Martina Fidanza, al centro della scena, è caduta. Barker e Wild s'involano a giocarsi lo Scratch iridato © PZKol-Szymon Sikora
Martina Fidanza, al centro della scena, è caduta. Barker e Wild s'involano a giocarsi lo Scratch iridato © PZKol-Szymon Sikora

L’Italia assaggia più il parquet che altro

Prima giornata da dimenticare per gli azzurri ai Mondiali su Pista di Pruszkow: le cadute frenano gli inseguitori e Martina Fidanza nello Scratch. Il quartetto femminile in corsa per una medaglia

Lo possiamo dire che in altre manifestazioni abbiamo avuto giornate d’apertura migliori di quella che ci è toccata in sorte ai Campionati del Mondo su Pista di Pruszkow in Polonia, o la cosa ci fa sembrare un po’ piagnoni? Sì che lo possiamo dire, e no che non sembriamo piagnoni. Quando due speranze di medaglia su tre si stampano sul parquet in seguito a cadute, la recriminazione è d’uopo, e non possiamo fingere che ciò non influisca poi sul giudizio complessivo della spedizione.

A non rendere al 100% negativa questa prima giornata di Mondiali 2019 è la prestazione delle azzurrine del quartetto, azzurrine perché l’età è scandalosamente dalla loro parte, le ventenni che ci faranno sognare a lungo. Per il momento hanno fatto il proprio compito, sono approdate al primo turno dell’Inseguimento a squadre col quarto tempo e avranno la teorica possibilità di inseguire l’oro. Teorica e non pratica perché Australia e Gran Bretagna sono di altri pianeti.

Ma ci sarebbe piaciuto che anche il quartetto maschile si trovasse stasera nella condizione delle colleghe; e che pure la Martina Fidanza potesse dire “sì, mi sono giocata una medaglia”. Invece, come accennato, cadute e cadute. E pazienza, i prossimi giorni non potranno che essere migliori per le Italie di Villa e Salvoldi.

 

All’Inseguimento di una medaglia di bronzo
La giovanissima Italia dell’Inseguimento donne: Letizia Paternoster è la capofila riconosciuta, Elisa Balsamo potrebbe essere il cervello della banda, Martina Alzini e Vittoria Guazzini gli ultimi innesti di un ensemble che da diversi anni ci sta facendo sognare; o quantomeno sperare, se vogliamo essere meno aulici.

A Pruszkow le quattro ragazze hanno chiuso al quarto posto il turno di qualificazione, con un tempo che non è vicino al meglio che il quartetto azzurro abbia mai centrato, ma se consideriamo la verde età delle bimbe, c’è da aver pazienza. Anche perché, poi, l’obiettivo della qualificazione in semifinale è stato centrato.

Apriamo e chiudiamo parentesi: l’attuale formula dell’Inseguimento a squadre è stata chiaramente creata sotto allucinogeni, o forse semplicemente con sadismo rivolto a chi la deve poi spiegare. Otto quartetti passano dalle qualifiche al primo turno; i primi quattro si affrontano tra loro (1-4, 2-3) e i vincitori delle due sfide vanno in finale a giocarsi l’oro; tra i due perdenti di tali sfide, e gli altri quattro quartetti, si mettono in fila i tempi segnati al primo turno, e i migliori due vanno a giocarsi il bronzo. (Tra l’altro regolamento insensato perché obbliga chi raggiunge il quartetto avversario ad allargare per superarlo, perdendo quindi tempo).

Insomma, per semplificare diciamo che i primi quattro tempi vanno in semifinale (e non al primo turno). Per cui, chiudendo il cerchio (anzi, l’anello): italiane in semifinale. Domani sfideranno l’Australia, vincitrice delle qualificazioni; e perderanno, perché quelle (Annette Edmondson, Ashlee Ankudinoff, Georgia Baker e Amy Cure) sono su un altro livello, al momento. Prime oggi con 4’14″915 di cronometraggio. L’Italia ha fatto 4’20’065.

Seconde hanno chiuso le britanniche, Laura Trott e le sue magnifiche sorelle ovvero Katie Archibald, Elinor Barker ed Eleanor Dickinson. Come faranno, costoro, a non vincere le Olimpiadi tra un anno e mezzo? Magari non batteranno le aussie a questo giro (ammesso che arrivino in finale, superando in semi le neozelandesi, terze in qualifica), ma sul medio-lungo termine torneranno dominanti. A Pruszkow hanno ottenuto per ora un ampiamente migliorabile 4’15″618.

Le altre quattro qualificate (da cui potrebbe uscire il bronzo) sono nell’ordine Canada, Germania, Usa e Belgio.

 

Quartetto maschile a un immediato capolinea
Dolenti note, atto primo: con una medaglia alla portata, gli azzurri di Marco Villa dovevano solo fare il compitino per superare le qualifiche. Con un po’ di impegno in più, avrebbero potuto superarle tra le prime quattro, fissando quindi come ipotetico obiettivo addirittura l’oro; che sarebbe stato comunque irraggiungibile nei fatti, ma vuoi mettere il surplus di motivazioni che ne derivava.

Tutto questo non è successo, e il quartetto italiano l’ha mancato di moltissimo: praticamente dal secondo giro del suo tentativo di qualificazione. Francesco Lamon, il “lanciatore” del team, dopo aver trainato gli altri per le sue canoniche due tornate, s’è allargato verso l’alto della parabolica, e di colpo è caduto. Lasciare in tre gli altri dopo appena 500 dei 4000 metri totali di un Inseguimento? Non il miglior viatico per una riuscita ideale del progetto qualificazione.

Gli altri tre, che poi erano Filippo Ganna, Liam Bertazzo e Davide Plebani, ce l’hanno comunque messa tutta, restando in lizza fino ai -500. Forse esagerando pure, perché una gestione più oculata avrebbe magari evitato l’epilogo che abbiamo avuto: al penultimo giro Bertazzo si è infatti staccato, e siccome il tempo viene preso sul terzo del quartetto, il problema diventava evidente. Nonostante quel finale raccogliticcio, gli azzurri hanno chiuso in 3’59″876, a solo un secondo e mezzo dall’ottavo posto della Polonia, e questo dato aumenta a dismisura il rammarico.

I qualificati: Australia con 3’52″152, Gran Bretagna sul piede del 3’53”, Danimarca sul 3’54”, e poi Nuova Zelanda, Canada, Germania, Svizzera e appunto Polonia.

Il primo turno, disputato in serata, ha visto un autentico show di Australia e Gran Bretagna, opposte rispettivamente a Danimarca e Nuova Zelanda. 3’51″529 per i primi (Sam Welsford, Kelland O’Brien, Leigh Howard e Alexander Porter, quest’ultimo subentrato a Cameron Scott che aveva disputato le quali), 3’51″635 per i secondi (Ethan Hayter, Ed Clancy, Kian Emadi e Charlie Tanfield, subentrato a Oliver Wood). In pratica lo stesso tempo, ma gli oceanici valevano qualche decimo in meno, però han dovuto rallentare avendo raggiunto strada facendo gli avversari e dovendo quindi trovare il modo di superarli (vedi discorso fatto sopra).

Domani voleranno botte da orbi (metaforicamente parlando) in finale tra gli storici rivali britannici e australiani, mentre il bronzo finirà a una tra Danimarca e Canada.

 

Le speranze Scratch di Martina si spalmano sul parquet
Non botte da orbi, ma ammaccature dolorose, quelle sì. Parliamo delle dolenti note azzurre, atto secondo. Nello Scratch femminile Martina Fidanza si presentava ai cancelli di partenza con l’invidiabile score di due vittorie nelle ultime due gare di Coppa del Mondo. Con tanto di conquista della challenge di specialità.

Il rimarchevole biglietto da visita non garantiva di per sé medaglie, visto che tante avversarie presenti oggi non lo erano in occasione dei successi di Martina in Coppa, ma comunque bastava e avanzava per far annoverare anche lei tra le papabili per un podio. La gara è stata piuttosto bloccata, come spesso capita negli endurance femminili. Un tentativo di caccia della russa Eugenia Romanyuta, schermaglie varie, un altro tentativo dell’irlandese Lidya Gurley a 10 giri dal termine, dopodiché – ripresa pure lei ai -3 – ci si è concentrati sulla volata.

Purtroppo però alla penultima tornata proprio la Fidanza, che era a ruota della favoritissima Kirsten Wild, è incappata in una laocoontica caduta, innescata da un contatto con Amalie Dideriksen (in realtà è stata più la danese a essere causa scatenante, che l’azzurra). Loro due son finite giù trascinando con sé in uno strike infinito altre 8 atlete, e rallentandone almeno altrettante. Fortunatamente nessuna s’è fatta male, ma l’esito della gara è stato pesantemente inficiato, dato che pure la belga Jolien D’Hoore è stata ostacolata in qualche modo, e lei di lì a poco sarebbe andata a prendersi il bronzo, bruciando la francese Laurie Berthon.

Poco più avanti rispetto alle due, andava in scena un magnifico testa a testa tra Elinor Barker e Kirsten Wild. La britannica è partita lunga, volutamente, proprio per provare a mettere in difficoltà l’olandese sull’anticipo. Beh, tanto l’ha messa in difficoltà che l’ha battuta, lasciandola con una faccia che esprimeva solo un sentimento: disappunto.

 

Le squadre più veloci? Australia e Olanda
Al contrario degli Inseguimenti, i due tornei della Velocità a squadre si son disputati per intero. L’Italia era presente solo tra le donne, con la coppia Miriam Vece-Martina Fidanza, finita 17esima e ultima in qualifica col tempo di 34″779. Sin dalle qualifiche si sono messe in evidenza le australiane Kaarle McCullock e Stephanie Morton, e col procedere del torneo proprio loro sono arrivate a giocarsi l’oro in finale con le russe Daria Shmeleva e Anastasia Voinova. Il risultato, 32″255 per le eredi di Anna Meares, contro il 32″591 delle est-europee. Per l’Australia iride in questa specialità dopo 8 anni. Il bronzo è andato alla Germania di Miriam Welte ed Emma Hinze, che nella finalina ha piegato il Messico rappresentato dalla coppia Luz Gaxiola-Jessica Salazar.

Nel testosteronico torneo maschile abbiamo assistito alla bella rinascita della Francia, guidata dall’eterno Grégory Baugé (con Sébastien Vigier e Quentin Lafargue) a giocarsi l’oro contro la marmorea Olanda. La risalita transalpina non è però stata sufficiente a ridurre a miti consigli quei mostri alati di Jeffrey Hoogland, Harrie Lavreysen e Roy Van den Berg, che si son presi l’oro con un netto risultato di 41″923 contro 42″889, quasi un secondo di margine a sottolineare la grande distanza che al momento c’è tra gli oranjes e il resto della velocità mondiale.

La finale per il terzo posto ha premiato la Russia di Denis Dmitriev, Alexander Sharapov e Pavel Yakushevskiy davanti alla Germania. Da notare la brutta prestazione britannica, a cui non è bastato Jason Kenny per arrivare in zona medaglie (questo in particolare a causa di un pessimo turno di qualifica, che ha proiettato gli UK direttamente tra le fauci olandesi al turno successivo).

 

Domani si tifa per Scartezzini e le inseguitrici
Il programma della seconda giornata vedrà tanto per cominciare il completamento degli Inseguimenti: le azzurre, come scritto più su, sfideranno l’Australia in semifinale. L’orario è fissato per le 18.30. Eventuale finale in programma in chiusura di serata, poco prima delle 21 (previste le 20.48, ma ci son sempre dei ritardini qua e là).

L’altra speranza per l’Italia sarà rappresentata da Michele Scartezzini, chiamato a difendere l’argento conquistato nello Scratch un anno fa ai Mondiali di Apeldoorn. Impresa non facile ma nemmeno impossibile per il veneto: la sua gara è programmata per le 19.53.

Le altre prove di questa seconda giornata non avranno azzuri in scena. L’Inseguimento a squadre maschile vedrà le finali alle 19.23, il torneo della Velocità individuale femminile partirà sin dal mattino con le qualifiche e arriverà fino ai quarti di finale (gli ultimi turni si disputeranno poi dopodomani), mentre verrà disputato integralmente il Keirin maschile, con finali previste per le 20.38. Dirette tv tra RaiSport, EuroSport e relative applicazioni o canali streaming via web.

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