Pinot può esultare anch'egli in questo Giro d'Italia per una vittoria di tappa © Bettiniphoto
Pinot può esultare anch'egli in questo Giro d'Italia per una vittoria di tappa © Bettiniphoto

Asiago, Dumoulin assaggia un’altra fetta di Giro

Nell’ultima tappa di montagna gli altri 5 big attaccano l’olandese, ma recuperano solo 15″: resta il favorito. Tappa a Pinot

Il Giro finisce a Milano. Frase fatta, scontata, sentita millemila volte. Mai così vera. Con 6 corridori in un minuto e mezzo: due di loro hanno concrete speranze di vincere il Giro, tutti gli altri domani potrebbero essere sul podio. Per uno di loro che domani esulterà, un altro si dispererà: la Monza – Milano sarà una girandola di emozioni. Come tutto questo Giro, che non è stato caratterizzato da un’impresa, o da un uomo solo e imbattibile, ma dall’incertezza, dall’inizio alla fine. L’uomo da battere, alla partenza ad Alghero, era Nairo Quintana: e lo sarà anche domani, a Milano, per tutti coloro che vorranno salire sul podio.

Per uno in particolare, Tom Dumoulin: che con una difesa stoica, segnata dall’intelligenza nella condotta di gara che aveva caratterizzato la sua prima parte di giro e si era un po’ persa nell’ultima settimana. L’olandese ha fatto 30, non è che debba fare 31 perché 53″ non sono pochi, ma quasi: un’occasione unica per entrare nella storia, come il primo olandese a vincere il Giro d’Italia.

Pippo Pozzato onora la tappa con una fuga
A Pordenone manca una firma pesante: è quella di Steven Kruijswijk, bloccato da problemi intestinali; un Giro completamente da dimenticare per l’olandese. Quella odierna è una tappa prevalentemente veneta, e per onorarla e dare un senso alla sua partecipazione oltre alla pantomima mediatica che segue un ormai consolidato e stucchevole canovaccio, Pippo Pozzato va in fuga. Al km 15, a prendere il largo con l’uomo più rappresentativo della Wilier Triestina-Selle italia sono Dylan Teuns (BMC Racing Team), Dries Devenyns (Quick Step Floors), Tom-Jelte Slagter (Cannondale-Drapac), Mathieu Ladagnous (FDJ) e Maxim Belkov (Team Katusha-Alpecin).

Sei uomini insomma, pochini rispetto al solito, e con poche speranze di arrivare al termine: su di loro tentano di riportarsi Simone Andreetta (Bardiani CSF) e Gregor Mühlbergsr (Bora-Hansgrohe), scattando sul suggestivo Muro di Ca’ del Poggio, pieno di spettatori come al solito, ma non riescono nell’aggancio. I sei fuggitivi consumano la prima parte della tappa salendo sulle colline del prosecco aumentando costantemente il loro margine, fino ad arrivare a Feltre, ai piedi del Monte Grappa, con 8 minuti. Qui comincia un’altra tappa, quella valida per la rincorsa alla maglia rosa.

Scalata al Grappa: forte ritmo della Katusha
Il versante affrontato oggi del Monte Grappa non è il più duro, ma come qualsiasi salita alla simbolica montagna veneta è una salita lunghissima, e fa netta selezione. Molti gli uomini di fiducia che oggi non riescono a sostenere i loro capitani: se Quintana perde Anacona e Pinot deve fare a meno di Morabito, Nibali non trova più Agnoli, e soprattutto di Giovanni Visconti, il quale non riuscirà nemmeno a finire la tappa a causa di una caduta. Nella fuga patiscono subito Pozzato e Belkov, i quali vengono ripresi già dal gruppo a metà Grappa.

Se per Pozzato la tappa finirà lì, per Belkov ci sarà ancora da lavorare, invece: La Katusha prende in mano la situazione, con Matvey Mamykin e José Gonçalves a frustare il gruppo maglia rosa. Un forcing proseguito da Robert Kiserlovski che procede fino a ridurre il gruppo ad otto unità, comprendente i primi 6 in classifica e Jungels oltre al croato: in difficoltà dunque Adam Yates e Mollema, che però riescono a rientrare con Formolo, Landa, Cataldo ed altri negli ultimi chilometri di ascesa.

In discesa succede poco
In cima al Grappa restano al comando della corsa solo i due belgi, Teuns e Devenyns, con appena 2’40” di vantaggio sulle avvisaglie del gruppo maglia rosa. La discesa è lunga e tecnica, ma nessuno dei big osa un attacco rischiando di trovarsi a bagnomaria nel falsopiano; ci provano invece Dario Cataldo (Astana Pro Team), e a seguire il duo UAE Simone Petilli e Jan Polanc accompagnati da Davide Formolo: il trio di giovanetti non va molto lontano, venendo ripreso già a fine discesa, mentre Cataldo resta a bagnomaria per tutta la Valstagna, dove il gruppo si rimpolpa raggiungendo la quarantina di unità: nessuno dei big, neanche Dumoulin, è solo in questa fase. Continuano a viaggiare bene però i due di testa, che arrivano ai piedi della salita di Foza con margine invariato.

Nibali apre le danze, Zakarin più deciso
Il team Bahrain prende in mano la situazione sull’ultima salita di questo Giro d’Italia; prima è Franco Pellizotti a spendere le ultime energie rimaste per fare un passo deciso, dopodiché Vincenzo Nibali attacca, a 24 km dall’arrivo: non è uno scatto secco, ma è quanto basta a denotare che Dumoulin ne ha meno di tutti gli altri: l’olandese fatica, e molto, per rientrare rispetto a Quintana, Pozzovivo, Zakarin e Pinot. Si fermano tutti, poi è Ilnur Zakarin a sferrare un attacco, stavolta più deciso, con Pozzovivo a ruota: quinto e sesto della generale presto spariscono dalla vista degli altri big. Da qui in poi, la salita dell’altipiano sarà una continua apnea.

Si muove la maglia rosa, Dumoulin resiste in ogni modo
Di li a poco, infatti, Nairo Quintana decide che il momento di scattare, a 7 km dal GPM. Nibali non aspetta altro, e gli dà subito cambi regolari. Sembra inizialmente in difficoltà Thibaut Pinot, che tra tutti era quello che aveva risposta anche con più fatica al primo attacco di Nibali, ma presto ci si renderà conto che quella del francese è invece una progressione. Il ragazzo della Franca Contea macina, macina fino a riportare Dumoulin e gli altri uomini della top ten (solo Formolo è svanito subito, oggi) sotto Quintana e Nibali.

Ma il suo intento è un altro: passa in testa, e grazie a un altro strappo di Quintana ridà sostegno all’azione, scavando il margine necessario per tenere lontano l’olandese. In tutto questo, Pozzovivo e Zakarin continuano ad andare di comune accordo: scalineranno con 11″  su Pinot, Nibali e Quintana, e con 28″ su Dumoulin, accompagnato da Jungels, Mollema, Yates, Reichenbach e Jan Hirt, autore di una terza settimana da vero duro.

I 5 davanti non collaborano, Dumoulin quasi chiude
Basta una parvenza di discesa per far rientrare maglia rosa e soci su Pozzovivo e Zakarin, non proprio maestri di curve e traiettorie. L’assetto è ottimo, tutti e cinque avrebbero interesse ad aumentare il divario, eppure la collaborazione non è piena, si rallenta, si va a strappi. Dietro, invece, Tom Dumoulin trova il supporto dei conterranei (o quasi) Bob Jungels e Bauke Mollema, nonché di Adam Yates, interessati a rientrare magari per portare a casa la tappa, o forse solo per amicizia, chissà. Sono però le trenate di Dumoulin, oltre che quelle di Jungels, a portare il vantaggio dei cinque sotto i 10″: l’olandese non è ancora finito, e ha una voglia matta di vincere il Giro d’Italia ora che Milano è alle porte.

Accelerazione nel finale, Pinot il più scaltro in volata
L’avvicinamento degli inseguitori spinge i 5 davanti ad andare d’accordo, finalmente: e fino alla Flamme Rouge la collaborazione è ottima, anche se un po’ tardiva. Ciò permette loro di andarsi a giocare la tappa: come a Bergamo, Pozzovivo vedendosi battuto allo sprint tenta di anticipare le mosse, sulla sua scia parte Thibaut Pinot che sulla carta, e nella pratica, è il più veloce del drappello: Ilnur Zakarin e Vincenzo Nibali riescono solo a stargli a ruota, prendendo secondo e terzo posto, poi Pozzovivo e Quintana.

Il gruppo Dumoulin, tirato da Jungels, arriva a 15″, con Yates, Reichenbach e Mollema nell’ordine. Dumoulin, sfinito, si sfila rischiando il buco, e passa decimo: più stanco di lui solo Jan Hirt, unico a non tirare senza ragioni di gregariato, che passa a 20″. Per vedere arrivare qualcun altro bisognerà aspettare 2’35”, quando arriveranno Konrad, Fraile, Polanc, Dupont e Deignan: tanto basta per dare l’idea del livellamento di questo giro. A 4’18” il drappello di Formolo, Cataldo e Landa, a 6’41” quello di Monfort e Van Garderen.

Cosa è rimasto in ballo per domani (oltre alla rosa)
La nuova classifica vede dunque Nairo Quintana in vantaggio di 39″ su Nibali, 43″ su Pinot, 53″ su Dumoulin, 1’15” su Zakarin e 1’30” su Pozzovivo. Verosimilmente, a questo punto, il Giro d’Italia possono vincerlo in due: Quintana, se riesce a perdere poco, o Dumoulin, se riesce a sfoggiare una prestazione quantomeno in linea con Montefalco. Gli altri sono tutti in lotta per il podio: la maglia rosa è l’uomo più debole sul passo e potrebbe vedersi rimontata non solo da Dumoulin, nel contempo i vari contendenti hanno tutti le capacità per prevalere a cronometro: sta tutto a capire quante energie restano in cormpo a ciascuno.

Dietro Mollema, ormai sicuro del suo settimo posto a 3’03”, si consuma la lotta per la maglia bianca: salvo sorprese, domani Adam Yates, ottavo a 6’50”, difficilmente potrà tenere i 28″ che lo separano da Bob Jungels, a 7’18”: il lussemburghese andrebbe a bissare il successo dell’ anno scorso. Nessuno schioda invece Davide Formolo dal decimo posto a 12’55”, sebbene il Cannondale abbia dimostrato più di qualche affanno in queste ultime tappe.

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