Van Aert impegnato nella cronometro del Delfinato © Jumbo-Visma
Van Aert impegnato nella cronometro del Delfinato © Jumbo-Visma

Il ko di Froome non oscura un super Van Aert

Ti aspetti uno specialista, arriva un crossista: Wout sbaraglia la concorrenza nella crono del Critérium du Dauphiné e rifila 47″ a Dumoulin (terzo). Adam Yates nuovo leader

Quando arriva una notizia come quella dell’infortunio di Chris Froome, il rischio è che il risultato della tappa passi in secondo piano a meno che non succeda qualcosa di altrettanto clamoroso: e oggi in questa quarta tappa del Critérium du Dauphiné, una prova contro il tempo di 26.1 chilometri con partenza e arrivo a Roanne e con in mezzo la salita abbastanza impegnativa di Saint-André-d’Apchon, qualcosa di fantastico è successo. A conquistare la vittoria è stato infatti il fenomeno belga Wout van Aert che ha rifilato dei distacchi incredibili a tutti in rivali: che il corridore del Team Jumbo-Visma potesse fare molto bene oggi era una cosa che avevano ipotizzato in diversi, soprattutto vedendo lo stato di forma messo in mostra nelle prime tre tappe, ma un successo e per di più con queste proporzioni era davvero difficile da pronosticare.

Eppure bisogna ricordare che fu proprio in una cronometro che Wout van Aert per la prima volta fece capire di avere un enorme potenziale anche nel ciclismo su strada. Era il 25 maggio del 2016, il belga classe 1994 veniva da una stagione strepitosa nel ciclocross in cui nonostante la giovane età riuscì a vincere tutto, Mondiale, Coppa del Mondo, Superprestige e Campionato Belga: questo giorno si disputava il prologo del Giro del Belgio e lungo quei 6 chilometri l’allora 21enne Wout van Aert fece segnare il miglior tempo conquistato la prima vittoria in carriera su strada e battendo di 2″ un grande specialista come Tony Martin. Insomma, la vittoria di oggi non esce proprio dal nulla: adesso per Van Aert, complice anche la partenza dal Belgio, c’è in programma la prima partecipazione al Tour de France dove potrebbe cercare di dare una risposta al rivale di sempre Mathieu van der Poel che ha fatto faville tra marzo ed aprile.

Froome cade in ricognizione, niente Tour de France
Quella che doveva essere una cronometro importante per testare la condizione fisica in avvicinamento al Tour de France, si è trasformata invece in un incubo per Chris Froome che per colpa di un attimo di distrazione ha visto svanire il suo grande obiettivo del mese di luglio. Durante la ricognizione del tracciato, il britannico del Team Ineos ha staccato le mani dal manubrio per soffiarsi il naso in un tratto ad alta velocità, e probabilmente a causa di una raffica di vento improvvisa ha perso controllo della bicicletta andando a sbattere contro un muro: l’infortunio è apparso subito serio e fin dalle primissime, senza dover attendere il responso dall’ospedale, il general manager Dave Brailsford ha confermato che Froome sarà impossibilitato ad essere al via del Tour.

Per Chris Froome sfuma quindi l’assalto al quinto titolo in carriera e con un infortunio così serio aumentano i dubbi che l’occasione per affiancare Merckx, Hinault, Anquetil ed Indurain potrebbe anche non ripresentarsi più in passato: il corridore britannico ha compiuto 34 anni lo scorso 20 maggio e l’età potrebbe iniziare ad essere un peso notevole a condizionare la sue prestazione. Anzi, probabilmente qualche segnale di calo già lo possiamo leggere: l’ultima vittoria conquistata al di fuori dai Grandi Giri è il Critérium du Dauphiné 2016 che ci dice che già da tempo sta preparando in maniera più mirata solo i principali obiettivi stagionali. Ma soprattutto dobbiamo notare come il numero di cadute stia aumentando con il passare degli anni: nel 2019 Froome ha partecipato a cinque corse a tappe, in due (Colombia e Catalogna) è andato fuori classifica per cadute, oggi addirittura è stato costretto al ritiro e chissà tra quanto tempo lo rivevremo in gruppo.

Van Aert scava distacchi incredibili
Tornando a parlare di questa quarta tappa del Criterium del Delfinato 2019, bisogna evidenziare come Wout van Aert abbia iniziato a costruire il suo successo già nei chilometri iniziali, ma è stato nella seconda parte del tracciato che ha scavato le differenze maggiori. Il primo ed unico intermedio di questa cronometro era posto dopo 11.5 chilometri in cima alla salita di Saint-André-d’Apchon, circa due chilometri e mezzo con una pendenza media che sfiorava l’8%, e quindi il corridore belga del Team Jumbo-Visma era già in vantaggio su tutti: a 8″ di distanza c’erano il compagno di squadra Steven Kruijswijk e Adam Yates, a 11″ c’era lo statunitense Tejay van Garderen, poi a 12″ il tedesco Emanuel Buchmann ed a 14″ Richie Porte, giusto per citare i più vicini.

Spesso nelle cronometro accade che chi parte troppo forte all’inizio, poi finisce per pagare pesantemente nel tratto finale: questo discorso può valere anche per alcuni dei protagonisti di oggi, ma l’analisi dei numeri ci dice che non sono stati gli a rallentare, ma è stato Wout van Aert a fare il fenomeno assoluto e ad aumentare ulteriormente il proprio ritmo nonostante fosse già il più veloce di tutti. Al traguardo il più vicino al belga è stato Van Garderen che nei 14.6 chilometri conclusivi ha perso 20″ per finire secondo a 31″: gli altri che erano ben piazzati al rilevamenteo intermedio hanno tutti perso di più con Steven Kruijswijk quarto a 49″, Emanuel Buchmann quinto a 51″, Adam Yates sesto a 56″ e Richie Porte solo undicesimo con 1’19” di ritardo. Tra gli italiani in gara, il migliore al traguardo è stato Alberto Bettiol, 13° a 1’22”, mentre Alessandro De Marchi ha perso 2’07” e Gianni Moscon (forse un po’ condizionato come altri Ineos dall’infortunio di Froome) addirittura 2’14”.

Dumoulin non al 100%, ma in ripresa
Nel citare l’ordine d’arrivo di questa cronometro, abbiamo deciso di tenere da parte Tom Dumoulin perché, senza dubbio, era uno degli uomini su cui oggi erano concentrarsi gli occhi degli appassionati e degli addetti ai lavori: pur essendo uno specialista di queste prove e pur gareggiando su un percorso assolutamente idoneo alle sue caratteristiche, dal capitano del Team Sunweb non ci si aspettava una vittoria a tutti i costi, ma la cronometro era un altro test molto indicativo per la risposta del ginocchio dopo l’infortunio al Giro d’Italia e ovviamente anche per quella delle gambe; la partecipazione di Dumoulin a questo Critérium du Dauphiné è proprio rivolta a capire quali siano le sue condizioni fisiche e se si può pianificare un Tour de France con l’obiettivo di lottare per la maglia gialla, e non per fare la semplice comparsa.

I 26.1 chilometri attorno a Roanne ci hanno detto che Tom Dumoulin sembra ancora abbastanza lontano dal suo stato di forma migliore, ma sicuramente la strada intrapresa sembra essere quella giusta per presentare al meglio al via del Tour de France da Bruxelles: nel primo tratto di gara il neerlandese del Team Sunweb ha fatto registrare l’ottavo tempo a 18″ (come Fuglsang e Alaphilippe), poi quando la strada si è fatta più veloce ha recuperato posizioni fino a concludere la cronometro in terza posizione con 47″ di ritardo da Van Aert. Nelle ultime tappe di questo Delfinato, Dumoulin avrà anche la possibilità per spingere a fondo in salita e solo allora si avrà un quadro completo della situazione.

Teuns si difende ma non basta, la maglia passa a Yates
Al termine di questa quarta tappa del Criterium del Delfinato abbiamo una nuova situazione di classifica e per alcuni corridori che erano indicati come potenziali favoriti per la vittoria il distacco inizia ad essere bello pesante. Il belga Dylan Teuns, partito per ultimo grazie alle vittoria nella seconda tappa che gli aveva lasciato anche la maglia gialla di leader, si è difeso discretamente ma non è bastato a conservare il primo posto nella generale: il corridore della Bahrain-Merida ha perso 1’24” nei confronti di Wout van Aert, ma soprattutto 28″ nei confronti di Adam Yates che è diventato il nuovo capoclassifica con appena 4″ di margine proprio su Teuns, 6″ su Van Garderen e 7″ su Fuglsang. Sia Yates che Fuglsang erano stati i più regolari nella prima parte di stagione e anche qui si stanno confermando ad alto livello: non sorprende, ma entrambi dovranno dimostrare di saper tenere la condizione anche nel mese di luglio.

Tra gli altri uomini di classifica troviamo Steven Kruijswijk quinto a 24″, mentre Thibaut Pinot oggi ha perso forse qualcosa di più di quanto facesse sperare il suo stato di forma ed è ora sesto a 25″, seguito ad un solo secondo di distanza da Emanuel Buchmann. Ritardi più pesanti per tutti gli altri: Nairo Quintana e Wout Poels sono appaiati a 40″ da Adam Yates, Richie Porte è a 54″, Daniel Martin a 1’13”, Romain Bardet a 1’27”, Michael Woods a 1’43”. Domani assisteremo ad una possibile volata a Voiron (ma occhi aperti nel finale), poi nelle ultime tre tappe sarà spettacolo con tante salite e percorsi imprevedibili.

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