Michele Scarponi, addio a un grande uomo

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Era l’amico di tutti, e tutti gli volevano bene. In effetti, restare esenti dall’essere travolti dalla sua infinita umanità era piuttosto impossibile.

La vita di Michele Scarponi è stata troncata da un furgone che non ha rispettato una precedenza. Le responsabilità verranno accertate. Ma ciò ovviamente non ci ridarà indietro quel sorriso, che da qui in avanti, mestamente, potremo solo ricercare nelle foto, nei filmati, o semplicemente nei ricordi.

Scarponi era uscito presto per un allenamento, all’indomani della chiusura del Tour of the Alps dove qualche giorno fa aveva ancora ottenuto una vittoria, quella che resterà purtroppo l’ultima di una carriera in cui l’Aquila di Filottrano – come lo chiamavano i suoi tifosi e non solo – aveva saputo correre per sé e soprattutto per gli altri.

Uomo squadra come nessuno, capace di essere ancor più prezioso nello “spogliatoio” di quanto non lo fosse in gara: e chi l’ha visto in corsa, chi l’ha visto ad esempio tirare Nibali per i capelli al successo al Giro 2016, potrà rendersi conto del senso di queste parole.

Un Giro (quello del 2011) l’avrebbe pure vinto, almeno per gli almanacchi, ma lui quel successo arrivato per “procura” non lo sentì mai suo. Nel suo palmarès una Tirreno, un Catalogna, un Trentino, altre corse a tappe minori, e una marea di piazzamenti, a partire da quel quarto posto alla Liegi con cui si rivelò al mondo nel 2003, passando dal secondo al Lombardia del 2010, senza dimenticare altri tre quarti posti alla corsa rosa.

E poi, soprattutto in questi ultimi anni di carriera, un indefesso spendersi per i capitani di turno. Al prossimo Giro, a 37 anni, sarebbe stato ancora capitano. La sua figura aleggerà comunque sulla corsa rosa, nei pensieri di chi la correrà e in quelli di chi la seguirà da tifoso. Non potrebbe del resto essere diversamente da così.

Di più, in questo giorno funesto e al cospetto di questa tragedia senza senso e senza spiegazioni, non riusciamo davvero a pensare, a dire, a scrivere.

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