La vetta del Tourmalet © Umberto Bettarini
Cicloturismo

Pirenei in bicicletta: non fate come il Tour de France 2026

Dal Tourmalet al Col de Tentes, passando per Bagnères-de-Luchon e l'Aubisque, un viaggio alla scoperta dei Pirenei che la Grande Boucle ha scelto di sacrificare

09.07.2026 11:04

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Il Tour de France 2026, c'è poco da discutere, ha deciso di sacrificare i Pirenei in nome dell'equilibrio generale della corsa. La montagna è arrivata presto, già nella terza tappa di lunedì 6 luglio, con la frazione da Granollers a Les Angles: 196 chilometri e oltre 3500 metri di dislivello per un primo assaggio della catena pirenaica. Per poi entrare veramente nel vivo con la tappa di oggi, da Pau a Gavarnie-Gèdre, caratterizzata dalle scalate del Col d'Aspin e soprattutto del Tourmalet posto, però, a oltre quaranta chilometri dal traguardo. L'arrivo sarà a Gavarnie, luogo meraviglioso ai piedi del celebre Cirque, ma dal punto di vista strettamente ciclistico più vicino a una lunga vallata da risalire che a una vera salita pirenaica da finale di tappa.

A rendere ancora più malinconico questo primo incontro con i Pirenei c'è poi la scelta degli organizzatori di limitare l'accesso del pubblico in ampi tratti della terza tappa, a causa dei gravi incendi che in questi giorni stanno colpendo quest'area. Una decisione dettata da evidenti ragioni di sicurezza, ma che priverà queste montagne di quella straordinaria cornice di appassionati che, da sempre, rappresenta parte integrante del mito del Tour de France.

Il Tour è il cuore dei Pirenei  © Umberto Bettarini
Il Tour è il cuore dei Pirenei  © Umberto Bettarini

Ed è proprio da qui che nasce il senso di questo articolo. Riscoprire, almeno attraverso il racconto, quelle montagne che hanno scritto alcune delle pagine più memorabili della storia del ciclismo e che, per un cicloturista, meritano di diventare la destinazione di un viaggio. Detto in altre parole: se avete la fortuna di pedalare da queste parti, non fate come il Tour de France 2026. Prendetevi il vostro tempo ed esplorate questa straordinaria catena montuosa al confine tra Francia e Spagna, andando alla scoperta di queste montagne aspre, spesso identificate da nomi che incutono quasi timore, ma capaci di regalare alcuni dei paesaggi più straordinari d'Europa.

Dal Tourmalet al Col de Tentes: il finale che il Tour non percorre

A ben vedere, la sesta tappa del Tour de France 2026 ricalca quasi alla perfezione uno degli itinerari cicloturistici più classici dei Pirenei. Da Pau la corsa raggiunge Arreau e da lì imbocca la valle che conduce prima al Col d'Aspin e poi al Tourmalet, probabilmente la salita più iconica dell'intera catena montuosa. È una strada battuta ogni anno da migliaia di cicloturisti provenienti da tutto il mondo, attratti dal fascino di uno dei luoghi simbolo del Tour de France.

La scalata del Tourmalet dal versante occidentale misura 17,1 chilometri. Dopo una prima parte relativamente regolare, la strada cambia volto e negli ultimi dieci chilometri si assesta stabilmente tra l'8 e il 9%, senza concedere praticamente alcun momento di respiro. Durante l'ascesa lo sguardo viene continuamente catturato dalla sagoma dell'Osservatorio del Pic du Midi, che domina la cima della montagna e accompagna il ciclista fino al celebre monumento dedicato a Octave Lapize, il primo corridore a conquistare il Tourmalet durante il Tour de France.

La vetta del Tourmalet © Umberto Bettarini
La vetta del Tourmalet © Umberto Bettarini

La discesa verso Luz-Saint-Sauveur è uno dei tratti più spettacolari dell'intero itinerario. I primi chilometri si sviluppano all'interno di un enorme anfiteatro naturale, con una successione di tornanti che regalano panorami mozzafiato sulla valle sottostante. Non è raro imbattersi nelle mucche che pascolano liberamente ai margini della carreggiata, o addirittura in mezzo alla strada, dettaglio che rende ancora più autentica l'esperienza ma che impone una certa prudenza.

Arrivati a Luz-Saint-Sauveur la maggior parte dei cicloturisti svolta a destra, in direzione di Lourdes, oppure decide di affrontare la salita di Luz Ardiden, più volte teatro di arrivi del Tour de France. La Grande Boucle, invece, quest'anno proseguirà verso sinistra, risalendo la valle di Gavarnie. Una scelta che conduce a uno dei luoghi più spettacolari dei Pirenei: il Cirque de Gavarnie, immenso anfiteatro naturale scavato dai ghiacciai, dichiarato patrimonio mondiale UNESCO, con pareti che superano i 1500 metri di altezza e cascate tra le più elevate d'Europa.

È però proprio qui che il Tour decide di fermarsi. Il consiglio, invece, è di proseguire ancora. Da Gavarnie mancano appena nove chilometri per raggiungere il Col de Tentes, valico posto a 2208 metri di quota, quasi cento metri più in alto del Tourmalet. In un certo senso la vera Cima Coppi di un viaggio sui Pirenei, o, per usare il linguaggio in voga a queste latitudini, il suo Souvenir Jacques Goddet. La strada risale con pendenze costantemente comprese tra il 7 e l'8%, senza mai risultare proibitiva, regalando però una delle esperienze ciclistiche più autentiche dell'intera catena pirenaica.

Se Gavarnie, infatti, rappresenta una delle mete più visitate dei Pirenei, grazie ai migliaia di escursionisti che ogni anno raggiungono il celebre Cirque, oltre il paese il traffico si dirada rapidamente fino quasi a scomparire. Ad attendere chi decide di proseguire rimangono soltanto il silenzio, i pascoli d'alta quota, gli animali che si muovono liberamente lungo la carreggiata e una strada che sembra appartenere più ai ciclisti che alle automobili, fino a raggiungere uno straordinario balcone naturale affacciato sulle vette che segnano il confine tra Francia e Spagna. È una salita fuori dai grandi circuiti del turismo, anche perché termina a fondo chiuso, e proprio per questo conserva quella sensazione di aver lasciato alle spalle il mondo per entrare in una dimensione ovattata nel cuore autentico dei Pirenei.

Il tempo sospeso sul Col de Tentes  © Umberto Bettarini
Il tempo sospeso sul Col de Tentes  © Umberto Bettarini

Bagnères-de-Luchon, il cuore dei Pirenei Francesi

Oltre a quanto appena detto per il Col de Tentes, se passate da queste parti dovete assolutamente dedicare qualche giorno a Bagnères-de-Luchon. Non è un caso che il Tour de France sia transitato da questa elegante cittadina termale ben 61 volte nel corso della sua storia. Pochi luoghi, infatti, possono vantare una posizione tanto favorevole per chi desidera esplorare i Pirenei in bicicletta.

Da qui si raggiungono facilmente Superbagneres, la stazione sciistica che domina la città, e il Col du Portillon, storico valico che conduce in Spagna. Poco più a nord si sviluppa invece un interessante itinerario ad anello che permette di affrontare il Col de Balès in un percorso di circa 67 chilometri, mentre spostandosi verso ovest si può raggiungere il Col du Portet-d'Aspet, salita passata tristemente alla storia per la morte di Fabio Casartelli durante il Tour de France del 1995.

Ma è soprattutto il Col de Peyresourde a rendere Bagnères-de-Luchon una meta irrinunciabile. La salita prende il via praticamente dal centro della cittadina e, una volta raggiunta la vetta, consente di disegnare uno dei più bei percorsi ad anello nel cuore degli Alti Pirenei. Dopo la discesa verso Armenteule, infatti, si prosegue in direzione di Val Louron-Azet per poi risalire nuovamente il Peyresourde dal versante opposto, completando un itinerario di circa 90 chilometri e quasi 3000 metri di dislivello. Una giornata impegnativa, ma capace di concentrare in un unico percorso salite leggendarie, strade poco trafficate e panorami sconfinati.

Laruns e l'Aubisque, i Pirenei più autentici

L'ultima tappa del nostro racconto ci porta ancora più a ovest, nei Pirenei Atlantici. Da Pau la strada risale dolcemente la valle dell'Ossau fino a Laruns, piccolo paese che rappresenta un altro grande crocevia del ciclismo pirenaico. Da qui, infatti, si può scegliere se puntare verso sud, in direzione della Spagna attraverso il Col du Portalet, oppure affrontare il Col d'Aubisque, uno dei passi più iconici della storia del Tour de France.

Siamo però in una parte dei Pirenei molto diversa da quella di Gavarnie o Bagnères-de-Luchon. La valle è più chiusa, l'atmosfera più austera e l'offerta turistica decisamente più essenziale. Ogni giorno, soprattutto in estate, centinaia di ciclisti ed escursionisti transitano da Laruns, ma non sempre è facile trovare ristoranti aperti o servizi pensati per chi viaggia in bicicletta. Se poi seguite una dieta vegetariana o vegana, la ricerca può diventare ancora più complicata. È una terra che continua a vivere secondo i propri ritmi e le proprie tradizioni, senza essersi piegata completamente alle logiche del turismo di massa.

Forse è anche questo il motivo per cui l'Aubisque conserva un fascino particolare. Dal punto di vista paesaggistico è probabilmente una delle salite più spettacolari dell'intera catena pirenaica. L'ascesa dal versante di Laruns misura poco più di 17 chilometri e conduce fino ai 1708 metri del valico. I primi chilometri risalgono dolcemente il fondovalle, ma una volta superato il piccolo centro termale di Eaux-Bonnes la strada cambia improvvisamente carattere. Le pendenze si assestano stabilmente tra l'8 e il 9%, mentre la carreggiata si arrampica lungo il fianco della montagna attraversando pascoli e pareti rocciose.

Raggiunta la vetta, però, non è affatto scontato poter godere di tutto questo spettacolo. L'influenza dell'oceano è ancora molto forte e non è raro che, soprattutto nelle ore centrali della giornata, nubi e temporali risalgano rapidamente le vallate avvolgendo il valico in una fitta coltre di nebbia. Fa parte del gioco e, forse, anche del fascino stesso dell'Aubisque.

Panorami dimezzati in vetta all' Aubisque © Umberto Bettarini
Panorami dimezzati in vetta all' Aubisque © Umberto Bettarini

Non fate come al Tour: godeteveli

I Pirenei sono molto più di una straordinaria palestra per gli appassionati di ciclismo. Rispetto alle Alpi conservano ancora un carattere più autentico, meno segnato dal turismo di massa, con costi generalmente più contenuti e un'atmosfera che restituisce ancora la sensazione del viaggio e della scoperta.

Per questo, se vi capiterà di pedalare da queste parti, non fate come il Tour de France 2026. Non limitatevi ad attraversarli. Esplorateli, cercate le strade laterali, concedetevi il tempo di salire più colli possibile e di addentrarvi davvero nel loro spirito. Solo così potrete scoprire fino in fondo queste montagne rocciose e arcigne, capaci di intimorire e incantare allo stesso tempo.

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Umberto Bettarini
Milanese di nascita, calabrese per vocazione. Dopo la sua prima randonnée, ha scelto la famosa “pillola rossa” per scoprire quanto è profonda la tana del Bianconiglio ed è rimasto intrappolato in una grave forma di dannazione ciclistica