Tadej Pogacar domina a Gavarnie-Gèdre © Tour de France
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Pogacar, il Tourmalet è una rampa di lancio per l'ennesimo volo orbitale

Tadej strapazza il Tour de France vincendo con oltre due minuti su Jonas Vingegaard e riprendendosi la maglia gialla. Isaac Del Toro terzo al traguardo e in classifica

09.07.2026 17:35

Aggiungete anche questa perla a un diadema già pesantissimo: Tadej Pogacar e il Tourmalet, Tadej Pogacar e i Pirenei, Tadej Pogacar e le imprese impossibili. Nient'altro che un'altra semplice impresa impossibile. Partire sul Tourmalet, e va bene. Fare i numeri in discesa, e ci sta. Sapere di dover affrontare da solo un falsopiano di 18 chilometri con tutti i più forti ciclisti a inseguirti, e non battere un ciglio ma limitarsi a continuare a guadagnare su tutti. Inesorabile martello vestito di candore, stravolgente, tutte le liturgie fatte saltare una dopo l'altra, ogni follia ridotta a quel che nel suo sguardo è: un'altra casella riempita.

Nel mosaico della carriera di Tadej Pogacar potrà presto risplendere il Tour de France 2026, quinto per lui. Mancano ancora 15 tappe, lo sappiamo, e tutto potrà succedere. Ma quel che è già successo autorizza ognuno di noi a considerare questa pratica archiviata: con quale forza potranno ribaltare un mostro del genere?

Dopodiché lo sappiamo, le Alpi verranno tra 10 giorni abbondanti, quel che oggi è vangelo un domani potrà essere eresia, ma davvero qualcuno oserebbe scommettere contro lo sloveno oggi? 123esima vittoria da professionista, 23esima di tappa al Tour, 32esima nei grandi giri, 55esimo giorno in maglia gialla (75esimo da leader in un GT), e tutto questo con una carta d'identità che dice ancora “27”.

Gli avversari fanno quel che possono. Jonas Vingegaard ha speso tanto per perdere lo stesso un'era geologica da Tadej, e al contempo guadagnare pochino su tutti gli altri. Però quel guadagno c'è stato, incontrovertibilmente, e ciò facilita il progetto bis di Jonas, ovvero difendere il secondo posto in classifica una volta appurato che per il primo c'è poco da fare.

Alle spalle del capitano Visma, fajolada estrema, con sette corridori in un minuto e mezzo a contendersi il terzo gradino del podio. Al momento è avanti a tutti Isaac Del Toro, e il gioco delle coppie in classifica premia Remco Evenepoel rispetto a Florian Lipowitz, e Juan Ayuso rispetto a Mattias Skjelmose (a completare il novero dei contendenti, la giovane Francia di Paul Seixas e Lenny Martinez). Verosimilmente potrà accadere qualunque cosa in questa rincorsa al bronzo.

Tour de France 2026, la cronaca della sesta tappa

Partenza da Pau, arrivo a Gavarnie-Gèdre, 186.2 km attraverso i Pirenei, con due mostri sacri come Aspin e soprattutto Tourmalet ad attendere gli sforzi dei corridori nella sesta frazione del Tour de France 2026. Qualcuno (un nome a caso) aveva messo gli occhi sulla tappa, e allora si è profilato davanti al gruppo uno di quei giorni in cui allestire una fuga degna di nome diventa impresa abbastanza ciclopica. Non riguardava - il problema di andare o no in fuga - Alex Molenaar, che tanto all'attacco è stato nei primi giorni, ma che ieri è caduto male su uno spartitraffico e ha chiuso poi la tappa tutto scorticato e dolorante. All'olandese della Caja Rural-Seguros RGA è stata poi diagnosticata una frattura al primo metacarpo della mano destra.

Il primo a muoversi, allo start, è stato Victor Campenaerts (Visma-Lease a Bike), seguito poi da Huub Artz (Lotto Intermarché) e pure da Mads Pedersen (Lidl-Trek). Il terzetto ha messo insieme 1'20" di vantaggio sul gruppo tirato dalla NSN, poi al km 34 Artz è stato fermato dalla giuria perché teneva il manubrio in maniera irregolare. Si è beccato un'ammonizione, comunque la fuga è risultata sfilacciata dall'episodio, e intanto dietro cominciavano tutta una serie di contrattacchi.

In vista della prima salita di giornata, la Côte de Loucrup al km 50, la UAE Emirates-XRG ha preso di petto la situazione perché Tadej Pogacar aveva intenzione di dare una stoccatina sulla rampa, aprendo ufficialmente le ostilità coi suoi rivali di classifica. Nell'occasione è stato Remco Evenepoel (Red Bull-BORA-hansgrohe) a farsi trovare fuori posizione, tanto da finire preso in un buco che è arrivato fino a 40" di larghezza. Per sua fortuna, Remco ha potuto chiudere abbastanza rapidamente con l'aiuto di un po' di compagni e colleghi di gruppetto.

Tutti insieme prima del Tourmalet

Intanto Pedersen si prendeva quello che gli interessava, ovvero lo sprint intermedio di Pouzac ai -127 e poi si rialzava, lasciando Campenaerts a prendere aria tutto solo per qualche altro minuto. Ma il gruppo incombeva impetuoso, tra un allungo e l'altro, e finiva col frazionarsi in tre parti ancor prima della seconda salitella di giornata. Una tappa piuttosto esplosiva, quella scelta dal presidente francese Emmanuel Macron per la tradizionale visita del capo dello stato alla Grande Boucle.

Una volta ripreso Campenaerts i tentativi di nuova fuga si sono sprecati, e tra tutti l'unico a essere riuscito a rimanere per un po' all'attacco è stato Ben O'Connor (Jayco AlUla), che è transitato in vetta alla Côte de Mauvezin (-109) in compagnia di Mikel Azparren (Pinarello Q36.5), il quale però presto si è rialzato.

O'Connor tutto solo ha guadagnato un minuto, ma di botto si è arrivati sull'Aspin, e qui il ritmo della UAE è stato inesorabile, non solo per il fuggitivo (ripreso ai -73, a 5 dalla vetta), ma pure per il gruppo o quel che ne rimaneva: sotto i fendenti dei gregari di Pogacar, elemento dopo elemento il plotone si assottigliava fino a meno di 40 unità. Tra le vittime, Kévin Vauquelin (Netcompany INEOS), il terzo e il secondo della generale, ovvero la maglia bianca Mathias Vacek (Lidl) e Sean Quinn (EF Education-EasyPost).

A due chilometri dal Gpm dell'Aspin, giochi per la maglia a pois: dal gruppo è uscito Valentin Paret-Peintre (Soudal Quick-Step), raggiunto poco dopo da Lenny Martinez (Bahrain-Victorious) il quale è andato a prendersi i 10 punti disponibili per la classifica Gpm. Fatta la volatina, i due hanno serenamente aspettato il rientro del gruppo maglia gialla, e il gruppo così configurato (circa 35 unità) si è orientato a scalare il Tourmalet. Ritiri della prima parte di tappa: Arvid de Kleijn (Tudor) e Bert van Lerberghe (Soudal), entrambi alle prese coi postumi di cadute dei giorni scorsi. Da segnalare una noia meccanica a Juan Ayuso (Lidl) a inizio Aspin, risolta rapidamente senza drammi.

Tadej Pogacar e Isaac Del Toro sul Tourmalet © Tour de France
Tadej Pogacar e Isaac Del Toro sul Tourmalet © Tour de France

Sul Tourmalet parte l'ennesimo volo di Tadej Pogacar

Il primo nome di rilievo saltato sul Tourmalet, a poco meno di 11 km dalla vetta e a 49 da Gavarnie-Gèdre, è stato Torstein Træen (Uno-X Mobility), ovvero la maglia gialla. Ex de facto, visto che difendere i pur corposi otto minuti di vantaggio su Pogacar da lì al traguardo si preannunciava come impresa senza possibilità di riuscita per uno che si stacca da 30 corridori.

A 7 dalla vetta (-45) Tadej aveva ancora con sé Brandon McNulty (che tirava), Adam Yates e Isaac Del Toro. Con Vingegaard, Sepp Kuss e Davide Piganzoli; Juan Ayuso era con Mattias Skjelmose, Remco Evenepoel con Florian Lipowitz; da soli Lenny Martinez, Paul Seixas (Decathlon CMA CGM), Tobias Johannessen (Uno-X), Richard Carapaz (EF), Egan Bernal (Netcompany).

Carapaz e Piganzoli sono saltati a 6.5 dalla vetta, McNulty e poi Johannessen un chilometro più avanti. Dopo una breve trenata di Yates, a 5 dal Gpm è partita la progressione di Del Toro, atta a lanciare l'atteso attacco di Pogacar. Già quella è bastata a frantumare il gruppo: solo Vingegaard e Seixas hanno provato a restare in zona, seppur già staccati; più indietro i due Red Bull; un buco, e ancor più indietro gli altri.

A 4.6 km dalla vetta Tadej è partito e non ha subito fatto il vuoto, Vingegaard l'ha tenuto a vista per diversi chilometri ancora: 10" il margine, col danese che subito si è sbarazzato della compagnia di Del Toro, e a un certo punto ha provato a chiudere quel gap dal battistrada, prima di rimbalzare a fine scalata.

Intanto Lipowitz, Del Toro e Seixas andavano a comporre un terzetto alle spalle di Vingegaard, con Remco più indietro insieme alla coppia Lidl, Martinez e Kuss. Al Gpm (38.4 km dalla fine) Pogacar è passato con 30" su Vingegaard, 1'30" su Seixas, Del Toro e Lipowitz, 1'50" sul gruppetto Evenepoel. La maglia gialla Træen è passata a 8' (annullato già lì il vantaggio in classifica), ma non era la cosa peggiore che gli sarebbe capitata in giornata: di lì a poco il norvegese sarebbe caduto in discesa, dopo essersi arrotato col compagno Anders Johannessen. Per Torstein, che ha battuto il capo andando giù, concussion protocol prima che i sanitari gli dessero l'ok per ripartire.

Pogacar mostruoso sul falsopiano verso Gavarnie-Gèdre

In discesa, a 29 dal traguardo il gruppetto Evenepoel ha raggiunto il gruppetto Del Toro. Alla fine della picchiata il vantaggio di Pogacar su Vingegaard ammontava a 1'10" (40" guadagnati in discesa!), mentre il gruppetto Evenepoel era a 1'50". Pareva che questo drappello potesse riportarsi su Vingegaard, ma il danese non ha mollato un centimetro quando la strada ha ripreso a salire (leggera leggera) verso Gavarnie-Gèdre.

Pogacar ha continuato inesorabilmente a guadagnare anche su quell'interminabile falsopiano che portava al traguardo. L'impegno principale per Vingegaard a questo punto era respingere il riavvicinamento degli inseguitori, e in questo è stato bravo, nel senso che li ha tenuti lì a 40" di distanza fino a 3 km dalla fine. Lì però Jonas ha mostrato la corda, ha difeso di nervi un margine che si assottigliava dolorosamente ma alla fine ha salvato poco.

Alla fine Tadej Pogacar ha vinto con 2'38" su Jonas Vingegaard, 2'57" sul gruppetto Del Toro-Evenepoel, col messicano che ha preceduto Remco per il terzo posto. A seguire, distacchi enormi: il gruppetto del dodicesimo posto (aperto da Jordan Jegat della TotalEnergies) è arrivato a 8'18"… Træen è arrivato a 29'55".

La classifica parla chiarissimo: 2'42" il vantaggio di Pogacar su Vingegaard; Del Toro è terzo a 3'27", Evenepoel quarto a 3'30"; la lotta per il podio coinvolge comunque almeno fino a Skjelmose, nono a quasi 5' dalla maglia gialla; alle spalle del danese, una voragine e poi Bernal e gli altri. Domani la settima tappa del Tour de France 2026 sarà la Hagetmau-Bordeaux di 175.1 km, frazione piuttosto piatta che dovrebbe concludersi allo sprint.

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Marco Grassi
Giornalista in prova, ciclista mai sbocciato, musicista mancato, comunista disperato. Per il resto, tutto ok!