Donne Élite

Amy pone la prima Pieters

10.08.2019 16:25

Primo titolo individuale per la neerlandese che conquista l'Europeo nonostante una tattica di squadra discutibile. L'Italia sorride con l'argento di Elena Cecchini


Ormai nel ciclismo femminile élite non c'è una grande rassegna internazionali che non si trasformi in una sorta di duello tra le nazionali di Paesi Bassi e Italia: da una parte le potentissime orange che però spesso a volentieri lasciano a desiderare dal punto di vista di tattico, dall'altra le azzurre che spesso e volentieri hanno fatto della compattezza di squadra la loro arma vincente. Il Campionato Europeo su strada di Alkmaar non è stato da meno, ma stavolta ad avere la meglio è stata la forza delle padrone di casa che sono riuscite ad andare a segno che, pur di qualità, non era certo accreditata come una delle favorite della selezione: a trionfare è stata infatti la 28enne Amy Pieters, atleta veloce e resistente con all'attivo diversi successi nel Women's World Tour, ma che in carriera non era mai riuscita a conquistare un titolo individuale, che fosse nazionale, continentale o mondiale. Qui ad Alkmaar era già arrivata una medaglia d'oro per Amy Pieters che aveva fatto parte della squadra vittoriosa nella Staffetta Mista.

Questa volta l'Italia si è invece dovuta accontentare della medaglia d'argento che è arrivata comunque al termine di un'ottima prestazione della 27enne friulana Elena Cecchini che invece vanta ottimi trascorsi nelle gare in cui in palio ci sono maglie e medaglie: tra strada e cronometro sono infatti ben quattro i titoli italiani conquistati dall'atleta della Canyon-SRAM, ai Campionati Europei invece aveva conquistato un oro da juniores in Belgio nel lontano 2009 e un argento da Under23 in Svizzera nel 2014 che rappresenta una delle sconfitte più brucianti della sua carriera. Rispetto a qualche anno fa, oggi Elena Cecchini ha guadagnato in resistenza in salita e ha perso qualcosa in volata, in più la sua condizione fisica non era certo al 100% per l'infortunio avvenuto il 12 giugno all'OVO Energy Women's Tour (frattura del polso destro) che l'ha tenuta lontano dalle corse fino al Campionato Italiano di fine luglio: nonostante questo la friulana ha accettato il confronto diretto con le rivali e si è andata a prendere una bella medaglia in maniera assolutamente meritata.

Ritmo alto e forte vento fin dall'inizio
Fin dal primo metro di gara le atlete di casa dei Paesi Bassi hanno subito iniziato a martellare per mettere la corsa in una direzione ben precisa: Marianne Vos ha affrontato la partenza da ferme come se fosse una gara di ciclocross e dopo appena un paio di minuti di gara il gruppo era già allungatissimo, con le nazioni di riferimento quasi tutte nelle prime posizioni visto quello che era la griglia al via. Proprio nel corso della tornata iniziale è arrivato il prevedibile frazionamento del plotone e davanti erano rimaste appena una quarantina di atlete: per le azzurre l'unica assente era Arianna Fidanza, anche i Paesi Bassi ne avevano sette con Ellen van Dijk unica a farsi sorprendere nel gruppo arretrato; per loro la corsa è di fatto finita lì dopo pochi chilometri.

Ma alle atlete di casa in maglia arancione la situazione non stava ancora bene così e nel secondo giro il gruppetto s'è rotto ancora lasciando davanti appena 15 atlete. Per l'Italia è stato un momento critico perché davanti c'erano Cecchini, Guderzo e Longo Borghini, ma i Paesi Bassi potevano contare su ben cinque atlete tra cui la velocissima Lorena Wiebes: il gap tra i primi due gruppetti è arrivato a toccare i 30" e qui le azzurre sono state bravissime ad adoperarsi per andare a chiudere il buco proprio sul finire del terzo giro. In questa fase di corsa c'è stata anche la caduta di una delle possibili favorite, la belga Lotte Kopecky che è finita a terra nel terzo passaggio sul pavé ed è stata costretta quindi ad un lunghissimo inseguimento che l'ha privata di tantissime energie tagliandola di fatto fuori dai giochi per il successo.

A 75 km dall'arrivo nasce la fuga decisiva
Un momento chiave della corsa è avvenuto durante il quarto giro quando a 75 chilometri dall'arrivo ha provato ad attaccare Amy Pieters: la più lesta a seguire la neerlandese è stata Lisa Klein (Germania), poi si è unita a questo tentativo anche la nostra Elena Cecchini. Un terzetto di attaccanti tutte di buon livello, tutte abbastanza veloci in caso di arrivo allo sprint e con le tre nazionali più forti in gara tutte rappresentate con la medaglia assicurata in caso di buona riuscita dell'azione: questo ha fatto sì che il gruppo principale, ormai ridotto a 35-40 atlete, tirasse subito i freni lasciando quindi ampio spazio a questa fuga.

Nel giro di un paio di chilometri Cecchini, Klein e Pieters avevano già guadagnato un minuto sulle inseguitrici e poi hanno allungato ancora arrivando ad un vantaggio massimo di 2'20". A rompere l'atteggiamento passivo del gruppo ci ha pensato ancora una volta la squadra dei Paesi Bassi che, forse non avendo fiducia in Pieters, ha iniziato a prodursi in una serie di scatti isolati e poco organizzati: Italia e Germania sono sempre state molto attente a non fare andare via nessuna e quest'andatura irregolare ha fatto un favore alle tre fuggitivi che pedalando con un ottimo accordo - anche Pieters tirava nonostante le sue compagne impegnate dietro a scattare - vedevano il loro vantaggio stabile sui due minuti.

Pieters collabora, le compagne scattano e inseguono
Terminata questa sfuriata neerlandese, a prendere in mano la situazione sono state Gran Bretagna e Belgio che hanno messo in atto un inseguimento un po' più classico e organizzato, ma che comunque ha portato a recuperare solo 20-30 secondi alle prime tre. A quel punto poteva essere già fatta per Cecchini, Klein e Pieters, ma a due giri dalla fine sono state di nuovo le neerlandese a rompere l'equilibrio per provare a riaprire la corsa nonostante la situazione positiva: questa volta nel gruppo è stata una vera azione di squadra delle orange che ha messo a lavorare anche Marianne Vos e Lucinda Brand, tentanto invece coperte in attesa della volata sia Kirsten Wild che Lorena Wiebes.

Uno si aspetterebbe che, con una simile scelta tattica in gruppo, Amy Pieters smettesse di collaborare nel terzetto di fuga per tentare di far naufragare l'azione, ma così non è stato: difficile decifrare quali fossero i piani della squadra di casa in quel momento, ma solo nel penultimo giro il distacco è crollato da 1'40" fino ad appena 44" e poi improvvisamente negli ultimi 10 chilometri si sono rialzate lasciando di nuovo spazio alle fuggitive. Certo, le radio degli errori posso capitare, ma in questa squadra capitano troppo spesso ed a volte è solo il grande strapotere fisico e numerico a portare il successo anche quando la tattica sarebbe discutibile.

Volata senza storia: oro Pieters, argento Cecchini
Nel finale le tre di testa sapevano di non poter esagerare nel controllarsi visto che il plotone era comunque a un minuto di distanza e avrebbe potuto recuperare velocemente in qualsiasi momento: Cecchini, Klein e Pieters hanno iniziato a studiarsi solo a 1200 metri dall'arrivo sul finire dell'ultimo tratto di pavé di giornata. Elena Cecchini si è messa in terza posizione e da lì non si è mai schiodata, restando glaciale anche quando Lisa Klein aveva preso qualche metro di vantaggio all'ultimo chilometro: in fondo le due sono compagne di squadra durante tutto l'anno e toccava quindi a Pieters andare a chiudere quel buco che poteva diventare pericoloso se trascurato per qualche secondo di troppo.

Il terzetto si è presentato compatto alla volata che è stata lanciata per prima da Amy Pieters che ha subito superato Lisa Klein e poi ha chiuso verso le transenne sfruttando la posizione della tedesca come una sorta di ostacolo per Elena Cecchini: l'azzurra ha infatti perso qualcosina e non è più riuscita ad insidiare la forte atleta neerlandese della Boels-Dolmans. L'oro è così andato a Pieters, con Cecchini seconda e Klein terza più indietro. Alla fine nonostante tutti i dubbi tattici, Lorena Wiebes ha vinto la volata per la quarta posizione davanti ad Alice Barnes, Kirsten Wild e Lisa Brennauer, con le nostre rimaste tutte nelle retrovie del gruppetto: insomma, molto probabilmente i Paesi Bassi avrebbero portato comunque a casa l'oro in ogni scenario. E domani ci riproveranno un'altra volta con Dylan Gronewegen nella gara dei professionisti: l'Italia schiererà Elia Viviani, ma sono tanti i rivali in gioco.
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