Enrico Zanoncello e la testata ad Ackermann (frame di Eurosport da Domestique via X)
Giro d'Italia

La testata di Zanoncello era volontaria? Lui: "Cercavo solo di non cadere, guardate il video"

Il corridore della Bardiani CSF 7 Saber rompe il silenzio su Instagram dopo la squalifica dalla 15ª tappa per il contatto su Donaldson: in mattinata un video sui social sembra dargli ragione. Il corridore in ogni caso si scusa

La vicenda della squalifica di Enrico Zanoncello dopo la quindicesima tappa del Giro d'Italia 2026 continua a far discutere. Il corridore veneto della Bardiani CSF 7 Saber era stato espulso dalla corsa rosa ieri sera per una testata a Robert Donaldson (Jayco AlUla) nella volata conclusiva della frazione con partenza da Voghera e arrivo a Milano, poi vinta dalla fuga con Fredrik Dversnes Lavik (Uno-X Mobility). Sanzione pesante: squalifica immediata, 500 franchi di multa, 13 punti di penalizzazione UCI e cartellino giallo. La squadra ha rinunciato al ricorso.

"Ho ricevuto una spallata, ho perso il controllo"

Zanoncello ha oggi scelto di raccontare la propria versione attraverso un post su Instagram. Il 28enne di Isola della Scala esprime dispiacere per Donaldson e augura una pronta guarigione al britannico, ma ricostruisce la dinamica in modo molto diverso da come l'ha interpretata la giuria: una volata caotica, una spallata ricevuta da sinistra, il controllo della bici perso di colpo. La testata, scrive, non è stata un gesto volontario ma la conseguenza del tentativo di restare in sella. Nega con nettezza qualsiasi intenzione di colpire o mettere in pericolo l'avversario, e si dice convinto che le immagini complete, a differenza delle clip brevi circolate sui social, restituiscano una dinamica più chiara e meno univoca.

L'analisi che rimette in dubbio il dolo della testata

La ricostruzione di Zanoncello trova riscontro nell'analisi pubblicata poche ore fa da Cosmo Catalano, content creator noto come “How the Race Was Won” che da quasi vent'anni produce contenuti di analisi tattica sul ciclismo professionistico. Lavorando sui filmati disponibili fotogramma per fotogramma, Catalano identifica in Paul Penhoët (Groupama-FDJ) la causa scatenante della testata che da Zanoncello arriva a Donaldson: il francese avrebbe urtato Zanoncello da sinistra nel momento in cui Matteo Malucelli si spostava verso destra, togliendo ogni margine di manovra al veneto. Con la ruota anteriore bloccata contro quella posteriore di un avversario (condizione che impedisce fisicamente la micro-correzione di traiettoria) il contatto con la testa sulla spalla di Donaldson sarebbe stato un riflesso di equilibrio, non un colpo intenzionale. A far cadere il britannico sarebbe stato poi uno scontro tra manubri.

Nel video Catalano prende di mira anche la comunicazione intorno all'episodio: da un lato l'assenza di motivazioni pubbliche nella decisione della giuria, dall'altro la scelta di alcuni broadcaster (e qui cita esplicitamente TNT Sports) di diffondere clip montate per massimizzare la reazione emotiva sui social, a scapito di qualsiasi contesto. Un approccio, scrive, che ha riempito i commenti di spettatori occasionali e dato il via alla gogna mediatica.

Resta il fatto: la squalifica è confermata, il ricorso non ci sarà, e le ragioni ufficiali della giuria non sono state rese pubbliche. Sulle eventuali ragioni di Zanoncello (o quantomeno sulle attenuanti), nessun organo ufficiale si esprimerà.

Enrico Zanoncello durante l'arrivo a Napoli del Giro 2026 ©Bardiani CSF 7 Saber
Enrico Zanoncello durante l'arrivo a Napoli del Giro 2026 ©Bardiani CSF 7 Saber
"Tra 15 anni nessuno si ricorda dei punti": Moschetti racconta la caduta, il ritiro e i sogni
Challenge Eroica Juniores: Van Kerckhove vince in solitaria a Montalcino