Van Aert a Gavere sporco ma felice © Tim de Waele
Van Aert a Gavere sporco ma felice © Tim de Waele

Il fango non ferma Van Der Poel, la sfortuna sì

Il campione europeo spacca il cambio a Gavere e cede il successo a Van Aert; forte ma sfortunato anche Aerts

Beneamato fango, finalmente arrivasti. Abbiam dovuto aspettare la metà di novembre per vedere finalmente una gara di ciclocross vecchio stampo, nel cuore delle Fiandre, tra Gent e Oudenaarde. In quel di Gavere però la musica non è cambiata rispetto alle cronache recenti: Mathieu Van Der Poel ha fatto il bello ed il cattivo tempo, con Wout Van Aert che arrancava all’inseguimento pagando lo sforzo. Ma accade nel ciclocross che la sorte spesso ci mette il suo zampino e ribalta gli esiti finali, indipendentemente dal merito: e così Van Aert vince il Superprestige di Gavere, nonostante non fosse in una delle sue giornate migliori, mentre Van Der Poel, con un cambio spaccato, deve accontentarsi del terzo posto, frutto solo dei larghi distacchi scavati in precedenza, e continuare a inseguire nel Superprestige, che vede Van Aert avanti di due punti a 3 prove dal termine del challenge, grazie anche all’altra defiance di Van Der Poel a Boom.

Dopo due giri Van Der Poel già solitario
C’era molta curiosità per il diverso scenario odierno: la pioggia, caduta abbondante nella notte, aveva permesso al tracciato già abbastanza impegnativo di diventare particolarmente fangoso, con salite quasi impossibili in bici e discese molto scivolose. Un circuito dove, per forza di cose, Van Der Poel avrebbe dovuto mettere più spesso il piede per terra e dimostrare la sua superiorità attuale anche nei tratti a piedi. Beh, non è andata proprio così: tanta e tale è la potenza attuale del campione europeo che riesce ad affrontare in bicicletta tratti per altri impossibili, aumentando ulteriormente il divario tra lui e tutti gli altri. Anche Van Aert non è indenne da tale sentenza: dopo il primo giro lui e Mathieu restano soli, ma al secondo deve già cedere il passo di parecchio, arrivando a subire un divario di 17″ già alla fine del secondo giro. La gara sembra già chiusa…

Un Aerts sublime ma sfortunato
Quando già tutto sembra perduto, dalle retrovie spunta fuori un Toon Aerts in stato di grazia e autore di una delle migliore prestazioni stagionali. Il bronzo europeo, già ammirato in diverse occasioni quest’anno come la migliore alternativa al tandem Van Aert-Van Der Poel assieme al suo compagno di club Lars Van Der Haar, e ieri senza essi nettamente vincente nel SoudalCross di Niel, passa in solitaria già al secondo giro, con un ritardo di 27″. Nella terza tornata allunga il passo e, con una poderosa rimonta, non solo riesce a prendere e staccare un Van Aert in visibile difficoltà, fiaccato da una condotta di gara non per lui e autore di molteplici errori, ma addirittura viaggia più veloce di Van Der Poel, riducendo il suo gap a una ventina di secondi. Aerts viaggia a questa andatura anche nel corso del quarto giro, poi deve cedere alla malasorte: nel corso del quinto giro fora e cade, perdendo quasi un minuto complessivamente, e finendo di nuovo dietro a Van Aert, ma comunque in terza posizione, con dietro di sé due redivivi: Klaas Vantournout e Tom Meeusen, finora ectoplasmi nel corso di questa stagione, ma rivitalizzati dal fango.

Il patatrac definitivo di Van Der Poel
Aerts non è il solo a far le spese di problemi ed incidenti meccanici: molti i ritirati eccellenti, come Laurens Sweeck, Eli Iserbyt (che ha corso la prima metà gara in posizioni di vertice), e i tedeschi Marcel Meisen e Philip Walsleben. Così è quando la corsa si fa dura, con tanti cambi di bicicletta che sollecitano la tenuta meccanica, e a pagarne le spese possono essere tutti: anche Mathieu Van Der Poel, che si ritrova con la catena in mano a metà dell’ultimo giro, quando Van Aert era già a una distanza di sicurezza di mezzo minuto. Non crede ai suoi occhi il campione del mondo, che come in una gara di formula 1  si ritrova da terzo a primo senza dover effettuare alcun sorpasso, e va a conseguire il terzo successo stagionale, che lo riproietta in vetta al challenge SP. Toon Aerts arriverà alla fine secondo, come meritava, a 53″, mentre Van Der poel riuscirà a ripartire alle spalle di Klaas Vantournout e a batterlo per il terzo posto, riuscendo a non compromettere il challenge, tutto questo ad un distacco di 1’16”. Meeusen giunge a 1’31”, un Lars Van Der Haar oggi invisibile a 1’35”, Quintien Hermans a 1’59”. Molto lontani gli altri: per un sempre più anonimo Kevin Pauwels bisognerà aspettare 2’49”, Michael Vanthourenhout giunge a 3’09”, Vincent Baestaens chiude la top ten a 3’27”. Anche oggi Gioele Bertolini si ritrova a una gara di sofferenza ed esperienza, concludendo 21esimo a 6’36”.

Donne: esulta Van Looy, Arzuffi quarta oggi
Se per gli uomini la gara di oggi è stata una gran fatica, potete immaginare la sofferenza per le donne, costrette ad affrontare larghe parti del tracciato a piedi, con una durata del giro attorno ai 10’45” per le migliori. Una corsa all’arma bianca, senza molti tatticismi, che ha visto subito allungare Nikki Brammeier ed Ellen Van Loy, con l’emergente Kim Van De Steene che si assestava in zona terza posizione, confermandola fino all’arrivo. Alla fine a prevalere allo sprint è stata proprio la Van Loy, che nonostante una lunga carriera solo una volta aveva ottenuto un successo di cotanto prestigio, a Diegem. Emerge da questa gara una grande Alice Arzuffi, che conferma la bella prova messa in mostra all’Europeo: se vogliamo una prova d’importanza ancora maggiore, vista la durezza del tracciato, con la solita partenza in sordina e poi il sorpasso alla campionessa del mondo Sanne Cant nell’ultimo giro, fino a giungere al quarto posto. Una prova che fa il paio col secondo posto ottenuto ieri a Niel: ora la Arzuffi riesce anche a dare continuità alle prestazioni. Il Superprestige femminile si rivitalizza, con Maud Kaptheijns, vincitrice delle prime quattro prove, in rotta verticale di condizione, oggi 12esima e in lacrime all’arrivo, che conserva solo due punti di margine sulla Cant. Alice è quinta a 19 punti di distacco, difficile avvicinare le prime, ma un successo di tappa fino al termine della stagione potrebbe essere un bell’obiettivo.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile Versione stampabile