Michael Valgren tra Roman Kreuziger ed Enrico Gasparotto sul podio dell'Amstel Gold Race 2018 © Team Bahrain-Merida - Bettiniphoto
Michael Valgren tra Roman Kreuziger ed Enrico Gasparotto sul podio dell'Amstel Gold Race 2018 © Team Bahrain-Merida - Bettiniphoto

Gasparotto, il rimpianto dell’attimo fuggito

Le pagelle dell’Amstel Gold Race: Sagan buono dopo la Roubaix, Gilbert e Kwiatkowski deludono. Nibali impalpabile, Valverde pensa alla collezione

Michael Valgren – 10
Signori, abbiamo un corridore. Perfetto nella scelta dei tempi, velocino negli sprint (o forse tale è sembrato al cospetto di Kreuziger che non è quel che si dice un fulmine di guerra in volata), dotato di sana cattiveria e di un carattere che viene fuori sempre più. 26 anni li ha compiuti da poco, questa stagione era già positiva dopo il successo alla OHN, ma ora è decisamente superplus, perché l’Amstel è una delle classiche più prestigiose e partecipate, e accoppiarla a quell’altra è già un’impresa non da poco (unica doppietta tra le due, finora? Il solito, dai: zio Eddy). L’elenco dei favoriti di ogni corsa si arricchisce quindi di un nome nuovo: per diversi anni non si prescinde più da Valgren.

Roman Kreuziger – 8.5
Quando compila i vari moduli di autocertificazione, alla domanda “lavoro” scrive “ciclista”; alla domanda “hobby” scrive “Amstel Gold Race”. Proprio così, questa corsa gli piace proprio tanto, l’ha vinta nel 2013, altre volte l’ha interpretata bene, e oggi ha confermato l’assunto: e almeno una volta all’anno, nell’ambito di una carriera che ormai è da tempo diventata quella del gregario di lusso, si reinventa protagonista. All’attacco una prima volta dopo il Keutenberg ai -26 con Gasparotto, non ha avuto fortuna; si è assunto le proprie responsabilità, un paio di volte ha stoppato attacchi avversari, e infine ha capito che la stoccata di Valgren ai -2 era quella giusta, e senza indugiare troppo gli si è accodato, andando così a giocarsi con lui il successo. Se non si fosse rifatto sotto Gasparotto sul rettilineo d’arrivo avrebbe impostato diversamente la volata (non stava più dando cambi al danese), ma ha dovuto anticipare e gli è andata male. Forse comunque le avrebbe buscate lo stesso. Secondo è un gran punteggio comunque.

Enrico Gasparotto – 7.5
Se per Kreuziger l’Amstel è un hobby, per il friulano è direttamente una ragione di vita: nell’ambito di una carriera dignitosa ma non stratosferica, ha saputo imporsi come protagonista assoluto dell’ultimo decennio nella corsa limburghese. L’ha vinta due volte, come tutti sappiamo, e in altre occasioni si è ben piazzato, indipendentemente che si arrivasse sul Cauberg o a valle, come in occasione del successo nel 2016 o del podio odierno. Terzo come nel 2010, in fondo a una prova gagliarda e coraggiosa, nella quale non si è risparmiato. Purtroppo per lui ha mancato l’azione decisiva, muovendosi con un attimo di ritardo per andare dietro a Valgren e Kreuziger. E va bene, il danese poteva pure essergli sfuggito, ma sulla ruota del ceco avrebbe dovuto piombare prima di subito: un errore che da un uomo della sua esperienza non ti aspetti, e che a conti fatti gli è costato carissimo. Questo rimpianto dell'”attimo fuggito” rischia di portarselo dietro a lungo.

Matteo Bono – 8
Alla carriera, alle mille fughe, a quella di oggi (nella quale era presente anche Marco Tizza, che merita una menzione), alla top 20 conquistata (17esimo, secondo degli italiani), alle tante classiche vissute da protagonista. A modo suo, certo: ma da protagonista.

Philippe Gilbert – 5
Il plurivincitore dell’Amstel (tra i corridori in attività) nonché il campione uscente, non ha mai messo il naso fuori. Non era in buona giornata, evidentemente. Ci auguriamo che ritrovi la vena in vista della Liegi: la Doyenne ha bisogno come il pane della sua verve.

Alejandro Valverde – 6
Se non l’ha mai vinta un motivo ci sarà: continua a restargli indigesta, però – cavoletto! – una mezza pedalata in più per chiudere su Kreuzi la poteva dare, e invece quello gli è partito proprio davanti. Nessuno gli ha tolto le castagne dal fuoco, e pazienza, altra sconfitta in Olanda. Peccato perché era stato a vista d’occhio il più possente sulle salitelle. Unico motivo di soddisfazione: una condizione inattaccabile, a pochi giorni dalle sue Freccia+Liegi. Ah no, ce n’è anche un altro: fin qui aveva totalizzato a Valkenburg (e dintorni) questa sequenza di risultati: 2-2-3-4-6. Il quinto di oggi completa la serie, il che per un collezionista di piazzamenti come lui sarà motivo di grande appagamento stasera.

Vincenzo Nibali – 5.5
Il foruncolo perineale (o zone limitrofe) lasciatogli in eredità dal Fiandre l’ha tartassato al Paesi Baschi e sicuramente non ha contribuito a migliorarne lo stato di forma in vista delle Ardenne. Abbastanza impalpabile, comunque l’Amstel non era la corsa in cima ai suoi pensieri. Ha un’altra settimana per raggiungere il top del top. Lo aspettiamo fiduciosi.

Peter Sagan – 7
Ha vinto la sua volata, ma non era valevole neanche per il podio. Va detto che quantomeno s’è tolto la soddisfazione di battere Valverde, ma gli è servito solo per un quarto posto che nulla aggiunge alla sua carriera. Nella corsa è stato presente (e molto) fino al momento in cui gli sono scappati davanti Valgren e poi Kreuziger. Però tra i giovanotti che se la sono giocata, nessuno aveva fatto la Roubaix domenica scorsa. Lui sì. E ciò vale quel mezzo voto o forse più.

Greg Van Avermaet – 5.5
Non che abbia mai particolarmente brillato nella gara olandese, ma ancora una volta dà la netta sensazione di essere in una stagione no. Per lui e – conseguentemente – per la BMC tutta, fin qui. E non ci saranno altre gare così importanti e adatte a lui, nel resto dell’anno. Arrivederci al 2019.

Tim Wellens – 6
Molto atteso, non ha piazzato la zampata dalla distanza, come in tanti si aspettavano. Ci ha provato intorno ai -10, un paio di volte, ma forse con poca convinzione. A tratti un po’ di fatica per stare nel gruppetto dei migliori, sesto alla fine ma si sarà divertito poco lui per primo.

Jakob Fuglsang – 7.5
Importante tatticamente la sua presenza per l’azione di Valgren: gli Astana erano gli unici a essere in due, e i risultati si sono visti. Oltre a ciò, Jakob in prima persona è stato tra i più vivaci. Prova molto positiva.

Tiesj Benoot – 5
Quando la Lotto Soudal ha preso in mano la situazione sul Kruisberg, spezzando il gruppo a poco meno di 40 km dalla conclusione, ci aspettavamo grandi cose da lui, che aveva pure saltato la Roubaix per meglio fare qui. E invece non si è proprio fatto vedere, neanche all’arrivo, dove non è arrivato essendosi ritirato prima.

Michael Matthews – s.v.
Ha forato a 21 km dalla fine, prima dell’ultimo passaggio sul Cauberg, e lì è finita praticamente la sua corsa. Un po’ troppo sfortunato ultimamente, Bling.

Lawson Craddock – 7
Una carriera costantemente al di sotto delle attese, ma oggi ha trovato gambe e orgoglio, è andato in fuga da lontano, si è difeso come ha potuto nel finale e ha salvato una preziosa top ten (nono). Buon proseguimento.

Julian Alaphilippe – 6
Più volte è sembrato sul punto di stare per spaccare il mondo, ma poi stringi stringi non è che abbia entusiasmato più di tanto. Coi migliori doveva stare e coi migliori è stato, ma lontano dalle posizioni che contano davvero (solo settimo all’arrivo). Si avvicina l’ora in cui gli si dovrà chiedere di tramutare i tanti piazzamenti in un successo di peso: non per altro, ma perché per quanto mostrato in questi anni lo meriterebbe. Per quanto mostrato oggi, non del tutto; ma ha l’attenuante di provenire da qualche acciacco fisico.

Jelle Vanendert – 6
Uno di quei corridori che si accendono solo in determinate corse. Tipo Vanendert all’Amstel, avete presente? Ah già, è proprio di lui che stiamo parlando! Proverbiale, paradigmatico, simbolico; anche se il decimo posto odierno è un po’ stinto, come la fase di carriera che sta attualmente vivendo.

Michal Kwiatkowski – 5
Un altro a cui a un certo punto si è spenta la luce. Ma sarà un blackout temporaneo, vedrete che anche lui a Liegi tornerà il campione che è.

Sonny Colbrelli – 5
In teoria era il capitano Bahrain, o quantomeno condivideva i gradi con Gasparotto e/o Nibali. E invece non l’ha vista proprio mai. Fuori dai giochi sull’Eyserbosweg a poco meno di 40 km dalla fine: ci aspettavamo parecchio di più.

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