vero oggi a Oropa non è detto che lo sia martedì a Bormio o giovedì a Canazei o sabato ad Asiago. I rapporti di forza possono variare anche sensibilmente.

Gli avversari di Major Tom sono ossi molto duri, ma non è solo questo il punto: si tratta di gente che sa attaccare da lontano, che emerge alla distanza, e soprattutto che non saprebbe che farsene di un piazzamentino sul podio, per cui sarà comunque e in ogni caso motivata ad attaccare. Quintana e Nibali hanno già in passato dimostrato di poter ribaltare un grande giro nel finale. Entrambi (e mettiamoci pure Pinot, per indole) non hanno troppo interesse a correre sulla difensiva. Attaccheranno. Se un leader non viene attaccato, conserva la maglia. Ma se viene attaccato, le possibilità che la perda crescono di molto.

 

3 – Il percorso: un calvario annunciato per tutti
Ora, nell’ipotesi (confortata dall’esperienza) che Quintana e Nibali possano architettare qualcosa, Dumoulin sarà chiamato a difendersi. Potrà farlo brillantemente. Ma il suo problema è che dovrà difendersi in non meno che quattro giorni della terza settimana: a Bormio, dopo Mortirolo e doppio Stelvio; a Ortisei, dopo il tappone dolomitico; a Piancavallo, su un’altra salita tosta che pare adattissima a un Quintana; ad Asiago, dopo il Grappa e l’ultima scalata del Giro (Foza). Inoltre in più occasioni le salite che punteggiano queste tappe volano oltre quota 2000 metri di altitudine: un altro ciclismo rispetto a Oropa.

Se Tom avesse l’obbligo di superare brillantemente (o in qualche modo, anche non brillantemente) solo uno o al massimo due giorni di difficoltà, potrebbe senz’altro farcela. Ma qui parliamo di quattro tappe in cui rischia di non avere tregua. Due frazioni di troppo per lui, o forse anche solo una frazione di troppo. Arriverà a sabato prossimo sfibrato. Con quale lucidità potrà ancora difendere la maglia rosa prima della crono di Milano?

Ulteriore elemento: poniamo il caso che sullo Stelvio Tom lasci qualche decina di secondi: sarà per i suoi rivali come sentire l’odore del sangue per uno squalo, con tutto quel che ne potrà conseguire nelle frazioni successive (la metafora è generica e non c’entra nulla con Nibali e il suo soprannome, nello specifico).

 

4 – La squadra: Tom rischia di ritrovarsi spesso solo
Oggi su una salita poco significativa rispetto ad altre che verranno, Dumoulin si è ritrovato solo, senza compagni, abbastanza presto. Trasliamo questa realtà a uno Stelvio, o a un Passo Gardena, o a un Grappa. Di più: trasliamola pure a una tappa tutta da interpretare come quella di Canazei: apparentemente, giorno da fuga. Ma se qualcuno decidesse di fare qualche scherzetto sulle salite di inizio frazione, chi non disponesse di una squadra solida rischierebbe un conto incredibilmente salato.

Di contro, alla debolezza del Team Sunweb, si oppone la forza della Movistar di Nairo Quintana. Dumoulin non sa ancora come si vince un grande giro, ma sa benissimo come si perde giocando da solo (senza gregari al fianco) contro una corazzata scatenata all’unisono contro di lui (l’Astana di Aru alla Vuelta 2015).

 

5 – La condizione: il picco è davanti a Dumoulin o alle sue spalle?
Altro elemento da non sottovalutare: il picco di condizione per Tom Dumoulin sarà quello esibito tra Blockhaus e crono di Montefalco, e del quale ancora oggi abbiamo verificato la bontà, o deve ancora venire? In altri termini, possiamo aspettarci che la forma dell’olandese cresca ancora?

Il quesito non è peregrino, perché viene difficile pensare che il ragazzo possa andare più forte di quanto è andato nella cronometro umbra. Non si parla ovviamente di variazioni prestazionali enormi nello spazio di 7-15 giorni, ma in una corsa tirata come un grande giro ogni percentile in più o in meno può spostare degli equilibri.

Se non ci troviamo di fronte al nuovo Indurain, la logica suggerisce che quella condizione tenderà un po’ a scendere. Anche perché non è che Tom passi le giornate a riposare sul divano, tutto il contrario: spende e anche tanto, e spenderà ancora, e quello delle energie disponibili non è un pozzo inesauribile.

 

6 – La crono finale non scaverà solchi
Qualcuno obietterà che Tom avrà a disposizione ancora un match point a Milano, con la crono di 29 km che chiuderà il Giro. Rispondiamo che storicamente le prove contro il tempo poste alla fine di un GT non fanno mai la differenza di quelle messe in mezzo al percorso. Scordiamoci i due-tre minuti rifilati dall’olandese ai principali avversari, stavolta.

Tantopiù che se da un lato le distanze saranno livellate (ed emergerà più il fondo che non la predisposizione alle lancette), dall’altro il percorso, tutto un leggero falsopiano all’ingiù, sfavorirà meno i non-specialisti rispetto al falsopiano all’insù della tappa umbra.

 

Conclusioni: comunque vada sarà un successo
Abbiamo così esposto brevemente sei ragioni di scetticismo relativamente alla possibilità che Tom Dumoulin possa vincere il Giro d’Italia 2017.

Se riuscirà nell’impresa, grandi e meritati onori per lui, avremo – ci ripetiamo – trovato un grandissimo protagonista del ciclismo per questo e per i prossimi anni.

Se non ci riuscirà, avrà comunque conquistato tanti tifosi e tanto rispetto, e soprattutto avrà la consapevolezza di poterci comunque riuscire un giorno, se crescerà ancora (e certo i progressi fatti negli ultimi due anni sono spettacolari). Sarà insomma un risultato in ogni caso positivo. E senza dover aspettare domenica prossima, possiamo sin da ora dirgli: tanto di cappello!

 

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