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Gira una volta - Valnontey

10.06.2020 10:59

Collocata ad un’altitudine di 1666 metri sul livello del mare, Valnontey è una delle frazioni che compongono il comune di Cogne, in Valle d’Aosta, la cui popolazione complessiva è di circa 1300 abitanti. Il villaggio è collocato nella valle omonima, in cui scorre un torrente che pure ha come nome Valnontey, e costituisce una vera e propria porta naturale verso il massiccio del Gran Paradiso, che segna il confine col Piemonte e culmina nella vetta posta a ben 4061 metri sul livello del mare. Oltre alle tradizionali abitazioni in legno e ai vari sentieri per poter praticare l’escursionismo, la maggior attrattiva di Valnontey risiede nell'importante Giardino Botanico Alpino Paradisia, creato nel 1955 e che deve il proprio nome ad una particolare varietà di giglio bianco, il Paradisia Liliastrum.

All'interno del giardino, posto in una zona facente parte del Parco Nazionale del Gran Paradiso, possono essere ammirate quasi mille specie diverse di piante e fiori provenienti dalle Alpi e dagli Appennini, così pure da altri continenti. Merita poi una visita anche il resto del comune di Cogne, il cui nome pare derivato dal patois (dialetto valdostano) con il significato di angolo, con rimando alla particolare forma del paese. A livello architettonico notevoli sono la Chiesa parrocchiale di Sant'Orso, sulla cui origine vi sono alcune leggende e il Castello Reale, costruito in epoca medievale per iniziativa del Vescovo di Aosta. Nel comune è inoltre presente un importante polo minerario utilizzato per l'estrazione della magnetite.

Una veduta di Valnontey © Campeggio Lo Stambecco Una veduta di Valnontey © Campeggio Lo Stambecco[/caption]

Il 7 giugno 1985 si disputò la ventesima e terzultima tappa del Giro d'Italia, giunto alla sessantottesima edizione, ovvero la Saint-Vincent-Valnontey. La particolarità della frazione non risiedeva tanto dal disputarsi interamente in territorio valdostano, quanto nella sua brevità: pur essendo una tappa in linea era infatti lunga appena 58 chilometri, di cui circa 20 da percorrere in salita su pendenze abbastanza regolari (solo in un paio di tratti la pendenza superava il 10%).

La Corsa Rosa, partita con le consuete schermaglie tra Francesco Moser e Giuseppe Saronni, vide Roberto Visentini conquistare il primato al termine della quarta tappa con arrivo a Selva di Val Gardena (vinta dallo svizzero Seitz) e mantenerlo fino alla dodicesima frazione, la cronometro Capua-Maddaloni di 38 chilometri, in cui a trionfare fu Bernard Hinault. Il fuoriclasse transalpino, nuova maglia rosa, riuscì poi a controllare agevolmente il primato nelle successive frazioni, in cui vi furono ascese non proibitive (l'arrivo del Gran Sasso in realtà fu collocato oltre 15 chilometri più in basso rispetto al solito, in località Fonte Cerreto) che tennero pienamente in corsa anche Moser, vincitore il giorno prima a Saint-Vincent.

La tappa ebbe un avvio molto veloce, in cui non si registrarono sostanziali tentativi di fuga, lasciando che fosse l’ascesa conclusiva a decidere la contesa: dopo i tentativi di Prim, di Lemond (sapientemente sganciato da Hinault, preoccupato esclusivamente di marcare Moser), vi fu uno scatto veemente da parte di Andrew Hampsten, ventitreenne statunitense divenuto da poco professionista e al debutto assoluto in una corsa a tappe di tre settimane con la casacca della 7-Eleven. L’azione dell’atleta del Colorado fu particolarmente incisiva ed ebbe buon gioco anche grazie al controllo di coloro impegnati a giocarsi il successo nel Giro: alle sue spalle infatti si registrano allunghi di Lejarreta, Montoya, di Wilson e del compianto Emilio Ravasio mentre Hinault, ben supportato da Lemond, riuscì a tenere a bada Moser. Il vantaggio di Hampsten divenne quindi incolmabile e così il biondo atleta americano riuscì ad ottenere la sua prima affermazione da professionista, rivelandosi così al pubblico italiano che lo avrebbe applaudito anche tre anni dopo, quando sarebbe diventato il primo corridore statunitense ad aggiudicarsi il Giro.

Alle sue spalle il colombiano Reynel Montoya chiuse secondo ad un minuto, precedendo Lejarreta (giunto a 1'04"), il connazionale Acevedo (a 1'14") e Lemond (a 1'18") mentre il drappello di Hinault e Moser giunse a 1'37", regolato dal belga Van Impe. La breve frazione valdostana suggellò, di fatto, il terzo centro in altrettante partecipazioni al Giro d'Italia per Bernard Hinault che, pur battuto di soli 7" da Moser nella cronometro conclusiva da Lido di Camaiore a Lucca, si aggiudicò la vittoria finale precedendo il trentino di 1'08" e Greg Lemond (ormai destinato a raccoglierne l’eredità) di 2'55".

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