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Girare pagina con Monica Trinca Colonel: "La Vuelta mi è servita, parto per una top 5"

Intervista alla capitana della Liv AlUla Jayco alla vigilia del Giro d'Italia. "Sono fiduciosa, il percorso mi piace molto. Sono un'atleta nuova, imparo da come reagisce il fisico"

Ripubblichiamo su Cicloweb l'intervista a Monica Trinca Colonel, che apriva l'ultimo numero di Muri || la Newsletter breve ma intensa di Cicloweb. Iscriviti qui per leggere in anteprima i nostri contenuti, ricevendo la nostra newsletter sulla tua casella email ogni martedì!

È già tempo di girare pagina. Lo è per il Giro d'Italia, che vivrà una transizione diretta verso la corsa femminile, al via nel weekend conclusivo di quella maschile, una novità nella terza edizione targata RCS Sport. Lo è anche per Monica Trinca Colonel, che tre settimane dopo il settimo posto alla Vuelta España sarà una delle capitane attese al via del Giro d'Italia Women.

La donna di classifica della Liv AlUla Jayco, una delle prime squadre ad annunciare il proprio roster per la Corsa Rosa, ci racconta le sue sensazioni a metà del cammino, tra la prima e la seconda grande corsa a tappe di una stagione in cui il suo programma prevede anche il Tour de France. Dopo un paio di giorno di riposo e di recupero al termine della Vuelta, Trinca Colonel si trova a San Marino per gli ultimi dettagli prima di spostarsi a Cesenatico per la partenza di sabato 30 maggio. “Ho belle sensazioni per il momento, non sono uscita distrutta dalla Vuelta, la forma stava uscendo piano piano. Spero di arrivare giusta per il Giro, dovrebbe essermi servita come preparazione”, spiega. È questo il punto di partenza per una chiacchierata in cui guardare indietro e in avanti.

Dalla Vuelta

Dopo aver iniziato la stagione con un secondo posto a Jebel Hafeet e nella classifica generale dell'UAE Tour, Trinca Colonel ha avuto un primavera con buoni risultati alternati a qualche incidente di percorso, che ha condizionato l'avvicinamento alla Vuelta. Nel weekend decisivo della corsa spagnola, il quinto posto a Les Praeres aveva fatto pensare alla possibilità di migliorare il piazzamento rispetto al settimo posto, ma non è riuscita a ripetersi nell'ultima tappa con arrivo sull'Angliru. 

Su Instagram hai scritto “Lascio non come una capitana che ha raggiunto il suo obiettivo, ma come una persona più matura e consapevole”. A cosa ti riferisci?

Fino a tre giorni prima non sapevo se partire o meno per un fastidio al ginocchio che avevo dalla caduta dell'Amstel, perché spingere tanto sui pedali era difficile. Con le cure e con il tempo non mi ha dato più problemi in gara, ma avendo saltato ore di preparazione è stato fondamentalmente un allenamento. Sono andata in crescendo, ho avuto belle sensazioni e ho iniziato a stare bene. Nella penultima tappa, in cui si iniziava a fare più sul serio, ho performato come dovevo, e pur non essendo partita con grandi aspettative me le sono create poi, ho pensato ‘se sto così posso puntare comunque a una top 5’. Il giorno dopo stavo bene, ma ho patito l'ora in più di gara e non ho performato come avrei dovuto, sono arrivata più stanca e purtroppo non sono riuscita a mantenere la top 5 per poco. Scoccia averla persa per quindici secondi, ma se ripenso a come ci sono arrivata sono contenta del fatto che tutto è andato liscio, il ginocchio ora è a posto ed è comunque una top 10. 

La Vuelta è stata la corsa in cui ti sei fatta conoscere nel 2024, e forse anche per questo è un punto di riferimento interessante per capire i tuoi progressi. Rispetto al 2025 il piazzamento è stato lo stesso, ma cambiano le aspettative e il contesto.

È una gara che mi ha sempre portato fortuna. L'anno scorso è quello in cui sono stata più felice, era la mia prima top ten e puntavo a quello perché era il mio livello, mentre quest'anno puntavo a qualcosa in più perché il mio livello si è alzato. Ovviamente deve filare tutto liscio per la preparazione di un Grande Giro e sono sette giorni di gara in cui deve andare tutto bene. La stagione è lunga, l'importante è che adesso sto bene e ho buone sensazioni, prima o poi arriverà anche il risultato.

In tante hanno detto che L'Angliru sono state le salite più dure mai fatte in carriera. Anche per te è così?

Io abito vicino al Mortirolo, e il vero Mortirolo da Mazzo è duro, però sull'Angliru il tratto duro è ancora più lungo. Quando inizi a salire non finisce più, forse è perché ero anch'io finita ma è stata terribile. Il pezzo finale più ripido l'ho proprio odiato, magari ci voleva un rapportino un po' più agile ripensandoci. Sulla carta la vedi, ma finché non la provi non puoi rendertene conto.

Fino al Giro

“Ora pensiamo al Giro, un'altra opportunità. Mi sto accorgendo anche in questi giorni che la quarta ora per adesso la patisco, calo molto anche in allenamento, mi mancano un po' di basi dalle ore che ho dovuto saltare. Adesso spero di arrivare al Giro pronta, sono fiduciosa”. Trinca Colonel avrà qualche altro giorno per entrare in ritmo, anche perché nelle prime tre tappe la Liv AlUla Jayco punterà su Georgia Baker per le volate. Completeranno il roster Caroline Andersson, Silke Smulders, Quinty Ton, Nadia Gontova e Matilde Vitillo, in cerca di opportunità e in appoggio alla capitana per la classifica generale.

Abbiamo parlato di Angliru, adesso c'è da fare il Colle delle Finestre. Come ti sembra il percorso del Giro?

Lo stavo guardando con calma, mi piace proprio tanto. Sono quattro tappe per me in cui posso fare bene. È vero che c'è un livello più alto, ma allo stesso tempo è un Giro che mi si addice di più. C'è la cronometro dove mi sono sempre difesa, c'è una salita lunga come il Finestre ma non con le pendenze dell'Angliru, che per me è perfetta, ci sono tappe con salite e discese che mi piacciono. Sono entusiasta di partire.

Come pensi possa cambiare la corsa rispetto agli ultimi anni con la presenza di Vollering?

Secondo me non sarà tanto diverso, c'è Vollering ma non la ritengo la Pogačar della situazione, sarà una bella battaglia con Longo Borghini. Ci saranno delle belle squadre e faranno corsa dura, entrambe sono molto forti, però il fatto che ci siano le migliori a me non toglie nulla, anzi. Alla Vuelta magari c'era un livello minore ma c'erano tante atlete portate per questo tipo di arrivi, posso comunque difendermi se sto bene. 

Una corsa generalmente più dura può anche favorirti, considerando che spesso riesci a crescere durante le corse a tappe?

In certe situazioni dove il livello era più alto ho performato di più e sono andata meglio. Non dico che punto al podio perché in questo momento non sarei realista, ma comunque parto ancora per una top 5.

Guardare indietro e avanti

Anche l'anno scorso, il suo primo nel World Tour, Trinca Colonel aveva centrato il suo calendario su tutte e tre le corse a tappe principali, ma dopo un'ottima Vuelta non era riuscita a portare a termine né il Giro (ritiro all'ultima tappa dopo essere uscita di classifica) né il Tour de France (DNF alla quinta tappa).

Per te è più fattibile fare tutti e tre i GT con questa nuova collocazione del Giro rispetto alla precedente?

Secondo me questo calendario aiuta molto, l'anno scorso Giro e Tour erano più ravvicinati. Nel mio programma di quest'anno abbiamo deciso di fare solo i Grandi Giri, non farò il Tour de Suisse di mezzo ma solo questi tre blocchi. Tra il Giro e Tour ci sono quasi due mesi e c'è tutto il tempo, tra Vuelta e Giro c'era il dubbio, ma alla fine non essendo arrivata super allenata ho usato la Vuelta come preparazione per il Giro. Se riesci a fare venti giorni per recuperare fatti bene poi è fattibile, soprattutto pensando al fatto che le prime tre tappe del Giro sono piatte e possono essere tre giorni in più per recuperare, se non c'è vento o troppo nervosismo in gara.

L'anno scorso ho avuto un mese difficile, e abbiamo capito che è stato un problema di altura. L'ho fatta tra maggio e giugno, un po' troppo presto per il Giro d'Italia, e sono andata direttamente al Tour de Suisse a correre. Sono passata dal freddo di Livigno a un'ondata di caldo che mi ha ammazzata, ma oltre a quello abbiamo visto anche quest'anno che la settimana successiva all'altura ero a terra, ho dovuto saltare degli allenamenti perché non riuscivo a farli. L'anno scorso non ha funzionato quel programma e me lo sono portata dietro, non ho più recuperato. Quest'anno in teoria le cose sono fatte con più criterio, c'è tempo per recuperare meglio. Sono un'atleta nuova, e una volta che sai come reagisce il fisico dagli errori si impara.

In generale pensi che questa collocazione del Giro sia migliore per la corsa?

Secondo me si, a luglio due anni fa c'era stato un caldo allucinante con temperature al limite al Centro Italia. Secondo me questo periodo è perfetto per il Giro, infatti anche Vollering quest'anno ha deciso di farlo, essendo così distante dal Tour si possono fare entrambi. Anche per l'organizzazione certe presenze fanno sicuramente bene.

Una storia diversa

La Vuelta è stata la corsa della definitiva esplosione di Paula Blasi, il grande talento emergente di questa stagione. Quella della spagnola classe 2003 è un'altra storia di un'atleta arrivata tardi al ciclismo proveniente da un altro sport (atletica e poi duathlon, in questo caso), una situazione abbastanza comune soprattutto nel ciclismo femminile. Anche Trinca Colonel è arrivata tardi al professionismo, ma con una storia diversa e che è sempre interessante ricordare tramite le sue parole.

©Greenedge Cycling (Foto SprintCycling)
©Greenedge Cycling (Foto SprintCycling)

Cosa ti ha portato qui e in cosa è stato più difficile adattarsi a una nuova vita?

Ho fatto ciclismo fino a esordiente e poi ho mollato completamente la bici, è stato il mio sport fin da piccola ma poi ho fatto anni senza allenamento se non per piacere. Quando ho iniziato a riprendere la bici, ma solo per fare qualche giro, all'inizio è stato difficile riuscire a fare anche solo quei pochi chilometri perché ero disallenata, già per quello ci è voluto un attimo di tempo. Sono arrivata qui perché fortunatamente pedalando ho conosciuto il mio ragazzo, che anche lui da piccolo era un ciclista, abbiamo iniziato a pedalare insieme. Pian piano facevo più chilometri, sempre senza un allenamento specifico, ma facendo più ore il fisico si adatta. Nel frattempo ho iniziato a lavorare a Livigno, uscivo in bici ogni tanto durante la pausa pranzo e vedendo i professionisti in ritiro mi è scattato quel rimpianto di pensare dove sarei potuta essere io se avessi continuato al tempo. Non so come, ma un giorno sono esplosa e ho deciso che volevo riprovarci, sempre grazie al mio ragazzo che si era accorto che potevo avere un motore. Pur non avendo nessun dato alla mano, nel senso che non avevo un misuratore sulla bici, guardando i tempi sulle salite in rapporto all'allenamento che facevo erano ottimi. Poi facendo un test alla BePink mi hanno dato l'opportunità di iniziare: l'unica squadra che si è interessata è quella, se non fosse stato per loro sarei ancora a lavorare, è stata una fortuna rientrare in questo mondo. 

Non c'è stato nulla di così difficile, se non nelle prime gare adattarsi ai ritmi e alle piccole cose a cui adesso non faccio caso, che non ero abituata a fare. Fortunatamente sotto l'aspetto della nutrizione mi sono arrangiata il primo anno, il mio ragazzo un po' sapeva cosa bisognava fare per almeno sopravvivere. Io nel dubbio mangiavo, e per fortuna ho sempre avuto le energie per allenarmi e fare le gare. Sembra facile, ma secondo me ci sono tante ragazze che avrebbero un bel motore ma non riescono a farsi notare o a esprimersi al 100% perché non mangiano abbastanza. Fortunatamente ho avuto persone dietro che mi hanno semplificato tutto. 

Lo stile di vita mi è cambiato in meglio, non mi è pesato cambiare certi ritimi. L'unica cosa che magari è stata difficile all'inizio è che quando facevo i primi allenamenti con la squadra ero sempre più stanca delle altre, fare quattro ore per me era come farne sei per loro perché non avevo una base solida. Ora anche per me diventa normale, ma ancora oggi mi mancano ore di allenamento rispetto ad altre che sono anni che si allenano.

Lo scorso anno avevi dichiarato di essere entrata in questo mondo grazie per dei valori molto buoni, ma che servivano altre cose e una certa passione per restarci e reggere i ritmi. Arrivata a questo punto, cosa ti piace di più di questa vita?

Che la passione diventa il tuo lavoro. Magari ci sono giorni in cui pesa allenarsi, però fondamentalmente diventa quella la tua vita, hai tutto sotto controllo e puoi organizzarti. È uno sport che implica tanto sacrificio, ma se ti piace quello che fai non è niente rispetto a quello che fa una persona che va a lavorare per poter vivere. E poi è un modo in cui conosci tante persone, viaggi e conosci tante diverse culture, anche in squadra siamo ragazze di tanti Paesi diversi e questo arricchisce molto. È una fortuna poter vivere queste cose.

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