È online Muri #18: Girare pagina. Dal Giro d'Italia Women al Giro del '49 con Buzzati
Tra futuro e passato, le parole di Monica Trinca Colonel alla vigilia del Giro d'Italia Women e la corsa vista attraverso le parole di Dino Buzzati
Il diciottesimo numero di Muri è appena arrivato nella vostra casella di posta con due pezzi che, partendo da epoche e angolazioni lontanissime, finiscono per raccontare la stessa cosa: il Giro d'Italia come rito, come attesa, come promessa che si rinnova. Per iscrivervi, basta cliccare qui.
Girare pagina con Monica Trinca Colonel
Il primo pezzo è un'intervista di Giovanni Valenzasca a Monica Trinca Colonel, donna di classifica della Liv AlUla Jayco e una delle protagoniste attese al via del Giro d'Italia Women, che scatta sabato 30 maggio da Cesenatico. La incontriamo a San Marino, tre settimane dopo il settimo posto alla Vuelta España, con il ginocchio finalmente a posto e le sensazioni che, dice, “stavano uscendo piano piano”. Ne viene fuori una chiacchierata a tutto campo: la caduta all'Amstel che ha condizionato la preparazione, l'Angliru giudicato più duro del Mortirolo da Mazzo, la nuova collocazione del Giro che secondo lei avvantaggia tutti — organizzazione, atlete, corsa. E poi la sua storia, quella di una donna arrivata tardi al professionismo da Livigno, che ha riscoperto le gambe pedalando per piacere e ha trovato una squadra disposta a scommetterci. “Sono un'atleta nuova”, dice, “e una volta che sai come reagisce il fisico dagli errori si impara”. Non punta al podio, ma parte per una top 5. Il realismo di chi sa dove si trova, e sa anche dove può arrivare.

Buzzati al Giro d'Italia: quando la corsa rosa diventò un'epopea eroica raccontata con poesia
Il secondo pezzo, è un invito alla lettura di uno dei libri più belli mai scritti sul ciclismo: i ventitré articoli che Dino Buzzati pubblicò sul Corriere della Sera durante il Giro del 1949, seguendo Coppi e Bartali come se fossero Achille ed Ettore. Un libro in cui la strada è “la grande nemica”, i corridori sono semidei omerici e il passaggio della carovana davanti alle macerie di Cassino ridesta per un istante i fantasmi della guerra. Buzzati era uomo di montagna, cresciuto ai piedi delle Dolomiti, e riconosceva nel Giro qualcosa di sacro e primordiale. La sua profezia finale, che la corsa ripartirà “di primavera in primavera, finché le persone ragionevoli diranno che è assurdo continuare”, suona oggi come una sfida ancora aperta.

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